Romolo Augusto, ultimo imperatore

Romolo Augusto, last Emperor (Read English version)

L’ultimo imperatore romano, Romolo Augusto, fu deposto dal “barbaro” Odoacre, che lo tenne relegato nella villa di Lucullo, sull’isolotto di Megaride nel golfo di Napoli. Romolo aveva solo 15 anni. Odoacre gli pagò una ricca pensione per il resto della vita.

Il sacco di Roma del 390 ad opera dei Galli, del 410 condotto dai Visigoti e quello del 455 effettuato dai vandali guidati da Genserico, che arrivarono fino a Roma risalendo il Tevere con la loro flotta, furono i precursori della caduta dell’Impero Romano d’Occidente che avvenne per mano di Odoacre.

I Vandali, il cui re era Genserico, provenivano da Cartagine, la loro patria. Essi avevano stipulato un trattato di pace con i romani. In seguito all’assassinio dell’imperatore Valentiniano III da parte di Petronio Massimo che ne usurpò il trono, Genserico ritenne decaduto il trattato di pace. Tutti i patrizi di Roma, con in testa Petronio Massimo, fuggirono dalla città all’arrivo alle foci del Tevere della flotta dei vandali. Petronio fu catturato poco fuori le mura dalla popolazione abbandonata a se stessa e fu trucidato. Dopo due giorni i vandali entrarono in Roma. Il papa Leone I affrontò Genserico implorando di risparmiare Roma e i suoi abitanti. Nonostante la bruttissima fama che i vandali si portavano dietro, Genserico rispettò il desiderio del papa e l’Urbe e i romani furono in gran parte risparmiati dal ferro e dal fuoco degli invasori, i quali si accontentarono dell’oro e dell’argento che riuscirono a razziare.

La decadenza dell’impero costruito da Roma aveva avuto il suo inizio già nel III secolo, quando i romani cominciarono a utilizzare massicciamente nel loro esercito elementi barbari di stirpe germanica, ottimi combattenti, ma difficili da controllare. La situazione era anche peggiorata da quando i romani rinunciarono al comando delle loro legioni, affidandole a generali anch’essi di origine barbara e germanica. Il controllo dell’esercito era assicurato fin quando i pagamenti del soldo alle truppe e ai loro generali fossero stati puntuali e abbondanti. Quando gli stessi tardavano ad arrivare, le truppe si ribellavano e creavano problemi per il loro controllo.

Dopo Valentiniano III e Petronio Massimo si ebbero altri sei imperatori, da Avito a Glicerio, che non lasciarono traccia di sé nella storia romana. Alla fine del V secolo l’Impero Romano d’Occidente aveva perso molti dei suoi territori. Esso comprendeva l’Italia, la Gallia (Regno di Soissons), la Dalmazia e la Rezia-Norica, odierne Friuli e Austria. Glicerio fu deposto da Giulio Nepote nel 474 che, per dargli un contentino, lo fece nominare vescovo di Milano. L’imperatore Nepote, dopo circa un anno di regno, fu deposto dal suo generale Flavio Oreste.

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Flavio Oreste, che era nato in Pannonia, grazie alle conoscenze della moglie, che era figlia del “comes” Romolo, divenne “magister militum” ed ebbe il comando delle truppe romane in Gallia. Non accontentandosi di questa carica, entrò in Italia con le sue truppe per deporre Giulio Nepote. L’imperatore fuggì a Ravenna inseguito da Oreste. Per salvare la vita si imbarcò per la Dalmazia, lasciando campo libero al suo “magister militum”.

Flavio Oreste, volendo fare le cose in regola, chiese all’imperatore d’Oriente, Zenone, la nomina come gerente, per suo conto, dell’Impero Romano d’Occidente. Non avendo ricevuto risposta, il 31 ottobre del 475 fece nominare il figlio Romolo Augusto, di soli 14 anni, Imperatore Romano d’Occidente dal senato romano. Flavio Oreste non poteva ottenere personalmente la nomina poiché era di origine barbara, mentre il figlio, avendo la madre proveniente da una famiglia patrizia romana, era considerato cittadino di Roma.

Data la giovane età di Romolo era il padre Flavio Oreste ad avere l’effettivo potere e a governare l’impero. Per questo motivo fu chiamato Augustolo (la terminazione in “ulus” in latino significava “piccolo”), che stava a indicare l’età e il fatto che non contava nulla. A cura del padre venne anche coniata una moneta d’oro, un “solido” (dalla quale deriva l’attuale “soldo”), con l’immagine del giovane imperatore.

Il comandante delle legioni romane era Odoacre. Egli aveva un’origine Unna o Scira. Era diventato generale dell’esercito romano, “comes domesticorum”, sotto l’imperatore Glicerio. Era intelligente e moderato, come poteva esserlo un generale di origine germanica. Era stato al servizio di Nepote, ma non aveva esitato a schierarsi con Flavio Oreste per aiutarlo a deporre l’imperatore.

