Leon Trotsky nel 1919 - Marxist Internet archive

Leon Trotsky, l’uomo della rivoluzione

Leon Trotsky, the man of the revolution (Read English version)

Fu l’organizzatore della rivoluzione russa. Non volle adeguarsi al nuovo ordine che Stalin aveva imposto su Unione Sovietica e Internazionale Socialista. Per sfuggire alle purghe del suo antico compagno rivoluzionario fuggì all’estero. Il suo esecutore lo raggiunse in Messico.

Ramon Mercader del Rio aveva avuto l’incarico di uccidere Leon Trotsky, che era rifugiato in Messico, dove abitava in una villa di Coyoacan, un sobborgo di Città del Messico. Mercader, per essere accolto senza sospetti dal politico russo, aveva intrecciato una relazione a Parigi con Silvia Ageloff, una seguace del partito trotskista. Il 20 agosto del 1940 si presentò in casa del rivoluzionario russo spacciandosi per un giornalista canadese, chiedendo allo stesso di rileggere l’articolo che aveva scritto, relativo alle vicende politiche dell’esule.

Fu ricevuto nello studio. Trotsky durante la conversazione si voltò per raccogliere alcuni documenti dalla sua scrivania. Fu in quel momento che Ramon Mercader trasse da una tasca interna del suo impermeabile una piccola piccozza e gli vibrò un violento colpo sulla testa. La piccozza penetrò profondamente nel cranio rimanendone infissa. Leon Trotsky, nonostante la gravissima ferita, reagì vigorosamente immobilizzando il suo feritore. Intervenne subito la sua guardia del corpo e i suoi familiari che fermarono il sedicente giornalista e soccorsero il ferito.

Il politico marxista versava in gravi condizioni. Fu ricoverato in ospedale dove si spense il giorno successivo, alle 18 e 48 del 21 agosto del 1940.

Leon Trotsky (in russo Lev Trockij) era nato il 7 novembre del 1879. Il suo vero nome era Lev Davodovic Bronstejn. La sua famiglia era di origine ebraica e apparteneva alla buona borghesia della odierna Bereslavka, Ucraina. Il padre di Lev, David Bronstejn, possedeva circa 300 ettari di buona terra i cui frutti assicuravano una vita agiata alla sua famiglia. Lev frequentò la scuola del villaggio, dove imparò a leggere e a scrivere russo.

Un suo zio, Moisej Spencer, si offrì di ospitarlo nella sua casa di Odessa per permettergli di frequentare le scuole superiori. Nel 1888 Lev si trasferì a Odessa dove incontrò un ambiente progressista. La moglie dello zio era un’intellettuale che dopo pochi anni fondò, insieme al marito, una delle più importanti case editrici russe. Lev ebbe contatti con l’intellighenzia che frequentava la casa degli zii.

Il giovane studiò nel locale istituto tecnico. Si diplomò nel 1897, non senza aver subito, durante il corso di studio, una espulsione di un anno dalla scuola per essere stato il promotore di una protesta nei confronti di un professore. Fu con questo primo approccio alla lotta sociale che Lev Bronstejn verificò come la società civile potesse essere suddivisa in tre gruppi: i valorosi, i traditori, e quelli con non parteggiavano per alcuno, la parte più numerosa.

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Appena diplomato Lev non perse tempo e fondò a Odessa un’associazione clandestina denominata “Unione operaia della Russia meridionale”. L’associazione pubblicava un giornale clandestino per la massima parte redatto da Trotsky, e dallo stesso stampato e ciclostilato per essere diffuso tra gli operai delle fabbriche. Erano le prove generali dell’adesione al marxismo del giovane Lev. Il giornale e la sua attività politica non passarono inosservate. Fu scoperto dalle polizia zarista e condannato alla prigione. Scontò la sua condanna girando varie carceri. Durante il periodo di permanenza in una casa di pena di Mosca ottenne di poter sposare Aleksandra Sokolavskaya. Dopo gli anni di prigione fu deportato in Siberia. Raggiunse la località siberiana di Verkholensk insieme alla moglie. Durante i quattro anni di confino il giovane Lev e la moglie ebbero due figlie: Zanaida e Nina.

