Napoli al tempo dei Borbone

Naples at the time of Bourbon (Read English version)

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Da Carlo a Franceschiello, 125 anni di dinastia borbonica a Napoli passati tra luci e ombre, tra re illuminati e traditori della parola data, tra governi moderati e sanguinari. 1000 uomini e un generale bastarono per cacciarli.

La dinastia dei Borbone iniziò dopo l’insulsa e, per certi versi, triste parentesi vicereale austriaca durata 27 anni, dal 1707 al 1734, e di cui non si ha nessun ricordo particolare se non quello della carestia che colpì Napoli nel 1728.

Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Spagna, ultima e unica discendente dei Farnese e dei Medici, era riuscita a sistemare convenientemente il figlio Carlo, nato a Madrid il 20 gennaio del 1716, come Duca di Parma e Piacenza e Gran Principe ereditario di Toscana.

Carlo di Borbone

Carlo, diventato duca di Parma e Piacenza, profittando delle vicissitudine dinastiche dei Borbone e degli Asburgo, ottenne che il trattato di Utrecht che assegnava all’Austria i possedimenti spagnoli in Italia fosse considerato decaduto. Nel frattempo una guerra di successione scoppiò tra la Spagna e la Francia alleate contro l’Austria.

Nel 1734 il regno di Napoli fu conquistato da una spedizione militare organizzata dagli spagnoli, con a capo Carlo di Borbone, che si scontrò vittoriosamente con le forze austriache a Bitonto. In cambio del riconoscimento della conquista, Carlo dovette lasciare il Ducato agli Asburgo e rinunciare a subentrare a Gian Gastone de’ Medici dopo la sua morte.

L’anno successivo fu completata la conquista dell’Italia meridionale con il ritiro degli austriaci dalla Sicilia. Carlo di Borbone fu proclamato re di Napoli con la titolatura di Carlo VII, e re di Sicilia con quella di Carlo III. In effetti utilizzò sempre e semplicemente Carlo nelle firme degli atti ufficiali.

Nel 1738 Carlo si sposò con la quattordicenne Maria Amalia di Sassonia, figlia del re di Polonia Augusto III, e nipote dell’imperatore Carlo VI, consolidando, con questa rete di parentele, il suo regno.

Il 10 dicembre del 1758 fu chiamato in Spagna per succedere al trono del fratellastro che si era ammalato di una grave forma di malattia mentale e aveva abdicato in suo favore.

Poiché il primogenito di Carlo e Maria Amalia, Filippo, era affetto da turbe psichiche, il titolo di Principe delle Asturie, spettante all’erede al trono di Spagna, fu assegnato al secondogenito Carlo Antonio. Il terzogenito Ferdinando fu invece destinato a subentrare al padre sul trono di Napoli e Sicilia.

Ferdinando IV di Borbone (dal 1815 Ferdinando I)

Il 6 ottobre del 1759, a seguito del trattato di Napoli del 3 ottobre con il quale l’Austria riconosceva il diritto alla successione ereditaria sui regni di Napoli e Sicilia, egli fu proclamato Re con la titolatura di Ferdinando IV. A conferma del trattato fu destinato a sposare una delle figlie dell’imperatore Francesco I e della moglie Maria Teresa, Arciduchessa d’Austria.

Data la giovanissima età di Ferdinando che era nato il 12 gennaio del 1751, Carlo affidò il regno a un Consiglio di Reggenza che governò fino al compimento dei 16 anni del giovane re. Il Consiglio era presieduto da Bernardo Tanucci, con l’intesa che ogni decisione doveva essere preliminarmente approvata da Carlo.

L’educazione di Ferdinando, che fu curata dal Principe di S. Nicandro, fu molto approssimativa. Egli preferiva esprimersi in dialetto napoletano, amava la caccia e la pesca, frequentava il quartiere di S. Lucia, a fianco della reggia, dove fraternizzava con lazzaroni e popolane, frequentando osterie dove si soffermava a giocare a dadi e a carte.

Nel 1767, come stabilito negli accordi di famiglia a latere del trattato di Napoli, si fidanzò ufficialmente con Maria Carolina d’Asburgo-Lorena che allora aveva appena compiuto i 15 anni di età. Il matrimonio fu celebrato per procura il 7 aprile del 1768 a Vienna. La sposa partì per Napoli accompagnata dal fratello Ferdinando. Il primo incontro tra i due sposi avvenne a Portella, vicino al confine con lo stato pontificio.

