Sirena Parthenope - D.G.U. 1831 - vol. IV 2 Flickr British Library

Napoli al tempo di greci e romani

Naples at the time of the Greeks and Romans (Read English version)

Neapolis fu fondata nell’VIII secolo dai cumani, diventando la culla della civiltà greca e conservandone i costumi fin oltre il Medioevo. Divenne la città d’elezione di Virgilio. Dal I secolo d.c. fu sede dei giochi Isolimpici.

La fondazione di un primo nucleo avvenne intorno al IX secolo a.c. sull’isolotto di Megaride (attuale Borgo Marinaro e Castel dell’Ovo) e sulla vicina costa, antistante Pizzofalcone (anche monte Echia). Non era una vera e propria città ma un piccolo abitato fondato molto probabilmente dei greci di Pithecusa (Ischia) che vollero un approdo sicuro per collegarsi con la terraferma. Questo piccolo borgo venne chiamato Parthenope in onore della omonima sirena che, secondo la leggenda, era approdata sull’isolotto di Megaride a seguito della delusione d’amore che aveva sofferto a causa di Ulisse. Un’altra leggenda, più credibile, racconta che Parthenope era la bellissima figlia di Eumelo Favelo, uno dei condottieri greci che avevano fondato la città, morta durante la traversata tra la Grecia e l’Italia, la cui tomba era sull’isolotto di Megaride.

Nella seconda metà dell’VIII secolo a.c. gli abitanti di Cuma, per espandere il loro potere sull’intera costa campana, fondarono una vera e propria città sulla collina di Pizzofalcone, conglobando in essa l’antico nucleo fondato dai Pithecusani, chiamata anch’essa Parthenope. Questa polis, oltre al vecchio abitato ai piedi del monte Echia e sull’isolotto di fronte, si sviluppò da Pizzofalcone, dove probabilmente era situata l’agorà, lungo l’attuale via Monte di Dio, fino alla piazza di Santa Maria degli Angeli, dove era situata l’acropoli, con un disegno che grosso modo ricorda l’attuale conformazione: chiesa di Santa Maria degli Angeli al posto del tempio dedicato a Parthenope e la ex caserma della polizia di Pizzofalcone al posto dell’antica agorà.

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Colonie greche di Italia e Sicilia (XIX sec.)

Essa era in una posizione molto favorevole su un promontorio circondato da tre lati dal mare e il quarto lato era difeso dal dirupo verso l’attuale via Chiaia. Ai piedi della collina, dove oggi si trovano i giardini della litoranea, era situato il porto della cittadina.
Parthenope diventò una importante base greca a supporto delle navi che intendevano raggiungere le colonie più lontane dalla madre patria, situate sulle coste della Sardegna e della Spagna. Esse erano costrette a fermarsi per fare i necessari rifornimenti.

Nel 506 a.c. Si ebbero contrasti nella città di Cuma tra il tiranno Aristodemo e una parte dell’aristocrazia che causò l’espulsione degli stessi. Gli aristocratici cacciati fondarono una nuova città a cui diedero il nome di Neapolis (città nuova). Essa era situata a circa un chilometro a oriente di Parthenope, tra due corsi d’acqua. A occidente della città scorreva un torrente che discendeva dalla collina dell’Arenella (il nome Arenella deriva dalle rive sabbiose del torrente), attraversava il Cavone, sbucando a pochi metri dell’attuale piazza Dante, per proseguire per le attuali Via Monteoliveto, via Medina immettendosi nel mare all’altezza di piazza Municipio. A oriente un altro corso d’acqua, partendo dal burrone della Sanità, percorreva via Cirillo, via Carbonara, via Maddalena e, attraversando il Lavinaio (dove le donne nell’antichità lavavano i panni nel fiume), sbucava nel mare all’altezza dell’attuale piazza del Carmine. Inoltre la città era protetta a nord da impervie colline e a sud dal mare.

Neapolis, antico nome di Napoli, replicò Cuma nel culto di Demetra e nella divisione della città in Fratie. I continui contatti via mare con la madre patria Grecia, in particolare con l’isola Eubea, situata a pochi chilometri da Atene, e con la stessa città stato, furono la ragione del suo veloce sviluppo. Neapolis in pochi decenni superò in importanza Cuma e la stessa Parthenope, che anzi soffriva questa città vicina, con la quale aveva intensi rapporti, ma che ne fagocitava la crescita economica.

