Trotula de Ruggiero and the Salerno Medical School (Read English version)

Trotula de Ruggiero, vissuta nell’XI secolo, fu la più importante “medica” delle “mulieres Salernitanae”, allieva e poi docente della Scuola Medica Salernitana, fondò la ginecologia moderna, intuì l’importanza dell’igiene nei trattamenti medici e nella vita di tutti i giorni, in un epoca dove l’igiene era sconosciuta, anzi, contrastata.

Salerno dal X secolo fu capitale di un importante principato che in alcuni periodi ebbe la supremazia su tutto il territorio dell’Italia meridionale a esclusione della Calabria e della Puglia in mano ai bizantini.

Durante l’alto medioevo (anno 850) Salerno si distaccò, insieme a parte della Longobardia Minore, dal Principato di Benevento formando un principato autonomo. Siconolfo, avversario dell’amalfitano Radelchi, principe di Benevento, divenne il primo regnante della parte tirrenica del ex territorio longobardo, confermato nei suoi possessi dall’imperatore Ludovico. Nel tempo diverse dinastie governarono il principato, che crebbe e si rafforzò, arrivando all’apice della potenza con la famiglia normanna Altavilla.

Roberto il Guiscardo, uno dei capostipiti degli Altavilla (Hauteville), normanni “dani” originari della Francia settentrionale, venuti in sud Italia e stabiliti a Melfi, sposò nel 1059 Sichelgaita, figlia del principe di Salerno. Forte di questa parentela, dopo qualche anno, Roberto mosse guerra al fratellastro della moglie per la conquista del principato. Dopo un assedio di Salerno durato otto mesi il Guiscardo si impadronì del principato e nel giro di pochi anni costruì un regno normanno che comprendeva tutta l’Italia meridionale, la Sicilia, Malta e la parte costiera dell’Africa settentrionale.

Per Salerno fu un periodo felice, poiché nella sua qualità di capitale, godeva di un diffuso benessere e poté sviluppare attività economiche e culturali. Tra queste ebbe una particolare importanza la Scuola Medica Salernitana.

Dell’origine della scuola medica si sa ben poco, la data di fondazione si dovrebbe posizionare tra il IX e il X secolo. Una leggenda narra che un viandante di origine greca Pontus, rifugiatosi per la pioggia sotto gli archi dell’acquedotto dell’Arce a Salerno, vide un pellegrino, il latino Salernus, che pure si stava riparando dalla pioggia, curarsi da solo alcune ferite a una gamba. Pontus gli si avvicinò per prestargli aiuto. Nel contempo si ripararono sotto gli archi altri due viandanti, l’ebreo Helinus e l’arabo Abdela. Parlando i quattro scoprirono che tutti loro erano studiosi di medicina, decisero allora di fondare una scuola medica nella vicina Salerno.

La Scuola Medica Salernitana, vera e propria università ante litteram, nel suo primo periodo, tra il IX e il X secolo, dava un insegnamento pratico della medicina. La scienza delle cure mediche veniva trasmessa oralmente dai maestri, basandosi sull’esperienza empirica, mettendo in particolare evidenza la prevenzione e la profilassi delle malattie.

Nel secondo periodo della sua esistenza, tra l’XI e il XIII secolo, grazie alla posizione di Salerno che era diventata un centro di riferimento per la cultura del tempo, facilitata in ciò dai traffici del suo porto che accoglieva navi provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, la scuola ebbe l’apporto di docenti di varie culture, in specie greca e orientale. Arrivarono alla scuola numerosi testi dalla Grecia, dall’Egitto e dal lontano Oriente: scritti di Ippocrate, di Galeno, di Rhazes e di Isaac Israeli il Vecchio, che furono tradotti dal cartaginese Costantino l’Africano, uno dei maestri della scuola, insieme ai libri di Averroè e Avicenna. I volumi tradotti furono poi trascritti in varie copie dai monaci benedettini della vicina Badia di Cava, dove visse in quel periodo anche l’abate Desiderio da Montecassino, che divenne papa con il nome di Vittore III.

