Erik il rosso, frontespizio da Gronlandia di Arngrimur Jonsson, 1688

Erik il Rosso e i vichinghi in America

Erik the Red and the Vikings in America (Read English version)

I vichinghi furono i primi a scoprire l’America. Erik il Rosso, dopo essere fuggito dalla Norvegia a causa di un omicidio, aveva raggiunto l’Islanda. Nell’isola commise un altro omicidio e fu esiliato. Con il suo clan si imbarcò sulle drakkar e andò in Groenlandia. I suoi figli esplorarono le coste canadesi e fondarono una colonia sull’isola di Terranova.

Erik Thorvaldsson, detto il Rosso per il colore dei suoi capelli, era un vichingo nato intorno all’anno 940 (o intorno all’anno 950, come le successive date delle sue vicende suggerirebbero), a Jaeren, nella contea norvegese di Rogaland, nei pressi dell’attuale città di Stavanger. Il padre Thorvald era uno dei capi locali. La sua famiglia possedeva una ricca fattoria in uno dei luoghi più belli e fertili della Norvegia. Fu coinvolto in una rissa tra il suo clan e un gruppo familiare opposto. Nello scontro, con la complicità del padre, uccise un uomo. Dovette lasciare le sue terre per sfuggire alla vendetta dei congiunti dell’ucciso.

Intorno all’anno 980 Erik partì con la sua famiglia e raggiunse l’Islanda, dove si stabilì sulla costa occidentale, fondandovi alcuni villaggi. Erik doveva trovare abbastanza noiosa la sua nuova vita. Ben presto riprese le sue vecchie abitudini e, tanto per non perdere l’allenamento, uccise un altro uomo durante la solita rissa. Questa volta fu condannato a un esilio di tre anni dall’Islanda. Non potendo dirigersi verso la Norvegia, fece rotta verso ovest con i suoi drakkar, a bordo dei quali aveva imbarcato la moglie, i suoi 4 figli e i suoi servi, oltre che buoi e pecore. Là sperava di trovare delle terre dove poter trascorrere i tre anni di esilio. Terre di cui conosceva l’esistenza attraverso i racconti del suo connazionale Gunnbjorn che nel 960, a causa di una tempesta, aveva perso la rotta per l’Islanda giungendo in una lontana isola che poi fu chiamata Groenlandia.

Nel 985, dopo una fortunata navigazione in mare calmo, approdò sulle coste sud della Groenlandia con tutti i suoi drakkar indenni. Il suolo della Groenlandia gli apparve quasi come un paradiso terrestre. Era verde di pascoli e permetteva anche una piccola agricoltura di sopravvivenza. I mari erano molto pescosi. In quel periodo storico le terre glaciali erano molto più a nord di oggi a causa del clima caldo medioevale. Tutto il sud della Groenlandia era ricoperto da vegetazione. Il nome “Groenland” le fu dato da Erik. In lingua norrena significava “terra verde”. Su quella terra fondò il suo villaggio.

Erik e i suoi trascorsero i tre anni di esilio in quell’isola. Al ritorno in Islanda raccontò ai suoi connazionali le bellezze e le ricchezze di quella terra lontana. Riuscì a convincere numerosi vichinghi a seguirlo in una nuova spedizione in Groenlandia. Erano trentacinque i drakkar della spedizione, con duemila uomini, donne e bambini a bordo. Ma, a causa di alcune tempeste, solo diciassette imbarcazioni riuscirono a raggiungere la terra promessa.

Erik fondò il suo villaggio all’interno di un fiordo sulla riva occidentale della punta sud dell’isola, una località oggi denominata Brattahlid, nel fiordo che è stato chiamato Eriksfjord in suo onore. Il resto della spedizione fondò altri villaggi sempre sulla costa sud-occidentale, la più accogliente e pescosa a causa della corrente calda che interessava il braccio di mare prospiciente quelle terre. Negli anni seguenti Erik e la moglie crebbero i loro quattro figli, la femmina Freydis e tre maschi: Leif, Thornvald e Thornstein.

