Elizabeth1 of England 1585 - William Segar

La sconfitta dell’Invincibile Armata

The defeat of the Invincible Armada (Read English version)

Filippo II di Spagna armò una flotta formata da 130 vascelli per invadere l’Inghilterra e riportarla all’obbedienza papale. l’Invincibile Armata fu però sconfitta dalla ben più modesta flotta inglese comandata dal mitico corsaro Sir Francis Drake.

L’impero spagnolo, durante il “siglo de oro” spaziava dall’America, da dove arrivavano galeoni carichi d’oro, all’Europa. I Paesi Bassi, le Fiandre, la Lombardia e l’Italia meridionale erano, oltre al Portogallo, sotto il controllo dell’impero spagnolo. L’alleanza tra le famiglie asburgiche estendeva l’influenza della Spagna anche sull’Austria-Ungheria. La città più importante di questo impero era Siviglia, al centro di tutti i commerci. La seconda città dell’impero era considerata Napoli, che possedeva una flotta superiore anche a quella spagnola. Con i suoi traffici e il numero dei suoi abitanti era la metropoli del mondo. Superava per importanza la stessa Madrid. La forza militare della Spagna, che poteva contare sul largo contributo dei territori del suo impero, si presentava con l’esercito e la flotta più potente del mondo.

Filippo II d’Asburgo salì sul trono spagnolo nel 1556. Nel 1553 era già diventato re di Napoli, Sicilia e Sardegna. L’anno successivo aveva sposato la regina d’Inghilterra Maria I Tudor (Maria la Sanguinaria), diventando re consorte d’Inghilterra, mentre Maria Tudor divenne a sua volta regina consorte di Spagna. Nel 1558 Maria morì. Sul trono d’Inghilterra le succedette Elisabetta I, sorellastra di Maria, che non aveva avuto figli. Filippo mantenne le sue rivendicazioni sul trono inglese in virtù del suo matrimonio. Erano rivendicazioni senza una base giuridica in conseguenza del fatto che non fu mai proclamato re d’Inghilterra ma solo re consorte, quindi senza diritti sulla corona.

Filippo II si era autoproclamato difensore della fede cattolica e del papa. A questo proposito aveva cercato di estirpare la religione islamica e gli usi della numerosa popolazione mora che abitava nelle province meridionali della Spagna. Scoppiarono rivolte contro i provvedimenti di Filippo. I rivoltosi islamici ottennero l’appoggio delle popolazioni africane che affacciavano sui mari di fronte alla Spagna. Ci vollero più di due anni per aver ragione dei rivoltosi. I mori, sconfitti, furono dispersi nelle varie province del regno. Dopo la guerra contro gli islamici Filippo appuntò le sue attenzioni sulla popolazione dei Paesi bassi e della Fiandra che, per la maggior parte, erano Luterani o calvinisti. La rivolta dei protestanti contro l’occupazione spagnola, che perseguitava chi non si convertiva al cattolicesimo, fu appoggiata dagli inglesi.

Nel 1530 Enrico VIII, re d’Inghilterra, aveva chiesto al papa di sciogliere il suo legame matrimoniale con Caterina d’Aragona dalla quale aveva avuto solo una figlia femmina, Maria, e non il maschio erede al trono. Inoltre chiese al papa di poter sposare Anna Bolena, dispensa necessaria poiché Enrico era stato amante della sorella di Anna. Papa Clemente VII, che in un primo momento era favorevole a dichiarare nullo il matrimonio tra Enrico e Caterina, fu influenzato negativamente dall’imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna Carlo V, che aveva mire imperialiste sull’Inghilterra e, pertanto, gli faceva gioco che non ci fosse un erede maschio. Il rifiuto di annullare il matrimonio non fu accettato da Enrico VIII. Questo contrasto sfociò nella scisma della Chiesa anglicana, che si sottrasse all’autorità papale. Il distacco anglicano comportò lo scioglimento del matrimonio con Caterina d’Aragona e il conseguente matrimonio con Anna Bolena. Il papa, a causa di ciò, emanò una bolla di scomunica nei confronti di Enrico VIII. Nel 1547, alla morte di Enrico VIII, subentrò sul trono suo figlio Edoardo, che però morì di vaiolo 6 anni più tardi. Gli succedette per solo due settimane Jane Grey, una pronipote di Enrico VIII. Dopo esattamente 9 giorni di regno fu deposta da Maria, figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona. Fu imprigionata, insieme al marito, nella Torre di Londra. Maria (Bloody Mary), che era sposata con il re di Spagna Filippo II, regnò per pochi anni distinguendosi per la spietatezza nei confronti dei suoi nemici.

