Carri e veicoli distrutti. Crisi di Suez 1956 - US Army Heritage and Education Center, Marshall, S.L.A. Collection

Guerra del Canale di Suez

War of the Suez Canal (Read English version)

Francia e Regno Unito erano proprietarie del Canale di Suez. Nasser lo nazionalizzò per controbilanciare finanziariamente il ritiro USA dalla costruzione della diga di Assuan. Scoppiò la guerra del canale tra israeliani, francesi e Inglesi contro gli egiziani.

Il primo costruttore di un canale in grado di collegare il Mediterraneo con il mar Rosso fu Dario I, imperatore persiano vissuto intorno al 500 a.C. Fece costruire un corso d’acqua che congiungeva il Nilo al lago Amers e questo con il mar Rosso. La regina Cleopatra, che intendeva utilizzarlo per trasferire la sua imponente flotta dal Mediterraneo al mar Rosso dopo la sconfitta di Azio contro Ottaviano, lo trovò in gran parte insabbiato. Il canale cadde completamente in disuso.

Napoleone Bonaparte, dopo la conquista dell’Egitto nel 1799, diede incarico ai suoi ingegneri di verificare la possibilità di costruire un canale attraverso l’istmo di Suez. Calcoli errati fecero abbandonare il progetto. Luigi Negrelli, ingegnere trentino, approntò un progetto per la costruzione del canale che fu adottato dal diplomatico francese Ferdinand de Lesseps. Egli ottenne una concessione di 99 anni dal Khedivè d’Egitto per la costruzione e la proprietà del canale. La Compagnie universelle du canal maritime de Suez, i cui azionisti erano il governo egiziano e privati francesi, fondata dallo stesse de Lesseps, si occupò della costruzione della via d’acqua.

La costruzione, iniziata nel 1859, terminò nel 1869. L’inaugurazione fu fatta in pompa magna; vide la partecipazione dell’imperatrice francese Eugenia de Montijo, consorte di Napoleone III. Il Khedivè diede incarico a Giuseppe Verdi di comporre un’opera in occasione della cerimonia. Il compositore diresse la prima dell’Aida due anni dopo l’inaugurazione, nel teatro dell’opera del Cairo, il 24 dicembre del 1871. Nel 1875 il governo egiziano, per far fronte al suo debito pubblico, fu costretto a cedere la sua quota di proprietà nella Compagnia del Canale. La quota fu acquistata dall’Inghilterra che divenne la principale azionista della compagnia, assicurandosi, insieme alla Francia, il controllo della via d’acqua. In tal modo facilitava i collegamenti tra l’India, che faceva parte del suo impero, e la Gran Bretagna.

Durante la prima guerra mondiale la Germania, consapevole della strategica importanza della via di collegamento attraverso l’istmo di Suez, utilizzata da navi civili e militari inglesi, tentò, invano, la conquista del canale, con l’intervento dell’esercito dell’impero ottomano, suo alleato, guidato dal generale tedesco von Kressenstein. Durante la seconda guerra mondiale fu Erwin Rommel, il generale tedesco conosciuto come la volpe del deserto, che cercò di bloccare la via d’acqua senza tuttavia riuscirci.

NOVECENTO
Napoli e napoletani del XX secolo
Silvano Napolitano 
AMAZON.IT

Nei primi anni cinquanta si affermò, in Egitto, la figura di Nasser. Ufficiale che aveva partecipato alla guerra arabo-israeliana del 1948, dove aveva potuto constatare la scarsa preparazione militare dell’esercito egiziano. Egli era di idee repubblicane, aderiva all’associazione segreta dei “Liberi ufficiali”. Nel 1952, appoggiato dall’esercito, estromise re Faruq, divenendo il primo presidente della Repubblica Egiziana.

Era vitale per lo sviluppo economico dell’Egitto la costruzione della diga di Assuan. Opera mastodontica alla quale gli Stati Uniti avevano promesso di partecipare finanziariamente. A causa dell’avvicinamento di Nasser all’URSS gli americani ritirarono la loro disponibilità ad intervenire nella costruzione della diga. Nel 1956 Nasser, per reperire fondi sostitutivi di quelli americani, nazionalizzò il canale di Suez che avrebbe potuto contribuire con i pedaggi pagati dalle navi che lo attraversavano. Il canale aveva perso parte dell’importanza che rappresentava per il Regno Unito poiché l’India era, nel frattempo, diventata indipendente. Proprio in quegli anni però il nascente commercio dei prodotti petroliferi tra il Medio Oriente e l’Europa aveva dato nuova vitalità economica al canale.