Negli accordi matrimoniali era previsto che Maria Carolina avrebbe potuto partecipare alle riunioni del Consiglio di Stato solo dopo aver partorito l’erede al trono. Nel 1775 nacque Carlo Tito. Quest’evento le permise di entrare a pieno titolo nel governo del regno, sostituendo di fatto il marito che mostrava un completo disinteresse alle incombenze amministrative del suo ruolo.

Carlo Tito morì di vaiolo dopo solo quattro anni di vita, subentrò come erede al trono, il secondo maschio, Francesco Gennaro. La coppia reale ebbe complessivamente 18 figli, di cui solo 7 raggiunsero l’età adulta.

Nonostante che i rapporti tra i due coniugi fossero buoni e fecondi, entrambi ebbero molti amanti. Ferdinando preferiva le popolane di S. Lucia e di S. Leucio dove per sua iniziativa era nata una industria della seta, accompagnata da un’organizzazione sociale delle famiglie degli operai all’avanguardia per l’epoca. Non disdegnava le nobildonne, l’ultima delle quali fu Lucia Migliaccio, Principessa di Partanna e Duchessa di Floridia.

L’assenza di Ferdinando dal governo fu, in fondo, un fatto positivo, poiché permise prima a Bernardo Tanucci e poi alla moglie Maria Carolina di regnare al suo posto. Questi governi furono contrassegnati da un visione liberale. Furono chiamati a collaborare nell’amministrazione pubblica giuristi ed economisti seguaci dell’illuminismo.

Maria Carolina, appena ebbe la possibilità, si liberò del Tanucci che propugnava una politica filo-spagnola, e fece nominare ministro John Acton, un inglese filo-austriaco già ministro nel granducato di Toscana, che divenne il primo di una lunga serie di politici amanti di Maria Carolina.

Molte iniziative industriali ed economiche, intraprese in quel periodo che durò fino alla rivoluzione francese, portarono il regno di Napoli all’avanguardia nel contesto europeo, anche se le decisioni erano per lo più prese all’insaputa di Ferdinando, che si limitava a approvare quello che la regina e il capo del governo decidevano.

Dopo la decapitazione di Maria Antonietta, regina di Francia e sorella di Maria Carolina, le cose si misero male per i liberali del regno, che fino a quel momento avevano potuto affermare le loro idee incoraggiati dalla stessa regina. Iniziò una sempre più spietata persecuzione degli aderenti ai circoli giacobini.

Nel 1798 con l’approssimarsi dei francesi a Napoli e la conseguente proclamazione della repubblica napoletana, la famiglia reale e la sua corte si trasferirono in gran fretta a Palermo a bordo della nave inglese Vanguard, comandata da Horatio Nelson.

Il re diede incarico al Cardinale Fabrizio Ruffo di mettere insieme un esercito per marciare su Napoli e riconquistare il regno. Ruffo, sbarcato in Calabria, mise insieme soldati e contadini formando l’esercito della “Santa Fede”. In pochi mesi ristabilì l’ordine monarchico riportando i Borbone a Napoli. Molti esponenti della borghesia, compromessi con la repubblica, furono condannati a morte e giustiziati, a dispetto degli accordi di resa sottoscritti dallo stesso cardinale Ruffo, che prevedevano l’esilio per i rivoluzionari repubblicani. Tra i giustiziati spicca la figura di Eleonora Pimentel Fonseca, che anni prima era stata bibliotecaria e amica “particolare” della regina Maria Carolina.

Nel 1806 i francesi vennero di nuovo a Napoli. Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, fu nominato re di Napoli, poi, nel 1808, fu nominato dal fratello re di Spagna. Lo sostituì sul trono Gioacchino Murat, marito della sorella di Napoleone, Carolina. I Borbone per la seconda volta si rifugiarono a Palermo, dove governavano sulla Sicilia sotto lo stretto controllo degli inglesi.

Nel 1812 gli inglesi imposero a Ferdinando di nominare come suo vicario l’erede al trono Francesco. Egli concesse la costituzione come gli suggerirono gli inglesi attraverso il primo ministro del governo borbonico, il britannico Bentinck.

Nel 1814 Bentinck impose al re di allontanare dalla Sicilia Maria Carolina, che stava brigando con Murat contro gli inglesi. Maria Carolina partì da Palermo nel giugno del 1813. Morì a Vienna l’8 settembre dell’anno seguente. Dopo la morte di Maria Carolina il re sposò morganaticamente la sua amante Lucia Migliaccio.