Fu in questo periodo che la scuola di Salerno raggiunse il suo massimo splendore accogliendo, nel suo corpo docente, studiosi di medicina di varia provenienza e studenti da tutta l’Europa. Arrivavano ammalati da ogni dove per essere curati da quelli che, a quel tempo, erano considerati i migliori medici. Nel 1241 Federico II stabilì, nell’Editto di Salerno, che la professione medica fosse riservata ai diplomati alla Scuola Medica Salernitana, riconosciuta ufficialmente come Università di Medicina (Studium).

Nella scuola salernitana venivano accolte anche le donne, prima come allieve, poi anche come docenti. La più famosa delle diplomate medico fu Trotula (conosciuta anche come Trocta, Troctula, Trotta) de Ruggiero. Trotula visse nella seconda metà dell’XI secolo, è considerata la fondatrice della ginecologia come scienza medica. Era nata a Salerno, apparteneva a una delle famiglie più nobili del regno con origini longobarde ma con forti legami con i conquistatori normanni, divenne una delle più potenti famiglie normanne con decine di feudi sparsi nell’Italia meridionale. La famiglia de Ruggiero promosse la costruzione del Duomo di Salerno procurandosi i fondi con la vendita di numerose proprietà. Il palazzo di famiglia, ancor oggi esistente, sorge proprio di fronte all’ingresso del Duomo. Trotula aveva sposato Giovanni Plateario, uno dei medici docenti della Scuola Salernitana, ebbe due figli, Giovanni (detto il giovane) e Matteo ambedue diplomati e poi docenti alla scuola medica.

Trotula fu una celebre “mulieres Salernitanae”, prima allieva e poi “magistra” della scuola. L’aura leggendaria che assunse la sua figura nel medioevo hanno fatto dubitare alcuni studiosi della sua effettiva esistenza, anche in ragione di supposti impedimenti all’accesso della professione medica alle donne. Ma la cultura longobarda non prevedeva preclusioni nei confronti delle donne, anzi, per quanto riguarda la pratica medica le donne venivano normalmente curate da altre donne; comunque Trotula non fu la sola donna a diplomarsi alla scuola di Salerno, poiché vi è documentazione di numerose altre figure femminili diplomate “medico” a Salerno. Nella “Historia Ecclesiastica” di Orderico Vitale si fa accenno a una coltissima matrona che nel 1059 a Salerno dialogò di medicina con Rodolfo Malacorona, essa venne poi identificata in Trotula de Ruggiero, l’unica donna di Salerno che possedesse una cultura tale da poter discutere con il famoso medico normanno.

Trotula
Miniatura sull’igiene personale – volume De mulierum passionibus di Trotula de Ruggiero

Trotula de Ruggiero scelse di dedicare le sue conoscenze per alleviare le sofferenze delle donne che spesso, a quel tempo, morivano di parto. Mise l’accento sulla necessità, per le donne, di una corretta igiene delle parti intime del corpo, come profilassi per evitare malattie veneree molto diffuse e difficili da curare con i rimedi allora a disposizione. Fu la prima a studiare il flusso mestruale delle donne, e il collegamento dello stesso con la fertilità. La prima a sostenere l’esistenza dell’infertilità maschile, che a quel tempo non veniva considerata possibile. Gli viene attribuita la scrittura del trattato “De mulierum passionibus ante in et post partum” (denominato anche “Troctula major”) con il quale venivano tracciate le linee guida della ostetricia e della ginecologia. Esso fu stampato successivamente a Venezia nel 1544, in italiano, all’interno dell’opera “Medici Antiqui Omnes”. Altre opere della de Ruggiero riguardarono la cosmetica “De ornatu mulierum” (denominato anche “Troctula minor”) e la professione medica “Practica secundum Trotam”.

Il marito Giovanni Plateario e i figli Giovanni il giovane e Matteo (detto Arcimatteo), che continuarono la professione medica dei genitori, sono ricordati come “Magistri Platearii”. Giovanni il giovane fu autore di “Circa Istans”, summa delle conoscenze botaniche del tempo, e di “Regulae urinarum” e Matteo fu autore di “Practica” guida sulle cure da applicare nelle varie situazioni cliniche. Matteo Plateario fu uno dei quattro saggi inventori delle “pillole dei quattro maestri”.

