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Israeli raid at Entebbe (Read English version)

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Nel 1976 105 ostaggi furono sequestrati nell’aeroporto di Entebbe a seguito del dirottamento di un aereo francese effettuato da terroristi palestinesi e tedeschi. Un’operazione delle forze di sicurezza israeliane riuscì a liberare tutti gli ostaggi.

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Erano le 12.30 del 27 giugno del 1976. Un aereo delle linee aeree della Air France si trovava in volo tra Tel Aviv e Parigi. Aveva 248 passeggeri a bordo. Molti dei passeggeri erano israeliani o ebrei di altri paesi che si erano recati in visita a Gerusalemme.

L’aereo, un Airbus A300 con dodici persone di equipaggio, era appena decollato dall’aeroporto di Atene dove aveva fatto uno scalo intermedio. Quattro terroristi, due palestinesi appartenenti al FLP e due tedeschi della Revolutionare Zellen, che si trovavano a bordo confusi tra i passeggeri, dirottarono il volo. Due di loro entrarono nella cabina di pilotaggio ordinando al pilota di fare rotta su Bengasi in Libia.

Dopo una sosta a Bengasi durante la quale l’aereo si rifornì di carburante e dove i terroristi liberarono una passeggera, l’aereo riprese il volo dirigendosi verso l’Uganda del dittatore Idi Amin Dada.

Idi Amin Dada era stato fino a pochi anni prima amico dell’occidente dal quale aveva ricevuto aiuti e armi, consolidando la sua dittatura nel paese africano. In seguito al rifiuto degli Stati Uniti e dei paesi europei di fornirgli armi più sofisticate, tra cui moderni aerei da combattimento, per sostenere la sua guerra contro la Tanzania, aveva rivolto la sua politica verso l’Unione Sovietica e la Libia di Gheddafi.

Airbus A300 Air France in volo - Steve Fritzgerald 1974 - GFDL 1.2
Airbus A300 Air France in volo – Steve Fritzgerald 1974 – GFDL 1.2

L’A300 dell’Air France atterrò all’aeroporto di Entebbe alle 3 di notte del 28 giugno. Il sequestro dell’aereo e dei passeggeri, che evidentemente era stato organizzato con la complicità di Amin Dada e con la compiacente collaborazione del dittatore libico, si completò con l’arrivo a Entebbe di quattro complici dei dirottatori.

I terroristi chiesero al governo israeliano la liberazione di 40 palestinesi detenuti nelle prigioni di Israele e di altri 13 trattenuti in prigioni di vari paesi europei, oltre a 5 milioni di dollari, in cambio della liberazione degli ostaggi. Nel frattempo liberarono altri 140 ostaggi.

Restavano nelle mani del gruppo terrorista guidato dal tedesco Wifred Bose ancora 105 persone di nazionalità israeliana o comunque di religione ebraica. Il comandante dell’aereo e il suo equipaggio rifiutarono di partire con l’aereo che aveva raccolto i passeggeri liberati poiché, dichiarò il comandante, non avevano intenzione di abbandonare gli altri passeggeri trattenuti.

Israele condusse le trattative per il rilascio degli ostaggi. Nel frattempo iniziò la preparazione di un blitz delle forze armate, nel caso si fosse presentata un’occasione favorevole. I negoziati stagnavano, anche l’intervento dell’OLP, che si prodigò per favorire il rilascio degli ostaggi, fu inutile poiché il suo mediatore non riuscì a contattare il capo dei terroristi. Amin Dada apparentemente fungeva da interlocutore con gli israeliani, mentre il suo ruolo era di pieno appoggio al gruppo di terroristi.

Gli israeliani riuscirono a ottenere una proroga di tre giorni sull’ultimatum, superato il quale i terroristi minacciarono la soppressione degli ostaggi che erano trattenuti in un terminal dell’aeroporto di Entebbe. La proroga fu l’occasione favorevole che gli israeliani attendevano per attivare l’intervento armato.

