Il muro di Berlino

Berlin wall (Read English version)

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Nel 1961 il regime comunista che governava la Germania Est decise di costruire un muro per isolare Berlino ed evitare le fughe di cittadini tedesco-orientali in occidente. Il muro fu abbattuto nel 1989, in seguito alla Perestroika di Gorbaciov.

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La sconfitta della Germania nella II Guerra Mondiale determinò l’invasione del territorio tedesco da parte delle potenze vincitrici. La Germania Occidentale (Repubblica Federale di Germania) fu divisa in zone d’influenza tra la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. La Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca), invasa alla fine del conflitto mondiale dalla Russia, rimase sotto stretto controllo dell’Unione Sovietica. Mentre nella parte ovest della Germania le tre zone di influenza erano unificate in un unico stato, il lato orientale si era costituito in una entità statale formalmente indipendente ma di fatto sotto controllo militare e politico del regime comunista sovietico.

Anche Berlino presentava zone di competenza. La città fu suddivisa in quattro zone: Francese, Inglese, Statunitense e Sovietica. Berlino era comunque situata tutta all’interno della Repubblica Democratica Tedesca. Era una enclave che godeva di un particolare status. Le zone di influenza occidentale di Berlino rappresentavano un’isola di libertà. La Berlino occidentale aveva stretti contatti con la Repubblica Federale di Germania che si era data come capitale provvisoria la città di Bonn, in attesa della auspicata riunificazione del suo territorio. La parte orientale di Berlino era invece sotto lo stretto controllo dell’esercito russo. Il sobborgo di Berlino, Pankow, divenne la capitale della Repubblica Democratica Tedesca.

Durante il conflitto, negli ultimi giorni di resistenza della Germania, le forze alleate di Francia, Inghilterra e Stati Uniti, provenienti dalla Francia e dal Belgio, cercarono di affrettare la loro avanzata per occupare quanto più territorio possibile. Cercarono di inglobare nell’occupazione anche Berlino. Dall’altro lato la forze russe avevano lo stesso obiettivo. Alla fine la maggior parte del territorio fu controllato dalle forze alleate, ma non fu possibile salvare Berlino, che si ritrovò all’interno del territorio occupato dai russi, anche se la parte più popolosa della città rimase sotto controllo occidentale.

Per garantire i collegamenti tra Berlino e la Germania Occidentale erano stati creati tre corridori aerei, in base agli accordi di occupazione. Inoltre, di fatto, esisteva anche un collegamento stradale e una linea ferroviaria con la Germania Federale il cui confine distava circa 160 chilometri dalla città.

Fino al 1961 Berlino rimase unita, anche se di fatto aveva due diverse amministrazioni. I mezzi pubblici e la metropolitana collegavano tutti i quartieri di Berlino. A partire dalla fine del conflitto il trasferimento di cittadini che fuggivano da Berlino Est si fece sempre più intenso. Questa fuga di persone assottigliava sempre di più la presenza di Berlinesi dal lato est della città. Furono circa 2.500.000 i tedeschi che prima del 1961 passarono dall’est all’ovest.

Per mettere fine a questa continua emorragia di abitanti le autorità di governo della Repubblica Democratica, in accordo con le autorità sovietiche, decisero di circondare con una barriera la parte “libera” di Berlino. Nonostante che il 15 giugno 1961 Walter Ulbricht, capo di stato della Repubblica Democratica, avesse affermato che non era in programma la costruzione di un muro tra le due Berlino, nella notte del 12 agosto dello stesso anno iniziò la costruzione di una barriera fatta di filo spinato. Dopo pochi giorni gli operai dell’est iniziarono a innalzare un vero e proprio muro fatto con elementi prefabbricati di cemento rinforzato con tondini di acciaio. Il muro, una volta completato, misurava 155 chilometri di lunghezza e circondava interamente Berlino Ovest.

