Napoli, Mecca del cinema

Naples, Mecca of cinema (Read English Version)

L’invenzione del cinema vide Napoli in prima linea. La città divenne una piccola Hollywood. Venivano girati più film nei teatri di posa e nelle strade di Napoli che in tutto il resto d’Italia. L’avvento del sonoro e la creazione di Cinecittà furono la causa del trasferimento delle case di produzione a Roma.

I fratelli Lumiere, due francesi figli di un fotografo, inventarono nel 1895 una macchina in grado di effettuare sia le riprese cinematografiche che le proiezioni in sala. Dopo pochi anni, a seguito di un intenso lavoro di perfezionamento della loro invenzione, crearono il cinema come lo conosciamo adesso. I Lumiere continuarono nelle loro invenzioni creando nel 1907 la pellicola a colori. Fondarono un’industria che, sfruttando i loro numerosi brevetti, produceva pellicole e attrezzature cinematografiche e fotografiche. In seguito la società Lumiere confluì nella Ilford.

Il cinema dei Lumiere arrivò a Napoli dopo soli tre mesi dalla sua invenzione. Ma già in città qualcuno aveva brevettato qualcosa di simile alla macchina dei fratelli Lumiere. Menotti Cattaneo aveva ideato la sua macchina delle ombre animate. La superiorità e la forza industriale dei Lumiere ebbe subito la meglio.

I Lumiere in quei primi anni girarono anche alcune pellicole in città tra cui “Via Marina e Santa Lucia”. Non furono soli, molti fotografi e imprenditori napoletani, intuendo il successo che avrebbe avuto questa nuova invenzione, si lanciarono anima e corpo nell’impresa di creare film e di costruire sale dove proiettare questi film.

Il Salone Margherita, inaugurato nella Galleria Umberto nel 1890, che era nato per presentare spettacoli di Café Chantant nel periodo d’oro della Belle Epoque italiana, adattò la sua sala anche per la proiezione dei film. Le prime proiezioni cinematografiche, che si ebbero nel Salone Margherita, riguardarono pellicole girate a Napoli, prodotte dall’impresa Lumiere. Sempre nella Galleria Umberto fu aperta la seconda sala cinematografica napoletana, una delle prime italiane, dall’industriale cinematografico Mario Recanati.

Negli anni seguenti furono numerose le sale di proiezione che iniziarono la loro attività in città. Tra queste ci fu la Sala Iride, un cinematografo situato in via A. Poerio, vicino all’antica stazione centrale di Napoli, che è tuttora funzionante. Menotti Cattaneo, dopo il fallimento della sua macchina da cinema, aveva creato il suo cinematografo in un capannone di legno a via Foria.

Nacque il cinema Marconi in piazza Cavour, seguito dal cinema teatro Odeon, in piazza Sannazzaro, funzionante fino agli anni settanta del ‘900. Il Caffè Gambrinus, famoso negli anni della Belle Epoque, aveva la sua sala cinematografica nei locali che affacciavano su piazza Plebiscito. Nel secondo dopoguerra questi locali furono occupati da una agenzia del Banco di Napoli. Solo recentemente sono stati restituiti allo storico Caffé Gambrinus.

Al Vomero sorsero la Sala Floridiana, nei presso dell’omonimo parco, il cinema Vomero e il cinema Regina.

Numerosi cinematografi furono attivi fino alla seconda metà del secolo scorso. Poi la concorrenza della televisione costrinse alla chiusura molte di queste sale. Oggi sopravvivono pochissime sale tipo tradizionale, soppiantate dai multicinema dove sono proiettati diversi film in contemporanea nelle varie sale e salette per soddisfare le diverse preferenze degli spettatori. Ultimamente le macchine da proiezione e le tradizionali pellicole sono state sostituite da moderni proiettori che utilizzano supporti elettronici e internet al posto della pellicola.