I militari di Israele intanto preparavano il raid per liberare gli ostaggi. Approfittando che l’aeroporto di Entebbe era stato costruito da un’impresa israeliana, entrarono in possesso di tutte le mappe degli edifici e delle piste. Inoltre poterono contare sulle testimonianze degli ostaggi liberati, che collaborarono con gli inviati del Mossad a Parigi. Essi furono in grado di informare sul numero e sulle postazioni dei terroristi, sulle loro armi e sull’appoggio dei militari ugandesi di stanza nell’aeroporto, che erano schierati a difesa dei gruppi FLP palestinese e RZ dei terroristi tedeschi.

Il comando militare organizzò un gruppo formato da circa 200 uomini da trasportare a Entebbe con tre C-130 Hercules.

Questi soldati fecero un rapido addestramento in un campo militare dove era stato ricostruito con esattezza il terminal dove erano tenuti prigionieri gli ostaggi. Fu chiesta e ottenuta la collaborazione segreta del governo del Kenia che mise a disposizione l’aeroporto di Nairobi per il rifornimento dei C-130, per la base medica e per quella di comando dell’operazione che sarebbero stati trasportati su due aerei dell’aviazione militare adattati allo scopo.

L’operazione appariva pazzesca, tanto sembrava difficile il buon esito della stessa. Purtroppo i caccia israeliani non avrebbero potuto assicurare la copertura agli aerei da trasporto, data la lunga distanza tra l’Uganda e Israele. Bastavano solo un paio di caccia ugandesi, per quanto tecnologicamente arretrati, per abbattere i C-130 indifesi.

Il capo del governo israeliano diede il consenso al raid, denominato “Operazione Fulmine” poi conosciuto come “Operazione Yonatan”, alle 18 e 30 del 3 luglio. La notizia fu comunicata al consiglio dei ministri solo quando gli aerei si trovavano già a metà strada.

Il comando fu affidato al colonnello Yonatan Netanyahu, fratello di Benjamin Netanyahu, attuale primo ministro. Sui tre C-130 furono trasportati 100 uomini del Sayeret Matkal, un gruppo dell’esercito addestrato per operazioni speciali. Nel primo aereo era stata imbarcata una Mercedes simile a quella usata da Idi Amim Dada nei suoi spostamenti, e due Land Rover, nonché gli uomini destinati a eliminare i terroristi e a liberare gli ostaggi, sul secondo C-130 era imbarcato il gruppo che aveva il compito di mettere fuori combattimento i militari ugandesi presenti nell’aeroporto. Il terzo aereo trasportava gli uomini che dovevano distruggere tutti gli aerei militari presenti a Entebbe, per impedire un inseguimento da parte dei caccia ugandesi. Sugli aerei furono imbarcati anche alcuni blindati.

I C-130 ebbero la scorta dei caccia israeliani per un terzo del percorso, poi i Jet con la stella di Davide dovettero rientrare per il loro limitato raggio di azione. Gli aerei C-130 Hercules erano in grado di volare a bassissima quota per non essere individuati dai radar, e atterrare in spazi molto ristretti, anche al di fuori di piste di atterraggio asfaltate. La squadra aerea era completata da altri due aerei. Il primo atterrò a Nairobi con all’interno un’unità di pronto soccorso medico, per prestare le prime cure a eventuali feriti. Il secondo Jet era l’unità di comando che rimase in volo durante tutta l’operazione.

I tre C-130 arrivarono sopra l’aeroporto di Entebbe, le cui piste risultavano illuminate, alle 23 si abbassarono sulla pista con gli sportelloni posteriori già aperti e a luci spente. L’atterraggio dei tre aerei fu praticamente contemporaneo, e la corsa sulla pista fu la più breve possibile, gli aerei si trovarono a pochi passi dal terminal dove erano prigionieri gli ostaggi.