Il futuro uomo politico sovietico, che aveva adottato il nome di Leon Trotsky, decise di fuggire dal confino e rientrare in Russia, lasciando la moglie e le figlie nella cittadina siberiana. Durante gli anni di confino si era iscritto al Partito Socialdemocratico Russo del Lavoro, pubblicando vari articoli sulla rivista edita dal partito con il soprannome di Antid Odo (che derivava dalla parola italiana “antidoto”). I suoi scritti furono notati da Lenin che, saputo della sua fuga, lo invitò a Londra. Nel 1902 raggiunse la capitale inglese. Le sue notevoli capacità di giornalista e oratore fecero sì che fosse subito nominato nel comitato dell’Iskra, il partito di ideologia marxista degli esuli russi. Trotsky fu incaricato di prendere contatti con i suoi compatrioti rifugiati in Europa per diffondere l’ideologia marxista. Nel 1903, a Parigi, ebbe l’occasione di conoscere Natalia Ivanovna Sedova, laureata in storia dell’arte alla Sorbona. Tra i due si accese la scintilla dell’amore. Dopo il divorzio dalla prima moglie, Leon e Natalia si sposarono ed ebbero due figli maschi: Lev e Sergei.

Dissapori e rotture emersero all’interno del comitato direttivo del Partito Socialdemocratico. Durante il congresso del Partito del 1903 che si tenne a Bruxelles, si verificò una netta spaccatura tra i Bolscevichi guidati da Lenin che propugnavano un graduale accentramento dei poteri e i Menscevichi, a cui aderì Leon Trotsky, che intendevano mantenere il partito sotto la guida di un comitato direttivo. Insomma già si crearono le prime correnti all’interno del movimento, più massimalista quella di Lenin, più pura e di sinistra quella di Trotsky. Negli anni seguenti Leon si distaccò sempre più dalla corrente menscevica, riavvicinandosi ai bolscevichi di Lenin.

Vladimir Ilic Uljanov, che poi cambiò il suo nome in Vladimir Lenin, era nato a Simbirsk dove il padre era professore di matematica e ispettore delle scuole elementari del distretto. Il fratello Aleksandr e la sorella Anna furono arrestati nel 1887 dalla polizia zarista poiché i due, studenti a San Pietroburgo, avevano organizzato un attentato allo Zar. Anna fu assolta poiché non risultò coinvolta nella preparazione dell’attentato. Fu rilasciata avendo l’obbligo di risiedere a Kokuskino. Il fratello Aleksandr invece si addossò tutte le colpe per alleggerire la posizione dei suoi complici. Fu condannato a morte e impiccato il 5 maggio 1885. Dopo questo episodio la famiglia Uljanov si trasferì a Kazan dove Vladimir frequentò la locale università, dalla quale fu espulso per attività sovversive. Un ulteriore trasloco della famiglia nella città di Samara permise a Vladimir più assidue frequentazioni dei circoli proletari e marxisti locali. Lenin riuscì a iscriversi come esterno presso l’università di San Pietroburgo, dove si laureò in legge con ottimi voti. Diventato uno dei principali esponenti dei circoli rivoluzionari della capitale zarista. Fu inviato prima in Svizzera e poi a Parigi e a Berlino per prendere contatti con le organizzazioni marxiste europee. Rientrato in Russia fu arrestato e condannato a tre anni di confino in Siberia. Nel 1898 sposò Nadezda Krupskaja, sua compagna di confino. Scontata la pena si trasferì all’estero, dove girò per varie città europee per organizzare il Partito Socialdemocratico tra gli esuli russi.

