Cambridge University

Le spie venute da Cambridge

The spies that came from Cambridge (Read English version)

Nel Regno Unito, subito dopo la prima guerra mondiale, si ebbe una larga diffusione del marxismo in contrapposizione alla stratificazione sociale britannica. Tra gli studenti dell’università di Cambrigde si formò un gruppetto di marxisti che divennero spie sovietiche.

Nel 1920 fu fondato il Partito Comunista di Gran Bretagna, che fece numerosi proseliti tra quei britannici che erano stanchi della stratificazione classista presente sin dal medioevo nell’isola e della sostanziale mancanza di ascensori sociali che impediva un adeguato scambio tra i vari ceti in cui era divisa la società del Regno Unito. A iscriversi al nuovo partito furono, oltre che membri delle classi sociali più deboli, anche giovani appartenenti all’upper class, stanchi dei riti e delle tradizioni snobistiche tipiche delle loro famiglie di provenienza.

Il successo del partito comunista in Inghilterra era la conseguenza della politica retriva e chiusa che il partito conservatore adottò nel 1925. I laburisti avevano vinto le elezioni con una risicata maggioranza nel 1924. Il governo laburista restò in carica solo 9 mesi. Fu sostituito da un ministero conservatore la cui politica fu la causa dello sciopero generale del 1926. In questa atmosfera di rivolta sociale nell’università di Cambridge si formò una cellula comunista.

La cellula era guidata dal professore di economia Maurice Dobb che riuscì a coinvolgere, con le sue idee marxiste, alcuni studenti dell’università. In quegli anni anche gli inglesi ebbero a soffrire le conseguenze della grande depressione del 1929, nata negli Stati Uniti, ma che si era diffusa in Europa e in particolare nel paese anglo-sassone. La crisi economica faceva apparire l’ideologia di Marx una giusta soluzione per mettere riparo alle ingiustizie del liberalismo che era interpretato in Inghilterra con un mix di capitalismo e conservatorismo, micidiale per i ceti sociali diversi dalla classe dirigente britannica.

Naturalmente non tutti i marxisti britannici divennero poi spie, ma un gruppetto di quelli che appartenevano alla cellula che faceva capo al professor Maurice Dobb saltò il fosso della legalità e si mise a disposizione dei servizi sovietici. Erano in cinque: Kim Philby, Guy Burgess, Donald Duart Maclean, Anthony Blunt, John Caircross.

Harold Adrian Russel Philby, soprannominato Kim, era nato nel 1912 in India. Il padre era un diplomatico inglese che si era convertito all’islam. Fece i suoi studi in madre patria. Si iscrisse al Trinity College dell’università di Cambridge frequentando i corsi di economia. Acceso seguace delle teorie marxiste, desiderava porsi al servizio del comunismo. Chiese informazioni al riguardo a un esponente della “Federazione mondiale per l’aiuto alle vittime del fascismo” il cui presidente era il tedesco Willi Münzeberg, una delle più abili spie sovietiche.

Philby fu arruolato nei servizi sovietici. Uno dei suoi primi compiti fu quello di aiutare, nel 1933 dopo l’ascesa di Hitler, i tedeschi, principalmente ebrei, che fuggivano dalla Germania e si ritrovavano a Vienna. In quella occasione conobbe e sposò l’ebrea tedesca Alice Friedman. Per meglio svolgere i compiti che gli venivano assegnati dai servizi moscoviti, divenne giornalista. In questa veste fu inviato in Spagna durante la guerra civile dove, nei suoi resoconti, parteggiava apertamente per i filo-franchisti, creandosi così una copertura di simpatizzante di destra presso le autorità britanniche. A Teruel durante il conflitto civile spagnolo la sua auto fu colpita da una granata. Morirono tre giornalisti che viaggiavano nella stessa auto. Philby fu l’unico sopravvissuto. Per questo episodio fu anche decorato da Francisco Franco in persona.

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Guy Burgess era nato a Devon nel 1911. Era figlio di Malcolm de Moncy Burgess, un alto ufficiale della Royal Navy. Studiò all’università di Eton per poi trasferirsi all’accademia navale di Dartmouth dove trascorse due anni. Infine si iscrisse al Trinity College di Cambridge dove conobbe un’altra delle cinque spie di Cambridge, Anthony Blunt. Blunt lo introdusse nei Cambridge Apostles i cui membri avevano abbracciato le idee marxiste. Furono soci di questa associazione anche il filosofo Bertrand Russell e l’economista John Keynes. Burgess fu arruolato nel gruppo delle spie. Dopo l’università Burgess fu assunto come giornalista nel Times e lavorò come corrispondente dalla Spagna durante la guerra civile.