In effetti a Parthenope risiedevano gli aristocratici delle due città. Neapolis invece rappresentava il cuore economico; le due cittadine erano da considerare come un’unica entità politica. Nel 466 a.c. Neapolis accolse i Pithecusani che avevano abbandonato la loro isola a causa di un violento terremoto. Negli anni seguenti genti osche raggiunsero la Campania invadendo Capua e Cuma, determinando un flusso migratorio da queste città verso Neapolis. La “città nuova” seppe gestire al meglio i rapporti con gli oschi evitando di essere invasa militarmente dagli stessi, dando ospitalità e concedendo alcune cariche nel governo cittadino.

Dal 300 a.c., la presenza degli oschi in città, popolo di stirpe sannita che rappresentava circa la metà della popolazione, determinò continui contatti con gli abitanti del Sannio, nonchè la presenza di un contingente di armati sanniti posti a difesa della popolazione di origine osca. L’altra metà della popolazione di origine greca, stanca della presenza di questi armati, profittando dell’uscita dalla città degli oschi per una funzione religiosa in onore dei lori dei, si arrese ai romani, facendoli entrare in città. In seguito fu stretto un patto con i romani: “Foedus Neapolitanum”, con il quale furono sviluppati i rapporti commerciali con Roma.

Da quest’alleanza discende una curiosa particolarità. Gli storici romani (Strabone, Livio, Lutazio) non citeranno più il nome Parthenope ma chiameranno la cittadina Palepolis (città vecchia), considerandola una appendice e non più come la “metropolis” di Neapolis, questo per l’atteggiamento delle deputazioni delle due città che risiedevano in Parthenope, che avevano dimostrato di non gradire l’alleanza con Roma, al contrario dei “principes” di Neapolis, che trattarono con Roma anche a nome della “Palepolis” stringendo alleanze commerciali e militari.

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Mura greche a piazza Bellini – IlSistemone 2011 CC BY SA 3.0

Altre fonti raccontano che Parthenope, priva di mura difensive, fu abbandonata dai suoi abitanti, i quali si rifugiarono presso la vicina Neapolis, ben dotata di sistemi difensivi. Secondo questa versione gli abitanti dell’antica “metropolis” furono ben accolti dai loro quasi concittadini che costruirono una appendice alle mura dal lato occidentale della città, tra via del Sole (l’antico cardine dedicato al Sole) e via Costantinopoli, area oggi occupata dal cosiddetto “Vecchio Policlinico”, dove i Parthenopei trovarono ospitalità. Questa nuova area cittadina fu chiamata Palepolis (citta vecchia) poiché aveva sostituita l’antica Parthenope.

Già nel 300 a.c. Neapolis aveva assunto la struttura urbana tuttora presente nel centro storico della città. Essa presentava quattro decumani (vie che attraversavano la città da Est a Ovest). Il decumano superiore, più a nord, che oggi è denominato via Anticaglia per la presenza di antichi ruderi, attualmente completamente nascosti dalle costruzioni che si affacciano sulla strada; è tuttora presente una leggera curvatura della strada dove era posto il grande anfiteatro, completamente coperto da un isolato che conserva la forma rotonda dell’originaria costruzione greco-romana, nel cui cortile sono visibili dei ruderi appartenenti all’antico anfiteatro. Il decumano maggiore attualmente è denominato via Tribunali, per la presenza del tribunale (nella sede dell’antico tribunale della Vicaria) che ha svolte le sue funzioni fino a pochi anni fa, e che ancora oggi ospita aule di rappresentanza dell’odierno tribunale. Al centro del decumano maggiore, tra l’attuale piazza S. Gaetano e l’incrocio con via Duomo, si trovava il foro della città. Il decumano inferiore è riconoscibile in via Spaccanapoli, che divide in due il centro storico. Il quarto decumano è solo parzialmente riconoscibile tra via S. Marcellino e via Arte della Lana essendo stato coperto da costruzioni successive.

Nel 280 a.c. Neapolis fu aggredita da Pirro, re dell’Epiro, che voleva impadronirsene per farne una base per la successiva avanzata verso Nord, durante la sua spedizione in Italia contro i romani . La resistenza della città diede tempo a Roma di riorganizzare le proprie difese all’altezza di Capua. Nonostante le sue vittorie Pirro fu costretto a rifugiarsi in Sicilia, poi lasciare l’Italia, per le gravi perdite subite nei combattimenti contro i romani, da cui il detto “vittoria di Pirro”.