C-47 a Tempelhof Berlino duranto blocco 1948 - US Army Photo
C-47 a Tempelhof Berlino duranto blocco 1948 – US Army Photo

Già nel 1948 Berlino era stata completamente bloccata dai russi, che impedirono il passaggio di merci e persone via terra tra la Germania Ovest e la città. Il presidente americano Harry Truman non volle correre il rischio di una forzatura del blocco con una colonna militare. Utilizzò un gigantesco ponte aereo, profittando dei tre corridori previsti dall’accordo di occupazione. Il blocco durò quasi un anno, durante il quale i rifornimenti di merci e gli spostamenti di persone furono assicurati dagli aerei, decine e decine, forniti da tutti i paesi alleati, che atterravano nel piccolo aeroporto cittadino di Tempelhof. Lo scalo appariva come una strada in ora di punta, visto il numero di atterraggi e decolli che si ebbero durante il blocco. Questo episodio è comunemente considerato il momento dell’inizio della guerra fredda tra i due blocchi.

La costruzione del muro riuscì a diminuire drasticamente le fughe ma fu una catastrofe nei confronti dell’opinione pubblica mondiale. Veniva certificata la illiberalità del regime sovietico, che non permetteva la libera circolazione dei suoi cittadini. Inoltre certificava anche l’inferiorità del sistema sociale, poiché tanti cittadini sottoposti a tale regime desideravano fuggire nel mondo occidentale.

Il muro attraversava la città dividendo le vie di comunicazione. La linea metropolitana subì interruzioni in corrispondenza dei passaggi di confine. Alcuni palazzi si trovarono con il portone che dava su Berlino Est e la facciata principale su Berlino Ovest. La finestre a piano terra che davano a ovest furono murate.

Subito si delineò uno scontro tra i due blocchi. Comunque il presidente John Kennedy e gli altri capi di stato non andarono oltre la protesta ufficiale. Krusciov voleva che gli fosse permesso il riconoscimento formale della DDR (Repubblica Democratica Tedesca). Cosa che i paesi occidentali che occupavano la Germania si rifiutarono di concedere, anche dietro la spinta di Konrad Adenauer, capo del governo della Repubblica Federale di Germania, e di Willy Brandt, giovane sindaco di Berlino. Un riconoscimento della DDR da parte sovietica, avrebbe certificato la divisione permanente della Germania.

Costruzione muro Berlino 1961 - National Archives
Costruzione muro Berlino 1961 – National Archives

Con la costruzione del muro furono lasciati pochi checkpoint aperti tra le due Berlino. Il più importante era il Checkpoint Charlie. Attraverso questo varco passavano i militari e le autorità civili dei paesi alleati. Essi avevano diritto alla libera circolazione in base all’accordo di occupazione stipulato alla fine del conflitto per regolare i rapporti tra i quattro paesi occupanti.

A ottobre si verificarono diversi casi nei quali le guardie di confine della Germania Est (Vopos) pretesero di controllare la documentazione delle autorità civili in borghese che attraversavano il Checkpoint Charlie, che era quello che comunemente usavano sia i militari che i civili alleati. Poiché questo era contro gli accordi, ci fu una veemente protesta da parte del comandante delle forze statunitensi, il generale Lucius Clay. Dalla DDR risposero che solo i militari in divisa avrebbero potuto attraversare liberamente il confine.

Il generale Clay, dopo aver ottenuto il permesso del presidente Kennedy, dispose il dispiegamento di carri armati davanti al checkpoint a protezione della libera circolazione dei propri funzionari. Alle 10 del 25 ottobre del 1961, in seguito all’ennesimo controllo di un funzionario civile statunitense, 10 carri armati americani si schierarono davanti il varco Charlie con i cannoni puntati in direzione dei militari dell’Est Germania. I primi due carri armati erano dotati di potenti pali meccaniche in grado di abbattere le barriere e il muro circostante.

Ci furono convulse consultazioni tra le autorità della DDR e i dirigenti sovietici. Krusciov era convinto che gli Stati Uniti non avessero l’intenzione di provocare scontri, che probabilmente sarebbero sfociati in un conflitto, difficilmente contenibile localmente.

Le autorità sovietiche decisero di replicare allo stesso modo. Alcuni carri armati si avvicinarono al posto di confine schierandosi contro i carri statunitensi, anche loro con i cannoni puntati. Comunque i carristi uscirono dai carri trattenendosi nei pressi, mostrandosi allegri e gioviali. Evidentemente così erano stati istruiti. Un diplomatico occidentale, con la scusa di chiedere alcune informazioni, si avvicinò ai carristi accertandosi della loro nazionalità russa.

