Storia del Banco di Napoli

Story of the Banco di Napoli (Read English version)
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E’ il più antico istituto di credito italiano. Dal 1861 al 1926 fu banca d’emissione del Regno d’Italia, ha stampato banconote per circa 60 anni. Attualmente è parte del gruppo bancario Intesa Sanpaolo.

Le origini

Il Banco di Napoli fu il risultato della fusione tra i vari Banchi e Monti di Pietà che nacquero nel periodo vicereale spagnolo a Napoli, con lo scopo di aiutare i poveri. L’attività di questi Banchi e Monti consisteva nell’erogazione di piccoli prestiti a persone indigenti con la garanzia di un pegno, che poteva essere rappresentato da piccoli gioielli come fede nuziali o medagliette votive, oppure da pezzi di corredo: lenzuola, coperte, tovaglie. Questi pegni venivano consegnati al Monte che li conservava per un certo lasso di tempo. A fronte veniva rilasciata una polizza. Se nel tempo stabilito la polizza, maggiorata di un piccolo interesse, non veniva riscattata, il pegno era venduto all’asta per il recupero dell’importo del prestito. I Monti e i Banchi operavano, nella maggior parte dei casi, nelle città dove era presente un ceto popolare che, sebbene spesso non avesse mezzi di sussistenza, era comunque in possesso di beni mobili da poter dare a garanzia.

I Banchi e Monti di Pietà presenti a Napoli prima del 1794

Banco (o Monte) della Pietà
Il primo banco, che poi confluì nel Banco di Napoli, fu il Banco della Pietà. Esso fu fondato nel 1539 da alcuni nobili napoletani. Iniziò la sua attività concedendo piccoli prestiti garantiti da pegno, per svilupparsi in una vera e propria attività bancaria raccogliendo depositi di denaro. Iniziò a operare in locali situati nella “Giudecca”, nei presi dell’attuale piazza Nicola Amore, per poi trasferirsi all’interno dell’edificio dell’Annunziata, dove ottenne alcuni locali. Poiché l’Annunziata nel 1587 fondò un suo Banco, sfrattò il Monte di Pietà che trovò la sua definitiva sistemazione in un palazzo nell’attuale via san Biagio dei Librai. L’edificio ancora oggi è proprietà del Banco di Napoli. In questa sede ha avuto luogo l’attività di prestito su pegno fino ai nostri giorni.

Banco dei Poveri
Nel 1563 nacque il Monte o Banco dei Poveri. Il Monte aveva lo scopo di concedere piccoli prestiti senza interessi, con garanzia di pegno, alle famiglie dei carcerati della Vicaria, nel cui palazzo ebbe la prima sede. Poco dopo si trasferì presso il convento dei padri teatini e in seguito presso la chiesa di San Giorgio Maggiore. Nel 1616 ebbe la sua sistemazione definitiva in un palazzo di via Tribunali, nei presso dell’edificio della Vicaria. Oggi esso è la sede della Fondazione Banco di Napoli.

Banco della Santissima Annunziata
Il Banco Ave Grazia Plena, poi Banco della Santissima Annunziata, fu fondato all’interno della casa dell’Annunziata dagli stessi nobili che provvedevano all’amministrazione della stessa, per provvedere con i guadagni del Banco alle necessità dell’orfanotrofio e dell’ospedale. In base a studi recenti, già nel 1463 un Banco dell’Annunziata era presente all’interno del complesso. Questo fa del Banco di Napoli, in quanto erede dell’attività dell’antico Banco della SS. Annunziata, l’istituzione creditizia più antica d’Italia. La vita del Banco fu abbastanza travagliata. Nel 1639 subì un considerevole ammanco a causa di un cassiere che emise fedi di credito senza la necessaria copertura. Nel 1702 il Banco fallì. L’edificio in cui fu ospitato è attualmente la sede dell’ospedale pediatrico della SS. Annunziata, facente parte dell’azienda ospedaliera specializzata in pediatria Santobono-Pausillipon.

Banco di Santa Maria del Popolo
A Caponapoli sorge l’antico ospedale degli Incurabili con l’adiacente chiesa di Santa Maria del Popolo degli Incurabili. Nel 1589, all’interno del complesso ospedaliere, fu fondato il Banco di Santa Maria del Popolo, con l’obiettivo di dare conforto economico agli ammalati e alle loro famiglie. Nel 1597 il Banco si trasferì in un palazzo che sorge di fronte alla chiesa di San Lorenzo Maggiore, nella omonima piazza. Attualmente l’edificio è trasformato in un palazzo di civili abitazioni.