In breve Napoli divenne un luogo di produzione cinematografica. Era la Hollywood italiana. Nel periodo d’oro del cinema muto in città venivano prodotti la metà dei film italiani. Le altre due città con significative produzioni erano Torino e Roma.

Case di produzione di film muti

Partenope Film
Una delle prime case di produzione partenopee fu la Fratelli Troncone. Fu fondata nel 1906 da Guglielmo, Roberto e Vincenzo Troncone. Dopo qualche anno prese il nome di Partenope Film. Aveva la sua sede e i teatri di posa al Vomero, in una villetta di via Solimene. Nell’ampio giardino della villa fu costruito un capannone che fungeva da teatro di posa della casa cinematografica.

Inaugurò la sua attività producendo il documentario “Eruzione del Vesuvio” che riscosse un grande successo. Proseguì la produzione ingaggiando i migliori attori napoletani dell’epoca: Vincenzo Scarpetta, Giuseppe D’Alessio, Jole Bertini, Italo Guglielmi, nome d’arte di Guglielmo Troncone.

Dopo il successo del primo documentario produsse il film “Marito distratto e moglie manesca” (1910) con Vincenzo Scarpetta nella parte del marito distratto. Seguirono “Primavera di lacrime” del 1911 regia di Giovanni Pastrone con Jole Bertini e Francesco Corbinci, “Fenesta ca lucive” (1914) con la regia di Roberto Troncone e la partecipazione dell’altro fratello Troncone, Italo Guglielmi, e altri numerosi film.

Dopo la prima guerra mondiale la produzione della casa subì un rallentamento. Nel 1919 furono girati “Dalila” e “Nennella”. L’ultima produzione dalla Partenope Film fu “Fenesta ca lucive” che non ebbe successo e contribuì alla chiusura della casa di produzione che avvenne nel 1926.

Polifilms
Nel 1912 nacque la Di Luggo & C., una casa di produzione cinematografica fondata da Giuseppe Di Luggo che aveva i suoi stabilimenti al Vomero, in via Cimarosa, angolo con via Aniello Falcone. Nel 1914 prese il nome di Napoli Film, per poi trasformarsi in Polifilms.

La Polifilms produsse alcune importanti pellicole: “Le avventure di un giornalista” di Aldo Molinari, “Guerra redentrice” con la regia di Eduardo Bencivenga. Chiuse la sua attività nel 1918 dopo aver prodotto i film “Una peccatrice”, che aveva come protagonista Leda Gys, e “Sole” sempre con Leda Gys e con Giovanni Grasso.

I film di quell’epoca, prodotti a Napoli, rappresentavano per lo più storie di vita cittadina, le stesse storie che poi furono riprese dagli autori delle “sceneggiate”. Anzi per molti anni si ebbe uno stretto connubio tra la sceneggiata, che veniva presentata dal vivo prima del film nei cinema dove era stato creato un piccolo palcoscenico davanti al telo di proiezione, e il film che, il più delle volte, aveva come soggetto una simil sceneggiata con i classici protagonisti “Isso, essa e o malamente”. A Torino e a Roma i film avevano un respiro più ampio e spesso venivano prodotti i cosiddetti Kolossal come “Gli ultimi giorni di Pompei”. Una caratteristica che si ebbe solo in alcune sale napoletane era rappresentata dal doppiaggio dal vivo. Il film muto veniva in pratica sonorizzato da due attori che ai lati del telo recitavano le battute dei protagonisti del film.

Dora Film
Nel 1905 la salernitana Elvira Coda Notari fondò a Napoli la Film Dora, un laboratorio dove venivano colorati i fotogrammi delle pellicole, uno ad uno, per creare il cinema a colore. Ben presto la Notari trasformò il suo piccolo laboratorio in una casa di produzione cinematografica, la Dora Film. Nel suo lavoro fu coadiuvata dal marito fotografo Nicola Notari. In seguito intervennero nella produzione anche i suoi due figli Dora e Eduardo.

