Giorgio Perlasca, l’eroe della porta accanto

Giorgio Perlasca, the Hero next door (Read English version)

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Durante l’ultima guerra Giorgio Perlasca si trovò a lavorare come impiegato nel consolato spagnolo di Budapest. Il console fu richiamato in patria. Perlasca fece carte false e si spacciò per console di Spagna. Salvò migliaia di ebrei rifugiati nelle case protette da extraterritorialità a Budapest.

Negli anni 80 era un signore anziano, che viveva con la sua famiglia e con la sua modesta pensione nella sua casa di Padova. Era una persona normale per tutti quelli che lo conoscevano, ma non per gli ebrei che si erano trovati a Budapest durante l’occupazione tedesca. Per quegli ebrei era un “Giusto tra le Nazioni”, un eroe protagonista di una storia incredibile, una di quelle storie che solo gli italiani sanno inventare. La moglie e i familiari niente sospettavano. Per loro era solo quella brava persona che conoscevano.

Giorgio Perlasca era nato a Como nel 1910. Presto la sua famiglia si trasferì a Padova. In gioventù aveva aderito al Partito Fascista e aveva partecipato alla spedizione della milizia in Spagna in appoggio del franchismo. Fu in quella l’occasione che imparò lo spagnolo e acquistò benemerenze presso il regime franchista. Tornato dalla Spagna si allontanò dal partito fascista in seguito alle leggi razziali con le quali non era d’accordo.

Sposatosi nel 1940, ebbe l’incarico di rappresentante di una importante ditta di importazione bovina e iniziò a viaggiare per lavoro in Croazia, Austria, Ungheria e Romania con uno status diplomatico. Si interessava dell’acquisto di capi di bestiame per il fabbisogno dell’esercito italiano. Era a Budapest per il suo lavoro quando fu dichiarato l’armistizio dell’8 settembre del 1943.

I tedeschi lo arrestarono poiché Giorgio Perlasca non volle aderire alla Repubblica di Salò. Fu rinchiuso in un castello dove erano internati altri diplomatici. Avendo avuto notizia di un imminente trasferimento dei reclusi in Germania, chiese un permesso per una visita medica. Approfittando del permesso accordato si rifugiò presso amici di Budapest che lo ospitarono nascondendolo alle autorità tedesche.

Essendo in possesso di un documento di benemerenze per il servizio prestato in Spagna si presentò all’ambasciata spagnola chiedendo rifugio. In virtù dei suoi meriti nei confronti dei franchisti gli fu accordata la cittadinanza spagnola e gli fu rilasciato un passaporto a nome di Jorge Perlasca. Ebbe un lavoro presso il consolato dove il console Sanz Briz stava dando rifugio a un gran numero di ebrei per salvarli dalla deportazione.

Sanz Briz venne richiamato in madre patria a seguito dell’instaurazione del regime filo-nazista del governo Szalasi che la Spagna non volle riconoscere. Il consolato aveva sotto il suo controllo alcune case cosiddette “protette” cioè sotto la giurisdizione del consolato e quindi considerate territorio spagnolo, le quali, dopo l’abbandono del console, vennero reclamate dall’Ungheria. Il problema era che quelle case erano il rifugio di una gran quantità di ebrei ungheresi.

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Giorgio Perlasca era rimasto solo nella sede consolare. Per impedire che gli ebrei ospitati nelle case cadessero nelle mani dei nazisti, bloccò gli emissari del ministero degli interni ungheresi dichiarando che il console si era dovuto assentare solo momentaneamente e che lui aveva avuta la nomina di sostituto. Il giorno seguente su carta intestata del consolato e con i timbri in possesso falsificò la propria nomina come sostituto del console e consegnò il documento al ministero degli esteri ungherese. Jorge Perlasca diventò per gli ungheresi console generale di Spagna a tutti gli effetti.

Raoul Wallenberg
Raoul Wallenberg

In quei giorni era arrivato a Budapest Raoul Wallemberg, diplomatico e industriale svedese, inviato dal re di Svezia affinché facesse quanto possibile per salvare le vite degli ebrei. Jorge Perlasca collaborò con Wallemberg. Un giorno seppe che i tedeschi, comandati da Adolf Eichmann e collaborati dai nazisti ungheresi, stavano preparando una tradotta con la quale trasferire un ingente numero di ebrei nei campi di sterminio. Si recò, accompagnato da Wallemberg, con due camion e un elenco di ebrei che a suo dire avevano la cittadinanza spagnola, nella stazione dove era in partenza la tradotta. Chiamò a gran voce gli ebrei che erano nell’elenco e, imponendosi ai tedeschi presenti che non si sentirono di contrastare un console spagnolo, visto il regime fascista di quel paese, fece salire sui camion quanto più ebrei poté. Furono salvati anche numerosi ebrei non elencati tra quelli con la cittadinanza spagnola. Tutti furono portati al sicuro nelle case “protette” in riva al Danubio.

