Castello Aragonese - Foto Roberto De Martino 2008

Vittoria Colonna, poetessa

Vittoria Colonna, poetess (Read English version)

Sposò Ferrante d’Avalos, abitò a Ischia, fu amica di Michelangelo, ebbe stretti contatti con Valdes e Ochino, principali esponenti della “riforma” in Italia. Era sotto sorveglianza delle autorità ecclesiastiche per le sue idee troppo “devote”.

Era figlia di Fabrizio Colonna e di Agnese di Montefeltro. Il padre era un valente comandante di milizie che aveva servito Carlo VIII nella guerra per la conquista del regno di Napoli. Vittoria Colonna era nata a Marino, nei pressi di Roma, nel 1490. La data di nascita è però contestata poiché alcuni storici la collocano nel 1492. Dopo un’infanzia trascorsa nel castello avito fu destinata ad andare sposa a Ferdinando d’Avalos, marchese di Pescara. Attraverso questo matrimonio Fabrizio Colonna intendeva rendere i suoi servigi di militare a favore degli spagnoli, approfittando dei legami che legavano i d’Avalos con gli iberici. Il Colonna era rimasto deluso dai mancati riconoscimenti da parte del francese Carlo VIII per il suo contributo alla conquista del regno di Napoli. Nel 1501 il papa Alessandro VI, alleato con i francesi, requisì tutti i possedimenti dei Colonna, mentre Fabrizio, con la sua famiglia, era ospite dei d’Avalos a Ischia. I Colonna rimasero nell’isola per un lungo periodo, durante il quale maturò il fidanzamento della figlioletta con Ferdinando Francesco d’Avalos.

Vittoria Colonna celebrò il suo matrimonio con Ferdinando d’Avalos il 27 dicembre del 1509, nel castello aragonese a Ischia, di proprietà della famiglia dello sposo. Il matrimonio fu di un lusso imponente. Ancora oggi viene ricordato nell’isola con una parata commemorativa. I due sposi stabilirono la propria residenza sull’isola verde dove Vittoria abitò fino al 1536.

I due rimasero insieme per poco. Solo due anni dopo il matrimonio Ferdinando si arruolò nell’esercito della lega antifrancese voluta da papa Giulio II a cui aderiva anche il regno di Napoli. Con lui si arruolò il suocero Fabrizio Colonna. Nel 1512 i due condottieri parteciparono alla battaglia di Ravenna che si concluse con la sconfitta della lega. Entrambi vennero catturati dai francesi e vengono tenuti prigionieri prima a Ferrara e poi a Milano. Risale a questo periodo uno dei primi componimenti poetici di Vittoria, “L’epistola”, una poesia piena di nostalgia dedicata al marito prigioniero. Ferdinando d’Avalos fu liberato in seguito all’intervento in suo favore di uno dei più potenti nobili milanesi, Gian Giacomo Trivulzio, suo parente acquisito, che pagò un riscatto di seimila ducati.

Vittoria Colonna però non poté godere molto della sua compagnia poiché nel 1513 Ferdinando d’Avalos fu nominato comandante dell’esercito spagnolo alle dipendenze del suo amico e parente Prospero Colonna. Subito dopo, insoddisfatto dell’incarico ricevuto, si recò a Valladolid per incontrare l’imperatore Carlo V per chiedergli il comando supremo del corpo di spedizione spagnolo in Italia.

Nel frattempo Vittoria coltivava la sua passione per la poesia. A Napoli conobbe e fece amicizia con il poeta Jacopo Sannazzaro e con Gaetano di Tarsia. Trasferitasi a Roma per far conoscenza con il papa Leone, ebbe rapporti con vari letterati, tra i quali Pietro Bembo. Nel 1520 ebbe a piangere il decesso del padre, seguito poco dopo da quello della madre. Poiché non aveva avuto figli adottò un giovane cugino del marito, Alfonso del Vasto, curandone l’educazione.

Nel 1525 Ferdinando d’Avalos fu nominato luogotenente dell’imperatore e comandante della spedizione spagnola contro i francesi. Gli spagnoli furono sconfitti nella battaglia di Pavia del 24 febbraio 1525. Purtroppo a dicembre di quell’anno le ferite riportate a Pavia si aggravarono portando alla morte Ferdinando. Vittoria, informata delle gravi condizioni del marito, stava accorrendo a Milano, dove lo stesso si trovava. La notizia del decesso la raggiunse a Viterbo. Il turbamento di Vittoria che era sommamente innamorata di Ferdinando, la fece andare in una profonda depressione. Essa desiderava rinchiudersi in convento. Ne fu dissuasa dalla sua famiglia. Anche papa Clemente VII le consigliò di non entrare in convento, anzi affidò alla marchesa il governo di Benevento, carica che già era del marito defunto.

