Grigorij Rasputin (Karl Bulla) 1904-1905

Rasputin, diavolo o santo

Rasputin, devil or holy man (Read English version)

Rasputin fu un santone o un diavolo? A corte era odiato da tutti, a esclusione della famiglia dello zar che stravedeva per lui. Sembrava immortale, sopravvisse a due attentati. Nell’ultimo complotto per ucciderlo, fu avvelenato e poi sparato.

Nell’aprile del 1907 una grave crisi emorragica colpì il principino Aleksej, unico figlio maschio ed erede al trono dello zar Nicola II Romanov e della zarina Aleksandra. Il principino soffriva di emofilia di tipo B, una grave malattia che impedisce la coagulazione del sangue, pertanto la più piccola ferita poteva essergli fatale. L’emofilia del piccolo erede al trono gli era stata trasmessa dalla madre, ma era una “eredità” della bisnonna inglese regina Vittoria d’Inghilterra, che, come si è appurato in seguito, era portatrice del cromosoma anomalo x (anziché X), causa della malattia di cui avevano sofferto vari altri discendenti della regina.

Al capezzale di Aleksej, nel palazzo reale di Carskoe Selo (oggi Puskin), vicino San Pietroburgo, fu convocato Grigorij Rasputin, un santone di origine siberiana, che era stato introdotto a palazzo alcuni mesi prima. L’intervento di Rasputin determinò un miglioramento delle condizioni del malato. Oggi si è propenso a credere che il miglioramento era avvenuto semplicemente perché Rasputin aveva fatto interrompere le cure a base di aspirina cui veniva sottoposto il principino, un antinfiammatorio che ha come effetto secondario di rallentare la coagulazione del sangue, proprietà dell’aspirina che allora non era conosciuta, la quale pertanto era assolutamente controproducente in quella situazione clinica. Naturalmente il miglioramento fu attribuito alle cure del Rasputin basate sul magnetismo e sulle preghiere. Così iniziò l’avventura di Rasputin alla corte dello zar.

Grigorij Efimovic Novych Rasputin era nato il 9 gennaio 1869 a Prokovskoe, una cittadina nel sud ovest della Siberia. Il padre era postino e la madre contadina. Degli 8 figli della coppia ne sopravvissero alla giovinezza solo due, Grigorij e la sorellina Feodosiya. Grigorij non frequentò regolarmente le scuole ma riuscì, come autodidatta, a darsi una certa cultura, specialmente religiosa. Egli aveva una certa attrazione per la vita mistica forse a causa di un incidente capitatogli in giovane età, quando lui e il fratello Misha, durante un bagno in un fiume si trovarono in difficoltà. Riuscirono a salvarsi dall’annegamento, ma il fratello si ammalò di polmonite e morì poco dopo.

Dotato di un aspetto ieratico (alto, robusto e con una lunga barba nera) e di un eccezionale appetito sessuale, si diceva che fosse molto dotato fisicamente, aveva abbracciato le teorie della setta Khlysty, che sembravano fatte apposta per lui. Tali teorie prevedevano la salvezza dell’anima attraverso un percorso di peccati, da cui poi redimersi, per incontrare la vita eterna. La prima fase era intensamente vissuta da Grigorij Efimovic (Rusputin era un soprannome che significava “depravato”). La setta non era ufficialmente riconosciuta dalla chiesa ortodossa, che la considerava scismatica.

Nel 1887 contrasse matrimonio con Praskovja Fedorovna Dubrovina. Dei 7 figli avuti nel matrimonio, sopravvissero alla giovane età solo in tre. Rasputin lasciò la famiglia per rinchiudersi tre mesi un un monastero. Lasciato il monastero proseguì la sua vita mistica viaggiando attraverso l’Europa, arrivando fino in Terrasanta e visitando i luoghi simboli della cristianità. Saltuariamente tornava a casa per aiutare la sua famiglia contadina nei periodi della raccolta. Nel villaggio natale era considerato un sant’uomo e riceveva visite dai suoi compaesani ai quali dava consigli su cure per familiari ammalati.