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Nel 1558 Elisabetta Tudor, figlia di Enrico VIII e della sua seconda moglie Anna Bolena, divenne regina d’Inghilterra, dopo che la sorellastra era deceduta senza eredi. Elisabetta, che aveva ricevuto un’educazione protestante, era colta e intelligente. I suoi primi anni di regno furono spesi a consolidare la chiesa anglicana, dopo il ripristino del rito cattolico promosso dalla regina Maria, che era una fervente papista. Elisabetta divenne capo della Chiesa anglicana e nominò come arcivescovo di Canterbury, massima autorità spirituale, il suo confessore Matthew Parker. Fece adottare dalla chiesa il “Book of Common Prayer”, un messale e libro di preghiere che uniformò i riti religiosi in tutta l’Inghilterra. Con Elisabetta I si ebbe una rottura dei buoni rapporti tra la popolazione irlandese e la “Upper Class” di origine inglese in Irlanda. La corona inglese aveva riconfermato con rinnovata severità gli statuti di Kilkenny, dove erano previste una serie di discriminazioni a danno dei nativi irlandesi: divieto di matrimoni misti, uso della lingua inglese, utilizzo della Common Law nei tribunali.

Il papa voleva ricondurre l’Inghilterra e la sua chiesa sotto il suo controllo. Per ottenere ciò non esitò a tentare l’assassinio di Elisabetta per mano di un monaco che sbarcò clandestinamente sulle coste inglesi. Il monaco riuscì a giungere a pochi passi dalla regina, all’interno del palazzo reale. Fortunatamente non riuscì nel suo intento. Dopo questo mancato tentativo di regicidio Elisabetta non esitò a imprigionare e far giustiziare i nobili e i notabili che furono sospettati di complicità con i papisti. Papa Gregorio XIII sollecitò quindi la Spagna a invadere l’Inghilterra per riportarla nell’ambito della chiesa romana. C’erano anche altre ragioni perché la Spagna muovesse guerra contro Elisabetta: il mancato matrimonio tra il figlio di Filippo II e la regina d’Inghilterra, i continui attacchi al naviglio spagnolo che trasportava oro dall’America in una guerra da corsa a bassa intensità portata avanti da corsari inglesi, protetti dalla corona a cui andava una parte rilevante dei loro bottini.

Nel 1587 Filippo II decise di armare una flotta per attaccare l’Inghilterra. Voleva mettere fine alla crescente potenza sui mari della marina inglese e desiderava riaffermare la sua prerogativa di “Difensore della Fede”, assecondando il desiderio del papa di mettere fine allo scisma anglicano. Inizialmente fu deciso di formare una flotta di 500 navi che dal Portogallo si doveva portare in Olanda dove avrebbe dovuto imbarcare l’esercito spagnolo per trasferirlo sulle coste inglesi. I militari iberici erano dislocati nelle Province Unite della Fiandra e Paesi Bassi a combattere contro i protestanti nell’ambito della “Guerra degli ottant’anni”.

Nel 1587 la marina militare inglese era composta da solo 34 vascelli. L’Inghilterra sarebbe stata facile preda degli spagnoli. Sir Francis Drake, uno dei più temuti corsari inglesi, era consapevole del pericolo che correva la sua patria. Di ritorno dalle Americhe dove aveva sconfitto più volte gli spagnoli, puntò con le sue navi verso il porto di Cadice dove riuscì ad affondare 37 imbarcazioni spagnole facenti parte della flotta in via di allestimento. Questo raid ritardò di un anno la partenza della flotta verso l’Inghilterra, anche a causa degli scontri vinti nelle Americhe da vascelli inglesi contro navi iberiche e all’improvviso decesso del comandante della flotta Marchese di Santa Cruz. Elisabetta mobilitò tutto il paese nella costruzione di navi militari. Anche armatori privati allestirono a loro spese naviglio da utilizzare contro il nemico. Alla fine cento vascelli erano pronti per contrastare gli spagnoli. La flotta inglese erano formata da navi più piccole di quelle iberiche, armate con cannoni costruiti appositamente per la marina, più facili e veloci da ricaricare. Il comandante della flotta inglese era Lord Howard di Effingham, il vicecomandante Sir Francis Drake.

