Charles III in Naples, Absolutism and Enlightenment (Read English version)

Nel 1734 Carlo III di Borbone divenne re di Napoli e di Sicilia grazie ai maneggi della potente mamma Elisabetta Farnese, governò cancellando il feudalesimo medioevale e promuovendo l’illuminismo nel governo. Dopo circa 25 anni di regno traslocò a Madrid come re di Spagna.

Carlo Sebastiano di Borbone nacque a Madrid il 20 gennaio 1716, era figlio del re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese. Filippo aveva sposato Elisabetta in seconde nozze dopo la morte della prima moglie Maria Luisa di Savoia, dalla quale aveva avuto quattro figli maschi, due dei quali erano deceduti in tenera età. Carlo era il primogenito dei figli nati dal matrimonio del padre con la Farnese, fu seguito da altri sei fratelli.

Filippo V di Borbone era nipote del re Sole Luigi XIV ed era salito al trono di Spagna in virtù del fatto che la nonna, moglie di Luigi XIV, era la sorellastra dell’ultimo re di Spagna della dinastia Asburgo. Elisabetta Farnese fu l’ultima duchessa di Parma, con lei la dinastia Farnese si estinse, era intelligente e ambiziosa, influenzò profondamente la politica estera della Spagna con le relazioni che la sua potente famiglia aveva con quasi tutte le dinastie regnanti in Europa.

Elisabetta ritenendo minime le possibilità che il suo primogenito Carlo diventasse re di Spagna, poiché era preceduto nella linea di successione dai due fratellastri Luigi e Ferdinando, brigò fin dalla tenera età del figlio per una sua sistemazione su un trono europeo. Poiché la famiglia Farnese che reggeva il ducato di Parma e Piacenza era in estinzione, destinò al figlio quel piccolo ducato, mirando anche al Granducato di Toscana, dove regnava l’ultimo dei Medici, Gian Gastone, inetto e incapace di procreare. Con i patti di famiglia tra la Farnese, i Borbone e gli Asburgo, Elisabetta, come ultima discendente dei Farnese, riuscì ad ottenere nel 1731 l’investitura del figlio Carlo, quindicenne, come duca di Parma e Piacenza, nonostante l’opposizione del papa Clemente XII; inoltre, in qualità di discendente dei Medici per parte di madre, Carlo fu nominato Gran Principe della Toscana, ovvero principe ereditario del trono di Firenze.

Nel 1734 Carlo, al comando dell’esercito spagnolo, partecipò alla guerra di successione polacca puntando alla conquista del regno di Napoli e di quello di Sicilia, che erano sotto il potere degli Asburgo austriaci. In pochi mesi riuscì nell’impresa e si fece incoronare re di Napoli a Bitonto e, completando la conquista della Sicilia, re della Sicilia insulare e di quella continentale (così era chiamato il regno di Napoli) nella cattedrale di Palermo, contro il volere del papa, ma approfittando dell’antico privilegio concesso ai re normanni sulla nomina dei vescovi della Sicilia. Fondò la stirpe dei Borbone di Napoli.

La nomina fu poi confermata nel 1738 dal papa in seguito agli accordi intercorsi con gli Asburgo, con i quali Carlo di Borbone rinunciava ai suoi diritti sul ducato di Parma e sul granducato della Toscana in favore dell’Austria, in cambio gli venne riconosciuto il regno di Napoli, quello di Sicilia e lo Stato dei Presidi, che consisteva in alcune località toscane antiche sedi di fortezze spagnole: Orbetello, Porto S. Stefano e Porto Ercole, Talamone, Ansedonia e Porto Longone (Porto Azzurro) sull’isola d’Elba. Nella bolla di proclamazione egli si fece chiamare semplicemente Carlo, senza ordinale, poiché sarebbe stato complicato individuare la numerazione relativa al regno di Napoli: VI, VII o VIII a seconda delle interpretazioni; l’indicazione III era relativa al solo regno di Sicilia. Egli comunque conservò i titoli ereditari di duca di Parma e Piacenza e di Gran Principe di Toscana.

