Rudolf of Habsburg and Mary Vetsera (Read English version)

La morte dell’erede dell’imperatore d’Austria e della sua giovanissima amante, trovati senza vita a Mayerling, fece nascere i più disparati sospetti su un delitto di stato o un delitto di spie. Un segreto terribile, rimasto tale fino a oggi.

Era l’alba del 30 gennaio del 1889. Era una piovosa e fredda mattina viennese. Il valletto personale dell’arciduca Rodolfo bussò alla porta della camera da letto dove riposavano Rodolfo e Maria Vetsera, nel casino di caccia di Mayerling, due ore di carrozza da Vienna. Maria era l’ultima delle numerose conquiste dell’arciduca. Tutto era pronto per una battuta di caccia. Il guardiacaccia Wodiczek era in attesa nel cortile con i cavalli. Il valletto non ricevette risposta. Bussò di nuovo. Ribussò con sempre più energia.

A questo punto il valletto si allarmò, corse ad avvertire l’aiutante di campo del principe Giuseppe Emanuele Hoyos. L’aiutante, insieme al poliziotto, Giuseppe Cernousek, addetto alla sicurezza del principe, forzò con delle spallate la porta della camera. Un terribile spettacolo si rivelò agli occhi dei presenti. Maria Vetsera era stesa sul letto nuda, morta per un colpo di pistola. Il principe, accanto a lei, anch’egli colpito da un’arma da fuoco, non dava segni di vita.

Erano tutti sotto shock. Fu accertata la morte di entrambi. L’aiutante, non volendo utilizzare il telegrafo per tenere segreta la notizia, spedì il valletto al palazzo reale di Vienna per avvertire l’imperatore.

L’Arciduca Rodolfo d’Asburgo-Lorena era nato il 21 agosto 1858 a Vienna, unico figlio maschio, con due sorelle, dell’imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe I e di Elisabetta (Sissi) di Baviera.

Da piccolo Rodolfo preferiva gli studi di scienze naturali, era molto bravo nel disegno e nella pittura, passione che continuò a coltivare con discreti risultati. Quando iniziò ad avere responsabilità come principe ereditario mostrò la sua preferenza per una visione liberale della politica, in contrasto con la visione conservatrice del padre che, comunque, distinse il suo regno per la moderazione e l’attenzione per il benessere dei suoi sudditi.

Rodolfo ebbe affidati dal padre importanti incarichi diplomatici. Egli riusciva a sentirsi a proprio agio nelle varie cancellerie europee e orientali, dove si recava per missioni diplomatiche, sebbene non fosse particolarmente portato per le lingue straniere.

Il 10 maggio del 1881 sposò Stefania del Belgio, figlia di Leopoldo II, re del Belgio, e di Maria Enrichetta d’Asburgo-Lorena. Nel 1883 Stefania diede alla luce l’unica figlia della coppia, Elisabetta. Già alla nascita della bambina i rapporti tra i due coniugi non erano più tanto buoni. Stefania, cresciuta con una educazione ottocentesca, rimproverava al marito la sua visione liberale di governo.

Rodolfo, non più attratto dalla moglie, si legò per molto tempo a una escort di quel tempo, Mizzi Kaspar. Fu in quel periodo che contrasse la gonorrea diventando sterile. Trasmise la malattia a sua moglie Stefania la quale a sua volta divenne incapace di procreare. La mancanza di un erede maschio rattristava profondamente Rodolfo che aveva spesso pensieri suicidi. Mizzi informò di questi malsani intenti la corte viennese. Questi allarmi vennero però trascurati, considerando forse poco credibile la fonte.

Maria Vetsera 1888
Maria Vetsera 1888

La baronessa Maria Vetsera era nata a Vienna il 19 marzo 1871, era figlia di Albin Vetsera, un diplomatico austriaco e di Elena Baltazzi, di origine italiana, figlia di un ricchissimo uomo d’affari che era stato consigliere del sultano di Costantinopoli.