Nel 1902, durante un viaggio a Kiev ebbe modo di conoscere il vescovo del luogo. In seguito si recò a San Pietroburgo per raccogliere donazioni per costruire una chiesa nel suo villaggio natale, dove intendeva ritirarsi definitivamente, e per incontrare il rettore della facoltà di teologia con il quale approfondire le sue conoscenze religiose. A San Pietroburgo, dove era ospite di un monastero, conobbe la principessa del Montenegro Milica dalla quale fu introdotto a corte nel novembre del 1905. Fu presentato allo zar Nicola II e alla zarina Aleksandra.

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Zar Nicola II Romanov – Boissonas & Eggler 1909

Nicola II Romanov era primogenito dello zar Alessandro III, debole di carattere, non fu adeguatamente preparato a prendere il posto del padre. A 16 anni conobbe la futura moglie, la principessa tedesca Alice d’Assia. Negli anni successivi ebbe una relazione con una ballerina del teatro Marinskij. Nel 1894 Nicola si fidanzò ufficialmente con il suo primo amore Alice nonostante la contrarietà dei genitori. Il 1° novembre del 1894 Alessandro III morì lasciando il trono al figlio che lo assunse con il nome di Nicola II. Il 26 novembre di quell’anno sposò la fidanzata che cambiò il nome, acquisendo quello di Aleksandra Fedorovna Romanova.

La zarina Aleksandra, cioè Alice d’Assia e del Reno, era figlia del granduca Luigi IV d’Assia-Darmstadt e di Alice di Gran Bretagna, seconda figlia della regina Vittoria. La piccola diventò orfana di madre e di padre giovanissima, questa situazione la turbò profondamente, tanto che il suo carattere divenne malinconico e ombroso. Fu accolta dalla nonna Vittoria che si interessò della sua educazione. La nonna desiderava che Alice sposasse il suo primo nipote destinato al trono di Gran Bretagna, Alberto Vittorio, ma lei rifiutò avendo già conosciuto Nicola Romanov, suo cugino di II grado. Dopo il matrimonio con lo zar Alice, che aveva adottato il nome di Aleksandra, ebbe quattro figlie: Olga, Tatiana, Maria e Anastasia e un unico figlio maschio Aleksej, destinato a succedere allo zar.

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La famiglia dello Zar – Compagnia Levitskij – Boasson and Eggler 1913

Aleksej Romanov nacque il 12 agosto del 1904, dopo pochi anni dalla nascita i genitori scoprirono che il piccolo era affetto da una terribile malattia, emofilia di tipo B. Essi tennero segreta la notizia per non palesare al popolo la debolezza del loro unico maschio. I figli dello zar crebbero in un’atmosfera rigida e dedicata allo studio, nel loro palazzo di Carskoe Selo. Le figlie e il figlio dello zar condividevano camere senza comfort, ammobiliate con brandine da campo e modesti mobili. Il piccolo Aleksej, dopo la scoperta della malattia, veniva trattato dalle sorelle e dai genitori con mille attenzioni per evitare involontari traumi e conseguenti emorragie.

Dopo il primo intervento di Rasputin che aveva portato un miglioramento nelle condizioni di salute dello zarevic Aleksej, il santone venne convocato sempre più spesso a palazzo reale, poiché lo zar e la zarina confidavano in lui per la guarigione del figlio. La figura del monaco assunse una tale importanza che molti cominciarono a ritenere che la famiglia reale fosse completamente plagiata dallo stesso.

