Napoli fine ‘800, sventramento e risanamento

Late 19th century, Naples, demolition and urban rehabilitation (Read English version)

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Nel 1884 scoppiò il colera in Italia, a Napoli ci furono più di 8000 morti. Fu approvata la legge del Risanamento di Napoli, che permise lo sventramento del cuore storico della città. Furono abbattuti interi quartieri popolari, 100.000 persone persero le loro case per far posto a nuove strade, a palazzi destinati alla media e alta borghesia e a rioni di edilizia popolare.
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Di interventi edilizi tesi a risanare i quartieri più degradati e creare nuove zone residenziali si iniziò a parlare già durante il Regno delle due Sicilie con Ferdinando II. Il Consiglio Edilizio della città di Napoli nel 1839 ipotizzò la creazione nella zona orientale, oggi individuabile tra la parte inferiore del corso Garibaldi e S. Giovanni a Teduccio, di un nuovo quartiere residenziale destinato alle famiglie operaie, in vista della prevista espansione del porto verso oriente. Inoltre si verificò la possibilità edificare nuovi quartieri borghesi a occidente, nelle zone di Chiaia, Posillipo e sulla collina del Vomero, con la creazione di linee di collegamento attraverso gallerie e funicolari. In progetto c’era anche il risanamento della zona degli ex granai, oggi via Costantinopoli, antistante il Museo Nazionale. Bisognerà aspettare l’unità d’Italia per vedere attuare i primi progetti relativi al risanamento e all’ampliamento della città. Possiamo dividere gli interventi urbanistici tra quelli prima dello scoppio dell’epidemia del colera del 1884 e quelli successivi all’epidemia, fatti in seguito alla legge per il Risanamento della città di Napoli del 1885.

Interventi ante legge del Risanamento

Via Bellini
Nel 1861 fu indetta la prima gara relativa alla costruzione di una nuova strada, oggi denominata via Bellini, tra il Museo Nazionale e piazza del Gesù, per favorire la costruzione di un quartiere destinato alla borghesia nel quadrante Museo, via Pessina, piazza del Gesù, via Costantinopoli. La strada in costruzione, affidata all’impresa Errico Hetch, per impedimenti frapposti dai proprietari di alcuni palazzi, si fermò a pochi passi da largo Mercatello (dal 1871 denominato piazza Dante), senza raggiungere il Gesù Nuovo; verso il museo trovò il suo limite nella costruzione della galleria Principe di Napoli degli architetti Breglia e De Novellis, attraversando la quale si sbucava di fronte al Museo Nazionale.

Via Duomo
L’allargamento dell’antico cardine, oggi via Duomo, fu iniziato negli stessi anni; si procedette a tratti, il primo tratto allargò a 16 metri la vecchia strada tra via Foria e il Duomo, si proseguì poi fino alla Vicaria vecchia, oggi via Forcella, per proseguire solo nel 1880 fino alla via Marina, con l’abbattimento di un’ala della chiesa di s. Giorgio Maggiore e con la ricostruzione della facciata della stessa.

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Napoli, la vecchia stazione centrale 1960 – Giokai 421 – Flickr CC BY 2.0

La nuova stazione Centrale
Al momento dell’unità d’Italia, nel 1860, a Napoli erano presenti due stazioni ferroviarie. La prima nacque con la ferrovia Napoli-Portici, poi prolungata fino a Nocera Inferiore, denominata stazione Bayard, dal nome del concessionario della ferrovia; era situata sull’attuale corso Garibaldi, sulla sinistra della stazione della Circumvesuviana, oggi ridotta a rudere con una parte occupata dagli uffici circoscrizionali del comune. La seconda era il capolinea della ferrovia Napoli-Caserta ed era situata al posto dell’attuale stazione della Circumvesuviana. Già nel 1860, nell’immediato dopo unità, fu decisa la costruzione di una stazione ferroviaria che concentrasse tutte le linee presenti. Il luogo prescelto fu l’attuale piazza Garibaldi, a ridosso dei binari del tram che solcano la piazza. Il progetto fu di Paul Amilhan e Nicola Breglia; i lavori terminarono nel 1867; nella nuova stazione furono concentrati i binari della linea Napoli-Portici e della Napoli-Caserta, oltre ad altre linee che si andavano costruendo per allacciare le varie reti ferroviarie italiane. Dopo qualche decennio fu creata la linea direttissima Napoli-Roma che attraversava tutta la città in sotterranea; all’interno della stazione furono arretrati i capolinea dei binari per far posto a una fossa dove, a un livello inferiore, circolavano i treni della direttissima con la relativa fermata denominata piazza Garibaldi. La stazione fu demolita nel 1960 per far posto a un moderno manufatto.