Riuscì a trasferire a Napoli l’intera collezione di quadri e statue di proprietà dei Farnese, acquisita quale ultimo erede della famiglia, completata da Ferdinando IV nel 1788 con il trasferimento della sezione romana della collezione, ospitata a palazzo Farnese (attuale sede dell’ambasciata di Francia). Oggi la collezione è esposta nel museo di Capodimonte, mentre la sezione libraria della collezione è raccolta nella Biblioteca Nazionale nel palazzo reale di Napoli.

Parte degli accordi familiari intercorsi tra i Borbone e gli Asburgo per confermare il trono di Napoli a Carlo riguardarono il contratto di matrimonio che Elisabetta Farnese stipulò con il re di Polonia Augusto III, nel quale a Carlo fu promessa sposa Maria Amalia di Sassonia figlia di Augusto e pronipote dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo. Nel 1738 a Dresda fu celebrato il matrimonio, con speciale dispensa papale per la giovane età della sposa, tra la quattordicenne Maria Amalia di Sassonia e il ventiquattrenne Carlo di Borbone, che fu rappresentato per procura del fratello della sposa. Il corteo della sposa, dopo aver attraversato l’Europa, arrivò al confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli il 19 giugno 1738. I due giovani sposi si incontrarono per la prima volta a Portella località vicino al confine dello stato.

Dal matrimonio di Carlo con Maria Amalia nacquero tredici figli: Maria Giuseppina, Maria Luisa, Filippo, vittima di una grave malattia mentale, Carlo Antonio, Ferdinando, Gabriele, Antonio Pasquale furono i figli che sopravvissero alla maggiore età. Carlo Antonio diventerà re di Spagna alla morte del padre e Ferdinando sarà re di Napoli e Sicilia quando il padre sarà chiamato al trono di Spagna.

La venuta di Carlo di Borbone a Napoli accese le speranze di liberali e illuministi napoletani e italiani, tanto che addirittura alcuni speravano nell’unità di Italia sotto il patrocinio di Carlo. Questo è il messaggio di Alberto Radicati di Passerano, filosofo e libero pensatore torinese che si trovava esiliato in Olanda per il suo spinto “materialismo”:
«…Sire, quantunque io non abbia la fortuna d’essere vostro suddito, poiché l’Italia non ha quella di essere governata da un solo Monarca, tuttavia io mi considero tale, nella speranza in cui mi trovo, che Vostra Maestà ne sarà un giorno l’unico e tranquillo possessore;…» (Traduzione dal francese di Ettore Rota).
In effetti Carlo può essere considerato il primo sovrano con un pensiero e una politica “illuminista” coniugato con l’assolutismo del suo governo.

Durante i primi anni la madre Elisabetta influenzò da Madrid gli affari del regno di Napoli attraverso due suoi plenipotenziari: il marchese di Montealegre, che aveva la carica di Segretario di Stato e il conte di Santisteban che era tutore del re nonché primo ministro. Nel 1738 Santisteban fu richiamato in Spagna a seguito delle sollecitazioni di Carlo presso la madre, poiché non tollerava le pesanti intromissioni nelle attività della corona da parte del conte; fu sostituito dal Montealegre, governante più moderato e accorto.

Nel 1740 si scatenò l’ennesima guerra di successione, per il mancato rispetto della “Prammatica Sanzione” tra Spagna, Francia e Prussia contro l’Austria, Gran Bretagna e Regno di Sardegna. Carlo, sebbene sollecitato dal padre, re di Spagna, a intervenire al suo fianco, voleva mantenersi neutrale, però dovette comunque inviare una spedizione di armati al fronte, in Italia centrale, composta da 10.000 soldati comandati dal duca di Castropignano. L’Inghilterra come ritorsione a questo intervento, non ritenendo più valida la neutralità di Napoli, inviò nel 1742 una possente flotta nel golfo della città minacciando di bombardare Napoli se Carlo non avesse dato ordine di ritiro alle sue truppe. Per evitare guai Carlo si piegò all’ultimatum e si ritirò dalla guerra.