Il console Perlasca aveva applicata una legge spagnola del 1924 che stabiliva che tutti gli ebrei sefarditi, discendenti di quelli che erano stati scacciati dalla Spagna alla fine del XV secolo, potessero ottenere la cittadinanza spagnola. In base a questa norma concesse la cittadinanza a migliaia di ebrei di Budapest.

Budapest sul Danubio - Maurice - Fickr 2008 CC BY 2.0
Budapest sul Danubio – Maurice – Fickr 2008 CC BY 2.0

Fornire cibo agli ebrei nelle case in riva al Danubio divenne una vera impresa. I pochi soldi rimasti nel consolato e i suoi personali finirono presto. Allora ideò un sistema di ripartizione dei costi tra i suoi ospiti, ognuno partecipò alle spese in proporzione dei soldi che aveva addosso in quel momento. Perlasca passava tutto il suo tempo nel redigere documenti spagnoli e salvacondotti agli ebrei nei quali si dichiarava che gli stessi avevano parenti in Spagna che reclamavano la loro presenza nel paese iberico.

Il 21 ottobre del 1944 i nazisti iniziarono un rastrellamento casa per casa per catturare gli ebrei nascosti. Saputo della cosa, Perlasca si precipitò presso le case protette del consolato, dove trovò i nazisti che avevano iniziato a radunare i suoi ospiti. Facendosi forza della sua falsa carica di console generale, in forza della extraterritorialità di cui godevano le case, pretese che gli ebrei facessero ritorno nelle stesse.

Nel gennaio del 1945, quando ormai era iniziata l’offensiva sovietica contro Budapest, venne a sapere dell’intenzione dei nazisti di incendiare il ghetto e di sterminare 60.000 ebrei. Perlasca, nella sua qualità di console generale di Spagna, minacciò il ministro degli interni ungherese di una pari ritorsione della Spagna nei confronti dei 3.000 ungheresi che si trovavano ospiti in quel paese. Una bugia clamorosa in tutti i sensi, anche il numero degli ungheresi in Spagna era completamente inventato. Esso non superava le trenta, quaranta unità. Fu creduto e l’incendio del ghetto non ci fu. Questo episodio in un primo momento fu attribuito a Wallemberg in base alle dichiarazioni di uno degli aguzzini ungheresi catturato dai sovietici. Il diario di Giorgio Perlasca, preciso e attendibile, riportò la vera storia dell’ultimo salvataggio di massa degli ebrei di Budapest. L’11 febbraio del 1945 i sovietici entrarono a Budapest.

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Prima dell’invasione tedesca del 1944 in Ungheria vivevano circa 800.000 ebrei. Dopo i rastrellamenti dei tedeschi effettuati con la complicità dei nazisti ungheresi ne rimasero ben pochi. Alla fine della guerra erano salvi solo 200.000 ebrei, molti di questi sopravvissero grazie all’opera del diplomatico svedese Raoul Wallemberg, del nunzio apostolico Angelo Rotta e del finto diplomatico spagnolo Giorgio Perlasca.

In un primo momento Giorgio Perlasca fu imprigionato dei sovietici. Chiarita la sua posizione in breve tempo, fu liberato. A causa dei pochi mezzi di trasporto in funzione nell’immediato dopoguerra dovette intraprendere un lungo viaggio attraverso i Balcani per far ritorno in Italia. Entrato in Turchia riuscì a imbarcarsi per la madrepatria e rientrare in famiglia nella sua casa di Padova.

Raoul Wallemberg, il diplomatico svedese che tanto si era prodigato per la salvezza degli ebrei, fu imprigionato dai sovietici. Di lui non si seppe più nulla, nonostante gli interventi del governo svedese presso l’Unione Sovietica. Il fatto divenne di dominio pubblico e fu un caso internazionale. Dopo insistenze della Svezia e della sua potente famiglia, ricchi industriali di quel paese, l’Unione Sovietica comunicò che il diplomatico era deceduto nelle prigioni della Lubjanka nel 1947.