Nel 1815, dopo la sconfitta definitiva di Napoleone a Waterloo e la fucilazione di Gioacchino Murat a Pizzo Calabro, Ferdinando tornò a Napoli. Assecondando il clima di restaurazione che aleggiava sulle monarchie europee, anche Ferdinando riprese in pieno il controllo del regno che fu unificato a quello di Sicilia prendendo la denominazione di Regno delle due Sicilie. Ferdinando diventò Ferdinando I re delle due Sicilie.

Egli proseguì nella amministrazione pubblica senza alterare l’organizzazione data dai francesi. Tutte le riforme importate dalla Francia vennero mantenute: il Codice Napoleonico che, dopo insignificanti variazioni, divenne “Codice Ferdinandeo”, la coscrizione obbligatoria dei giovani soldati rimase uguale anche se venne chiamata “Leva”. Ferdinando revocò la costituzione che il figlio Francesco aveva concesso ai siciliani, restaurando la monarchia assoluta.

Nel 1820, il re di Spagna Ferdinando VII concesse al proprio popolo la costituzione all’atto della sua restaurazione al trono, dopo la parentesi bonapartista di Giuseppe I, fratello di Napoleone.

Seguendo l’esempio spagnolo anche a Napoli ci furono moti perché fosse ripristinata la carta costituzionale. Alcuni reparti dell’esercito, comandati dagli ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati, si ribellarono e marciarono verso Avellino al grido di “Re e Costituzione”. A essi si unirono altre truppe in tutto il regno. La rivolta era guidata dal generale Guglielmo Pepe, che proveniva dalle fila dell’esercito murattiano.

Ferdinando I fu costretto, suo malgrado, a concedere per la seconda volta la costituzione uguale a quella adottata dalla Spagna. La legge costituzionale fu firmata dal principe ereditario Francesco, nominato vicario per la bisogna.

I regnanti di Austria, Russia e Prussia, uniti nella Santa Alleanza, non potevano permettere che in Europa si mettesse in discussione il potere assoluto dei re. Al congresso di Lubiana della Santa Alleanza fu convocato anche Ferdinando.

Il re si recò a Lubiana dichiarando al parlamento napoletano che avrebbe difeso i diritti concessi al popolo. Invece, arrivato a Lubiana, si allineò immediatamente alle idee assolutiste dei partecipanti al congresso. Fu concordato l’intervento dell’esercito austriaco per ristabilire l’ordine monarchico nel regno delle due Sicilie.

Nonostante che l’esercito napoletano, comandato dai generali Pepe e Carascosa, fosse schierato ai confini abruzzesi, le truppe austriache riuscirono a penetrare nel regno quasi senza colpo ferire entrando in Napoli il 23 marzo del 1821. La costituzione fu abrogata e tutti quelli che avevano appoggiato la rivolta vennero processati. Gli ufficiali Silvati e Morelli furono condannati a morte e giustiziati. Agli altri condannati la pena venne commutata nel carcere a vita. Guglielmo Pepe e Michele Carascosa, che erano riusciti a fuggire, furono condannati alla pena capitale in contumacia.

Ferdinando I di Borbone morì il 4 gennaio del 1825 per apoplessia.

Francesco I di Borbone

Il figlio Francesco I, che era nato a Napoli il 19 agosto del 1777, fu proclamato re.

Nel 1797 Francesco si era sposato con Maria Clementina d’Austria, figlia dell’imperatore Leopoldo II, dalla quale aveva avuto una figlia e un figlio. Il figlio era morto poco dopo la nascita. Maria Clementina lo lasciò vedovo dopo quattro anni di matrimonio.

Francesco riprese moglie nel 1802 sposandosi con la cugina Maria Isabella di Borbone-Spagna, dalla quale ebbe dodici figli. Il terzo nato, primo figlio maschio della coppia destinato alla successione, fu Ferdinando.

Il regno di Francesco fu contraddistinto da continuità con quello del padre. Di indole pacifica e prudente mirò alla conservazione, governando con moderazione e cercando di evitare contrasti con le personalità liberali che erano presenti nei gangli dell’amministrazione statale.

Dopo alcuni anni, in seguito ad alcune sommosse popolari, in particolare i moti del Cilento del 1828 che furono soffocati nel sangue, furono aggravate le pene per i sovvertitori dello stato e furono costituiti tribunali speciali per la repressione di questi reati. Negli ultimi anni Francesco viveva costantemente circondato da militari per il timore di essere oggetto di attentati.