Leif Eriksson, il maggiore dei figli di Erik, appena in età di navigare fu mandato dal padre in Norvegia per avere una istruzione e per prendere contatto con il re Olav I di Danimarca, onde ottenere aiuti per organizzare spedizioni in Groenlandia per incrementare il numero di vichinghi presenti nell’isola. Non riuscì a convincere il sovrano a organizzare spedizioni in terre tanto lontane e fuori dal suo controllo. Leif, durante il suo soggiorno in Norvegia, si convertì al cristianesimo. Quando ritornò in Groenlandia, fu accompagnato da un prete, e da un uomo del sud, un tedesco di nome Tyrkir, che aveva conosciuto nei suoi spostamenti tra la Norvegia, la Svezia e la Danimarca.

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Il padre Erik non fu particolarmente felice della presenza del prete che apostrofava come un “buono a nulla” e si rifiutò di convertirsi al cristianesimo. La moglie, gli altri figli e numerosi abitanti dei villaggi vichinghi in Groenlandia divennero cristiani. Furono costruite due chiese, la prima nel villaggio “orientale”, che era situato quasi sulla punta sud dell’isola, dove risiedeva il clan di Erik il Rosso e la seconda vicino al villaggio “occidentale” creato dai connazionali di Erik più a nord, sul lato est dell’isola.

Uno degli abitanti del villaggio occidentale, Bijarne Herjolfsson, a causa del maltempo, fu trascinato con la sua imbarcazione verso ovest, dove avvistò delle terre emerse. Non ebbe modo di sbarcare ma, ritornato tra i suoi, raccontò quanto aveva visto, dando precise indicazioni sulla rotta. Leif, che possedeva un grande spirito di avventura, volle organizzare una spedizione per visitare quelle terre sconosciuto. Il padre, a causa della sua età ormai avanzata, e per una caduta da cavallo che gli aveva procurato un notevole danno fisico, non potette partecipare alla spedizione.

Carta di Terranova disegnata da Cook
Carta di Terranova disegnata da Cook

Era l’anno 1000 quando Leif e i suoi compagni partirono alla scoperta di nuove terre. La spedizione era formata da Leif, dal suo amico tedesco Tyrkir e altri 35 normanni. Dopo quattro giorni di navigazione in cui dovettero affrontare anche una tempesta, fu avvistata la terra descritta da Bijarne. Le sue rive erano alte e scoscese e non fu possibile attraccare con il drakkar. Leif chiamò quella terra inospitale “Helluland”. Essa era l’odierna “Terra di Baffin”. Il figlio di Erik puntò decisamente verso sud, in cerca di terre più ospitali e con condizioni climatiche più miti. Dopo alcuni giorni di navigazione avvistò una terra coperta di vegetazione e con diverse baie sabbiose che permettevano un riparo per l’imbarcazione e un agevole sbarco. Questa terra fu chiamata “Markland” ed era l’odierno Labrador. Ma Erik cercava un luogo che permettesse l’agricoltura e l’allevamento e che avesse un clima più mite. Proseguì verso sud dove finalmente trovò un posto che gli sembrò corrispondere ai suoi desideri. Era giunto sull’isola di Terranova. Sbarcò in una baia sul lato settentrionale dell’isola dove creò un villaggio a cui diede nome Leifsbudir. Quella terra fu chiamata dai vichinghi “Vinland”, dal norreno “vin”, pascolo.

Il Vinland era particolarmente accogliente: fiumi pieni di pesce, pascoli per il bestiame, la possibilità di praticare l’agricoltura, alberi. L’isola di Terranova a quel tempo era abitata dai Beothuk, un popolo di nativi americani di indole pacifica che, in numero esiguo, vivevano raccolti in pochi villaggi. Non costituirono un problema per gli invasori vichinghi.
Leif, dopo aver svernato nel Vinland, tornò nel suo villaggio in Groenlandia. Il padre Erik era morto durante l’inverno e pertanto Leif divenne il capo del villaggio e dovette abbandonare il suo proposito di ritornare sull’isola di Terranova.