Maria aveva girato con la famiglia per le capitali europee e mediorientali a causa del lavoro del padre, prima di stabilirsi a Vienna. Un giorno del 1878 le venne presentato il principe ereditario Rodolfo partecipando a una serata di gala al teatro dell’opera. Aveva sette anni. Maria si invaghì a prima vista del principe e coltivò questa ammirazione infantile negli anni seguenti.

In seguito la sua famiglia ebbe modo di fare conoscenza con Maria Luisa Larisch, nipote dell’imperatrice, frequentatrice della corte di Vienna.

La contessa Maria Luisa Larisch è la prima delle due donne che stranamente furono coinvolte in questa storia essendo “presunte figlie segrete di …”. Maria Larisch rivelò nel suo libro autobiografico “My Past” di essere la seconda figlia segreta di Maria Sofia di Baviera, regina del regno delle due Sicilie. Maria Luisa era gemella di un’altra bambina, Viola. Furono concepite durante l’esilio a Roma da Maria Sofia, sorella di Elisabetta d’Austria (Sissi), con il suo amante, il conte belga Armand de Lawayss.

Maria Sofia di Baviera aveva partorito le due bimbe all’insaputa del marito Francesco II, re di Napoli, nel castello di famiglia di Possenhofen il 24 ottobre del 1862. La neonata Viola fu affidata al padre e morì dopo pochi anni per la tisi che le era stata trasmessa involontariamente dal genitore. L’altra gemella Daisy, ovvero Maria Luisa, fu affidata a Luigi di Baviera, fratello di Maria Sofia.

Maria Sofia confessò la nascita della piccola Viola in una lettera al marito in cui chiedeva perdono, ma non ebbe il coraggio di dire la verità fino in fondo, e cioè che inaspettatamente, dopo aver partorito la prima bebè, Viola, fece capolino la testolina della seconda, Daisy, cioè Maria Luisa. I presenti al parto furono presi dal panico perché era stato tutto organizzato per sistemare un solo neonato presso la famiglia del padre. Il fratello maggiore di Maria Sofia, Luigi, si offrì di prendere Maria Luisa come una sua figlia, a patto che il padre gli concedesse il permesso di sposare l’amata Henriette, attrice di prosa di umili origini. Il padre gli accordò il consenso, ma Luigi dovette rinunciare ai diritti di primogenitura. Maria Luisa sposò poi il conte Georg Larisch dal quale ebbe cinque figli. Maria Luisa era la nipote prediletta di Sissi e frequentava assiduamente la famiglia reale.

L’altra donna era Carolina Kaiser, che dichiarava di essere la figlia segreta di Elisabetta, la moglie dell’imperatore, quindi cugina di Maria Luisa Larisch. Sposò il conte Zanardi-Landi e promosse una causa per avere il riconoscimento dei suoi diritti di figlia di Elisabetta.

Nel 1888 Maria Vetsera riuscì ad avere un incontro con Rodolfo con il tramite della Larisch. Al primo incontro ne seguirono altri sempre organizzati dalla Larisch. Maria e Rodolfo si innamorarono perdutamente. Sembra che la giovane baronessa rimanesse incinta del principe dopo i primi incontri, ma non vi sono prove al riguardo.

Nel gennaio del 1889 Maria confidava a una sua amica il desiderio di morire per il suo Rodolfo, dopo poco tempo redasse il suo testamento. In quei giorni ci fu un incontro tra Rodolfo e Maria Luisa Larisch. Il principe le consegnò un cofanetto con dei documenti, pregandola di custodirlo e di consegnarlo solo a lui e a chi le avesse riferito una sua parola d’ordine “R.I.U.O.”.

Il 26 gennaio del 1889 Rodolfo ebbe un durissimo scontro con il padre, l’imperatore Francesco Giuseppe. Sembra che Rodolfo chiedesse al padre di far annullare il suo matrimonio con Stefania. Avutone un diniego Rodolfo minacciò di uccidersi, ma l’imperatore fu irremovibile. Sembra che l’incontro terminasse con una oscura minaccia di Rodolfo di abdicare da erede al trono d’Austria, e di farsi eleggere re d’Ungheria, facendo uscire quella nazione dall’impero. In quel momento in Ungheria c’erano movimenti libertari con i quali Rodolfo era in contatto, che propugnavano l’indipendenza.