Successivamente, quando Roma fu impegnata nelle guerre puniche, Neapolis si schierò con i romani, contrapponendosi a Capua che si era alleata con i cartaginesi di Annibale. Questa fedeltà a Roma la favorì a scapito di Capua, facendola diventare la più importante città in Campania, promossa a municipio romano.

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Parco Archeologico di Pausilypon – Armando Mancini – Flickr 2010 CC BY SA 2.0

Nel I secolo a.c. e nel I secolo d.c. Neapolis, con i suoi dintorni, si trasformò in luogo di villeggiatura dei ricchi romani. Tra Pizzofalcone e l’isola di Megaride fu costruita la grandiosa villa di Lucullo mentre Pollione costruì la sua, alle falde della collina di Pausylipon (Posillipo), in una località oggi denominata Gaiola. Fu scavata anche una grotta (chiamata grotta di Seiano) che collegava la villa con i Campi Flegrei, oggi visitabile dall’ingresso posto alla discesa Coroglio.

La città divenne centro di riferimento per la cultura greca, tanta da essere nominata dall’imperatore Augusto, che era un ammiratore di quella civiltà, “custode della cultura ellenica”. Nel 42 a.c. la scuola di Filodemo e Sirone fu frequentata da Publio Virgilio Marone durante il suo soggiorno a Neapolis. Nel 2 d.c. Fu costruito il Tempio dei giochi Isolimpici, giochi che si svolgevano in città in contrapposizione dei giochi olimpici che si svolgevano a Olimpia. I resti del Tempio sono stati ritrovati durante gli scavi della stazione di piazza Nicola Amore della linea 1 della metropolitana di Napoli.

Nel 79 d.c. si ebbe la terribile eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano, apportando gravi danni anche a Neapolis. Il Vesuvio fino a quel momento non era considerato un Vulcano, essendosi persa memoria delle sue antiche eruzioni, bensì una montagna amica, sulle cui falde crescevano orti e vigneti che producevano un vino molto apprezzato in città. Una drammatica testimonianza oculare della tragedia fu quella di Plinio il giovane, che dalla sua villa di Miseno poté osservare l’eruzione in tutta la sua violenza, descrivendola in una lettera indirizzata al suo amico Tacito.

Alla fine del I secolo d.c. iniziò a prendere piede in città il cristianesimo. La diffusione della nuova religione fu facilitata dalla presenza di una folta colonia ebraica presente a Neapolis che per prima aderì al nuovo credo. Il primo vescovo fu Aspreno che fu nominato dallo stesso San Pietro. Una delle prime chiese paleocristiane fu San Pietro ad Aram, dove sembra che disse messa San Pietro in persona. Con l’imperatore Diocleziano si ebbero persecuzioni di cristiani anche in città, che continuarono fino all’epoca dell’imperatore Costantino. Durante l’impero di Costantino furono costruite diverse chiese tra cui San Giovanni Maggiore e San Gregorio Armeno ancora oggi esistenti. Patrono di Napoli fu eletto il vescovo di Benevento San Gennaro, che era stato martirizzato mediante decapitazione nel 305 d.c.. Il sangue, raccolto da alcuni fedeli, è conservato in una teca nel Duomo di Napoli. Ogni anno si verifica miracolosamente la sua liquefazione.

Nel 476 d.c. l’ultimo imperatore dell’impero romano d’occidente Romolo Augusto fu imprigionato da Odoacre a Napoli, all’interno della villa fortificata di Lucullo, che poi fu trasformata in Castel dell’Ovo.

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(Stampa in alto: Sirena Parthenope – D.G.U. 1831 – vol. IV 2 Flickr British Library)

Bibliografia:
A. D’Ambrosio: Storia di Napoli, Nuova E.V. Napoli 1993
it.wikipedia.org/wiki/Tempio_dei_giochi_Isolimpici
Bartolomeo Capasso: Napoli greco-romana, Napoli, 1905
Gino Doria, Storia di una capitale. Napoli dalle origini al 1860., Ricciardi, 1975
Vittorio Gleijeses, La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Napoli, 1977
it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Napoli