Robert Kennedy intanto aveva preso contatto con un funzionario dell’ambasciata sovietica di Washington. Sia i russi che gli americani tutto volevano meno che scoppiasse un conflitto a causa del muro di Berlino. Ci fu tra i due paesi un accordo per diminuire la tensione militare. Il 28 ottobre i sovietici ritirarono i loro carri armati in una zona più lontana, celata agli occhi degli americani. Dopo di ciò anche gli americani fecero la stesso cosa ritirando i loro carri. Questo accordo fu un implicito riconoscimento da parte degli Stati Uniti della situazione di fatto che si era determinata.

Il 26 giugno del 1963 John Kennedy fece una visita ufficiale a Berlino. In quella occasione pronunciò, affacciato al balcone del municipio, un discorso pieno di riconoscimenti al coraggio dei berlinesi che si trovavano sotto minaccia delle forze sovietiche. Alla fine del suo discorso rivolto ai cittadini della città disse: -And, therefore, as a free man, I take pride in the words “Ich bin ein Berliner.”- (E quindi, come un uomo libero, mi vanto di dire “Io sono un berlinese”). Seguì anche una scherzosa polemica poiché, secondo alcuni, Kennedy, mettendo l’articolo indeterminativo davanti a Berliner, aveva detto “Io sono un Krapfen” ossia un dolce molto diffuso in Germania, che in alcune località viene familiarmente chiamato Berliner. Secondo i linguisti tedeschi invece la frase di Kennedy fu corretta, l’articolo indeterminativo era necessario per dare enfasi all’affermazione.

Furono circa cinquemila i cittadini di Berlino Est che riuscirono a fuggire a Berlino Ovest. 138 furono quelli uccisi dalle guardie Vopos mentre tentavano di scappare. Molti furono quelli che attraversarono il confine attraverso decine di tunnel scavati di nascosto tra la parte orientale e quella occidentale della città. Nel 1962, con il tunnel degli “anziani”, 13 persone anziane riuscirono a raggiungere la libertà. Nel 1964 furono ben 57 le persone che riuscirono a fuggire attraverso il tunnel che poi fu chiamato “57”, nella fuga dall’Est più clamorosa e numerosa. Il tunnel riuscì a rimanere segreto per il tempo necessario affinché due gruppi di persone, in due notti successive, riuscissero ad attraversarlo, raggiungendo Berlino Ovest.

Un caso particolare fu la vicenda di una famiglia berlinese. Il primo dei fratelli, Ingo, che era stato guardia di frontiera, organizzò la sua fuga in un luogo che aveva ben conosciuto in ragione del suo servizio. Nel 1975, insieme a un amico scavalcò il reticolato e attraversò un campo minato sulla sponda del fiume Elba nei pressi di Wittenberg, dove il fiume segnava il confine tra la parte Est e la parte Ovest della Germania. Con un materassino gonfiabile guadò il fiume e raggiunse l’occidente. Il secondo fratello, Holger, dopo la fuga di Ingo, iniziò a esercitarsi con il tiro con l’arco. Nel 1983, quando divenne abbastanza bravo nel tiro, raggiunse uno dei palazzi più alti che si trovava di fronte al muro di Berlino. Dal terrazzo del palazzo scagliò una freccia che superò il muro e si andò a conficcare in un luogo dove c’era il fratello Ingo ad aspettare. Alla freccia era legato un filo di acciaio. Ingo legò il filo alla sua auto. Henger si aggrappò con le mani a una piccola carrucola e si lasciò scivolare lungo il filo superando il muro. Ingo e Henger iniziarono a esercitarsi nel pilotaggio di aerei. Nel 1989, prendendo il volo da Berlino Ovest con due ultraleggeri sui quali avevano dipinto la stella rossa della DDR, raggiunsero indisturbati la parte Est della città. Atterrarono in un parco pubblico, presero a bordo l’ultimo loro fratello Egbert durante il rullaggio sulla pista improvvisata, riprendendo subito il volo e raggiungendo la parte occidentale della città indisturbati.