Banco dello Spirito Santo
Nel 1562 nacquero due conservatori per la protezione delle fanciulle, uno per quelle di buoni costumi, un altro per le fanciulle che fossero figlie di meretrici o donne di malaffare. La sede era in via Toledo, in un enorme edificio accanto alla chiesa dello Spirito Santo che affaccia sul largo omonimo. Il Banco dello Spirito Santo fu fondato nel 1590 dai promotori dei conservatori delle fanciulle, per finanziare gli stessi. La antica sede è stata di proprietà del Banco di Napoli fino agli anni novanta del novecento. Oggi ospita una agenzia del Banco. Il resto dell’edificio è occupato dalla facoltà di Architettura dell’Università Federico II e da altri uffici universitari.

Banco di Sant’Eligio
Era il Banco dei commercianti di Piazza Mercato. Fu fondato nel 1592 dai nobili confratelli del convento di Sant’Eligio. Con gli utili ricavati dal Banco i confratelli finanziavano le attività caritatevoli che si svolgevano all’interno del complesso: l’ospedale, il conservatorio per le vergini povere che venivano preparate per svolgere la professione di infermiere presso lo stesso ospedale, la chiesa.

Banco di San Giacomo e Vittoria
Nel 1540 fu costruita la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli annessa a un preesistente ospedale. Sia l’ospedale che la chiesa erano destinati a curare il corpo e l’anima dei numerosi spagnoli residenti, essendo Napoli la capitale del vicereame spagnolo. Nel 1597 alcuni nobili iberici, per venire incontro alle necessità finanziarie della popolazione di quella nazione, fondarono il Banco di San Giacomo e Vittoria, con sede all’interno dell’edificio che già ospitava l’ospedale e la chiesa. L’ospedale fu poi abbattuto nel 1817 per costruire l’imponente Palazzo dei Ministeri. Il Banco acquisì la proprietà della parte rivolta verso via Toledo dell’imponente palazzo. La facciata anteriore, che si affaccia su piazza Municipio, ospita il Comune di Napoli e funge da sede del Municipio.

Palazzo Petrucci - IlSistemone 2011 CC BY-SA 3.0
Palazzo Petrucci – IlSistemone 2011 CC BY-SA 3.0

Banco del SS. Salvatore
Nel 1640 nasceva il Banco del Salvatore per l’iniziativa degli arrendatori della gabella sulla farina. Nei primi anni il Banco esplicò la sua attività con l’emissione di fedi di credito a favore dei commercianti di grano e farina. Dopo ampliò la sua attività trasformandosi in una vera e propria banca commerciale, con tutte le operazioni che in quel tempo erano tipiche per le banche. La sua prima sede fu all’interno della chiesa di Santa Maria di Monteverginella, poi in un edificio di fronte alla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. Nel 1697 trovò la sua sede definitiva a Palazzo Petrucci in piazza San Domenico Maggiore, sulla sinistra guardando l’omonima chiesa. Oggi l’edificio è trasformato in civili abitazioni.

Il periodo borbonico

Il periodo in cui regnò Carlo III e il periodo ante rivoluzione francese di Ferdinando IV videro un discreto sviluppo economico del regno di Napoli, con la nascita di diversi opifici all’avanguardia per l’epoca: le seterie, i cantieri navali, le porcellane. In questa felice congiuntura economica i vari banchi partenopei prosperarono accompagnando finanziariamente le iniziative economiche pubbliche e private. Con la rivoluzione francese si ebbe un brusco cambiamento di rotta della politica, imposto dalla regina Maria Carolina, per combattere le idee giacobine nel regno. La gestione e la redditività dei banchi ebbero dei gravi contraccolpi. Nel 1794 Ferdinando IV emise un decreto teso alla fusione dei banchi presenti a Napoli in un unico soggetto che fu denominato Banco Nazionale di Napoli.