Nel 1905 Leon Trotsky rientrò a San Pietroburgo, dove si andavano accendendo i primi moti rivoluzionari con la famosa “domenica di sangue”. La guardia imperiale aprì il fuoco su un gruppo di pacifici manifestanti che aveva intenzione di presentare allo zar una petizione per la creazione di un’assemblea costituente. I morti furono 96 e i feriti più di trecento. Quei morti innocenti determinarono la definitiva cesura tra lo zar e il suo popolo. Il 14 giugno si ammutinarono i marinai della corazzata Potiomkin che si trovava attraccata nel porto della capitale. La moglie di Leon fu catturata dalla polizia durante una manifestazione il 1° maggio del 1905 mentre Trotsky riuscì a fuggire in Finlandia. Rientrato a ottobre a San Pietroburgo fu arrestato ed esiliato a vita in una località situata a nord del circolo polare artico. Nel 1907, mentre veniva trasferito a Obdorsk, si gettò dal treno in corsa, attraversò buona parte della Siberia, raggiungendo la capitale. Espatriò in Inghilterra con la moglie. Nel 1908, rientrato clandestinamente in Russia, fondò il giornale Pravda (in italiano: Verità), che divenne l’organo di informazione ufficiale del Partito Comunista Sovietico.

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Nel febbraio del 1917 lo zar, sollecitato dal governo guidato da Livov, fu costretto a dare le dimissioni. La polizia si era schierata con il popolo e i reparti dell’esercito che furono richiamati nella capitale per contrastare il colpo di stato non riuscirono a raggiungere la stessa a causa dello sciopero dei ferrovieri. I bolscevichi presero il controllo dei centri di comando. In ogni città della Russia si formarono i soviet, veri detentori del potere poiché il governo, prima di prendere qualsiasi decisione, si consultava con il Soviet di Pietrogrado (il nuovo nome di San Pietroburgo) che di fatto assunse le funzioni di Soviet Supremo.

Trotsky, che in quel periodo era esule a New York, alla notizia delle dimissioni dello zar si imbarcò per raggiungere la madre patria. Fu fermato e arrestato a Halifax dalle autorità canadesi che lo rinchiusero in carcere. L’intervento del ministro degli esteri russo fece in modo che lo stesso fosse liberato. Leon Trotsky raggiunse Pietrogrado il 27 marzo del 1917. Ebbe subito importanti incarichi, in ragione delle sue capacità organizzative, fino a diventare il segretario del Soviet di Pietrogrado dove l’ala bolscevica del partito ebbe la meglio su quella menscevica.

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La rivoluzione d’ottobre, con la quale venne scalzato il governo Kerinskij, determinò il trasferimento del potere direttamente ai soviet. Trotsky fu l’organizzatore del rovesciamento del governo, che fu poi considerato impropriamente come un “colpo di stato”.

Egli aveva organizzato un comitato militare assegnando a ogni membro dello stesso il compito di coordinatore di uno dei reparti armati presenti nella capitale: esercito, marina, guardia rossa, polizia. Kerinskij, nel momento in cui si rese conto che le forze armate della capitale stavano sfuggendo al suo controllo, ordinò alle stesse di raggiungere il fronte occidentale della guerra in corso contro l’esercito tedesco. Le truppe di stanza a Pietrogrado si rifiutarono di eseguire l’ordine di trasferimento. Il segretario del soviet ordinò ai militari di consegnare cinquemila fucili alla guardia rossa, organizzata dallo stesso Trotsky. Il 20 ottobre le guardie rosse, guidate dal segretario, erano pronte a posizionarsi nei punti nevralgici della capitale. Kerinskij ordinò l’arresto di tutti i membri del soviet. Trotsky non si fece sorprendere. Ordinò alle truppe di mobilitarsi mentre l’incrociatore Aurora, risalendo il fiume Neva, prese posizione di fronte alla città tenendo il palazzo d’inverno, sede del governo, sotto la minaccia dei cannoni di bordo. Il governo Kerinskij fu destituito. Lenin, rientrato dall’Inghilterra, divenne capo del governo.

Intanto le truppe russe si scontravano al fronte con l’esercito tedesco. Trotskij, nominato ministro della guerra, fu incaricato di trattare l’armistizio con la Germania e permettere ai soldati russi di rientrare dal fronte. La Germania fece difficoltà. Voleva libertà di azione su Polonia e Paesi Baltici. Trotsky non era di quell’avviso. Sperava che l’impegno bellico della Germania sul fronte francese distogliesse la stessa da mire nei riguardi del fronte orientale. Non fu così. Le truppe tedesche invasero la Polonia e parte della Russia occidentale. Il 3 marzo del 1918 Lenin firmò un trattato di pace con la Germania a condizioni molti sfavorevoli, dando mano libera alla stessa su Polonia, Ucraina, Stati Baltici e Finlandia.