La “Grande y Felicisima Armada” o “Invencible Armada” era riuscita a mettere insieme solo 130 navi, diversi vascelli erano stati forniti da Napoli e dalla Sicilia, tre provenivano da Genova. La “Grande y Felicisima Armada” salpò dal porto di Lisbona comandata dal duca di Medina Sidonia con 24.000 uomini a bordi. Dovette subito riparare nel porto di La Coruña a causa di una tempesta che danneggiò diverse navi. Il 28 maggio del 1587 lasciò il porto dirigendosi verso Calais dove doveva imbarcare le forze di terra spagnole da utilizzare per l’invasione dell’Inghilterra. Lo schieramento della flotta seguiva i canoni delle battaglie terrestri, tattica che era risultata vincente nel 1571 nella battaglia di Lepanto. In prima fila erano schierati 22 galeoni, le navi più potenti della flotta, seguivano gli altri vascelli, più piccoli e meno armati.

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Quando la flotta spagnola entrò nel canale della Manica partirono le migliori navi inglesi che erano ormeggiate in attesa a Plymouth. Gli inglesi attaccarono la retroguardia dell’invincibile armata, con la tattica del “colpisci e fuggi”. Gli spagnoli, al contrario erano attrezzati per l’abbordaggio, dove i loro uomini erano vincenti nel combattimento corpo a corpo. Gli inglesi colpivano i vascelli nemici con bordate di cannoni che si ripetevano ogni quattro minuti. I cannoni spagnoli, che erano appoggiati su fusti di tipo terrestre, erano più lenti nella ricarica. Le risposte al fuoco nemico non erano tempestive, e le agili navi inglesi, più piccole delle spagnole, riuscivano a sistemarsi prontamente di poppa in modo da non offrire le fiancate ai colpi nemici. Gli inglesi danneggiarono diverse imbarcazioni, affondando un galeone mentre un altro galeone fu catturato. Dopo ogni attacco le navi inglesi si allontanavano velocemente per evitare di essere abbordate dagli spagnoli.

Nel frattempo la regina Elisabetta aveva messo insieme un esercito raccogliendo tutti i soldati disponibili nei vari feudi dell’Inghilterra. Elisabetta, su un cavallo bianco si mise alla testa del suo esercito, schierato sulle coste della Manica pronto a spostarsi sul luogo dove sarebbe avvenuto lo sbarco spagnolo. Le forze terrestri inglesi erano di gran lunga inferiori come numero a quelle spagnole, ma bisogna considerare la grande determinazione degli inglesi che difendevano le loro case, se gli spagnoli fossero riusciti a invadere Londra tutto sarebbe stato perduto.

Nonostante le perdite, la flotta spagnola riuscì a raggiungere i porti di Calais e di Graveniles, pochi chilometri più ad est, per imbarcare l’esercito. Avrebbe dovuto prendere a bordo 30.000 soldati, ma le cose si misero male. Gli inglesi, che in questo frangente furono aiutati da naviglio olandese, impedirono ai barconi carichi di soldati di raggiungere le navi spagnole che, a causa delle acque basse, non potevano avvicinarsi alle rive sabbiose. Francis Drake, con un coraggioso blitz, fece entrare nel porto di Calais otto bettoline incendiarie che si diressero verso i grossi galeoni fermi in rada. Le navi spagnole manovrarono in tutta fretta per sottrarsi al fuoco delle bettoline. In quel momento intervennero le navi di Francis Drake, che, approfittando della situazione di disordine nella formazione spagnola causata dagli incendi, riuscirono ad affondare tre galeoni, le navi ammiraglie della flotta (Battaglia di Gravelinga).