In seguito i rapporti tra la famiglia Colonna e il papa si raffreddarono e Vittoria decise di ritirarsi nella sua amata Ischia. Questa decisione le risparmiò il drammatico “Sacco di Roma” effettuato dalle truppe luterane dell’esercito tedesco nel 1527. Ebbe modo, dal suo castello ischitano, di aiutare alcuni dei suoi amici romani prigionieri dei lanzichenecchi, pagandone il relativo riscatto. Fu in questo periodo buio che conobbe Juan de Valdes e Bernardino Ochino. I due erano propugnatori di un rinnovamento della chiesa. Erano seguaci del pauperismo francescano e delle teorie di Erasmo da Rotterdam.

Juan de Valdes 1505-1541
Juan de Valdes 1505-1541

Juan de Valdes era nato in Spagna nel 1505. Abitò a Napoli per un lungo periodo. La sua casa sulla riviera a Chiaia era il centro di raccolta di studiosi e ecclesiastici curiosi o adepti delle idee valdesiane. Tra i frequentatori della sua casa vi erano vescovi, arcivescovi e cardinali. Bernardino Ochino, vicario generale dell’ordine dei Cappuccini, era uno dei suoi sostenitori più fedeli, insieme a Pietro Carnesecchi, Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga. Nel 1531 Juan de Valdes fu nominato cameriere segreto di papa Clemente VII. Con la morte di papa Clemente iniziarono i sospetti della chiesa sulla bontà delle teorie erasmiane di Valdes, troppo vicine alla riforma luterana.

Vittoria abitò a Napoli per lunghi periodi, nel palazzo d’Avalos del Vasto, residenza della famiglia del marito, edificio che è situato sulla attuale via dei Mille, profondamente ristrutturato a metà del secolo diciottesimo. In città la Colonna incontrava letterati e uomini della chiesa. Fu seguace convinta delle idee pauperiste e riformatrici di Valdes e di Ochino alle quali, sembra avesse aderito anche Michelangelo Buonarroti. Michelangelo vantava una stretta amicizia con Vittoria, con la quale, oltre a condividerne le idee religiose, ne condivideva le idee artistiche. L’artista la incoraggiava nelle sue composizioni poetiche, che erano testimonianza della sua profonda fede: Le rime spirituali, Pianto della marchesa di Pescara sopra la passione di Cristo, oppure dimostravano l’amore che aveva portato al marito: Sonetti in morte di Francesco Ferrante d’Avalos marchese di Pescara.

Per sfuggire alla peste che colpì l’isola d’Ischia nel 1531 Vittoria si trasferì a Roma dove ebbe modo di misurare la sua fama e la sua influenza sul mondo della chiesa schierandosi a favore dell’ordine dei Cappuccini, in disgrazia presso le prelature romane. I cappuccini, in quel periodo, non godevano di buona fama tra le autorità ecclesiastiche romane a causa della regola francescana che avevano adottato. Quella regola così lontana dal lusso della chiesa di Roma era di cattivo esempio per i fedeli, che avrebbero potuto confrontare le due interpretazioni del vangelo. In quel periodo c’erano fermenti in Italia che portavano a considerare positivamente la riforma luterana che pochi anni prima aveva interessato la chiesa tedesca. La lettura del vangelo di Lutero era, almeno in parte, condivisa dal Valdes, da Ochino e da Michelangelo Buonarroti, oltre che dalla stessa Vittoria Colonna. Questi esponenti del rinnovamento della chiesa furono poi accusati di aver dissimulato la propria adesione alla riforma protestante per non incorrere nelle ire della chiesa e continuare ad influire sulle decisioni del papa.

Nel 1537 Vittoria Colonna si trasferì a Ferrara poiché aveva intenzione di organizzare un suo viaggio in terra santa. In quella città, che pochi anni prima aveva ricevuto la visita di Martin Lutero, c’è un fervore e un fermento che aveva coinvolto anche Renata di Francia, coniuge di Ercole II d’Este, Duca di Ferrara. Un po’ per la salute malferma, un po’ perché era pienamente coinvolta nel risveglio culturale della città, Vittoria abbandonò il proposito di recarsi in Terra Santa. A causa del clima umido di Ferrara, che influenzava negativamente la sua malferma salute, la poetessa decise di lasciare la città, seguendo Bernardino Ochino nei suoi spostamenti tra Bologna, Pisa e Lucca, dove lo stesso teneva le sue prediche che lo portavano sempre più vicino a Martin Lutero. Ormai il gruppo riformista che si era formato attorno a Juan de Valdes era sotto sorveglianza della chiesa per il sospetto di eresia.