Intanto si andava costituendo la cosiddetta “Armata bianca”, guidata da generali che si proponevano di restaurare il vecchio regime zarista o quantomeno creare piccoli potentati personali. L’Armata bianca, che era formata da vari gruppi armati presenti nelle regioni della Russia e della Siberia, era appoggiata finanziariamente e con forniture di armi dalle potenze dell’Intesa: Francia, Inghilterra e Italia. Trotsky fu incaricato di affrontare e sconfiggere i nemici della rivoluzione. Egli, per contrastare queste forze antirivoluzionarie, creò l’Armata Rossa, di cui fu il primo comandante. Con questo esercito di popolo, formato da soldati, operai e contadini, affrontò il nemico su quattro fronti. A bordo del suo mitico treno corazzato Leon Trotsky raggiungeva i luoghi della Russia e della Siberia dove i suoi soldati fronteggiavano le forze avverse. Era infaticabile e onnipresente nel guidare l’Armata Rossa negli scontri con i reazionari.

Nel 1919 l’Armata Bianca del fronte meridionale, che si mostrò la più insidiosa per la presenza dei valorosi soldati cosacchi comandati dal generale Denichin, riuscì a giungere fino alla porte di Mosca. Denichin, affrontato e sconfitto dall’esercito popolare sovietico, si dovette ritirare in Crimea dove creò uno stato indipendente. Incalzato dall’armata di Trotsky, tradito dal generale polacco Pisudski che firmò una pace separata con i russi, Denichin fu costretto a riparare in Francia.

Il fronte siberiano ebbe la possibilità, data la vastità del territorio, di sfuggire più a lungo alle truppe di Trotsky. In Siberia si costituirono tre entità indipendenti: il Governo provvisorio di Siberia, l’Autonomia di Alash e l’Emirato di Bukhara. Queste sopravvissero alcuni anni. Nel 1922 tutte le sacche di ribellione siberiane furono debellate e il territorio tornò sotto il controllo russo.

Il fronte Baltico vide impegnati , in funzione antisovietica, reparti formati in prevalenza da tedeschi del Baltico, che erano appoggiati dalla Gran Bretagna e dalla Finlandia, i quali, dopo una fallita offensiva su Pietrogrado, furono sconfitti e costretti al ritiro.

Un piccolo contingente di truppe antirivoluzionarie, comandato dal generale Miller e supportato dall’Inghilterra costituì un fronte Nord. I soldati “bianchi”, non bene equipaggiati e poco numerosi, furono in breve tempo sopraffatti.

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Consolidato il regime con la sconfitta delle varie fazioni reazionarie, venne costituita l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Lenin fu a capo dell’Unione per pochi anni. Fu colpito da ictus e dovette cedere il comando. Nella lotta di potere successiva ebbe il sopravvento la fazione guidata da Stalin, che in principio fu affiancato da Kamenev e Zinovev in una trojka di comando. Dopo il decesso di Lenin avvenuto nel 1924, Trotsky fu emarginato da Stalin che mirava a impadronirsi del comando assoluto e solitario dell’Unione Sovietica.

Iosif Vissarionovic Dzugasvili, che poi prese il nome di Iosif Stalin, nacque nel 1878 in Georgia. Visse in povertà l’infanzia e la giovinezza, scontrandosi con il padre che era un proletario con aspirazioni da piccolo borghese. Studiò presso il seminario ortodosso di Tbilisi. In gioventù ebbe a subire due gravi incidenti che semi-paralizzarono il suo braccio sinistro e lo resero quasi claudicante. Militò nel partito socialdemocratico russo. Fu costretto a rifugiarsi all’estero per sfuggire alla polizia zarista che lo aveva messo sotto controllo. Rientrato in patria, nella zona del Caucaso, partecipò ad alcune rapine fatte per finanziare il movimento. Nel 1908 fu arrestato e esiliato in Siberia a causa dell’organizzazione di alcuni scioperi. Nel 1912 entrò a far parte del comitato centrale del partito per volere di Lenin, che apprezzava la sua attività rivoluzionaria. Nel 1917 era a San Pietroburgo per partecipare alle azioni che portarono alla Rivoluzione di Ottobre.