Nel 1912 un altro episodio rafforzò il potere di Grigorij Rasputin. Un giorno, durante una gita in carrozza nella foresta di Bialowieza, il principino ebbe un ematoma al ginocchio a causa dei sobbalzi. L’ematoma non guariva nonostante le cure praticate dai medici di corte, anzi la gamba del piccolo zarevic si gonfiava sempre di più. La zarina, disperata, scrisse un telegramma a Rasputin, che in quel periodo si trovava nel suo villaggio natale, chiedendo aiuto. Il guaritore rispose di sospendere le cure, raccomandando di aspettare con fiducia e pregare. Dopo una lunga convalescenza Aleksej guarì. Le cure di Rasputin sembravano miracolose ma, a ben guardare, si basavano sul semplice presupposto che le cure mediche che venivano utilizzate dai medici di corte fossero controproducenti, meglio allora lasciare alle sole risorse del corpo umano far fronte alla malattia.

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Aleksej Romanov figlio di Nicola II – 1915

Rasputin, da consigliere spirituale della famiglia dello zar, ambiva al ruolo di consigliere politico. Mentre lo zar, che pure ne apprezzava le doti di guaritore, cercava di svincolarsi dal legame con il monaco, la zarina appariva completamente dipendente dalle parole dello stesso. Rasputin, con i suoi rapporti personali con la nobiltà e con il popolo, riusciva ad avere notizie riservate sulle malefatte dei politici e dei nobili, che comunicava alla zarina, la quale riferiva al marito. In pratica Rasputin influenzava pesantemente le scelte di governo dello zar.

Cominciarono anche a circolare voci di rapporti sessuali tra la zarina e le sue figlie con Rasputin, messe in giro da chi si sentiva danneggiato dall’influenza del monaco sul governo dello stato. Rasputin era profondamente odiato dall’aristocrazia, così come era amato dal popolo e dai contadini che vedevano in lui uno di loro. Rasputin contava tra i suoi nemici anche la chiesa ortodossa, la quale non lo aveva mai ordinato prete. Alla cerimonia dei 300 anni di regno dei Romanov, Rasputin fu addirittura espulso dalla cattedrale di Kazan.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la Russia entrò in guerra contro la Germania e l’impero Austro-ungarico. Lo zar si mise personalmente a capo dell’esercito, lasciando alla zarina il compito di governare. In questo contesto il potere di Rasputin aumentò enormemente, poiché le decisioni di governo della zarina furono sempre più influenzate dal santone.

Rasputin fu fatto oggetto di vari tentativi di assassinio orditi dai suoi nemici. Nel 1914 Rasputin si trovava in visita nel suo paese natale; il 29 giugno, mentre rientrava nella casa paterna, fu affrontato da una donna, Hionija Guseva che, armata di pugnale, lo colpì allo stomaco. Il santone riuscì ad allontanarsi di alcuni passi dalla donna, armarsi di bastone, e colpirla violentemente. Fu soccorso e steso sul letto di casa. Un medico del luogo gli prestò le prime cure, continuate poi dal medico personale della zarina. Nonostante la gravità della ferita, riuscì a riprendersi e a guarire. La donna fu rinchiusa in manicomio, il presunto mandante, il monaco Iliodor, che già anni prima aveva minacciato Rasputin, fuggì dalla Russia e non subì alcun processo.

Un giorno, durante una festa a cui partecipavano alcuni politici, un membro della Duma si parò di fronte a Rasputin e, con una rivoltella puntata contro il santone, lo accusò dei suoi presunti misfatti e gli sparò, ma il colpo fece cilecca. Rasputin lo invitò a premere ancora il grilletto, ma di nuovo la rivoltella fece cilecca, a questo punto Rasputin gli tolse l’arma da mano e puntandola al soffitto premette il grilletto per la terza volta, il colpo partì con gran fracasso. Questo episodio contribuì alla credenza sull’immortalità di Rasputin.