Elvira Notari con il marito Nicola Notari Foto tratta da Kinomata. La donna nel cinema, a cura di Annabella Miscuglio e Roni Daoupulo, Dedalo Libri, 1980
Elvira Notari con il marito Nicola Notari Foto tratta da Kinomata. La donna nel cinema, a cura di Annabella Miscuglio e Roni Daoupulo, Dedalo Libri, 1980

Elvira Notari, che era la regista dei film prodotti dalla Dora Film, fu l’inventrice del neorealismo. Elvira utilizzava persone prese dalla strada come protagonisti e attori delle sue produzioni. Spesso era la stessa Elvira che recitava insieme al suo figlioletto che interpretava la parte di un bambino, Gennarino. Questi film, i cui fotogrammi erano colorati a mano, erano veri e propri musical dove, durante la proiezione, venivano eseguite canzoni da cantanti accompagnati da piccole orchestrine che fungevano da colonna sonora dei film. Nacque la figura del “cantante appresso”, cioè che seguiva la pellicola nei vari cinema per accompagnare la proiezione con le canzoni in voga in quel momento.

Elvira Notari fondò anche una scuola di recitazione dove erano messi al bando gli eccessi manieristici tipici del cinema muto delle dive del momento Lyda Borelli e Francesca Bertini. Anticipò la recitazione essenziale del neorealismo degli anni cinquanta.

La Dora Film esportò molti film in America dove questi avevano un grande successo tra il pubblico degli emigranti italiani. Attraverso i film della Notari gli emigranti potevano rivivere i luoghi di origine così come loro li ricordavano.

Tra i film prodotti dalla Dora ricordiamo: “La Medea di Portamedina”, “Sperduti nel buio” di Roberto Bracco e la famosissima “Assunta Spina” interpretata dalla diva del cinema muto Francesca Bertini, che iniziò la sua carriera di diva girando film per produttori napoletani, prima di trasferirsi a Roma, negli stabilimenti di Cinecittà.

Dopo sessanta film prodotti, gli scontri con il regime fascista, che mal sopportava la riproposizione naturalistica della “vita vera” dei film dalla Notari, insieme con il nascente cinema sonoro, che comportava alti costi di produzione, determinarono nel 1930 la cessazione dell’attività della Dora Film e il ritiro a vita privata di Elvira Notari.

Lombardo Film (Titanus)
Il napoletano Gustavo Lombardo fu uno dei pionieri del cinema italiano. Nel 1904, a diciannove anni, abbandonò gli studi per dedicarsi alla nuova arte. Acquisì varie rappresentanze cinematografiche fondando una società per la distribuzione dei film ai cinema della città partenopea. Dopo pochi anni fondò la sua casa di produzione che in un primo momento prese il nome di SIGLA (Società Italiana Gustavo Lombardo Anonima). Lombardo riuscì ad ottenere la distribuzione esclusiva dei film di Charlie Chaplin nel centro-sud Italia.

Nel 1919 rilevò gli stabilimenti vomeresi della Polifilms in via Cimarosa, creando la società Lombardo Film. Iniziò a produrre film che venivano girati nei teatri di posa di via Cimarosa. Gli esterni venivano effettuati in un vicino parco-giardino di una villa in via Luca Giordano. Nel frattempo acquisì numerose sale cinematografiche creando un gruppo che comprendeva sia la produzione che la proiezione in pubblico dei film.

Lombardo ingaggiò gli attori che precedentemente avevano lavorato per la Polifilms, tra cui l’attrice Leda Gys che diventerà la protagonista dei suoi film e che sposerà nel 1932. Tra i film di questo periodo che furono prodotti dalla Lombardo Film troviamo: “I figli di nessuno”, “La trappola”, “Napoli è una canzone” regia di Eugenio Perego con Leda Gys e Angelo Ferrari.