La costruzione del porto di Eilat da parte di Israele costituì l’unico sbocco di quel paese sul mar Rosso. Eilat affacciava sullo stretto di Tiran, una piccola lingua di mare controllata dall’Egitto. L’Egitto impediva il libero accesso alle navi mercantili dirette a quel porto. Dopo qualche anno di scontri tra i militari dei due paesi, conseguenti alla difficoltà di un libero approdo a Eilat e allo sconfinamento di piccoli gruppi armati di Fedayn palestinesi in territorio israeliano, il falco Moshe Dayan, capo delle forze armate con la stella di Davide, ebbe il sopravvento sulle colombe del suo paese. Il desiderio di Moshe Dayan di mettere fine ai raid palestinesi che avevano la loro base nella penisola del Sinai e a Gaza trovava alleati la Francia e l’Inghilterra che avevano mal digerito il colpo di mano dell’Egitto sulla Compagnia del Canale.

La Francia e l’Inghilterra, non rassegnate alla perdita della proprietà della Compagnia del Canale, incoraggiarono Israele ad attaccare l’Egitto per prendere il controllo del Sinai e della striscia di Gaza, risolvendo il problema delle invasioni dei Fedayn e della libera circolazione navale nello stretto di Tiran. Nel 1956, con gli accordi segreti di Sevres tra Israele, Francia e Regno Unito fu concordato l’intervento armato del paese ebraico contro l’Egitto. Le forze armate della Francia e del Regno Unito sarebbero intervenute subito dopo in appoggio di Israele.

Guerra di Suez - Department of History US Military Academy
Guerra di Suez – Department of History US Military Academy

L’obiettivo evidente dei due paesi europei era riprendere il controllo del Canale che si avviava a diventare un passaggio strategico delle petroliere provenienti dalla penisola arabica, dirette in Europa. Secondo obiettivo era quello di limitare la crescente influenza dell’Unione Sovietica nella regione e ridimensionare la figura di Nasser che ambiva a diventare il punto di riferimento di tutti i paesi arabi.

Moshe Dayan mosse le sue truppe il 29 ottobre del 1956. I militari israeliani invasero la striscia di Gaza al nord, e la penisola del Sinai attraversando, con i loro mezzi corazzati, il deserto del Negev. I francesi e gli inglesi offrirono ufficialmente aiuto all’Egitto per un massiccio intervento militare con l’intento dichiarato di separare le forze in campo e proteggere il Canale. In realtà era già tutto concordato con gli israeliani in base agli accordi segreti di Sevres. Nasser, consapevole della trappola fatta scattare allo scopo di riprendersi il Canale, rifiutò l’aiuto. Francia e Inghilterra, nonostante il rifiuto egiziano, con la scusa di mantenere aperto la via d’acqua alla navigazione, decisero di intervenire.

L’Inghilterra aveva a disposizione nelle acque antistanti l’Egitto tre portaerei e due portaelicotteri. A Cipro e a Malta erano state dislocate ingenti forze aeree da trasporto della RAF e francesi. Inoltre la Francia aveva due portaerei sul posto. Il 31 ottobre iniziò l’attacco franco-inglese con il bombardamento navale di Porto Said. Come ritorsione Nasser fece affondare 40 navi cariche di cemento nel Canale bloccandolo alla navigazione. Il 5 novembre parà inglesi invasero l’aeroporto di Porto Said, fornendo una base sicura agli aerei da trasporto truppe. Il giorno seguente iniziò lo sbarco delle truppe sulle spiagge intorno alla città, protetto da un bombardamento di copertura dalle navi. 425 militari inglesi, trasportati con gli elicotteri iniziarono l’invasione della città di Porto Said.

La reazione egiziana fu dura e forse inaspettata. I militari arabi, coadiuvati dalla popolazione civile, combatterono casa per casa rallentando l’invasione franco-inglese. Ci furono numerose vittime tra i difensori arabi e tra le forze d’attacco. Comunque l’operazione franco- inglese ebbe successo. I militari europei riuscirono a costituire una efficace testa di ponte sul canale.