Verso la fine del 1916 fu organizzato un vero e proprio complotto. Il principe Feliks Jusupov, sposato con una nipote dello zar, invitò Rasputin nel suo palazzo per una festicciola privata, promettendo di presentargli la sua bellissima moglie, la principessa Irina. La sera del 16 dicembre Jusupov, insieme al dottor de Lanzovert, si recò a casa di Rasputin per accompagnarlo nel suo palazzo. Fu fatto accomodare in una stanza a pianterreno dove gli fu offerto del vino Madera, di cui il monaco era ghiotto, in attesa che rientrasse la principessa Irina che, disse Jusupov, era dovuta uscire per un affare di famiglia urgente. La principessa Irina, a corrente del piano, si era rifiutata di partecipare al complotto assentandosi da casa. Al piano superiore erano in attesa gli altri organizzatori dell’assassinio: il cugino dello zar granduca Dmitrij Pavlovic, Vladimir Puriskevic; si aggiunsero all’ultimo momento Sukhotin, il principe Fedor Romanov e il principe Nikita.

Il vino Madera che fu offerto a Rasputin era accompagnato da piccola pasticceria avvelenata con abbondanti dose di cianuro. Il monaco bevve e mangiò chiedendo a Jusupov di suonargli alcune canzoni con una chitarra. Il tempo passava ma il veleno non faceva effetto, il monaco si lamentava solo di un leggero mal di stomaco. Feliks Jusupov salì al piano superiore con una scusa, per consultarsi con gli altri. Fu deciso di finirlo a colpi di pistola. Scesero Jusupov e Dmitrij Pavlovic armati di rivoltella. Jusupov sparò a Rasputin colpendolo allo stomaco. Credendolo morto i due risalirono al piano di sopra per riferire agli altri. Poi ridiscesero per buttare il corpo del santone nel fiume Malaya Nevka non ancora del tutto gelato. Quando Jusupov si avvicinò al corpo, Rasputin si rialzò improvvisamente, avventandosi contro il principe, poi tentò di raggiungere il cancello del palazzo per fuggire. All’altezza del cancello Puriskevic lo colpì nuovamente con numerosi colpi di pistola, abbattendolo definitivamente. Alcuni poliziotti, avendo sentiti gli spari, si avvicinarono, ma furono invitati ad andarsene, cosa che fecero prontamente, viste le personalità che avevano di fronte; comunque informarono i superiori di quello che avevano visto. Nel frattempo il corpo di Rasputin fu gettato nel fiume ma, poiché non era stato zavorrato, tornò a galla poco dopo e fu ritrovato il giorno successivo.

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Con una rapida inchiesta fu appurato l’andamento dei fatti e chi aveva sparato. Lo zar rientrato precipitosamente a San Pietroburgo dispose che nessun processo fosse fatto limitandosi a condannare all’esilio il principe Feliks Jusupov e il granduca Dmitrij Pavlovic. Questo esilio salvò la vita dei due nella successiva rivoluzione bolscevica.

Poco prima della sua morte Rasputin aveva spedito una lettera allo zar. Nella lettera scriveva che se la sua morte, che considerava imminente, fosse stata provocata dai contadini e dalla povera gente, lo zar poteva stare tranquillo, che tutto sarebbe rimasto immutato per almeno un secolo. Se invece a ucciderlo fossero stati i nobili e gli aristocratici, allora tutto sarebbe stato perduto per lo zar, lotte intestine ed esilio avrebbero colpito la famiglia reale. Ancora una volta Grigorij Rasputin indovinò il futuro. Anzi gli avvenimenti furono molto più duri di quanto profetizzato, la rivoluzione bolscevica era alle porte.

Bibliografia:
Vladimir Puriskevic: Comment j’ai tué Raspoutine, J. Povolozky & Cie, 1923
Maria Rasputin, My father, 1934.
it.wikipedia.org/wiki/Grigorij Efimovic Rasputin
Angelo Solmi, Nicola e Alessandra di Russia, Rusconi, 1989
it.wikipedia.org/wiki/Nicola_II_di_Russia
Marzia Sarcinelli, Nicola, Alessandra e Rasputin, Milano, Mursia, 2008,
it.wikipedia.org/wiki/Aleksandra_Fedorovna_Romanova