Nel 1928 la Lombardo Film si trasformò in Titanus, e trasferì la sua attività nei nuovi stabilimenti cinematografici di Cinecittà a Roma, voluti dal fascismo per concentrare nella capitale la produzione cinematografica italiana, potendo così più facilmente controllare la produzione delle pellicole e dei cinegiornali che venivano diffusi nelle sale tra il primo e il secondo tempo dei film.

La Titanus allargò il suo respiro produttivo a livello nazionale. Tra i film prodotti ci fu “Fermo con le mani” la prima interpretazione cinematografica di Totò. Fu il primo di una lunga serie di pellicole in cui partecipò l’attore napoletano. La società riuscì ad attraversare il secondo periodo bellico senza grosse difficoltà. Negli anni ‘50 la direzione della Titanus passò da Gustavo Lombardo al figlio Goffredo.

* * *

Nella seconda metà del secolo scorso tutte le case di produzione napoletane avevano chiusi i battenti per la mancanza dei grossi capitali necessari per finanziare i film sonori, a eccezione della Titanus che si era trasferita a Roma, approfittando delle agevolazioni finanziarie che furono concesse dal regime fascista.

Il contributo di Napoli al cinema non si concluse con la sparizione delle case di produzione, ma continuò fornendo al mondo della celluloide registi e attori di grande levatura. La stessa città fece da scenografia a tantissimi film.

Film

Carosello napoletano
Il film “Carosello napoletano” fu girato nel 1954 a Napoli con la regia di Ettore Giannini e con la partecipazione di un cast di grandi attori, oltre al corpo di ballo del teatro del Principato di Monaco. Ebbero un ruolo nel film Leonide Massine, famoso attore ballerino che ebbe il ruolo di Pulcinella, Paolo Stoppa, Tina Pica, Sophia Loren, il cantante Giacomo Rondinella, e poi Dolores Palumbo, Agostino Salvietti, Vittorio Caprioli e tanti bravi caratteristi napoletani. Fu un film corale dove le riprese esterne ebbero il sopravvento. La scena interpretata dal Balletto di Monaco fu girata nel porto, davanti alla stazione marittima, altre riprese furono effettuate a piazza Trieste e Trento e a Santa Lucia. Fu il primo e unico vero film “musical” italiano. Gli altri film del genere furono i cosiddetti “musicarelli” che rappresentavano una storia leggera sulla falsariga musicale di una canzone di successo.

Le quattro giornate di Napoli
Fu girato dal regista Nanni Loy nel 1962 con la partecipazione di Luigi De Filippo, Aldo Giuffrè, Lea Massari, Jean Sorel, Gian Maria Volonté. Raccontò la ribellione all’occupazione tedesca da parte del popolo partenopeo durante le “Quattro giornate di Napoli”, dal 27 settembre al 30 settembre del 1943. Un film duro e commovente dedicato alla memoria di Gennarino Capuozzo, un bimbo di 11 anni che perse la vita lanciando una bomba a mano contro un carro armato tedesco. Gennarino fu insignito della più alta decorazione italiana, la medaglia d’oro al valor militare (alla memoria). Vi furono rappresentate le varie fasi dell’insurrezione, dalla fuga dal riformatorio dei piccoli scugnizzi, tra i quali Gennarino Capuozzo, che si unirono ai ribelli combattendo contro i blindati tedeschi, agli scontri avvenuti al Vomero dove lo studente del liceo Sannazzaro, Adolfo Pansini, perse la vita, alla barricata eretta in via Arenaccia dove i carri armati tedeschi furono affrontati e fermati da cittadini armati di soli fucili e bombe a mano.