Flavio Oreste, data la generale anarchia diffusa in Italia, incontrava molte difficoltà nel reperire le somme necessarie al pagamento delle truppe barbare che formavano l’esercito romano. Il loro comandante Odoacre chiese che a lui e ai suoi soldati venissero concessi un terzo dei territori italiani in sostituzione della remunerazione in denaro. Flavio Oreste si rifiutò di concedere tanta parte del territorio italiano. Le truppe comandate da Odoacre si ribellarono e nominarono il loro comandante “rex”. Dopo pochi giorni, il 28 agosto del 476 i soldati germanici, comandati da Odoacre, catturarono Flavio Oreste a Piacenza e lo uccisero.

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Resti basiliani castel dell’Ovo – Wikipedia: Richard Nevell 2014 CC BY SA 2.0

Dopo la soppressione di Flavio, Odoacre costrinse il figlio Romolo Augusto, imperatore in carica, a scrivere una missiva a Zenone, imperatore della parte orientale dell’impero romano, con la quale rinunciava al trono per facilitare la riunione dei due imperi, l’orientale e l’occidentale, sotto la corona di Zenone. Nel suo messaggio suggerì di nominare Odoacre quale rappresentante dell’imperatore in Italia. La rinuncia al trono salvò la vita a Romolo che fu relegato nella antica villa di Lucullo situata sull’isolotto di Megaride, nel golfo di Napoli, dove oggi si trova il Castel dell’Ovo. Probabilmente Odoacre risparmiò il giovane Romolo perché, consapevole di non poter mai acquisirne il titolo, ritenne opportuno conservare una carta di riserva mantenendo in vita il giovane imperatore.

Sembra che Odoacre concesse a Romolo Augusto anche una rendita annua di seimila solidi per le sue necessità materiali. Era una somma ragguardevole, che permetteva una vita oltremodo dispendiosa. Non ci sono molte notizie su Romolo Augusto dopo la sua deposizione. Nel 488 la madre di Romolo scrisse ai discepoli di San Severino per invitarli a una cerimonia durante la quale i resti del santo sarebbero stati trasferiti in una chiesa situata sull’isola di Megaride, all’interno della villa di Lucullo.

Odoacre non riuscì a ottenere da Zenone la tanto agognata nomina a “Patrizio”, che avrebbe ufficializzato il suo predominio sull’Italia. Secondo Zenone, il precedente imperatore Giulio Nepote, spodestato da Flavio Oreste, era l’unico a poter disporre delle nomine relative alla penisola italica. Nonostante ciò Zenone, nelle missive che gli indirizzò in seguito, lo apostrofava “Patrizio”. Giulio Nepote non rientrò mai più in Italia, preferendo soggiornare in Dalmazia.

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Zenone, dopo qualche anno, cambiò idea circa il controllo che Odoacre esercitava sull’Italia e sulla Dalmazia, che lo stesso aveva nel frattempo invasa. Intorno all’anno 490 incaricò Teodorico, re degli Ostrogoti, di conquistare l’Italia. Dopo vari scontri, che si conclusero il più delle volte con la vittoria degli Ostrogoti, Odoacre si rifugiò a Ravenna. Teodorico cinse d’assedio la città. La resistenza di Odoacre fu accanita e durò alcuni mesi. Alla fine, non avendo più speranze di vittoria, accettò un accordo con il re ostrogoto che prevedeva un governo congiunto di entrambi sull’Italia. Durante i festeggiamenti che seguirono l’accordo Teodorico sottrasse la spada a Odoacre e lo colpì con un fendente alla clavicola. Odoacre morì poco dopo per la grave ferita.

Si ha notizia di una corrispondenza tra Teodorico e Romolo Augusto nell’anno 507. In essa il segretario di Teodorico, Cassiodoro, confermava la rendita annua in favore dell’ex imperatore, che si spense a Napoli, nella sua villa fortificata, in un anno imprecisato, posteriore al 511.

Romolo Augusto viene considerato da molti studiosi l’ultimo imperatore dell’Impero Romano d’Occidente. L’anno della sua deposizione, il 476, viene considerata come la data di inizio del medioevo. Alcuni storici considerano invece come ultimo imperatore Giulio Nepote poiché fu l’ultimo a essere riconosciuto come tale da Zenone. Pertanto considerano il 480, data della morte di Nepote per mano di Ovidia, l’anno della fine dell’Impero Romano d’Occidente. Comunque l’ultimo imperatore riconosciuto come tale dal Senato Romano, l’unica autorità che aveva il potere formale di eleggere gli stessi, fu Romolo Augusto.

Bibliografia:
Michael Grant, Gli imperatori romani, Roma, Newton & Compton, 2005
Arnaldo Momigliano, La caduta senza rumore di un impero, in Sesto contributo alla storia degli studi classici, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1980
it.wikipedia.org/wiki/Romolo Augusto
it.wikipedia.org/wiki/Flavio Oreste
it.wikipedia.org/wiki/Odoacre