Donald Duart Maclean era figlio del politico britannico Sir Donald Maclean. Era nato nel 1913 a Marylebone. Frequentò le migliori scuole private prima di iscriversi nel 1931 al Trinity College. A Cambridge iniziò il suo percorso di avvicinamento al comunismo che si completò con l’ingresso di Donald negli Apostoli di Cambridge (Cambridge Apostles), dove incontrò Anthony Blunt. Anthony lo presentò a Guy Burgess e agli altri del quintetto. Nel 1933 seguì le orme del padre e iniziò la sua carriera politica. Fu un esponente del Foreign Office e nel 1938 ebbe un incarico presso l’ambasciata britannica di Parigi, dove rimase fino all’occupazione tedesca della Francia.

Anthony Blunt nacque a Bournemouth nel 1907. Anch’egli di buona famiglia frequentò l’università di Cambridge dove conobbe gli altri quattro della cellula spionistica che era attiva nell’ateneo. Fu membro, insieme agli altri, dei Cambridge Apostles. Fu l’unico a non aver mai esplicitato simpatie marxiste. Affiancò la sua attività spionistica con la passione per la storia dell’arte. Ebbe l’incarico di conservatore dei beni artistici reali e fu professore di storia dell’arte all’università di Oxford.

John Caircross era nato nel 1913 a Lesmahagow. Era l’unico del gruppo a non avere una importante famiglia alle spalle. Dopo essersi laureato a Cambrigde, dove conobbe le altre quattro spie, partecipò a un concorso nel Foreign Office. Risultò primo classificato.

Kim Philby, dopo la vittoria di Franco nella guerra civile spagnola, ritornò in Inghilterra. Poi fu inviato in Francia. Nella sua qualità di corrispondente di guerra ebbe modo di stringere contatti ai più alti livelli. Frequentava il comandante in capo delle forze britanniche in Francia, Lord Gort. Con la scusa di intervistarlo riusciva a farsi rivelare notizie riservate relative alla forze armate inglesi. Tutte queste informazioni erano regolarmente comunicate ai servizi sovietici. Dopo l’invasione tedesca della Francia Philby tornò in Inghilterra. Con l’aiuto di Burgess fu ingaggiato nella sezione D dell’MI6 (Secret Intelligence Service). Ebbe come primo incarico l’addestramento di agenti polacchi.

Kim Philby su un francobollo russo 1990
Kim Philby su un francobollo russo 1990

Il doppiogiochista Philby si fece talmente apprezzare che presto divenne il responsabile delle operazioni che riguardavano il quadrante iberico, che comprendeva, oltre alla Spagna e al Portogallo, quel crocevia di spie che fu il Marocco, Casablanca in particolare, durante la seconda guerra mondiale. Dopo alcune brillanti operazioni che riuscirono a neutralizzare attività tedesche contro la marina britannica, fu incaricato di guidare la sezione IX che si interessava dell’Unione Sovietica. Nella sua nuova veste riuscì, in modo avventuroso, a sventare la defezione di una spia sovietica di stanza in Turchia che aveva intenzione di rendere noto al controspionaggio inglese l’elenco degli agenti sovietici attivi in Gran Bretagna, incluso evidentemente lo stesso Philby.

Dopo la guerra ebbe l’incarico di primo segretario dell’ambasciata inglese in Turchia, incarico che era semplicemente una copertura per la sua reale attività spionistica. Nel 1949 fu trasferito all’ambasciata di Washington dove si occupò dei rapporti tra il SIS (MI6) e la CIA. La CIA ebbe modo di rilevare che i piani atomici degli Stati Uniti erano a conoscenza dei sovietici. Philby fu incaricato di scoprire la spia che aveva passato le notizie ai russi. Un errore nell’utilizzo del codice segreto utilizzato dai sovietici portò alla scoperta della spia che li aveva informati. Era l’agente Homer, nome in codice di uno dei compagni di Philby al tempo di Cambridge, Donald Maclean, secondo segretario dell’ambasciata inglese nella capitale statunitense fino alla fine degli anni ‘40. Era stato poi trasferito all’ambasciata del Cairo, in Egitto. Nel frattempo che il SIS decideva sul da farsi, Philby informò Maclean. Vistosi scoperto Maclean fuggì in Unione Sovietica, accompagnato da Guy Burgess, che era sospettato e sotto stretta sorveglianza a causa della sua condotta disordinata, condotta che aveva determinato il suo rientro anticipato in Inghilterra.

Philby fu indagato con il sospetto di aver favorito le due spie doppiogiochiste che erano fuggite all’est. Nonostante le indagini e la sorveglianza a cui fu sottoposto non fu scoperta la sua vera attività al servizio dell’Unione Sovietica.