Ricomincio da tre
Fu il primo film diretto e interpretato da Massimo Troisi. Con questo film Massimo raggiunse una notorietà nazionale. Narra la storia di Gaetano (Massimo Troisi), un giovane disoccupato di San Giorgio a Cremano (Napoli), che stanco della vita di provincia, decide di fare un viaggio a Firenze (non come emigrante ma come turista). A Firenze incontra una giovane scrittrice, Marta (Fiorenza Marcheggiani) di cui si innamora. Nella città medicea viene raggiunto dall’amico di sempre, Lello (Lello Arena). Il film è intriso di una comicità surreale, ed è recitato da Massimo Troisi con un dialetto napoletano reso comprensibile anche al pubblico non partenopeo. Il film fu premiato con due David di Donatello e tre Nastri d’Argento.

Registi e attori

Vittorio De Sica
Uno dei registi e attori che più hanno avuto un ruolo nella cinematografia italiana e partenopea fu Vittorio de Sica. Nacque nel 1901 a Sora, cittadina della Ciociaria che fino al 1861 era appartenuta alla provincia campana di Terra di Lavoro. De Sica si sentiva, si comportava e parlava come un napoletano. Il dialetto partenopeo a inizio secolo era ancora molto diffuso nella cittadina di Sora. Egli fu uno degli inventori del neorealismo e fu anche uno dei fondatori della commedia leggera all’italiana.

Vittorio De Sica negli anni '60
Vittorio De Sica negli anni ’60

Sposò Maria Mercader, un’attrice e nobildonna spagnola. Era la sorella di Ramon Mercader che nel 1940 assassinò Lev Trotsky a Coyoacan in Messico, nell’ambito di un complotto spionistico organizzato dall’unione Sovietica di Stalin per liberarsi del suo avversario politico Trotsky.

De Sica, dopo una lunga gavetta teatrale che lo formò come attore, interpretò, nelle parti di protagonista, una lunga serie di film. Iniziò la sua carriera con alcuni film muti: “Il processo Clemenceau” (1917), “La bellezza del mondo” (1927) e “La compagnia dei matti” (1928) gli ultimi due con la regia di Mario Almirante. Proseguì con una serie impressionante di film, più di 150, durante sessant’anni di carriera. “Roma città libera” (1946), “Pane, amore e fantasia” (1953) con Gina Lollobrigida, “Il conte Max” (1957) con Alberto Sordi, “Il generale Della Rovere” (1959) regia di Roberto Rossellini, “Il giudizio universale” (1961) diretto dallo stesso De Sica, “C’eravamo tanto amati” (1974) di Ettore Scola, sono solo alcuni dei film più importanti a cui de Sica partecipò come attore.

Come regista Vittorio De Sica diresse “Sciuscià” (1946) e “Ladri di biciclette” (1948), due film tra i più significativi del neorealismo. Mentre, appartenente al filone della commedia all’italiana, girò i film “Ieri,oggi e domani” (1963) e “Matrimonio all’italiana” (1964).

Al di fuori di questi schemi stilistici, furono opera del regista due veri e propri capolavori, premiati con l’Oscar: “La ciociara” (1960) con Sophia Loren e “Il giardino dei Finzi-Contini” (1970) con Lino Capolicchio e Dominique Sanda. Circa 30 film furono diretti da Vittorio De Sica prima del suo decesso avvenuto nel 1974 a Neuilly sur Seine, all’età di 73 anni.

Francesco Rosi
Francesco Rosi, che era nato a Napoli nel 1922, è stato il regista della denuncia sociale. I suoi film hanno evidenziato il sacco edilizio della sua città natale quando era sindaco Achille Lauro. “Mani sulla città” (1963) descrisse lo spaccato di una imprenditoria cittadina tesa allo sfruttamento del suolo al di là di ogni considerazione urbanistica e morale. Un altro film di denuncia nei confronti del potere fu “Salvatore Giuliano” (1962) nel quale venne raccontato l’utilizzo a fini politici del bandito siciliano e la sua eliminazione a Castelvetrano, ucciso, secondo la versione ufficiale, durante un conflitto a fuoco. Negli anni ‘70 diresse “Il caso Mattei” e “Cristo si è fermato a Eboli” con la partecipazione di Irene Papas. Il suo ultimo film fu “La tregua” (1997) di Primo Levi.