Torre di controllo aeroporto Entebbe - Micha Sender - 2008 - CC BY-SA 3.0
Torre di controllo aeroporto Entebbe – Micha Sender – 2008 – CC BY-SA 3.0

Fu fatta scendere immediatamente la Mercedes nera, simile all’auto di Amin Dada, e le due Land Rover. Le tre auto, seguite dagli uomini dell’esercito protetti dal buio, finsero una visita improvvisa di Idi Amin Dada. Due soldati ugandesi di guardia al cancello del terminal si resero conto del pericolo poiché pochi giorni prima Amin aveva sostituito la Mercedes nera con una bianca. I soldati israeliani furono costretti a sparare uccidendo i due ugandesi.

Nonostante gli spari, l’effetto sorpresa riuscì pienamente. I militari israeliani irruppero nel terminal gridando in ebraico agli ostaggi di stendersi a terra. Contemporaneamente uccisero tre terroristi che erano di guardia. Un ostaggio, che forse non comprese l’avvertimento, si alzò avvicinandosi ai militari. Fu scambiato per un dirottatore e fu ucciso. I militari bonificarono il terminal uccidendo gli altri terroristi che si trovavano in una sala accanto.

Durante l’imbarco degli ostaggi sugli aerei, i soldati ugandesi di guardia all’aeroporto aprirono il fuoco sugli stessi e sui militari del commando. Furono immediatamente neutralizzati dalla risposta dei militari di israele.

Ci furono tre vittime tra gli ostaggi durante l’operazione: uno ucciso da fuoco amico e due dal fuoco dei soldati ugandesi. Inoltre il comandante della spedizione Yonatan Netanyahu fu ferito gravemente da una fucilata durante l’imbarco. Ci furono anche cinque soldati israeliani feriti. Tra i militari ugandesi si calcolarono tra i 15 e i 45 morti, oltre ai sei terroristi.

Il terzo gruppo delle forze speciali israeliane si occupò di mettere fuori uso gli aerei militari presenti nell’aeroporto per impedire qualsiasi reazione. I C-130, essendo aerei da trasporto a elica, erano molto più lenti dei caccia Mig 17 ugandesi, pronti a decollare. I caccia, in caso di inseguimento, avrebbero raggiunto gli Hercules in breve tempo.

I tre C-130 decollarono da Entebbe 53 minuti dopo l’atterraggio, con 7 minuti di anticipo sulla tabella di marcia. Gli aerei fecero sosta a Nairobi, dove il comandate col. Netanyahu arrivò già morto senza che potesse ricevere soccorso dall’unità medica presente in aeroporto.

Dopo il rifornimento di carburante, gli aerei decollarono alla volta di Tel Aviv dove arrivarono la mattina dopo. Gli ostaggi e i militari furono accolti trionfalmente tra l’entusiasmo di tutti gli israeliani.

La signora 75enne Dora Bloch, ostaggio con doppia cittadinanza inglese e israeliana, poiché nei giorni precedenti al blitz si era sentita male, era stata ricoverata nell’ospedale della capitale ugandese Kinshasa. Di lei non si seppe più nulla. Anni dopo fu rivelato da alcuni ufficiali ugandesi che la signora, dopo il blitz, fu prelevata dall’ospedale da uomini di Amin e uccisa.

Il comandante dell’aereo, il francese Michel Bacos, fu punito dalla sua compagnia per aver disobbedito all’ordine di partire. Al contrario, il presidente francese Valery Giscard d’Estaing gli conferì la Legion d’onore per l’eroico comportamento tenuto in occasione del dirottamento.

Gli israeliani, a seguito del successo di questa operazione che ebbe un’eco mondiale, preferirono dare preminenza a interventi delle loro forze speciali, anziché intavolare trattative per la liberazione di ostaggi, in occasione di episodi terroristici in cui risultavano coinvolti propri cittadini.

 

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(Top photo: C-130 Hercules della Israeli Air Force – TSgt.Ken Hammond USAF .U.S. Defenselmagery 1987)

Bibliografia:
William Stevenson, 90 minuti ad Entebbe, Sonzogno Editore, 1976
www.ilpost.it/2016/07/04/entebbe/
it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Entebbe