Routes of the Spanish Armada
Routes of the Spanish Armada

Il comandante spagnolo dovette prendere atto dell’impossibilità di portare a termine il piano di invasione a causa delle difficoltà a far imbarcare gli uomini dell’esercito, delle perdite subite e dei continui attacchi a sorpresa degli inglesi che avevano ridotto di molto le capacità offensive dell’invincibile armata. Prese anche atto che un ritorno verso la Spagna riattraversando il canale della Manica avrebbe esposto mortalmente il resto della flotta agli attacchi della marina inglese. Decise pertanto di percorrere la rotta più lunga, attraverso il mare del Nord, passando al largo della Scozia, dell’Irlanda per poi raggiungere La Coruña, nel nord della Spagna.

Il viaggio di ritorno della flotta spagnola, il cui soprannome di “Invincibile Armata” ormai suonava come una beffa, fu un lungo calvario. Furono tre le tempeste che i marinai spagnoli dovettero affrontare nel loro viaggio di ritorno. Il 12 agosto una violenta tempesta sconvolse le acque gelidi delle isole Orcadi. La flotta spagnola riuscì a resistere e a doppiare la Scozia. Il 12 settembre e alcuni giorni più tardi altre due violente burrasche sorpresero le navi al largo dell’Irlanda. Il tentativo d’invasione dell’Inghilterra costò alla Spagna 10.000 morti su un totale di 24.000 uomini imbarcati e 45 navi, di cui molti galeoni, affondati o catturati dagli inglesi.

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Una parziale rivincita degli spagnoli si ebbe due anni più tardi, nel 1589. L’Inghilterra decise di attaccare gli spagnoli nei loro porti per impedire la ricostruzione della flotta nei cantieri di Santander, La Coruña, e San Sebastian. Inoltre era intenzione di Elisabetta di conquistare il Portogallo e sostituire Filippo II, che regnava anche sul paese lusitano, con Antonio, Priore di Crato, aspirante al trono in qualità di nipote di Manuele I del Portogallo. La spedizione inglese, comandata da Sir Francis Drake, non riuscì nei propri intenti. La programmata conquista di Lisbona fallì a causa dell’accanita difesa dei portoghesi. Una violenta tempesta al largo delle Azzorre mise fuori combattimento gli inglesi che dovettero rinunciare definitivamente alla spedizione e tornare in patria.

La Spagna ebbe modo di rinforzare la sua flotta varando 12 nuovi formidabili galeoni, che furono soprannominati i 12 apostoli, poiché il loro compito era di scortare le imbarcazioni cariche d’oro che provenivano dall’America del Sud dirette in madrepatria. La scorta di questi potenti galeoni, costruiti con i moderni criteri che la flotta inglese aveva già adottato, protesse efficacemente i trasporti spagnoli dagli abbordaggi delle navi inglesi. La “Guerra degli ottant’anni” continuò tra Spagna e Inghilterra. La Francia, con l’aiuto dell’esercito iberico, riuscì a conquistare tutte le città del nord del paese ancora sotto controllo inglese. Furono liberate Orleans e Calais. Nel 1598 l’Inghilterra, coinvolta anche in una guerra in Irlanda dove la locale popolazione si era sollevata contro l’occupazione britannica, stipulò un trattato di pace con Filippo III, successore di Filippo II, che mise fine agli scontri tra i due paesi.

La Spagna riuscì a conservare il suo predominio sull’Atlantico, che le permise di continuare i suoi traffici navali con le colonie delle Americhe. L’atlantico settentrionale e il mare del Nord furono sotto il controllo della marina inglese, che da allora, fu sempre più considerata una potenza marinara, finché, con la decadenza dell’impero spagnolo, non riuscì a conquistare il predominio dei mari.

Bibliografia:
Antonio Martelli, La disfatta dell’Invincibile Armada, Bologna 2008
Lorenzo Vincenti, La vita di Elisabetta I, A. Peruzzo Ed., Milano, 1986
it.wikipedia.org/wiki/Invincibile Armata
it.wikipedia.org/wiki/Guerra anglo-spagnola (1585-1604)
it.wikipedia.org/wiki/Guerra degli ottant’anni
it.wikipedia.org/wiki/Enrico VIII d’Inghilterra