Le idee di internazionale socialista che aveva Leon Trotsky collidevano con i propositi di Stalin di consolidare il suo potere interno attraverso le strutture periferiche del partito. L’operaismo di Trotsky si scontrava con una visione più pragmatica di Stalin che teneva conto delle masse operaie delle grandi città russe, una minoranza della popolazione, ma anche delle masse contadine che ne erano la maggioranza. I contadini aspiravano a ottenere la proprietà della terra che coltivavano e non vedevano di buon occhio la collettivizzazione dei mezzi di produzione, fabbriche e campi, propugnata dai ceti operai. Trotsky insomma era l’anima pura della rivoluzione. Egli rappresentava l’ala sinistra nei soviet. Stalin mirava al sodo, contando sull’adesione alla sua corrente politica dei delegati contadini nei numerosi soviet presenti nelle campagne russe. Stalin mise fuori gioco Kamenev e Zinovev, restando solo a guidare l’Unione Sovietica. Imbastì un processo contro Trotsky, per liberarsi di quello che considerava il suo più pericoloso concorrente nella gestione del potere.

Nel 1927 Trotsky fu espulso dal partito ed esiliato nella lontana Alma Ata. Temendo per la sua vita, preferì lasciare l’Unione Sovietica e rifugiarsi in Turchia. Dalla Turchia passò in Francia e poi in Norvegia. In Francia fu invitato in casa della giovanissima Simone Weil, con la quale ebbe una lunga discussione politica che si concluse tra urla e accuse reciproche. La ventenne Simone riuscì a tener testa all’esperto Trotsky. Il politico russo e la moglie lasciarono la casa dei genitori della Weil meravigliati dalla forza combattente della giovane. Egli cercò anche di raggiungere gli Stati Uniti ma gli fu negato il visto di ingresso in quel paese. Nel 1937 Leon Trotsky e la moglie si trasferirono in Messico. Era stato invitato dal pittore Diego Rivera e dalla moglie Frida Kahlo.

Diego Rivera era un pittore e muralista nato in Messico nel 1886. Si era formato in Spagna grazie a una borsa di studio. In Europa conobbe e frequentò i più famosi artisti dell’epoca. Era amico di Modigliani, che gli fece anche un ritratto, di Picasso, di Alfonso Reyes. Sposò una pittrice russa, Angelina Beloff, che lasciò poco dopo. Ebbe un’affettuosa amicizia con Maria Marevna Vorobev, dalla quale ebbe una figlia che non riconobbe. Fervente comunista, fu incaricato dalle amministrazioni di sinistra del suo paese di dipingere numerosi murales sui nuovi edifici pubblici di Città del Messico. Fu anche incaricato di dipingere alcuni murales per il Rockfeller Center a New York. Il soggetto dei murales, dove svettava la figura di Lenin, non piacque a Rockfeller e gli stessi furono cancellati. Dopo una breve parentesi in cui fu sposato con Guadelupe Marin da cui ebbe due figlie, si unì e poi si sposò con la giovane pittrice messicana Frida Khalo.

Frida Kahlo, by Guillermo Kahlo 1921
Frida Kahlo, by Guillermo Kahlo 1921

Frida Kahlo era nata nel 1907 a Coyoacan, sobborgo della capitale messicana. Studentessa in medicina si legò al gruppo dei Cachuchas, che raccoglieva simpatizzanti del socialismo messicano. Risale a questo periodo l’iniziò della sua passione per la pittura. Sofferente di spina bifida a 18 anni ebbe a soffrire di un terribile incidente. L’autobus su cui viaggiava si scontrò con un tram. Frida fu tra la vita e la morte per un lungo periodo. Aveva avuta la spina dorsale fratturata in tre punti, si ruppe il femore e le costole. Gamba sinistra, piede destro e osso pelvico si spezzarono in più punti. Fu attraversata da parte a parte da un corrimano dell’autobus. Non riuscì mai a guarire. Passò il resto della sua vita tra letto e busto ortopedico. Passava i lunghi mesi in cui doveva stare a letto facendo quadri. Principalmente suoi autoritratti. Conobbe il già famoso Diego Rivera che la incoraggiò a continuare nella pittura. Divenne una delle pittrici più famose del Messico, raccogliendo anche una fama internazionale. Nel 1929 sposò Diego Rivera.