Fede di Credito del Principe Raimondo di Sangro
Fede di Credito del Principe Raimondo di Sangro

Tra le operazioni ereditate dalle vecchie istituzioni era presente la “Fede di Credito”, uno strumento creditizio esclusivo del Banco di Napoli, attivo ancora oggi, che permette di disporre un pagamento a favore di una terza persona, con la possibilità di indicare delle condizioni che devono essere verificate dalla banca prima di eseguire il pagamento. Tipicamente fino a pochi anni addietro la “Fede di Credito” veniva utilizzata nelle compravendite immobiliari, dove il venditore, prima di incassare il corrispettivo della vendita, doveva documentare l’avvenuta trascrizione sui registri catastali del rogito notarile, come anche nelle transazioni commerciali marittime, nelle quali la condizione del pagamento era il deposito nei silos portuali della merce a nome dell’acquirente e la consegna della relativa documentazione.

Con il sopraggiungere dei francesi di Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat dopo, il Banco Nazionale di Napoli ebbe una ulteriore riforma. Nel 1806 esso fu diviso in due parti. Il Banco di San Giacomo e Vittoria, con sede nel palazzo dei ministeri (palazzo San Giacomo), ebbe la funzione di Banca di Corte, ovvero di tesoreria pubblica al servizio del regno e dei vari ministeri. Ancora negli anni sessanta del novecento era presente a palazzo San Giacomo, lato sede del Municipio, la tesoreria comunale, ideale erede della Banca di Corte. I restanti sei banchi furono raggruppati con la denominazione Banco dei Privati svolgendo le funzioni di un normale istituto di credito, con sede nel palazzo del Monte della Pietà, in via San Biagio dei Librai.

Cappella del Monte di Pietà - IlSistemone 2013 CC BY-SA 3.0
Cappella del Monte di Pietà – IlSistemone 2013 CC BY-SA 3.0

Nel 1809 Gioacchino Murat volle riunire di nuovo i due Banchi sotto la denominazione di Banco delle due Sicilie, mantenendo l’attività in due sezioni separate: il servizio pubblico presso Palazzo San Giacomo, il servizio privato presso l’edificio del Monte della Pietà. Tra il 1808 e il 1809 si ebbe l’effettiva estinzione, con fusione nella nuova entità, dei vecchi Banchi, che fino ad allora avevano formalmente mantenuto la loro antica veste giuridica.

Con la restaurazione del 1815 Ferdinando I delle due Sicilie conservò intatta la nuova struttura del Banco voluta da Gioacchino Murat. Fu anche istituita una nuova sezione, denominata Cassa di Sconto, che si occupava dello sconto degli effetti cambiari della clientela privata. Nel 1820 il ministro del Tesoro Luigi de’ Medici, appartenente al ramo napoletano dei Medici di Firenze, dispose l’apertura di una seconda tesoreria pubblica nella sede del Banco di Spirito Santo. Anche questa tesoreria fu attiva fino a pochi anni fa.

Dopo i moti del 1848 le filiali di Palermo e Messina si distaccarono dal Banco delle due Sicilie, prendendo la denominazione di Banco Regio dei Reali Domini al di là del Faro, che dopo l’unificazione dell’Italia divenne Banco di Sicilia.

L’unità d’Italia

Con l’unità d’Italia il Banco cambiò la propria denominazione in Banco di Napoli. Nel 1863 un decreto regio diede il diritto di emettere carta moneta al Banco e ad altri cinque istituti di credito: Banca Nazionale del Regno d’Italia (nata dalla fusione tra la Banca di Genova e la Banca di Torino), Banca Nazionale di Toscana, Banca Toscana per le Industrie e il Commercio d’Italia, Banco di Sicilia, dopo il 1870 fu aggiunta la Banca Romana. Solo il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia erano istituti pubblici, le altre erano istituzioni private.

In seguito allo scandalo della Banca Romana fu creata la Banca d’Italia. Essa nacque dalla fusione delle prime tre banche sopracitate, per cui gli istituti di emissione, dopo il fallimento della Banca Romana, furono tre: Banca d’Italia, Banco di Napoli e Banco di Sicilia.

Nel 1926 fu riservata alla sola Banca d’Italia la facoltà di emettere carta moneta. Il Banco di Napoli, Istituto di Credito di Diritto Pubblico, a quell’epoca deteneva nei suoi forzieri oro pari a circa un miliardo di lire di allora. Era una somma stratosferica, superiore alle riserve di tutte le altre banche ex di emissione messe insieme.

