Palazzo dei Mulini a Portoferraio - Marco Ferrero 2007 CC BY 3.0

Napoleone, dall’Elba a Parigi

Napoleon, from Elba to Paris (Read English version)

Napoleone, sconfitto a Lipsia, divenne principe dell’isola d’Elba, conservando il titolo di imperatore con una rendita di due milioni di franchi. Non si arrese. Tornò in Francia per vivere i suoi “100 giorni”, entrò trionfante a Parigi il 20 marzo del 1815.

Il fallimento delle aspirazioni di Napoleone Bonaparte nella campagna di Russia, dovute alla superficiale valutazione che l’imperatore aveva fatto al riguardo delle difficoltà del suo esercito di fronte alla vastità dei territori e alla severità del clima invernale, fu seguita dalla disfatta nelle guerre peninsulari di Spagna dove la coalizione Spagna, Portogallo e Inghilterra sconfisse l’esercito francese ricacciandolo al di la dei Pirenei.

Nell’autunno del 1813 Napoleone cercò la sua rivalsa ripristinando il suo potere sulla Germania. Affrontò in terra tedesca la sesta coalizione formata da Prussia, Russia, Svezia e Austria oltre alle già citate Gran Bretagna, Spagna e Portogallo e a piccoli stati della Germania e dell’Italia.

Dopo le prime due vittorie di Lutzen e Bautzen, Napoleone fece uno dei suoi più gravi errori concedendo una tregua agli avversari. La tregua fu utilizzata per riorganizzare le forze della coalizione. L’esercito Svedese era guidato da Carlo XIV di Svezia, ovvero Jean-Baptiste Jules Bernadotte, che era stato uno dei più valenti generali di Napoleone, chiamato dalla casa reale Svedese e adottato dal re in carica, senza eredi, per prenderne il posto alla sua morte. Gioacchino Murat, re di Napoli, era fedelmente schierato al fianco del suo imperatore.

Lo scontro decisivo fu a Lipsia tra il 16 e il 19 ottobre del 1813. Le forze della coalizione evitarono, in prima battuta, lo scontro diretto con le armate guidate da Napoleone, concentrando gli sforzi contro i reparti guidati dai suoi fedeli generali. Sconfitte le ali dello schieramento, la coalizione concentrò le sue forze contro il grosso dell’esercito, comandato dall’imperatore in persona, determinandone la sconfitta. Questa fu facilitata dal tradimento di alcune truppe sassoni schierate con i francesi ma che durante la battaglia girarono le spalle al nemico iniziando a sparare contro i loro compagni.

Questa debacle fu seguita dalla campagna dei sei giorni, nei quali gli eserciti di Russia, Prussia e Austria invasero la Francia e Parigi. Napoleone si rifugiò nel castello di Fontainebleau, dove rimase per tutto il tempo durante il quale si svolsero le trattative di resa tra le potenze vincitrici e i suoi rappresentanti. In un primo momento Napoleone era disposto alla abdicazione in favore del figlio Napoleone Francesco Giuseppe, avuto con la moglie Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, figlia dell’imperatore austriaco Francesco II. Me le potenze vincitrici furono irremovibili, pretesero e ottennero l’abdicazione senza condizioni da parte dell’imperatore.

In cambio Napoleone fu nominato sovrano del principato dell’isola d’Elba (creato ad hoc scorporando l’isola dal Granducato di Toscana) e gli furono assegnati due milioni di franchi come rendita. Alla moglie Maria Luisa fu dato il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. Il piccolo Napoleone Francesco Giuseppe, di soli tre anni, fu destinato a essere cresciuto ed educato in seno alla corte austriaca. In un primo momento si era pensato di dare al Bonaparte la Corsica, ma non fu possibile a causa della ferma opposizione delle autorità di Parigi, in alternativa si pensò di dare la Sardegna, trovando in questo caso l’opposizione dei Savoia. Concedendo l’Elba a Napoleone si consegnava allo stesso anche un piccolo pezzo del Regno di Napoli, poiché la località isolana di Portolongone (oggi Porto Azzurro e Capoliveri), poiché faceva parte dell’antico Stato dei Presidi, era sotto la sovranità partenopea.

Napoleone giunse all’Elba il 3 maggio del 1814 a bordo della nave inglese Undaunted. Il giorno seguente, dopo qualche perplessità dovute al timore sul tipo di accoglienza degli abitanti dell’Elba, sbarcò tra l’entusiasmo della folla. Gli vennero consegnate le chiavi dell’isola e fu ospitato per le prime notti nel palazzo municipale di Portoferraio. Con l’editto del 4 maggio Napoleone prese ufficialmente possesso del Principato dell’Elba, con pieni diritti dinastici riservati alla moglie Maria Luisa e al figlio Napoleone Francesco Giuseppe.