Heinz era un austriaco innamorato di una berlinese dell’est. Poiché alla fidanzata era stato negato il permesso di sposarlo in Austria, Heinz ne organizzò la fuga. Nel 1963 si recò a Berlino Est con una decappottabile presa a noleggio. La più bassa che aveva trovato. Segò via il parabrezza con i montanti e tolse la copertura di telo plastificato, sgonfiò parzialmente le ruote. L’auto a questo punto era alta circa 70 centimetri da terra. Nel giorni precedenti era riuscito a valutare l’altezza delle sbarre di confine. Caricò sull’auto la fidanzata e la suocera che si accovacciarono sul pavimento. Guidò tranquillo verso il posto di blocco Charlie. Quando i vopos gli segnalarono di fermarsi per i controlli, Heinz accellerò, si abbassò e riuscì a passare con l’auto al di sotto delle barriere di confine.

Verso la fine del 1989, con la nomina di Gorbaciov a segretario del PCUS, la stretta nei confronti dei cittadini della Germania Orientale cominciò ad attenuarsi. L’Ungheria aveva nel frattempo liberalizzato il passaggio alle frontiere con l’Austria. Un numero considerevole di tedeschi dell’est si recarono in Ungheria attraverso la Cecoslovacchia, dove non c’erano restrizioni alla frontiera, per raggiungere attraverso i suoi confini l’Austria.

L’Ungheria bloccò i tedeschi orientali poiché la libertà di transito con l’Austria era assicurata solo ai cittadini ungheresi. Una folla di tedeschi della DDR che già si trovavano sul suolo ungherese invase le sedi diplomatiche e consolari dei paesi occidentali. Intervenne un accordo tra la Germania Occidentale, l’Ungheria e la DDR. Ai tedeschi che si trovavano in Ungheria fu permesso di raggiungere la Germania occidentale con dei treni che rientrarono nella DDR per poi portare i passeggeri in occidente.

Un’ondata di proteste attraversò la DDR per questa soluzione che favoriva solo alcuni cittadini. Giocoforza il comitato centrale presieduto da Erich Honecker decise di consentire ai propri cittadini di varcare il confine con la Germania occidentale e con Berlino Ovest concedendo dei permessi di transito.

Il 9 novembre del 1989, Gunter Schabowski, ministro della propaganda che aveva ricevuto l’incarico di comunicare la decisione al pubblico, diede la notizia nel telegiornale serale della rete televisiva. Ad una precisa domanda del giornalista, Schabowski affermò erroneamente che la decisione aveva effetto immediato.

Muro di Berlino - Paolos 2006
Muro di Berlino – Paolos 2006

La sera stessa una folla innumerevole di cittadini berlinesi si presentarono ai posti di blocco richiedendo il permesso di attraversare il confine. Era tale la folla che non fu possibile frenarla. Ad un certo punto le sbarre furono aperte e le persone iniziarono a confluire nella parte occidentale della città. I berlinesi dell’ovest uscirono dai bar e dai locali per accoglierli tra grida di giubilo. I bar iniziarono a offrire birra gratis a tutti. Fu una notte indimenticabile per i berlinesi e per il resto del mondo. L’avvenimento fu ripreso in diretta dalle televisioni occidentali. Molti iniziarono con dei picconi ad aprire varchi nel muro. L’opera di abbattimento fu completata nei giorni seguenti con l’ausilio di bulldozer.

L’unificazione ufficiale della Germania avvenne il 3 ottobre del 1990. I Lander tedeschi orientali si ricostituirono, poiché nel regime comunista erano stati trasformati in province, aderendo subito dopo alla Repubblica Federale di Germania.

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(Top Photo: Carri armati US checkpoint Charlie 1961 – US Army Photo)

Bibliografia:
Charlotte Alfred, Muro di Berlino, dieci grandi fughe. …, 8/11/2014 Huffington post
it.wikipedia.org/wiki/Crisi_di_Berlino_del_1961
Frederick Taylor, Il muro di Berlino. 13 agosto 1961-9 novembre 1989, Mondadori, Milano, 2009
it.wikipedia.org/wiki/Blocco_di_Berlino
Bertini, Fabio – Missiroli, Antonio: La Germania divisa, Giunti Editore, Milano 1994,

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