La sera seguente Maria incontrandosi con la moglie di Rodolfo, Stefania, a un ballo presso l’ambasciata di Germania, si rifiutò di inchinarsi e le piantò gli occhi addosso con aria di sfida.

Il 28 gennaio la baronessa Maria si recò al casino reale di Mayerling con l’intenzione di trascorrere lì due giorni con il suo amato. Ella rimase rinchiusa nella camera di Rodolfo, tanto che alcuni ospiti del casino ignoravano la sua presenza. La tragedia ebbe luogo tra la sera del 29 e la mattina del 30 gennaio del 1889.

Elisabetta di Baviera - 1899 - Leopold Horowitz
Elisabetta di Baviera – 1899 – Leopold Horowitz

Il valletto del principe Rodolfo arrivò a Vienna, all’Hofburg, verso le dodici. Solo alle 15 Sissi in persona diede la notizia a Francesco Giuseppe, dopo frenetiche consultazioni tra i cortigiani di palazzo su come e chi dovesse informare l’imperatore. Alcuni testimoni dissero che Francesco Giuseppe non sembrasse troppo turbato, come se già stesse aspettando la notizia.

La prima impressione di chi era entrato nella stanza nell’immediatezza della tragedia fu che si fosse trattato di avvelenamento da stricnina, dato il sangue alla bocca del principe. Poi comunque si accertò che la causa della morte della baronessa Vetsera e del principe erano stati dei colpi di pistola, la prima colpita alla tempia, il secondo alla testa o al cuore. Il particolare non fu mai precisato dalle autorità.

In un primo momento fu divulgata al pubblico la notizia che il principe fosse morto per aneurisma. La tesi dell’aneurisma resistette per non più di 24 ore, che già tutta Vienna sapeva della vera causa di morte. Allora fu diffusa la notizia del suicidio con un colpo di pistola.

La salma di Maria Vetsera fu rivestita, e come fosse ancora viva, trasportata in carrozza a Heilegenkreutz, dove fu sotterrata nel locale cimitero in gran segreto. Fu richiesto il funerale religioso per il principe, ma il cardinale Rampolla rifiutò, all’epoca ai suicidi non erano concessi i riti religiosi e il seppellimento in terra consacrata. L’imperatore si rivolse direttamente a papa Leone XIII che diede il suo assenso. Il principe venne seppellito nella Cripta dei Cappuccini dove riposano tutti gli Asburgo d’Austria.

Il cofanetto custodito da Maria Luisa Larisch, che forse racchiudeva il terribile segreto della morte di Rodolfo, fu ritirato pochi giorni dopo la tragedia dal miglior amico del principe, Giovanni Nepomuceno d’Asburgo-Lorena, figlio di Leopoldo II di Toscana. Giovanni disse poche parole alla Larisch, se non che Rodolfo era morto per via della congiura che lo voleva sul trono d’Ungheria. Giovanni Napomuceno che, dopo la tragedia rimase tanto colpito che rinunciò ai suoi titoli nobiliari e prese il nome di Giovanni Orth, si trasferì in Argentina con la moglie, la cantante lirica Milly Stubel. L’imperatore lo privò della cittadinanza austriaca a causa del suo presunto coinvolgimento nella congiura ungherese. Morì insieme alla moglie nel naufragio del suo Yacht a Capo Horn. La madre, la Granduchessa Maria Antonietta, non indossò mai il lutto. Fu sempre convinta che il figlio, sapendo la verità e schifato dal comportamento degli Asburgo, avesse voluto interrompere ogni rapporto con la sua vita passata, vivendo in incognito in Argentina.

Subito iniziarono le ridde di ipotesi sul fatto di sangue. Le teorie più terribili furono autorizzate dopo la frase che Francesco Giuseppe disse riguardo ai pettegolezzi che circolavano. Egli disse testualmente: “Tutto è meglio della verità”.