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Fu il fratello Thornvald a prendere il posto di Leif organizzando una spedizione per tornare a Leifsbudir, il villaggio lasciato nella terra del Vinland. Erano 30 gli uomini al suo comando. Una volta giunti a Terranova trascorsero il primo inverno cibandosi principalmente di pesce, abbondanti nei fiumi dell’isola. Nell’estate successiva Thornvald si imbarcò di nuovo per esplorare anche altri territori. Si addentrò con la sua piccola nave all’interno dell’estuario del fiume San Lorenzo. Probabilmente riuscì a risalire il fiume fin dove oggi sorge la città di Quebec. Sfortunatamente i nativi americani, i Mikmac, che abitavano le sponde del San Lorenzo, non erano pacifici come i Beothuk incontrati a Terranova. I Mikmac, gli indigeni dalle “case lunghe”, poiché i componenti delle tribù abitavano tutti insieme in capanne lunghe anche 60 metri, avevano un istinto di conservazione che li rendeva diffidenti con gli stranieri. Il gruppo di vichinghi, sbarcato per esplorare la terraferma, fu attaccato dagli indigeni. Thornvald fu colpito da una freccia e morì. I suoi compagni si ritirarono indenni e tornarono nel loro villaggio nel Vinland. Passata la stagione invernale i componenti della spedizione tornarono in Groenlandia.

Le avventure dei vichinghi in nord-America non erano terminate. Thorfinn Karlsefni, un vichingo di origine islandese che aveva sposato una figliastra di Erik il Rosso, volle organizzare un’altra spedizione a Terranova, accompagnato da 160 uomini e donne, oltre che provviste e animali da allevamento. Thorfinn riuscì a resistere tre anni nel villaggio di Laifsbudir, nonostante che in questa terza spedizione i vichinghi fossero stati impegnati in sanguinose battaglie con gli indigeni del luogo. Stremati e ridotti di numero, nella terza estate successiva al loro arrivo, salirono sui drakkar e tornarono in Groenlandia.

La vita dei vichinghi di Groenlandia continuò quietamente. Nel 1099 Papa Pasquale nominò vescovo della Groenlandia e di Terranova l’islandese Erik Gnupsson. Man mano che trascorreva il tempo i contatti con l’Islanda e la Norvegia divennero sempre più radi. Intorno all’anno 1200 giunsero in Groenlandia gli Inuit, un popolo di origine siberiana. Spinti dal freddo si spostarono sempre più verso sud. Fu inevitabile l’incontro con i vichinghi. Si svilupparono violente ostilità tra i due gruppi, ma anche scambi tra gli Inuit, abili pescatori, e i vichinghi con i loro prodotti derivanti dall’allevamento del bestiame.

Le imbarcazioni dei vichinghi, che a causa delle tempeste artiche erano affondate, non poterono essere sostituite per la scarsità di legno poiché gli alberi stentavano a crescere per il clima rigido. A poco a poco in Europa si perse memoria dei vichinghi di Groenlandia. L’ultima testimonianza scritta dei discendenti di Erik si trae dai documenti ritrovati nelle rovine della chiesa del villaggio orientale che parlano di un matrimonio celebrato nella stessa chiesa il 16 settembre del 1408. La piccola glaciazione che abbassò le temperature dell’isola non permise la loro sopravvivenza. Tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI si ebbe l’estinzione dei vichinghi di Groenlandia.

Nel 1721 Federico IV, re di Danimarca e Norvegia, non conoscendo la sorte dei connazionali della lontana Groenlandia, temendo che la popolazione di quell’isola avesse abbandonato il cristianesimo e fosse ricaduta nel paganesimo, organizzò una spedizione navale nella quale furono imbarcati dei missionari, tesa a ritrovare i villaggi degli antichi vichinghi. La spedizione giunse in Groenlandia ma non trovò più alcun discendente dei colonizzatori islandesi. I missionari si dedicarono alla conversione delle popolazioni Inuit. I marinai fondarono delle colonie commerciali sulla costa sud-occidentale dell’isola, riprendendo i contatti regolari con la Scandinavia. La Groenlandia diventò un possedimento della Danimarca.

Nella seconda metà del XX secolo ricerche archeologiche hanno portato alla luce le rovine di tre villaggi vichinghi in Groenlandia e due in Canada.