Rione Amedeo
Altri due progetti furono portati a termine tra il 1860 ed il 1880; il primo interessava lo sviluppo urbanistico della zona a monte della riviera di Chiaia; fu abbandonato un progetto iniziale ben più ampio che interessava tutto il quartiere Chiaia, dall’attuale piazza dei Martiri fino al termine dell’attuale via Crispi; esso era stato presentato dalla ditta Pianell, che aveva vinto la gara dei lavori ma che rinunciò per questioni legali che non fu possibile superare; i lavori pertanto si limitarono alla costruzione di una strada appaltata all’impresa Rougier. Questa strada collegava la riviera di Chiaia al corso Maria Teresa, oggi denominato corso Vittorio Emanuele, e seguiva il percorso delle odierne via Martucci, piazza Amedeo, via Crispi, via Pontano. All’interno di detto quadrante denominato rione Amedeo furono costruiti edifici destinati alla ricca borghesia della città. Dopo il 1884, con il secondo progetto, fu prolungata la odierna via Vittoria Colonna, che congiungeva piazza Amedeo con la chiesa di S. Teresa a Chiaia, fino a via Chiaia, creando due tratti denominati via dei Mille e via Filangieri, ai lati di queste vie furono costruiti edifici destinati all’alta borghesia cittadina.

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Via Partenope Napoli

Via Caracciolo
La sistemazione della spiaggia antistante la villa comunale, della zona del Chiatamone e di s. Lucia fu una dei primi progetti a essere presentati, ma l’inizio dei lavori avvenne con l’offerta dell’impresa Giletta accettata dal Comune, che seguiva un analogo progetto presentato da Enrico Alvino. I lavori, subappaltati alla ditta Du Mesnil, iniziarono nel 1870 e furono divisi in due tronchi: il primo interessava il borgo di S. Lucia fino a piazza Vittoria, il secondo andava da piazza Vittoria fino a Mergellina.
Il primo tronco coinvolse la zona del Chiatamone dove, attraverso una colmata a mare, venne creato un paravento di palazzi affacciati sul costa, dove oggi sono presenti lussuosi hotel, che trasformarono via Chiatamone da lungomare in strada interna, sostituita sulla costa dalla attuale via Partenope.
Il secondo tratto, da piazza Vittoria a Mergellina, fu fatto con una colmata a mare che ampliò verso la costa la Villa Comunale con la creazione del galoppatoio e della attuale via Caracciolo; questa fu considerata la più bella creazione urbana dell’800; i lavori terminarono solo nel 1893.
Il borgo di S. Lucia, popolato da pescatori, fu interessato dai lavori solo a partire dal 1895. Le famiglie di pescatori furono trasferite nelle case del borgo marinaro sull’isolotto di Megaride, accanto al castel Dell’Ovo; attraverso la colmata a mare si creò il rione Orsini tra via s. Lucia e la nuova via Nazario Sauro, mentre le attuali via Acton e via Cesario Console presero il posto della antica salita del Gigante.

L’epidemia del colera e la legge del Risanamento

L’epidemia a Napoli
Nonostante che studiosi avessero evidenziato il collegamento tra le abitazioni malsane e lo sviluppo del colera tra la popolazione, il governo post unitario, preso da altri problemi quali la rete ferroviaria, l’alfabetizzazione della popolazione e l’unificazione dell’esercito, trascurò il risanamento urbano specie in quelle città dove la pressione demografica era più alta e le abitazioni più malsane: Genova, Napoli e Palermo. Nel 1884 si diffuse una epidemia di colera in tutta Europa; mentre nel resto del continente l’epidemia fu controllata e si ebbero relativamente pochi casi, in Italia la malattia ebbe una rapida e ampia diffusione in particolare nelle tre città menzionate. Napoli contava 450.000 abitanti con 240.000 vani di abitazione, con un affollamento medio di due persone per vano, compresi servizi e cucine. Questa affollamento abitativo, unito alla situazione precaria delle fogne, portò a una diffusione dell’epidemia che provocò più di 8.000 morti in città.
Nel 1893 si ripeté una nuova epidemia di colera in Italia, ma la mortalità fu molto inferiore alla precedente, in conseguenza dei provvedimenti di profilassi sanitaria che nel frattempo erano stati attuati.

La legge del Risanamento del gennaio 1885
Il Ventre di Napoli”, il libro scritto da Matilde Serao, che descriveva le misere condizioni in cui era costretto a sopravvivere il popolo napoletano, sollecitò il governo, nella persona del Presidente del Consiglio Agostino Depetris, a prendere a cuore le sorti della città. Depetris, durante una visita a Napoli nella quale era accompagnato dal sindaco Nicola Amore, si convinse dell’urgenza di approvare una legge speciale che finanziasse il risanamento. Egli parlò di “sventramento” dei quartieri popolari con la costruzione di nuovi assi viari circondati da palazzi per abitazioni, nuovi quartieri dedicati all’edilizia destinata ai ceti popolari, alla piccola e all’alta borghesia della città. Il 15 gennaio del 1895 fu approvata la legge per il Risanamento della Città di Napoli. Soggetto attuatore della legge fu la Società pel Risanamento di Napoli, una società pubblica che fu appositamente creata per fare gli interventi urbanistici previsti dalla legge; intanto a maggio del 1885 fu inaugurato il nuovo acquedotto del Serino che ancor oggi rifornisce la città di acqua potabile di ottima qualità.