Durante il suo breve regno si ebbe un discreto sviluppo economico. Promosse Ila bonifica di alcune paludi e migliorò la rete stradale. Fu conclusa la costruzione del grandioso palazzo dei ministeri, dove fu accolta tutta l’amministrazione statale. Oggi è sede del Municipio di Napoli (Piazza del Municipio).

Alla fine del 1829 si recò in Spagna in occasione del matrimonio della figlia Maria Cristina con Ferdinando IV, re di Spagna, celebrato a Madrid l’11 dicembre.

L’8 novembre del 1830 morì all’età di 53 anni, dopo solo 6 anni di regno. Secondo testimonianze dell’epoca, a causa dei diversi malanni di cui soffriva, dimostrava più di 70 anni. Sembra che negli ultimi istanti di vita mormorasse: “Cosa sono queste voci? Il popolo vuole la costituzione? Dategliela”

Ferdinando II di Borbone

Il suo successore fu il primogenito Ferdinando, nato il 12 gennaio 1810 a Palermo, avuto con la seconda moglie Maria Isabella di Spagna. Era giovanissimo, aveva appena compiuto 20 anni quando fu nominato re col nome di Ferdinando II.

Egli cercò di risolvere la difficile situazione finanziaria dello stato. Riportò la spesa pubblica sotto controllo riducendo gli stipendi dei ministri e degli alti funzionari pubblici. Ridusse anche il suo appannaggio e rinunciò alle varie tenute di caccia che i suoi predecessori si erano riservate. Abolì diverse tasse che gravavano sul popolo, a partire dalla odiata tassa sul macinato.

Riformò l’esercito ampliandone i ranghi e portando gli effettivi a 80.000 uomini. Unificò le uniformi che avevano conservate le diverse fogge in conseguenza delle varie dominazioni straniere succedutesi nel tempo: spagnola, francese, austriaca e inglese.

Reintegrò i funzionari che avevano servito lo stato al tempo di Murat ed espulse i sanfedisti che, a suo tempo, si erano intrufolati di prepotenza nell’amministrazione pubblica.

Ferdinando, per approfondire la conoscenza del suo regno, intraprese un viaggio che durò un mese, visitò la Calabria, la Sicilia, la Basilicata e la Puglia oltre che la Campania. In seguito a questa presa di coscienza delle condizioni del popolo, promosse varie riforme, decretò indulti, fece costruire nuove strade, mandò soccorsi ai terremotati del 1832 della Calabria.

Represse con pugno di ferro le rivolte e i disordini provocati da liberali e giacobini. Numerose furono le condanne a morte sempre tramutate dal re nel carcere a vita.

Nel 1839 Ferdinando II inaugurò la prima ferrovia italiana tra Napoli e Portici. La stessa, entro pochi anni, raggiunse Nocera Inferiore e Castellammare di Stabia. Nelle intenzioni del re era il primo tratto di una ferrovia diretta a collegare la capitale con il sud del regno.

Egli ruppe il monopolio dello sfruttamento dei giacimenti di zolfo siciliani in mano a imprese inglesi, concedendo una concessione ai francesi. Questo portò a uno scontro diplomatico violentissimo con gli inglesi nel 1839. Lo zolfo era molto importante, era la materia prima per la costruzione della polvere da sparo che veniva utilizzata nel munizionamento degli eserciti.

Nel 1840 una flotta inglese entrò nel golfo di Napoli e i britannici presentarono un ultimatum al re. Ferdinando non si fece intimorire e schierò l’esercito in vari punti della costa. Fece puntare l’artiglieria delle fortezze contro le navi inglesi. Navi mercantili di nazionalità inglese vennero sequestrate nel porto napoletano, mentre navi napoletane venivano dirottate dagli inglesi a Malta.

All’ultimo momento una mediazione francese riuscì a disinnescare la situazione che entro poche ore sarebbe sfociata in un guerra. La Francia rinunciò parzialmente a parte del suo zolfo, per reintegrare delle perdite le imprese britanniche danneggiate dall’accordo fatto con il governo napoletano.