Testimonianze raccolte da Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti, appurarono che Wallemberg era ancora vivo dopo la data della presunta morte. Si trovava ricoverato in un ospedale psichiatrico russo. Per molti anni questa vicenda minò i rapporti diplomatici tra Unione Sovietiva e Svezia. Dopo la caduta del regime comunista si scoprì che probabilmente Wallemberg era stato fucilato dalle autorità sovietiche poiché la Svezia aveva rifiutato uno scambio di prigionieri. Il governo svedese si è scusato con la famiglia del diplomatico, poiché effettivamente rifiutò la richiesta uno scambio di prigionieri subito dopo la guerra.

Giorgio Perlasca, tornato a casa, riprese una tranquilla vita dedicata al lavoro e alla famiglia. Non raccontò la sua vicenda ai familiari, i quali erano all’oscuro di quello che aveva fatto a Budapest. Perlasca che era una persona precisa, volle documentare al governo spagnolo la sua attività a Budapest, forse per giustificare l’usurpazione di ruolo e l’utilizzo che lui aveva fatto dei soldi che erano nella cassa del consolato spagnolo. Scrisse un memoriale dove elencò con precisione gli avvenimenti occorsi negli anni 1944-45 a Budapest. Il memoriale fu consegnato all’ambasciata spagnola di Roma e al governo italiano. Scrisse anche all’ambasciatore Sanz Briz che lui aveva impropriamente sostituito. Giorgio Perlasca non ebbe alcun riscontro dal governo spagnolo del dittatore Francisco Franco, forse per l’imbarazzo che la vicenda creava al governo in carica. Neanche il governo italiano rispose, probabilmente a causa dell’adesione al partito fascista del Perlasca. Nel 1960 cominciarono ad apparire alcuni articoli di stampa che raccontavano la vicenda. Autori di questi articoli furono Furio Colombo e Giuseppe Cerato.

Nel 1980, dopo un grave ictus, Giorgio Perlasca affidò una copia del memoriale alla moglie e ai figli. Nel 1987 la storia divenne finalmente di pubblico dominio. Solo allora i familiari appresero le vicende di Budapest di Giorgio.

Nel 1987 alcune donne ebree di Budapest, che erano bambine nei giorni dell’invasione tedesca, ricordandosi del loro salvatore, iniziarono la ricerca di Jorge Perlasca, console spagnolo. La ricerca ebbe le sue difficoltà perché era volta a cercare una persona di nazionalità spagnola appartenente al corpo diplomatico. Questo metteva fuori strada chi stava effettuando la ricerca. Comunque anche grazie ad alcuni ebrei che riuscirono a ricostruire la vicenda, Giorgio Perlasca fu rintracciato.

Il 23 settembre del 1989 Israele volle riconoscere il coraggio e l’eroismo del falso console proclamando quel piccolo borghese italiano un “Giusto tra le Nazioni”, intitolando a suo nome un albero piantato nel giardino dei bambini nel museo Yad Vashem di Gerusalemme. Finalmente, a causa della modestia dell’interessato ben 45 anni dopo i fatti, fu conosciuto dal mondo quello che Giorgio Perlasca aveva fatto in favore dei 5250 ebrei salvati a Budapest. Questo è il numero delle persone di cui si è riusciti a certificare l’intervento in loro favore di Perlasca. In realtà quelli che poterono beneficiare della frenetica attività di quel “Giusto” furono molte migliaia in più.

Negli anni seguenti Giorgio Perlasca fu chiamato a testimoniare il sacrificio di tanti ebrei in molte scuole d’Italia. Ebbe altri numerosi riconoscimenti da Israele, dall’Ungheria, dagli Stati Uniti. L’Italia gli conferì la nomina a Grande Ufficiale della Repubblica e gli conferì il 25 giugno del 1992 la Medaglia d’oro al Merito Civile. Il 15 agosto del 1992 Giorgio Perlasca morì a Padova, aveva 82 anni.

Questa vicenda è stata raccontata in alcuni libri. Il primo fu quello scritto da Enrico Deaglio: “La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca”, edito da Feltrinelli. Il programma televisivo “Mixer” condotto da Gianni Minoli dedicò ai fatti di Budapest una puntata della trasmissione. Sempre la RAI nel 2002 mandò in onda il film “Perlasca, un eroe italiano”. Luca Zingaretti interpretò il ruolo del “console” Perlasca.

Bibliografia:
Enrico Deaglio, La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca, Feltrinelli
Dalbert Hallenstein – Carlotta Zavattiero, Giorgio Perlasca, un italiano scomodo, Chiarelettere
it.wikipedia.org/wiki/Giorgio Perlasca
www.giorgioperlasca.it
it.wikipedia.org/wiki/Raoul Wallenberg

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