Nel frattempo il Banco di Napoli aveva avuta la concessione governativa per raccogliere in via esclusiva le rimesse degli emigrati dagli Stati Uniti. Fino a quel momento gli emigrati per spedire soldi in Italia dovevano sottostare a esose commissioni, che falciavano i loro risparmi. Nel 1909 il Banco aprì una filiale a New York, con agenti diffusi in tutte le località dove si trovavano italiani.

Il Banco ebbe anche l’autorizzazione a operare con il Credito Agrario, oltre che Fondiario. A questo proposito fondò della apposite Sezioni Speciali dove venivano esercitati questi crediti specializzati. Le sezioni operavano in base alle leggi nazionali che regolavano questo tipologia di credito, concesso con contributi statali a fronte di consorzi obbligatori di garanzia.

Negli anni ‘30 del 1900 la parte di Palazzo San Giacomo che affacciava sul lato di via Toledo, occupata dal Banco di Napoli, fu abbattuta e ricostruita sotto la direzione dell’architetto Marcello Piacentini con lo stile neoclassico tipico degli edifici pubblici dell’epoca. In questa ristrutturazione andò in gran parte perduta la galleria in stile Liberty che, attraversando il palazzo, collegava piazza Municipio con via Toledo. L’edificio ristrutturato, più una parte dell’antico palazzo San Giacomo, è ancora oggi la sede della Direzione Generale e della filiale di Napoli del Banco.

Nel 1938 nacque l’ISVEIMER, che, strettamente collegato con il Banco, fu il vettore finanziario attraverso il quale lo stato operò la politica dello sviluppo industriale del mezzogiorno. Nel dopoguerra il Banco, l’Isveimer e la Cassa del Mezzogiorno furono il volano economico e industriale del meridione d’Italia.

Nel 1983 venne alla direzione del Banco il prof. Ferdinando Ventriglia, già dirigente del Banco, poi direttore generale del Tesoro e amministratore delegato del Banco di Roma. Con il prof. Ventriglia il Banco attraversò un periodo di grande sviluppo, però alcuni nodi economici, anche in conseguenza dell’adozione dei coefficienti di Basilea, vennero al pettine. Le perdite dell’attività della tipica intermediazione creditizia furono di sovente compensate con gli utili delle operazioni di tesoreria. Naturalmente l’utilizzo di questi leciti strumenti di amministrazione non potevano risolvere a lungo i problemi emersi con i coefficienti di Basilea. Scomparso il Prof. Ventriglia, nel 1994 il bilancio del Banco registrò una pesante perdita. Questo determinò l’intervento della Banca d’Italia con il commissariamento del Banco.

Le vicende dal 1990 ad oggi

Nel 1991 il Banco di Napoli si divise in due entità: l’azienda bancaria denominata Banco di Napoli S.p.A., che da Istituto di Diritto Pubblico si trasformò in Società per Azioni, e la Fondazione Banco di Napoli che aveva lo scopo istituzionale di curare l’attività culturale e benefica svolta in precedenza dell’Istituto.

Il commissariamento della Banca d’Italia ebbe come conseguenza la creazione di una bad bank, denominata SGA, nella quale furono veicolati i crediti incagliati e di dubbia esigibilità. Questa operazione fu necessaria per riportare il banco all’interno dei parametri dei coefficienti di Basilea. La maggioranza delle azioni del Banco di Napoli S.p.A. fu acquisita nel 1997 dalla Banca Nazionale del Lavoro e dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Nel corso del 2000 la Holding Banco di Napoli proprietaria del Banco di Napoli S.p.A. fu acquistata dal Sanpaolo IMI S.p.A. (erede dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino). Il 31 dicembre del 2002 fu fatta la fusione per incorporazione del Banco di Napoli nel Sanpaolo IMI.

Nel 2007 si ebbe l’ulteriore fusione tra Sanpaolo IMI e Banca Intesa con la formazione del maggior gruppo bancario italiano. Nel settembre dello stesso anno l’ex rete Banco di Napoli, limitatamente alle regioni Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, fu scorporata dalla Banca Intesa Sanpaolo costituendo di nuovo il Banco di Napoli S.p.A., facente parte del citato gruppo bancario.