Trotsky fu ospite a Villa Azzurra, in località Coyoacan, di proprietà di Rivera. Poi si trasferì nella casa della moglie del pittore, Frida Kahlo, di cui divenne per un certo tempo anche amante. In questo periodo il rivoluzionario russo si dedicò all’organizzazione della “Quarta internazionale” che, secondo le intenzioni del fondatore, doveva prendere il posto della “Terza internazionale” presieduta da Stalin. L’atto fondativo del nuovo partito avvenne a Parigi nel 1938. Trotsky era assente. Era rimasto in Messico, poiché temeva per la sua vita, essendo stato condannato a morte dalle autorità sovietiche. Il figlio Lev era da poco deceduto per un sospetto avvelenamento. L’altro figlio, Sergej, era stato fucilato dagli stalinisti nel 1937. La figlia Nina era invece morta di tubercolosi nel 1928, mentre la figlia Zeneida si era suicidata nel 1933.

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Nel 1939 Trotsky e la sua famiglia si trasferirono in una villa poco distante dalla casa della Kahlo. La villa fu trasformata ben presto in una vera e propria fortezza, sorvegliata giorno e notte da guardie armate, per il timore di un colpo di mano dei suoi nemici stalinisti.

La notte del 23 maggio del 1940 ci fu un tentativo per ucciderlo. Un commando armato di mitragliatrici assaltò la casa. Furono centinaia i colpi sparati ma gli uomini del commando non riuscirono a penetrare all’interno della villa. Trotsky e sua moglie uscirono illesi dall’attentato.

Ramon Mercader del Rio era figlio della nobildonna spagnola di origine cubana Eustacia Maria Caridad del Rio Hernandez. Eustacia era un’accesa comunista. Si trasferì a Parigi dove fu ingaggiata dai servizi segreti russi. Aveva anche una figlia, Maria Mercader, attrice di cinema che, trasferitasi a Roma, conobbe e sposò l’attore e regista italiano Vittorio De Sica. Ramon ebbe l’incarico dai servizi segreti sovietici di uccidere Trotsky. Per raggiungere l’intento si fidanzò a Parigi con Sylvia Ageloff, una delle segretarie di fiducia del capo della quarta internazionale, con la falsa identità di Frank Jackson, giornalista canadese. Finse di aderire al partito guidato da Trotsky. Carpita la buona fede della Ageloff si trasferì in Messico dove prese contatti con il politico marxista, conquistandone la fiducia. Il pomeriggio del 20 agosto del 1940 ottenne un appuntamento e fu ricevuto nello studio. Aveva una piccola piccozza da ghiaccio nella tasca interna dell’impermeabile.

Dopo la cruenta aggressione che determinò la morte di Trotsky, Ramon Mercader, che era stato bloccato dalle guardie del corpo intervenute subito dopo il fatto, subì un processo e fu condannato a 20 anni di reclusione. Fu rilasciato nel 1960. Dopo la liberazione si recò a Cuba dove da poco aveva preso il potere Fidel Castro. Poi andò in Unione Sovietica dove fu accolto con tutti gli onori. La villa di Coyoacan, che accoglie nel giardino le tombe del politico e della moglie, è stata trasformata in un museo dedicato alla figura di Leon Trotsky. Egli fu definitivamente riabilitato in Unione Sovietica con l’avvento di Gorbaciov a segretario del PCUS.

Bibliografia:
Giancarlo Mura, Lev Trockij. La rivoluzione fallita, Roma, Aracne, 2000
Pierre Broué, La rivoluzione perduta. Vita di Trockij, Torino, Bollati Boringhieri, 1991
Lev D. Trotskij, Storia della Rivoluzione russa, 2 vol., Roma, Newton Compton, 1994
it.wikipedia.org/wiki/Lev Trockij
it.wikipedia.org/wiki/Lenin
it.wikipedia.org/wiki/Iosif Stalin
it.wikipedia.org/wiki/Frida Kahlo