Egli scrisse subito alla moglie una missiva piena di affetto, descrivendo la casa dove era ospitato come molto modesta, e si riprometteva di provvedere immediatamente a trovare una dimora degna, dove poterla ospitare, poiché egli attendeva il suo arrivo con impazienza. Nonostante le dicerie che descrivevano il rapporto tra Napoleone e Maria Luisa fatto di maltrattamenti e disprezzo nei confronti della moglie, la stessa Maria Luisa in alcune lettere indirizzate al padre, pur ammettendo l’assenza di amore nel rapporto con il marito, metteva in rilievo la correttezza e la gentilezza di Napoleone nei suoi confronti, quella correttezza dovuta in un matrimonio politico, come nel loro caso.

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Palazzo dei Mulini a Portoferraio – Marco Ferrero 2007 CC BY 3.0

Nonostante le sue intenzioni di allontanarsi dall’Elba per raggiungere la Francia non appena fosse stato possibile, Napoleone governò l’isola con oculatezza e spirito d’innovazione. Stabilì la sua residenza nella Palazzina dei Mulini, nel centro di Portoferraio. La palazzina fu immediatamente ristrutturata e venne creato un vasto salone, mentre il vecchio granaio della palazzina venne trasformato in un piccolo teatro.

Immediatamente iniziarono lavori di miglioramento in tutta l’isola, furono costruite le condotte delle fognature, nuove strade, fu riformata l’amministrazione e la dogana, si impose ai proprietari di fornire gli immobili con adeguati servizi igienici. Napoleone non trascurò di formare un piccolo esercito e una modesta marina. L’isola all’improvviso si trasformò in un unico grande cantiere. Furono i giorni più belli per quella località addormentata che fino ad allora era stata dimenticata dai suoi governanti, sia che risiedessero a Firenze che a Napoli.

I due forti dell’isola, collegati da un passaggio sotterraneo, furono occupati dal fedele generale Cambronne con le truppe mamelucche e polacche poste a difesa dell’Elba. I vari ministeri del governo dell’isola furono affidati al gran maresciallo Bertrand e ad Antoine Drouot, il governatore militare fu lo stesso Cambronne.

L’imperatore scelse come residenza di campagna Villa San Martino, situata a cinque chilometri da Portoferraio; anch’essa fu oggetto di profonde ristrutturazioni. Il 2 agosto Napoleone fu raggiunto dalla madre Maria Letizia Ramolino accompagnata dalla sorella Paolina Borghese; le due donne presero alloggio vicino alla reggia isolana, in casa Voncini. Madame mère e Paolina rimasero all’Elba fino alla partenza di Napoleone per la Francia.

Maria Luisa, nonostante gli inviti e i desideri di Napoleone, che per lei aveva fatto preparare e abbellire villa San Martino, non si recò mai all’Elba. Subito dopo la resa di Fontainebleau si era rifugiata a Vienna con il figlio, rimanendo nella capitale asburgica fin dopo la disfatta di Napoleone a Waterloo, nonostante che nel frattempo avesse avuto assegnato il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. Maria Luisa si stabilì nel ducato solo dopo il 1815, cambiando il suo nome, per italianizzarlo, in Maria Luigia. Ella, nonostante la separazione, sostenne il marito anche dopo la sconfitta, invitando il padre Francesco II, imperatore d’Austria, ad adoperarsi perché a Napoleone fosse riservato un trattamento degno di un membro di casa reale.

In compenso il 1° settembre del 1814 sbarcò a Portoferraio Maria Walewska, amante di Napoleone, accompagnata dalla sorella e dal fratello nonché da Alessandro, il figlio avuto con il Bonaparte. Dopo una prima passeggiata che fu dedicata alla visita della chiesa del romitorio di Madonna del Monte dove i due si isolarono per raccogliersi in preghiera, i due amanti passarono insieme due giorni e due notti nella Palazzina dei Mulini trasformata in una piccola reggia.

Maria Laczynska Walewska apparteneva a una nobile famiglia polacca, contava tra i suoi avi anche Stanislao Leszczynski, re polacco del XVIII secolo. Con la morte prematura del padre Maciej in una battaglia contro i russi, la famiglia perse le sue ricchezze. Nonostante ciò la madre di Maria, Eva Zabrowska, utilizzò tutte le risorse rimaste per dare una adeguata educazione ai due figli maschi e alle tre femmine. Le figlie, tra cui Maria, ebbero come istitutore Nicolas Chopin, padre del famoso musicista Fryderyk Chopin. Maria, sposato con il conte Walewsky molto più anziano di lei, incontrò Napoleone a una festa da ballo. L’imperatore accingendosi alla campagna di Russia, aveva fermato il suo esercito sulle terre polacche divise tra Austria, Prussia e Russia, in attesa della primavera. Dopo qualche insistenza da parte di Napoleone, Maria Walewska, per spirito patriottico, ne divenne l’amante. In breve si accese un vero amore tra i due, amore che diede i suoi frutti con la nascita del piccolo Alessandro nel 1810. Maria divorziò dal conte Walewsky nel 1812.