Alla versione quasi ufficiale, quella dell’omicidio suicidio, ci credettero in pochi. L’ipotesi più accreditata, quella su cui concordavano numerose testimonianze, fu il delitto di stato con il coinvolgimento dell’arciduca Francesco Ferdinando, quel Francesco Ferdinando che fu assassinato a Sarajevo nel 1914. Egli era il secondo erede al trono dopo Rodolfo in quanto figlio del fratello dell’imperatore, Carlo Ludovico, e di Maria Annunziata di Borbone-Due Sicilie (quarta figlia di Ferdinando II re di Napoli). Condivideva in pieno le idee tradizionaliste dello zio e anch’egli era preoccupato per la sopravvivenza dell’impero.

Non ci sono prove del coinvolgimento di Francesco Giuseppe. Ma egli temeva, sopra ogni cosa, lo sfaldamento dell’impero. Se la minaccia di Rodolfo di diventare re di Ungheria, staccandola dall’impero, si fosse attuata, questo sarebbe stato il primo passo della distruzione dell’Austria-Ungheria e forse della casa reale degli Asburgo-Lorena.

L’imperatrice Elisabetta (Sissi), dal giorno della morte del figlio indossò il lutto e non lo tolse mai più. Inoltre da quel momento ricominciò i suoi viaggi attraverso l’Europa, evidentemente per non frequentare l’ambiente di corte che gli ricordava la morte, o forse “l’omicidio”, del figlio.

Carolina Kaiser, contessa Zanardi-Landi, presunta figlia segreta dell’imperatrice Sissi, conosceva molte cose che riguardavano la famiglia reale. A suo dire era la stessa Sissi a raccontargliele. Sissi era convinta che si fosse trattato di un complotto per salvaguardare l’integrità dell’impero.

Il complotto, secondo la Kaiser, era stato organizzato da Francesco Ferdinando con il consenso, consapevole o inconsapevole, di Francesco Giuseppe. Le preoccupazioni esternate dall’imperatore a Francesco Ferdinando potrebbero essere state interpretate da quest’ultimo come un via libera all’azione contro Rodolfo. Sempre la Kaiser racconta che il gruppo di fuoco, che eseguì materialmente il delitto, era formato dal Barone Bolfrass e da alcuni poliziotti.

Carolina Kaiser scrisse un libro sui fatti di Mayerling con il titolo “Il segreto di un’imperatrice”. Tentò di pubblicarlo in Italia ma non trovò nessun editore disposto a stamparlo. Il libro fu pubblicato in Francia. Tutte le copie furono acquistate in blocco da agenti di Francesco Giuseppe. Finalmente nel 1914 uscì l’edizione inglese del libro. Ma all’epoca altre preoccupazioni fecero passare sotto silenzio quel libro.

L’ultima imperatrice d’Austria, Zita di Borbone-Parma, moglie dell’imperatore Carlo I, era italiana poiché era nata a Pianore vicino Viareggio dove il padre, duca di Parma, possedeva una tenuta agricola. Ella raccontò, in una intervista rilasciata al kronen Zeitung negli anni ottanta del novecento, che la morte di Rodolfo fu un omicidio eseguito da agenti francesi o austriaci. L’ipotesi francese era collegata ai rapporti avuti da Georges Clemenceuau, in seguito primo ministro della Francia, con Rodolfo. Clemenceau brigava perché Rodolfo diventasse imperatore, dopo aver destituito Francesco Giuseppe con un colpo di stato. Secondo questa ipotesi Rodolfo fu ucciso poiché alla fine rifiutò di assecondare i francesi.

Il segreto doveva essere veramente terribile, come disse Francesco Giuseppe, se ancora oggi esso non è stato violato, nonostante le numerose persone che erano state direttamente o indirettamente testimoni del misfatto.

 

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Bibliografia:
Larisch, Countess Marie von Wallersee. My Past. London: Eveleigh Nash, 1913
Giuseppe Antonio Borgese: La tragedia di Mayerling, 1925, Arnoldo Mondadori Editore
it.wikipedia.org/wiki/Fatti_di_Mayerling
Romana De Carli Szabados, 1889-1989 Cento anni da Mayerling. Edizioni Lint, Trieste, 1989
it.wikipedia.org/wiki/Rodolfo_d’Asburgo-Lorena
it.wikipedia.org/wiki/Maria_Vetsera