NAPOLI AL TEMPO DI …
Episodi e personaggi della storia partenopea
Silvano Napolitano
AMAZON.IT

L’intervento militare contro gli egiziani, portato avanti dagli israeliani e dall’alleanza franco-inglese, non trovò consenso internazionale. Gli Stati Uniti erano alle prese con la crisi ungherese, dove i carri armati sovietici avevano invaso il piccolo paese per riportarne l’azione politica sotto il controllo del blocco sovietico. Gli americani avevano vivacemente protestato per l’invasione. Ma la situazione che si stava verificando in Egitto, con l’occupazione del Sinai da parte israeliana e con l’intervento militare franco-inglese toglieva credibilità alle rimostranze degli Stati Uniti contro l’invasione dell’Ungheria.

L’Unione Sovietica, alleata di Nasser e con interessi diffusi nel mondo arabo reagì vigorosamente, minacciando la Francia e il Regno Unito di utilizzare ogni tipo di arma, con il sottinteso di non escludere quelle nucleari, per attaccare gli stati europei coinvolti nell’operazione Suez, se gli stessi non avessero rinunciato all’occupazione militare di parte dell’Egitto.

Temendo un catastrofico allargamento del conflitto, gli Stati Uniti intervennero nei confronti di Francia e Inghilterra perché le stesse ritirassero i loro militari. Il presidente americano Eisenhower non esitò a minacciare il Regno Unito di agire sulla situazione finanziaria della sterlina, provocandone un crollo del valore. Il primo ministro inglese Eden, coperto da critiche anche da importanti paesi del Commonwealth: India, Australia e Canada, fu costretto alle dimissioni. Il ministro degli esteri canadese Lester Pearson propose all’assemblea delle Nazioni Unite di inviare una forza di pace che si interponesse tra i belligeranti e prendesse il controllo del Canale di Suez. Fu la prima operazione di “Pacekeeping” delle Nazioni Unite, che riuscì nell’intento di far cessare il fuoco.

Nasser che usciva da una sconfitta militare, poté vantare una grande vittoria politica che determinò il ritiro di Francia e Inghilterra dal conflitto e l’arretramento degli israeliani nei loro originari confini. Nasser divenne la prima personalità del mondo arabo, facendo ulteriori passi nella sua politica di creare una nazione araba unita (panarabismo), anche se poi la stessa non ebbe gli sviluppi sperati. La Francia e l’Inghilterra dovettero registrare che la loro potenza militare non aveva sbocchi al di fuori dell’alleanza atlantica della NATO. Stati Uniti e Unione Sovietica si accreditarono come le vere due superpotenze mondiali con le quali tutti i paesi dovevano confrontarsi. La crisi di Suez segnò anche l’inizio della decadenza dell’Impero e del Commonwealth britannico.

Ulteriore conseguenza di tale guerra fu la cacciata dall’Egitto di una gran parte dei residenti occidentali in quel paese. Molti dei cinquantamila residenti italiani di Alessandria e del Cairo rientrarono in Italia dopo la seconda guerra mondiale e dopo il conflitto di Suez. Un gran numero di ebrei egiziani, che si consideravano occidentalizzati al pari dei residenti europei, furono espulsi dal paese.

La guerra dei sei giorni, tra il 5 e il 10 giugno del 1967 scoppiata tra Israele contro Egitto, Giordania e Siria determinò di nuovo la conquista del Sinai da parte delle forze israeliane. La battaglia ai passi di Gidda e Mitla, precedentemente occupati dalle forze israeliane, impedì all’esercito egiziano, in ritirata verso il Canale di Suez, di proseguire. I militari egiziani subirono pesantissime perdite. L’8 giugno Nasser accettava il cessate il fuoco imposto dall’ONU per evitare una nuova occupazione israeliana del Canale. Questa seconda sconfitta determinò, per l’Egitto la perdita definitiva della striscia di Gaza e l’occupazione del Sinai a favore di Israele. La penisola del Sinai tornò all’Egitto solo nel 1978 in seguito agli Accordi di Camp David.

(Foto in alto: Carri e veicoli distrutti. Crisi di Suez 1956 – US Army Heritage and Education Center, Marshall, S.L.A. Collection)

Bibliografia:
Massimo Campanini, Storia dell’Egitto contemporaneo. Dalla rinascita ottocentesca a Mubarak, Roma, Edizioni Lavoro, 2005
Paolo Minganti, L’Egitto moderno, Firenze, Sansoni, 1959
it.wikipedia.org/wiki/Crisi di Suez
it.wikipedia.org/wiki/Canale di Suez
H. Mejcher, Sinai. 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano, Bologna, il Mulino, 2000
it.wikipedia.org/wiki/Guerra dei sei giorni