Nel successivo trattato di Worms, al termine della guerra, l’Austria non tenne conto della proclamata neutralità di Carlo e stabilì che Napoli sarebbe tornata agli Asburgo e la Sicilia ai Savoia. A Carlo non rimase che affrontare la situazione militarmente per difendere il proprio regno. Nel 1744 Carlo al comando del suo esercito si scontrò con le truppe austriache comandate dal principe di Lobkowitz. L’11 agosto l’esercito napoletano sconfisse duramente le armate austriache nella battaglia di Velletri. Con il trattato di Aquisgrana fu riconosciuto definitivamente a Carlo di Borbone il regno di Napoli, di Sicilia e lo Stato dei Presidi; al fratello Filippo, che aveva partecipato attivamente agli scontri, fu riconosciuto il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Guastalla. Carlo e Maria Amalia destituirono il Montealegre per il suo comportamento tentennante tra interventismo e neutralità, rispedendolo in Spagna. Fu nominato primo ministro Giovanni Fogliani Sforza d’Aragona, liberando il regno dai lacciuoli che lo tenevano legato alla Spagna, fu poi sostituito da Bernardo Tanucci che rimase in carica anche durante i primi anni del regno del figlio di Carlo, Ferdinando IV.

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Real Albergo dei Poveri – XIX secolo

Tre furono le principali riforme che Carlo III attuò durante il suo regno: la riforma delle tasse, il codice “Carolino”, l’istituzione della Real Camera di Santa Chiara. La riforma dell’imposizione fiscale passò attraverso l’istituzione del “catasto onciario” chiamato così perché le valutazione erano fatte in once; la creazione del catasto dei beni immobili che doveva servire ad alleviare le tasse sulle derrate alimentari e sulle mercanzie per trasferirle almeno in parte sui patrimoni, non riuscì a raggiungere in pieno l’obiettivo di sollevare la popolazione più debole dal carico fiscale, anche a causa dell’applicazione corrotta che fu fatta del catasto. Il codice Carolino voleva unificare i vari codici che si erano susseguiti nei secoli, ancora in vigore nel regno: normanno, angioino, spagnolo, per non parlare di quello romano e longobardo, il tutto sovrastato dalla legislazione ecclesiastica che pretendeva di operare su chierici e su laici. Il codice Carolino fu completato solo nel 1789 da Michele Pasquale Cirillo e Giuseppe di Gennaro. Nel 1735 fu costituita la Real Camera di S. Chiara che era un tribunale di prima istanza amministrativo e giudiziario, fungeva anche come Consiglio di Stato.

Nel 1746 l’arcivescovo di Napoli Giuseppe Spinelli introdusse il tribunale dell’inquisizione nel regno, andando contro il concordato stipulato nel 1740 tra papa Benedetto XIV e Carlo nel quale veniva riconosciuta la supremazia delle istituzioni civili su quelle ecclesiastiche; ci fu una rivolta popolare che convinse il re a intervenire. Egli entrò con la spada sguainata nella chiesa del Carmine e giurò al popolo che avrebbe eliminato il tribunale dell’inquisizione; così fece, eliminando anche l’arcivescovo che fu dichiarato persona non gradita nel regno.

Dal punto di vista militare Carlo fornì lo stato di una rete di protezione delle coste con costruzione di forti e torri per contrastare i raid dei pirati tunisini e algerini, i quali avevano tentato persino di rapire il re in persona, per chiederne il riscatto, un giorno che era di ritorno da una battuta di caccia sull’isola di Procida; inoltre mise insieme una potente flotta militare che era destinata a diventare la più forte in Italia.

Nel 1740 Carlo fece un editto con il quale invitava gli ebrei a stabilirsi in città per sviluppare commercio e finanza nelle cui attività gli ebrei erano particolarmente versati. Ma una campagna antisemita fu scatenata dal clero cattolico che spinse il popolo a rifiutare violentemente la presenza giudaica. Il re fu costretto, sette anni dopo averli invitati con tutti gli onori, a scacciare gli ebrei dal regno.