Dopo due giorni Maria e i suoi familiari si imbarcarono diretti in Francia, spinti a ciò da Napoleone, che non desiderava che la notizia della visita della Walewska arrivasse alle orecchie della moglie, egli ancora sperava nell’arrivo di Maria Luisa all’Elba. Ma forse questa frettolosa partenza fu dovuta anche alle chiacchiere su un nuovo legame di Maria con il generale Philippe Antoine d’Ornano, cugino di primo grado del Bonaparte.

Intanto la sorella Paolina si diede a organizzare bellissime feste nel salone del Palazzo dei Mulini e nella villa agreste di San Martino, alle quali partecipavano, oltre che gli ufficiali che avevano seguito Napoleone all’Elba con le loro famiglie, i notabili del luogo e spesso anche comuni cittadini.

La bellissima Paolina Bonaparte, duchessa di Guastalla, dopo aver sposato il generale Leclerc, di cui rimase vedova dopo pochi anni, essendo il generale morto per aver contratto la febbre gialla durante una spedizione ad Haiti, si risposò con il principe romano Camillo Borghese. Con il suo anticonformismo scandalizzò l’intera Europa. Posò nuda per lo scultore Canova che la raffigurò come “Venere vincitrice”. Si diceva in giro che fosse una donna generosa e democratica: faceva l’amore con tutti, a volte persino col marito. Visse alcuni anni a Torino, dove Camillo Borghese era stato nominato da Napoleone governatore generale. Durante la sua permanenza in quella città ebbe come come gentildonna di camera Adele di Sellon, madre di Camillo Benso di Cavour. Nel 1810, quando nacque il figlioletto di Adele e del marito Michele Benso conte di Cavour, gli fu dato nome Camillo in onore del principe Borghese. Paolina fece da madrina di battesimo al futuro uomo politico piemontese.

Più passavano i mesi, più maturava il progetto di Napoleone di far ritorno a Parigi per riprendere in pieno le sue funzioni di imperatore, nonostante la sorveglianza che gli veniva riservata della marina Inglese, sempre presente nel mare che circondava l’isola, e dalla presenza fisica sulla terraferma di un commissario inglese, Sir Neil Campbell.
Da tempo andava preparando la sua partenza, la nave francese “Incostant”, presente in rada, veniva nel frattempo preparata per la fuga. Sir Neil Campbell non si accorse dei preparativi che si svolgevano sotto i suoi occhi. Ebbe dei sospetti, ma Napoleone in persona lo tranquillizzò: “perché dovrei abbandonare quest’isola, dove mi trovo così bene?”.

L’occasione della partenza fu l’allontanamento di Sir Campbell che si dovette recare a Firenze. Il 26 febbraio del 1815 Napoleone lasciò l’isola dopo aver salutato la madre e la sorella Paolina, tra un’ala di folla commossa che aveva benissimo inteso le intenzioni dell’imperatore, il quale si imbarcò sulla “Incostant”. Lo accompagnavano un piccolo esercito e i generali Antoine Drouot e Pierre Cambronne. Sbarcò il 1 marzo nei dintorni di Cannes. Da Cannes iniziò la sua marcia su Parigi, chiamata “il volo dell’Aquila”.

Il generale Andrea Massena, di stanza a Marsiglia, anche se formalmente mosse le sue truppe per fermare Napoleone, fece di tutto per non scontrarsi con il piccolo esercito del Bonaparte, che nel frattempo aveva preso la via dei monti puntando su Grenoble. Nei pressi di Grenoble Napoleone si “incontrò” con altri reparti dell’esercito francese schierati per sbarrargli la strada. Bastò un discorso dell’imperatore e i soldati si unirono in massa alle truppe napoleoniche. Il 14 marzo le truppe francesi, comandate del maresciallo Michel Ney, inviate dal re Luigi XVIII, fratello del ghigliottinato Luigi XVI, per fermare Napoleone, si unirono alle forze bonapartiste. Erano tanti gli uomini che avevano disertato a favore di Napoleone che a Place Vendome apparì una scritta a lettere cubitali che diceva: “Messaggio da Napoleone a Luigi XVIII: non mandarmi più truppe, ne ho già a sufficienza”. Il 20 marzo del 1815 Napoleone Bonaparte entrò trionfalmente a Parigi accolto da tutta la popolazione, Luigi XVIII e i suoi dignitari erano fuggiti il giorno precedente.

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Bibliografia:
L. De Pasquali, Napoleone all’Elba, Lecco 1972
C. Giachetti, I giorni dell’Elba, Milano 1933.
V. Mellini Ponce De Leon, Napoleone I all’isola d’Elba, Firenze 1962
it.wikipedia.org/wiki/Principato_dell%27Isola_d%27Elba
it.wikipedia.org/wiki/Cento_giorni
Luigi Mascilli Migliorini 500 giorni. Napoleone dall’Elba a Sant’Elena, Laterza
it.wikipedia.org/wiki/Maria_Walewska
it.wikipedia.org/wiki/Paolina_Bonaparte