La Fondazione Banco di Napoli ha sede nell’antico edificio del Banco dei Poveri in via Tribunali. La Fondazione ha acquisito l’archivio storico del Banco di Napoli. Le numerose opere d’arte che erano stata accumulate durante i quasi cinque secoli di attività sono attualmente sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali. Esse sono esposte a Palazzo Reale, in Villa Pignatelli e nella cappella del Monte di Pietà in via San Biagio dei Librai.

Le filiali in Italia e all’estero

1844 – Apertura della filiale di Palermo
1846 – Apertura della filiale di Messina
Queste due filiali nel 1848 si distaccarono dalla casa madre per fondare il Banco Regio dei Reali Domini al di là del Faro che, dopo l’unità d’Italia, si trasformò in Banco di Sicilia. Il Banco di Sicilia divenne Banca di Emissione con il Regio Decreto del 1863 mantenendo questa facoltà fino al 1926, quando l’attività di emissione delle banconote in lire fu concentrata nella Banca d’Italia.

1858 – Apertura della Sede di Bari
La sede di Bari, oltre ad essere la più antica filiale continentale, è sempre stata la più importante dopo quella di Napoli. La sua originaria sede, in un edificio dell’ottocento in via Abate Gimma, è stato nell’ultimo dopoguerra sostituita da una di moderna concezione che ha preso il posto dell’antico e monumentale palazzo.

1870 – Risultavano attive le seguenti filiali:
la sede di Firenze di via Cavour, le filiali di Roma, Milano, Foggia, Chieti, Lecce, Reggio Calabria, Catanzaro, Salerno e Avellino. Negli anni successivi fu completata la rete delle filiali in Italia.

1909 – Apertura della filiale di New York
Con un decreto del 1906 il Banco ebbe la concessione in esclusiva delle rimesse emigrati degli Stati Uniti. Per effettuare tale servizio, che fino a quel momento era stato svolto da altre banche a fronte di elevate commissioni, il Banco aprì la filiale di New York in Spring Street. Negli anni successivi furono aperte agenzie dislocate in città e furono nominati agenti che raccoglievano le rimesse emigrati su tutto il territorio degli Stati Uniti. La filiale cessò di operare nel 2001.

1913 – Apertura filiale di Tripoli
La conquista della Libia e il trasferimento in quella terra di numerosi italiani fece sorgere la necessità di aprire una filiale del Banco a Tripoli. Le operazione di credito furono fatte sia a favore di ditte libiche, che risultarono ottime pagatrici, che a favore di ditte italiane. La filiale fu presente fino all’avvento del dittatore Gheddafi. Alla fine degli anni 60 Gheddafi, oltre che cacciare tutti gli italiani presenti in libia, nazionalizzò anche tutte le banche straniere.

1930 – Apertura filiale di Buenos Aires
Per venire incontro alle esigenze dei numerosi italiani immigrati in Argentina e delle imprese italiane che operavano in quel paese fu aperta la filiale di Buenos Aires. La banca ebbe un notevole sviluppo anche tra i residenti non immigrati e le ditte locali. Dopo la guerra fu l’unica banca italiana presente in Argentina. Solo a seguito della crisi del Banco in Italia si decise la chiusura della filiale nel 1990.

1937 – Apertura filiale di Mogadiscio
Il Banco di Napoli decise di essere presente nella Somalia italiana. Acquistò la locale filiale della Cassa di Risparmio di Torino subentrando nei debiti e nei crediti di detta banca. Lo sviluppo della filiale seguì l’altalenante sviluppo della presenza italiana in Somalia. Nel 1949 un mandato di amministrazione dell’ONU fu affidato all’Italia, con il compito di promuovere lo sviluppo sociale ed economico di quella nazione. Il mandato ebbe scadenza nel 1960. La filiale fu chiusa nel 1969 a causa della precaria situazione politica di quello stato.

In anni più recenti la rete estera della banca si completò con la presenza di filiali e uffici di rappresentanza nelle maggiori capitali europee.

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(Top photo: Palazzo San Giacomo lato piazza Municipio – Baku 2009 – CC BY-SA 3.0)

Bibliografia:
www.fondazionebanconapoli.it/archivio/banchi-pubblici/

www.senioresbn.it/images/stories/pdf/

www.cncbn.it/la-storia-del-banco-di-napoli/

it.wikipedia.org/wiki/Banco_di_Napoli

Pace Aldo: Il Banco di Napoli, cinque secoli di storia, Ist. Banco di Napoli – Fondazione 2012

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