Pasquale Squitieri
Un altro regista di origine partenopea fu Pasquale Squitieri. Iniziò la sua attività lavorativa come impiegato del Banco di Napoli, nella filiale di Aversa. Nel 1966 si licenziò dal Banco in seguito a un oscuro episodio relativo al pagamento di un assegno falso, per il quale subì anche una condanna per peculato. Fu a lungo legato sentimentalmente con l’attrice Claudia Cardinale. Nel 1969 fece il suo esordio nella regia con il film “Io e Dio”. I suoi film più significativi furono “I guappi” (1974), “Il prefetto di ferro” (1977) e “Li chiamarono… briganti” (1999) che narrò il fenomeno del brigantaggio meridionale post-unitario.

Antonio De Curtis (Totò)
Sono numerosissimi gli attori napoletani che nel ‘900 diedero il loro contributo alla cinematografia. Vi furono grandissimi attori comici e caratteristi di alto livello. Tra tutti quelli che hanno contribuito con la loro bravura all’arte cinematografica vi fu in primo luogo Antonio De Curtis, in arte Totò. Egli era nato a Napoli nel 1898 nel popolare rione Sanità. Iniziò la sua carriera come attore teatrale comico. Trasferitosi a Roma venne ben presto chiamato a interpretare ruoli comico-brillanti nel cinema. Il suo primo film fu “Fermo con le mani”, film sonoro girato nel 1932, prodotto dalla Titanus di Gustavo Lombardo, con la regia di Gero Zambuto. Dopo la seconda guerra mondiale venne stabilmente impiegato nel cinema. Partecipò a circa 100 film come attore comico protagonista.

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Totò e Mina a Studio Uno nel 1966

Nel 1929 Totò si invaghì di una soubrette, Liliana Castagnola. I due divennero amanti, ma poco dopo Totò la lasciò per seguire la sua compagnia teatrale in giro per l’Italia. Liliana, disperata per l’abbandono, si uccise ingerendo una dose massiccia di Veronal il 3 marzo del 1930. Totò, sconvolto da questa tragedia, fece seppellire Liliana nella tomba di famiglia nel cimitero di Napoli. Conservò fino alla fine un fazzolettino della povera cantante intriso di rimmel e lacrime.

Nel 1957 soffrì di una malattia agli occhi che lo rese quasi cieco. Parzialmente guarito riprese a lavorare. In quel periodo fu chiamato in RAI per partecipare a Studio Uno come ospite d’onore, partecipazione di cui si ricorda un famoso duetto tra il comico e Mina.

Alberto Lattuada lo volle nel suo film del ’65 “La Mangragola”. Uno degli ultimi lavori di Totò fu la partecipazione come protagonista nel film “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini con il quale, con il favore unanime della critica, vinse il Nastro d’Argento. Concluse la carriera con “Operazione San Gennaro” con Nino Manfredi, “Le Streghe” di Pasolini e “Capriccio all’italiana” di Steno.

Sophia Loren
E’ un’icona internazionale della napoletanità. Sofia Villani Scicolone, in arte Sophia Loren, nacque a Pozzuoli, a pochi chilometri da Napoli. La sua casa si trovava a pochi passi dalla Solfatara, piccolo vulcano attivo che contribuì a forgiare il suo fiero carattere. La madre Romilda Villani in gioventù aveva frequentato gli ambienti del cinema, ottenendo delle piccole parti in alcuni film, fu anche invitata a Hollywood per fare da controfigura a Greta Garbo, a cui somigliava moltissimo, non poté andare poiché si ritrovò incinta di Sofia.
Al concorso di Miss Italia del 1950 Sophia Loren vinse il premio di Miss Eleganza. Si trasferì a Roma con la famiglia, riuscendo a ottenere le prime particine in alcuni film.