Nel 1956, completamente riabilitato Philby ebbe un incarico a Beirut con la copertura di giornalista dell’Economist. Il suo compito era di facilitare un accordo tra inglesi, francesi e israeliani per scalzare Nasser dalla carica di presidente dell’Egitto, facilitando la ripresa del controllo del canale di Suez che gli anglo-francesi avevano perduto dopo la nazionalizzazione della via d’acqua e la successiva debacle nella guerra di Suez contro gli egiziani. Nel 1962 Philby cercò di convincere una ebrea inglese a diventare informatrice dei servizi sovietici. La donna, Flora Salomon, si confidò con alcuni suoi amici del tentativo di arruolamento. La voce giunse negli uffici del SIS a Londra. Fu inviato a Beirut un funzionario dei servizi, amico intimo di Kim, Nicholas Elliott.

In qualche modo Philby era venuto a conoscenza dei sospetti sul suo conto. Accolse Elliott dicendo che lo stava aspettando: “half expecting” furono le sue parole. Dopo che Elliott riferì il suo colloquio a Londra, fu decisa la cattura di Philby. Non fecero in tempo, Kim avvisato di quello che era stato deciso dal suo referente russo Yuri Modin dell’ambasciata sovietica a Londra, si imbarcò sul cargo russo “Dolmatova” che in quel momento si trovava ormeggiato nel porto di Beirut. La nave prese il largo con una tale fretta che, nell’uscire dal porto, urtò contro un molo. Era il 23 gennaio del 1963. Alcuni giorni dopo Kim Philby fece il suo ingresso a Mosca.

La spia inglese, delusa dall’accoglienza piuttosto fredda ricevuta a Mosca, si lasciò andare, diventando alcolizzato. Kim Philby intrecciò una relazione con la moglie americana di Maclean, Melinda, che sposò nella capitale sovietica dopo che la stessa aveva divorziato dal marito. In seguito ebbe un importante incarico dal KGB. Divenne l’addestratore delle spie destinate a essere impiegate negli Stati Uniti e in Australia. Nel 1972 si risposò con una russa. Nel 1988 morì per infarto. L’URSS gli concesse un funerale di stato con tutti gli onori. Si dice che lo scrittore Graham Greene, anch’egli agente segreto dell’MI6, si dimise dal servizio perché, in qualche modo, aveva intuito il doppio gioco di Philby, ma non lo volle denunciare ai suoi superiori.

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Guy Burgess, assunto come giornalista dalla BBC, fu contattato da Chamberlain, il primo ministro, per svolgere alcune delicate operazioni segrete con i francesi. In seguito fu assunto nel MI6 sezione D. Egli poté fare il suo lavoro di doppiogiochista a favore dei servizi sovietici stando in una comoda posizione, la centrale del SIS a Londra. Durante la seconda guerra mondiale ebbe l’incarico di organizzare l’operazione “Semina”. Si trattava di colpire i campi coltivati della Germania con palloni aerostatici incendiari, per distruggerne i raccolti e in qualche modo provocare una carestia artificiale di prodotti agricoli. Dopo la conclusione di questa operazione riprese il suo lavoro di giornalista presso la BBC.

In seguito rientrò nella pubblica amministrazione britannica e fu distaccato presso l’ambasciata inglese a Washington. Qui si trovò coinvolto nella vicenda del suo amico Maclean, sospettato di essere un agente del KGB. Philby, anche lui a Washington, lo inviò a Londra per informare il referente del gruppo dei cinque, il russo Yuri Modin, del pericolo che correva Maclean, che si trovava in quel momento a Londra ed era in procinto di essere scoperto. Modin si rese conto che anche Burgess correva lo stesso imminente pericolo. Fece imbarcare i due per la Francia da dove, attraversando mezza Europa, giunsero in salvo a Mosca. Nel 1963 Burgess morì nella capitale russa a causa dell’alcolismo. Nel 1984 la vicenda personale di Guy Burgess fu raccontata nel film “Another Country – La scelta”. Rupert Everett fu protagonista del film interpretando Guy Burgess.

Donald Maclean, dopo l’incarico di diplomatico a Parigi, da dove era rientrato a causa dell’invasione tedesca della Francia, venne inviato a Washington. Aveva l’incarico di referente per il Regno Unito del “Progetto Manhattan”. Il progetto, segretissimo, mirava alla costruzione di una bomba a fissione nucleare su un elemento di uranio. La bomba atomica, poi sarà utilizzata contro il Giappone, a Hiroshima e Nagasaki. Da questa cruciale posizione riuscì a dare importanti informazioni ai servizi russi relative ai segreti nucleari statunitensi. In preda all’alcolismo, Maclean era solito girare di notte per i locali di New York ubriaco, raccontando in giro di essere una spia russa. Fortunatamente per lui non veniva preso sul serio a causa dell’evidente alterazione dovuta all’alcol.