Iniziarono contrasti tra il papa Paolo III, della famiglia Farnese, e Ascanio Colonna, fratello di Vittoria. Il papa accusò i Colonna di aver favorito in qualche modo il sacco di Roma. Vittoria cercò di ricucire buoni rapporti tra Ascanio e Paolo III. Favorì il matrimonio tra il nipote Fabrizio e Vittoria Farnese, per sancire la pace tra le due famiglie. Motivo della definitiva rottura fu l’istituzione della tassa sul sale che Ascanio, in virtù di un antico privilegio, rifiutò di corrispondere alle cassa papali. Nel 1541 si arrivò allo scontro militare tra i due. Ascanio venne sconfitto dalle truppe papaline a Paliano. Tutti i beni dei Colonna vennero requisiti dal papa. Vittoria, che alla fine aveva parteggiato per il fratello, ritenne prudente allontanarsi da Roma recandosi a Orvieto, per poi spostarsi a Viterbo.

In questa città la poetessa fece la conoscenza di Reginald Pole, un cardinale inglese, simpatizzante delle teorie del Valdes. Reginald Pole aveva combattuto lo scisma anglicano e, per non aderire allo stesso, si era trasferito a Roma. Nel 1541 Il papa inviò il cardinale Gasparo Contarini, buon amico della Colonna e del cardinale Pole, alla dieta di Ratisbona, dove lo stesso tentò la riconciliazione con tra i cattolici e i protestanti. Venne stipulata una bozza di accordo che in parte riconosceva la teoria della giustificazione propugnata dagli esponenti protestanti. Contarini inviò la bozza a Vittoria Colonna e a Reginald Pole, che la trovarono accettabile, perché la presentassero al papa. Paolo III fu irremovibile nel rifiutare l’accordo che, a suo dire, comprometteva la teoria della “salvezza attraverso le opere” della dottrina cattolica. Con questo rifiuto Paolo III determinò lo scisma definitivo tra protestanti e cattolici.

Il sostegno all’accordo con i protestanti portò il papa e la curia romana a sospettare sempre di più del gruppo dei seguaci di Valdes. Nel 1542 Bernardino Ochino venne accusato di eresia. Poiché la Colonna e il Pole presero le distanze dalle sue posizioni più estremiste, non gli restò altro da fare se non fuggire in Svizzera, nazione completamente riformata, dove fu accolto da Calvino. Ochino divenne pastore protestante nella città di Ginevra, si sposò con una italiana ed ebbe cinque figli.

Ormai la salute di Vittoria era minata dai malanni e nel 1544 tornò a Roma, facendosi ospitare nel convento di S. Anna. In città incontrò Michelangelo e si rinsaldò l’amicizia tra i due. Gli ultimi anni di vita della marchesa furono contraddistinti da devozione e riverenza nei suoi confronti da parte di tutti i suoi numerosissimi conoscenti. Michelangelo le donò alcuni suoi disegni. Trascorse gli ultimi giorni di vita nella casa romana di Giulia Colonna, dove si spense il 25 febbraio del 1547.

Dopo la morte Vittoria Colonna fu inquisita dal tribunale ecclesiastico per sospetto di eresia. Probabilmente la sua dipartita la salvò da un processo e da una condanna. Molti dei suoi amici presero le distanze da lei per non essere coinvolti nei sospetti. Michelangelo, che le fu fedele fino alla fine e anche dopo, la raffigurò nel quadro della “crocifissione” nel personaggio della Maddalena.

Nonostante i sospetti di eresia Vittoria Colonna, oltre ad essere stata una delle maggiori poetesse del tempo, fu una protagonista del suo tempo, riuscendo a influenzare, con le sue idee, letterati, filosofi, poeti, oltre a teologi ed esponenti della chiesa.

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Bibliografia:
Giuseppe Pietrocola, Vittoria Colonna (1492-1547), Vasto, Histonium, 1993
Carlo De Frede, Vittoria Colonna e il suo processo inquisitoriale postumo, Napoli, Giannini, 1989
it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_Colonna
Vittoria Colonna, dizionario biografico, treccani.it