Rovine della chiesa di Hvalsey - 1900 ca. - Frederik Karl Peter Ruttel
Rovine della chiesa di Hvalsey – 1900 ca. – Frederik Karl Peter Ruttel

Sulla costa sud occidentale della Groenlandia sono state ritrovate le rovine un insediamento vichingo (Vestribyggd), un villaggio che aveva ospitato fino a 3000 abitanti, con la relativa chiesa. Gli abitanti di quell’insediamento, in base ai ritrovamenti dei ricercatori, intorno alla metà del XIV secolo si mescolarono con gli Inuit. Nel villaggio si creò un melting pot tra le due popolazioni. Le ricerche effettuate sul DNA dei corpi ritrovati all’interno delle tombe evidenziano che i due popoli non si incrociarono con matrimoni misti. Le ricerche hanno anche evidenziato che gli abitanti di questo villaggio abbandonarono la religione cristiana tornando a idolatrare i vecchi dei pagani. Un altro piccolo villaggio, che era situato in posizione intermedia tra i due abitati maggiori, ebbe la stessa sorte del primo anche se la coabitazione con gli Inuit iniziò alcuni decenni dopo.

Le ricerche che hanno riguardato il villaggio occidentale (Eystribyggd) fondato e guidato da Erik e dai suoi discendenti, che di fatto era situato sulla stessa meridiana ma molto più vicino all’estrema punta sud della Groenlandia, ci hanno rivelato che non ebbe mescolamenti con la popolazione Inuit e mantenne la sua identità, anche cristiana, fino alla naturale estinzione dei suoi abitanti. Analisi dei resti degli antichi abitanti hanno evidenziato che la loro dieta, negli ultimi tempi della loro sopravvivenza, era passata da un consumo prioritario di carne ovina e bovina a una dieta consistente principalmente in carne di foca.

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Nel 1960 il norvegese Helge Ingstad scoprì i resti di un insediamento vichingo sull’isola di Terranova, all’estrema punta nord della stessa, in una località chiamata Anse aux Meadows. Furono trovati i resti di otto edifici, attrezzature varie in metallo, tra cui quelle adatte a costruire e riparare imbarcazioni. Il villaggio è stato identificato in quello che le saghe di Erik il Rosso chiamano Vinland e che fu costruito dal figlio Leif dopo i primi scontri avuti con i nativi americani, che i vichinghi chiamarono “Skaeling” (straccioni urlanti). Fu utilizzato anche dal fratello di Leif, Thornvald, nella seconda spedizione in Canada e da Thorfin Karlsefni nella sua navigazione verso le foci del San Lorenzo. La leggenda degli indiani Algonchini, diretti discendenti dei Mikmac, che racconta di un regno di Saguenay formato da uomini alti, biondi e pelosi sembra fare riferimento agli abitanti di Anse aux Meadows.

Recentemente l’archeologo canadese Pat Sutherland ha scoperto nella parte meridionale dell’isola di Baffin, in una località chiamata Nanook, rovine che appartenevano a un sistema difensivo che presenta le caratteristiche delle costruzioni vichinghe, oltre a oggetti metallici caratteristici del popolo nordico. Lo studio ha stabilito che i resti risalgono presumibilmente al XIV secolo, quando già era iniziata la decadenza degli insediamenti vichinghi in Groenlandia.

Un recente studio basato sull’analisi del DNA mitocontriale (che conserva le caratteristiche matrilineari) ha riscontrato la presenza di tracce genetiche di nativi americani in diversi individui islandesi. Da precisare che le tracce ritrovate si riferiscono agli abitanti indigeni del Canada e non agli Inuit. Lo studio ha evidenziato che gli islandesi interessati discendono da quattro donne che vissero alla fine del 1700, che discendevano a loro volta da un’unica donna vissuta nel XVIII secolo. Inoltre, in base al tempo occorrente perché venisse evidenziata una variante genetica presente in queste persone, si è ipotizzato che la contaminazione genetica fosse avvenuta intorno all’anno 1000. Questo ha fatto nascere l’ipotesi che una donna, probabilmente di origine algonchina (Mikmac), abbia viaggiato al seguito dei vichinghi in uno dei viaggi di ritorno in Groenlandia, per poi essere trasferita in Islanda dove avrebbe avuto dei figli con un abitante dell’Isola.

Bibliografia:
Anonimo a cura di Rita Caprini, La saga di Erik il Rosso, Luni Editore, 1998
Jared Diamond, Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, Torino, Einaudi, 2005,
it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Groenlandia
it.wikipedia.org/wiki/Erik_il_Rosso
tanogabo.com/i-vikinghi-erik-il-rosso-i-suoi-figli-e-la-scoperta-dellamerica/
www.centrostudilaruna.it/i-vichinghi-in-groenlandia-e-in-nordamerica.html
it.wikipedia.org/wiki/L’Anse_aux_Meadows