Nel 1857 ci fu la spedizione di Carlo Pisacane e dei suoi 300 compagni che sbarcarono a Sapri il 26 giugno. Il loro obiettivo era di promuovere la rivoluzione tra i contadini e il popolo, sovvertendo la monarchia. I contadini, fedeli al re, non si unirono ai rivoluzionari che furono affrontati dalle guardie borboniche a Sanza, nel Cilento, dove furono sconfitti. Pisacane per non cadere nelle mani delle guardie si suicidò con un colpo di pistola. Tutti i superstiti furono arrestati e condannati a morte. Le condanne furono commutate dal re in ergastoli. Furono liberati da Garibaldi nel 1860.

In Europa si risvegliò un’ondata rivoluzionaria tesa a superare le monarchie assolute ripristinate con il trattato di Vienna. A Parigi, Venezia, Milano e in altre città europee scoppiarono moti rivoluzionari. Nel regno delle due Sicilie i primi moti si ebbero a Palermo, seguiti da quelli di Napoli e di altre città del regno.

Ferdinando concesse la costituzione con la quale veniva istituito il parlamento e formata la guardia nazionale sotto il controllo delle forze liberali. Alla Sicilia venne data l’autonomia da Napoli, ripristinando l’antico parlamento dell’isola. Il re sostituì il governo in carica, nominando primo ministro il neoguelfo Carlo Troya, che avviò una serie di riforme di stampo liberale.

Questo non bastò a evitare lo scontro armato tra rivoluzionari, che avevano eretto diverse barricate a Napoli, e l’esercito. La rivolta fu repressa nel sangue. Le truppe mercenarie svizzere si distinsero in atrocità. I morti furono oltre il migliaio, tra cui molti pacifici cittadini che si trovarono, loro malgrado, sulle linee di fuoco. Il parlamento e la guardia nazionale furono sciolti per ordine del re.

Violenta fu anche la repressione in Sicilia dove i rivoluzionari avevano proclamato la secessione. Una forza militare sbarcò a Messina dopo un violentissimo bombardamento della città, cosa che fece guadagnare al re l’epiteto di “Re bomba”. Il 15 maggio del 1849 le truppe napoletane entrarono a Palermo mettendo fine ai moti liberali dell’isola.

L’ultimo decennio di regno di Ferdinando fu contraddistinto da un nuovo assolutismo monarchico che faceva a pugni con gli sviluppi liberali che avvenivano nel resto d’Europa. Migliaia furono i rivoluzionari e i liberali che furono imprigionati. Le scuole private furono chiuse a favore delle scuole tenute dal clero. Furono imposti dazi protezionistici che limitavano lo scambio delle merci.

L’8 dicembre del 1856 il re , in rassegna alle truppe al Campo di Marte (Capodichino, attuale area dell’aeroporto), fu oggetto di un attentato da parte di un soldato, Agelisao Milano, di fede mazziniana, che lo colpì al petto con una baionetta. La ferita non fu molto grave, ma Ferdinando temeva che la baionetta fosse avvelenata. Agelisao Milano fu condannato a morte e impiccato a piazza Mercato.

Ferdinando non si riprese più da quella ferita. La sua salute andò declinando. Dopo molto tempo egli lamentava ancora dolori dove era stato colpito.

A gennaio del 1859 andò in Puglia per assistere all’incontro tra il figlio Francesco e Maria Sofia di Baviera che aveva sposato per procura. A Bari venne celebrata una nuova cerimonia alla quale il re non poté assistere poiché le sue condizioni di salute si erano aggravate.

Il medico Nicola Longo, allievo del famoso clinico Domenico Cotugno, gli diagnosticò un ascesso femorale. Avrebbe dovuto essere operato immediatamente per la rimozione dell’ascesso. Ma i familiari si opposero, preferendo trasportarlo nella reggia di Caserta.

A Caserta fu visitato da luminari di Napoli che confermarono la diagnosi e la necessità dell’intervento che fu eseguito subito. Intanto erano trascorsi due mesi e le condizioni erano tali che il re non poté essere salvato.

Ferdinando si spense nella reggia di Caserta il 22 maggio del 1859.

Per la morte del re fu sospettato un avvelenamento da parte di un vescovo, Michele Caputo, che era stato trasferito, per volere dello stesso, dalla diocesi di Oppido Mamertina a quella di Ariano.

Francesco II di Borbone (Franceschiello)

Francesco era nato a Napoli il 16 gennaio del 1836, primogenito di Ferdinando e della sua prima moglie Maria Cristina di Savoia. Divenne Re del Regno delle due Sicilie il 22 maggio del 1859, dopo appena un mese che aveva sposato Maria Sofia di Baviera.