Nel 1951 conobbe il produttore cinematografico Carlo Ponti, che la fece entrare nel cinema dalla porta principale. Partecipò ai film “Carosello napoletano” (1954) e “L’oro di Napoli” nel quale interpretava la parte della pizzaiola, una “pizzaiola” che è nella memoria di tutti per la bravura con la quale Sophia la interpretò. Dopo il film “Pane, amore e …” con Vittorio De Sica, che ebbe un grande successo di pubblico, Sophia Loren partecipò, come protagonista, al film “La ciociara” con il quale vinse l’Oscar quale migliore attrice protagonista. Questo film le diede la notorietà internazionale. Seguirono “Matrimonio all’italiana” con Marcello Mastroianni e una lunga serie di film di successo.

Nel 1982 scontò 17 giorni di reclusione nel carcere di Caserta dove si era presentata spontaneamente per scontare la pena inflittale a seguito di una condanna per frode fiscale. Nel 2013 la Corte di Cassazione ha cancellato quella condanna rilevando la sua estraneità alla frode che fu portata avanti dal commercialista a sua insaputa.

Nel 2010 interpretò la miniserie televisiva prodotta dalla RAI “La mia casa è piena di specchi” tratta dal libro omonimo, scritto dalla sorella Maria Scicolone, che racconta la vita della madre Romilda interpretata da Sophia, e delle due figlie Sophia e Maria.

Nel 1991 ottienne un secondo Oscar alla carriera. Non si contano gli altri riconoscimenti che gli sono stati assegnati, tra cui ben 9 David di Donatello.

Massimo Troisi
Nacque a San Giorgio a Cremano nel 1953. Il padre era ferroviere. Da giovane formò il gruppo teatrale RH-Negativo con i suoi amici, tra cui Lello Arena e Enzo Decaro. Nel 1976, a causa di una malformazione cardiaca, si recò a Houston dove venne operato. Nel 1977 il gruppo, ridenominato “La smorfia”, ebbe il primo ingaggio al teatro San Carluccio di Napoli. “La smorfia” fu chiamata a esibirsi in RAI dove presentò alcuni sketch in vari programmi televisivi, riscuotendo un buon successo di pubblico.

Troisi e Benigni nella scena della lettera a Savonarola - Woven branches - Bluray disc
Troisi e Benigni nella scena della lettera a Savonarola – Woven branches – Bluray disc

Nel 1981 girò il film “Ricomincio da tre” nel quale curò la regia e la sceneggiatura, recitando anche la parte del protagonista Gaetano. Dopo qualche anno diresse il film “Scusate il ritardo”, titolo che si riferisce al ritardo con il quale presentò il film dopo il primo successo. A questo fece seguito “Non ci resta che piangere”, girato con Roberto Benigni, ambientato in un paese toscano in età medioevale. Il suo ultimo film, prima del suo prematuro decesso a causa di un attacco cardiaco, fu “Il postino” (1994) tratto dal romanzo di Skarmeta “Il postino di Neruda” con la regia congiunta di Michael Redford e Massimo Troisi, dove interpretò la parte del postino, con Philippe Noiret nella parte di Neruda e Maria Grazia Cucinotta in quella di Beatrice, fidanzata del postino.

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Bibliografia:
it.wikipedia.org/wiki/Polifilms
it.wikipedia.org/wiki/Partenope_Film
it.wikipedia.org/wiki/Elvira_Notari
it.wikipedia.org/wiki/Titanus
it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_De_Sica
Maria Mercader, La mia vita con Vittorio De Sica, edizioni Mondadori, 1978
it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Rosi
it.wikipedia.org/wiki/Sophia_Loren
napolihistory.com/toto-il-principe-della-risata/
napolihistory.com/massimo-troisi-ricomincio-da-tre/

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