Trotula fu presente nella produzione letteraria del medioevo. Nei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer viene citata con il nome di “dame Trot”, e nel libro satirico del RutebeufDit de l’herberie” è riconoscibile nella maestra, di nome Trotte, di un ciarlatano che vende i suoi rimedi erboristici al popolo. Nel 1840 le fu dedicata una medaglia di bronzo conservata nel museo provinciale di Salerno.

Tra il XV e il XIX secolo la scuola medica perse via via importanza, soppiantata dall’Università di Napoli e di Bologna. Essa fu soppressa nel 1811 da Gioacchino Murat nell’ambito della riorganizzazione della pubblica istruzione del regno di Napoli. La scuola ebbe nel tempo varie sedi, la prima si suppone che fosse il castello di Arechi, poi le lezioni si tennero nella cappella di Santa Caterina e anche nell’atrio del Duomo, nelle sale attualmente denominate San Tommaso e San Lazzaro; in ultimo la scuola ebbe come sedi il palazzo che fu poi occupato dalla Pretura, in via Trotula de Ruggiero, e l’ex seminario arcivescovile nei pressi del Duomo.

Lo scrittore poeta statunitense Henry W. Longfellow (1807-82), a riprova della notorietà internazionale che nel medioevo godeva la scuola medica di Salerno, riportò un’antica leggenda tedesca detta del “povero Enrico” che raccontava la vicenda del giovane principe tedesco Enrico il quale, fidanzato con la splendida principessa Elsie, si ammalò improvvisamente di lebbra. Una notte sognò il diavolo che gli disse di recarsi a Salerno dove i medici lo avrebbero guarito, dopo un bagno fatto nel sangue di una vergine. La giovane fidanzata Elsie offrì la sua vita in sacrificio ma il povero Enrico rifiutò sdegnato. Si recò comunque a Salerno dove, prima di incontrare i medici, entrò nella cattedrale a pregare San Matteo. Miracolosamente guarì dalla lebbra e sposò nella stessa chiesa la sua fidanzata Elsie.

ScuolaMedicaMiniatura
Miniatura Scuola Medica salernitana – Roberto di Normandia e Lucilla morente

Un’altra leggenda racconta che Roberto di Normandia, ferito durante una crociata da una freccia avvelenata, sulla via di ritorno si fermò a Salerno per essere curato. I medici salernitani gli prescrissero che il veleno gli fosse succhiato dalla ferita, avvertendo che chi lo avesse fatto sarebbe morto avvelenato; Roberto rifiutò la cura. Durante la notte, mentre Roberto dormiva, la moglie Sibilla da Conversano gli succhiò il veleno, morendo subito dopo ma salvando la vita al proprio marito. Una miniatura del “Canone di Avicenna” riporta questa leggenda raffigurando Roberto di Normandia che ringrazia i medici di Salerno, mentre altri medici soccorrono la moglie Sibilla morente.

Nel 2005 fu ripristinata la facoltà di medicina a Salerno; nel 2013 fu ricostituita la scuola con la creazione dell’azienda universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona – Scuola Medica Salernitana.

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Bibliografia:
Trotula de Ruggiero: De passionibus mulerium, Medici Antiqui Omnes, Venezia 1547
Trotula de Ruggiero: De ornatu mulierum – L’armonia delle donne, a cura di Piero Manni, San Cesario di Lecce, Manni 2014
it.wikipedia.org/wiki/Trotula_de_Ruggiero
Andrea Sinno: La scuola medica salernitana e i suoi mestieri, a cura di Marcello Napoli, Avellino, Edizioni Ripostes, 2002
La regola sanitaria salernitana, premessa storica di Cecilia Gatto Trocchi, introd. di Roberto Michele Suozzi, Roma, Newton Compton, 1993
it.wikipedia.org/wiki/Scuola_Medica_Salernitana
it.wikipedia.org/wiki/Principato_di_Salerno