Donald Maclean
Donald Maclean

Nel 1948, grazie alle raccomandazioni politiche del padre, fu trasferito all’ambasciata del Cairo come vice dell’ambasciatore. Intanto la CIA era venuta a conoscenza che un agente sovietico, nome in codice Homer, era un alto funzionario del ministero degli esteri. All’indagine collaborava anche Kim Philby. Quando era ormai chiaro che sotto il nomignolo di Homer si nascondeva Donald Maclean, Philby riuscì ad informare l’amico del pericolo che stava correndo. Anche Burgess era tornato a Londra, bruciato da sospetti che aleggiavano su di lui. Sia Maclean che Burgess fuggirono da Londra. I due passarono dalla Francia e dalla Germania, raggiungendo Mosca. A Mosca Maclean ebbe un incarico nel ministero degli esteri sovietico. Minato dall’alcolismo, anche a causa del tradimento della moglie Melinda che era diventata l’amante di Philby, morì nel 1981 a Mosca.

Anthony Blunt fu, del gruppo delle cinque spie di Cambridge, quello che mantenne in tutta la vicenda il profilo più basso. Iniziò la sua attività a Londra come storico dell’arte. Durante la seconda guerra mondiale si arruolò nell’esercito e fu utilizzato nella polizia militare sul suolo francese. Non avendo mai rese note le sue simpatie per il comunismo riuscì a essere particolarmente efficace nel trasmettere notizie riservate ai sovietici. La sua fonte era l’amico Leo Long, convertito al comunismo dallo stesso Blunt. Lo storico dell’arte fu tanto apprezzato a Mosca che addirittura ricevette alcune lettere di ringraziamento per il lavoro svolto.

Negli anni cinquanta Blunt abbandonò il suo lavoro di spia sovietica dedicandosi all’insegnamento della storia dell’arte. Fu il massimo esperto mondiale del pittore francese Nicolas Poussin. Nella sua rispettabile veste di storico fu nominato dalla regina Elisabetta cavaliere. Nel 1964 uno dei suoi amici, Michael Strait, denunciò al SIS il tentativo fatto da Blunt di convertirlo al comunismo e di ingaggiarlo come informatore dei sovietici. Blunt, per evitare spiacevoli conseguenze, accettò di collaborare con l’MI5 fornendo i nomi di tre spie attive nel Regno Unito, facendo anche il nome di Caircross, sul quale però gli inquirenti non trovarono prove del suo coinvolgimento. In tal modo contribuì allo smantellamento della rete informativa sovietica in Inghilterra. In cambio delle informazioni poté continuare indisturbato il suo lavoro di storico.

Nel 1979 fu rivelato al pubblico il suo ruolo di quarta spia di Cambridge nel libro Climate of Treason di Andrew Boyle. In seguito a ciò fu privato del titolo di cavaliere, ma comunque non soffrì alcuna conseguenza in ragione della collaborazione prestata ai servizi del Regno Unito. Scrisse una decina di saggi sulla pittura francese e italiana, tra cui Architettura barocca e rococò a Napoli. Si spense a Londra nel 1983.

John Caircross lavorò nel Foreign Office e nel Ministero del Tesoro. Da questa posizione all’interno dell’amministrazione pubblica ebbe la possibilità di informare i sovietici delle strategie che Churchill elaborava durante il secondo conflitto mondiale, e l’ubicazione delle basi della Luftwaffe in territorio tedesco. Inoltre informò i suoi amici dell’esistenza del “Progetto Manhattan” le cui notizie erano particolarmente preziose per i russi per colmare il gap tecnologico nei confronti dell’occidente. I servizi britannici furono informati del suo presunto coinvolgimento tra i cinque di Cambridge da Anthony Blunt. Nonostante ciò Caircross negò di essere una spia al servizio dell’Unione Sovietica e fu creduto dagli inquirenti.

Solo in seguito alla pubblicazione del libro La storia segreta del KGB scritto da Oleg Gordievskji ci furono seri sospetti sulla vera personalità di John Caircross e sulla sua appartenenza alla banda dei cinque. Egli trascorse gli ultimi anni della sua vita nel sud della Francia. Si spense, per cause naturali, l’8 ottobre del 1995.

La vicenda delle cinque spie venute da Cambridge avvelenò per decenni la vita politica britannica e tenne in continuo allarme i servizi occidentali. Molti film, libri, sceneggiati televisivi si sono occupati di questa storia. Uno degli ultimi a raccontarla è stato lo sceneggiato della BBC “Cambridge spies” del 2003.

Bibliografia:
Kim Philby, My Silent War, Macgibbon & Kee Ltd, Londra, 1968
Gianni Ferraro, Enciclopedia dello spionaggio nella Seconda Guerra Mondiale, S. Teti Editore, 2010
it.wikipedia.org/wiki/Cinque di Cambridge
it.wikipedia.org/wiki/Kim Philby