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Reggia di Capodimonte – 2013 – Mentnafunangann CC BY-SA 4.0

Il Borbone promosse la costruzione di numerosi e imponenti edifici pubblici, chiamando grandi architetti per la loro realizzazione. Nel 1737 fu inaugurato il teatro di San Carlo costruito dagli architetti Medrano e Carasale. Il teatro si trovava a fianco del Palazzo Reale dove fu creato un passaggio interno con il palco reale del teatro da dove passava la corte per assistere agli spettacoli. Fu costruita la reggia di Portici, che divenne la seconda dimora della famiglia reale, e quella di Capodimonte che, dopo qualche anno, divenne la sede della collezione d’arte dei Farnese. Inoltre diede inizio alla costruzione a Caserta di una reggia con un grande parco, dando incarico all’architetto Luigi Vanvitelli di superare in bellezza la reggia di Versailles.

Per creare un rifugio ai poveri di Napoli fu costruito l’Albergo dei Poveri dall’architetto Ferdinando Fuga, che in progetto doveva essere la costruzione più grande allora conosciuta, con un fronte lungo 600 metri. Fu realizzata una costruzione lunga “solo” 350 metri, davanti fu creata una piazza chiamata piazza del Reclusorio, oggi piazza Carlo III. Nel 1765 fu completata la costruzione del Foro Carolino, a cura di Luigi Vanvitelli, che riguardava la sistemazione del largo del Mercatello, oggi piazza Dante, con la costruzione dell’edificio semicircolare tra Port’Alba e la chiesa di S. Michele. Furono anche effettuati i lavori di ricerca e di scavo, condotti da Roque de Alcubierre, delle antiche città sotterrate dalla cenere in seguito all’eruzione del Vesuvio del 79 d.c.: Pompei, Ercolano e Stabia.

Nel 1758 il re di Spagna Ferdinando IV, colpito da una grave malattia ed essendo senza eredi, abdicò in favore del fratellastro Carlo per ritirarsi a vita privata. Il trattato di Aquisgrana del 1748 e il trattato di Aranjuez del 1752 stabilivano che, nel caso Carlo di Borbone fosse stato nominato re di Spagna, il regno di Napoli e quello di Sicilia dovevano andare a suo fratello Filippo, duca di Parma, Piacenza e Guastalla, i ducati, lasciati liberi da Filippo, dovevano essere divisi tra gli Asburgo (Parma e Guastalla) e i Savoia (Piacenza). Carlo si era rifiutato di accettare i due trattati, che infatti non aveva sottoscritto, lasciando valido il trattato di Vienna del 1738 dove era stabilito che egli regnava a Napoli con diritto ereditario. Pertanto Il 6 ottobre del 1859 Carlo abdicò in favore del terzo figlio maschio, che divenne Ferdinando IV re di Napoli, Sicilia e Stato dei Presidi a solo 8 anni, essendo il primogenito Filippo affetto da gravi turbe mentali, e il secondogenito Carlo Antonio destinato alla sua successione sul trono di Spagna.

Carlo di Borbone partì per Madrid con tutta la famiglia, meno Filippo che rimase a Napoli dove era curato e sorvegliato all’interno del palazzo reale, e Ferdinando che fu lasciato sotto la tutela del primo ministro Bernardo Tanucci, che continuò a governare per molti anni a venire in nome del giovanissimo re ma seguendo le direttive del padre.

Il regno di Carlo a Napoli fu contraddistinto da apertura mentale nei confronti delle novità del secolo dei lumi, con il superamento definitivo della società feudale nel regno; comunque egli fu assertore della monarchia assoluta, dove tutte le nuove e vecchie istituzioni furono di nomina reale e sotto il diretto controllo della corona. Le condizioni sociali trovate in Spagna non gli permisero di replicare con efficacia il modello napoletano, nel quale aveva suscitato un generale apprezzamento nei circoli liberali del regno.

 

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Bibliografia:
Harol Acton I Borboni di Napoli (1734-1825), Firenze, Giunti, 1997
Giuseppe Buttà, I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli, Napoli, Perrone, 1877
Pietro Colletta, Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1825, Capolago, Tip. Elvetica, 1834
Bernardo Tanucci, Lettere di Bernardo Tanucci a Carlo III di Borbone (1759-1776), a cura di Rosa Mincuzzi, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1969
it.wikipedia.org/wiki/Carlo_III_di_Spagna
Ludovico Antonio Muratori, Annali d’Italia dal principio dell’era volgare sino all’anno 1750, vol. LIV, Venezia, Tipografia di Giuseppe Antonelli, 1834