Il suo regno, che durò poco più di un anno, fu contrassegnato dal desiderio del re di migliorare le condizioni di vita dei suoi sudditi. Abbassò le tasse, acquistò grano all’estero a causa di una carestia nel regno, distribuendolo a prezzi controllati, gratuitamente alle famiglie più bisognose.

Francesco_II_delle_Due_Sicilie
Francesco II e sua moglie Maria Sofia – Alphonse Bernoud 1860

Emanò amnistie e progettò lo sviluppo della rete ferroviaria per creare collegamenti stabili nel regno. Queste iniziative erano suggerite da Maria Sofia che, in contrasto con la conservatrice Maria Teresa, matrigna di Francesco, spingeva per un governo liberale e per la concessione della costituzione, prima che fosse troppo tardi.

Il tempo dei Borbone stava per terminare. Nel 1860 Giuseppe Garibaldi organizzò la Spedizione dei Mille con l’appoggio di Cavour e di Vittorio Emanuele II. I Borbone conoscevano tutti i particolari della spedizione, compreso la data di partenza e, più o meno, la zona dello sbarco di Garibaldi in Sicilia.

Tutte queste informazioni avrebbero permesso un agevole intervento in mare della possente flotta napoletana, oppure di sbarrare il passo ai garibaldini in Sicilia e in Calabria con le le truppe dell’esercito schierate sul territorio. Le stesse avrebbero potuto ricevere rinforzi da altri reparti provenienti dalla Campania.

Lo sbarco di Garibaldi e delle sue mille camicie rosse fu quasi indisturbato. Uno scontro con 3.000 uomini delle truppe borboniche a Calatafimi fu fermato dal loro comandante, generale Lanza, sull’orlo della disfatta garibaldina. Tanto grave fu l’errore commesso che si sospettò della buona fede del generale.

Francesco II, incapace di contrastare l’avanzata di Garibaldi a causa del tradimento di numerosi reparti dell’esercito, che si erano uniti alle camicie rosse, si ritirò a Gaeta per tentare l’ultima resistenza.

Organizzò una controffensiva sulla linea del Volturno con le truppe rimaste fedeli. Lo scontro con i piemontesi fu durissimo. Il re e la regina furono costretti a riparare con le truppe nella fortezza di Gaeta.

Assediata dal generale piemontese Cialdini, la fortezza resistette per tre mesi. Il 13 febbraio 1861 il Borbone si arrese. Il re, la regina e i soldati ebbero l’onore delle armi.

Francesco e Maria Sofia si rifugiarono a Roma, ospiti del papa nel Quirinale. Poco dopo si trasferirono a Palazzo Farnese, ereditato da Elisabetta Farnese, madre di Carlo III, capostipite dei Borbone di Napoli.

A Palazzo Farnese Francesco, affiancato dalla moglie, costituì una corte e un governo in esilio. Mantenne contatti a Napoli con persone rimaste a loro fedeli. Attraverso varie bande di briganti cercò di organizzare una resistenza armata all’interno del suo ex regno.

Nel 1869 la coppia ebbe l’unica figlia, Maria Cristina Pia, che dopo tre mesi dalla nascita morì di polmonite.

Lasciarono Roma poco prima della breccia di Porta Pia, trasferendosi a Parigi. Nonostante alcune proposte di transazione da parte dei Savoia, Francesco non rinunciò mai al trono di Napoli. I due trascorsero il resto della loro vita tra Parigi e Vienna dove erano ospiti dei parenti di Maria Sofia.

Francesco II morì il 27 dicembre del 1894 ad Arco nel Trentino (allora austriaco), dove si trovava per fare delle cure termali. Maria Sofia morì il 19 gennaio del 1925 a Monaco di Baviera.

Il 18 maggio del 1984 le spoglie di Francesco, di Maria Sofia e della loro figlioletta Maria Cristina Pia furono traslate nella chiesa di S. Chiara a Napoli, dove riposano tutti i Borbone di Napoli.

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Bibliografia:
Alfredo D’Ambrosio: Storia di Napoli, Ed. Nuova E.V. Napoli 1993
Storia di Napoli: Com.to Sc.co pres. Ernesto Pontieri – Ed. Storia di Napoli 1975
Vittorio Gleijeses: La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Napoli, 1977
it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Napoli

Nicola Spinosa (a cura di): I Borbone di Napoli, Sorrento (NA), Franco Di Mauro, 2009
it.wikipedia.org/wiki/Carlo_III_di_Spagna

it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_I_delle_Due_Sicilie

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