Interventi post legge del Risanamento

Rettifilo e strade adiacenti
Il primo intervento, il più urgente, fu lo sventramento dei cosiddetti quartieri bassi: Porto, Pendino, Mercato e Vicaria, poiché erano situati sotto il livello naturale delle acque. Fu costruito, previo elevazione del livello stradale di 3,5 metri, il Rettifilo, denominato corso Re d’Italia e in seguito corso Umberto I. Esso collegava la stazione Centrale, mediante una biforcazione all’altezza di piazza Bovio, con via Medina da un lato e piazza Municipio dall’altro. Il Rettifilo comprendeva due piazze, la prima, piazza Nicola Amore, all’incrocio con via Duomo e la seconda, piazza Bovio, subito dopo l’incrocio con via Mezzocannone. Inoltre si costruirono otto strade ortogonali al Rettifilo che collegavano lo stesso con via Marina e, al lato opposto, con i decumani. Inoltre fu costruita una strada, simmetrica al Rettifilo, che congiungeva piazza Garibaldi a via Carbonara (via Alessandro Poerio) e un’altra tra le due precedenti che congiungeva piazza Garibaldi con Forcella (via Mancini). Su tutte queste strade furono costruite due cortine di nuovi edifici destinati a uffici e abitazioni della media borghesia, alle spalle delle cortine convissero a macchia di leopardo nuovi e vecchi edifici. I lavori, che furono effettuati dalla società Risanamento, terminarono nel 1894. Gli stessi poi proseguirono con il prolungamento del Corso Garibaldi fino a piazza Carlo III dove si crearono le premesse per uno sviluppo urbanistico che interessò la parte orientale della città. Furono costruite altre due vie simmetriche al corso Garibaldi che si diramavano dall’Albergo dei Poveri in piazza Carlo III , le odierne via S. Alfonso dei Liguori e via Mazzocchi/via Lahalle. Fu inoltre edificato il quartiere Arenaccia destinato alle famiglie operaie. Si bonificarono le zone paludose a monte della strada ferrata dove venne creato il rione Vasto con un reticolo di vie ad angolo retto e uno slargo, piazza Nazionale, dal quale ebbero origine 10 strade a forma di raggiera; la abitazioni di questo rione furono destinate principalmente alla piccola borghesia impiegatizia della città.

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Galleria Umberto I Napoli – 2013 – Velvet CC BY SA 3.0

Piazza Municipio e Santa Brigida
La Società Immobiliare di Roma affrontò i lavori per la sistemazione della piazza del Castello (in seguito piazza Municipio), dove si abbatterono le mura e i bastioni di costruzione vicereale intorno al Maschio Angioino e gli edifici che erano sorti nel tempo addossati a detti bastioni, creando una grande piazza estesa fino al porto. Un lato della piazza era delimitato da una cortina di edifici adibiti ad alberghi (Grand Hotel De Londres) e abitazioni, oltre all’antico teatro del Fondo, oggi teatro Mercadante, mentre dal lato opposto svettava il Maschio Angioino circondato dal fossato protettivo. Nei recenti lavori della stazione Municipio della metropolitana sono riemersi i resti dei bastioni e delle mura vicereali.
I vecchi e malsani edifici in via Santa Brigida e nei suoi immediati dintorni furono abbattuti e furono costruiti palazzi destinati ad abitazioni, il più importante dei quali fu il palazzo dei “borghesi” che affaccia di fronte al castello, inoltre fu creata la galleria Umberto I con i suoi quattro edifici circostanti. I lavori terminarono nel 1897 con la sistemazione del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II nella piazza Municipio.

Vomero-Arenella
Nel 1885 la Banca Tiberina era proprietaria di gran parte dei suoli sulla collina del Vomero, tra la villa Floridiana e l’antichissimo villaggio di Antignano, che sorgeva sulla “via dei colli (via Antiniana)” collegando al tempo dei greci e dei romani Napoli con Puteoli (Pozzuoli); in questo borgo avvenne il primo miracolo di S. Gennaro nel 413. La Banca progettò l’urbanizzazione della collina, con un comprensorio chiamato Nuovo Rione, dove furono costruiti alcuni palazzi di abitazione concentrati nella zona via Scarlatti, via Morghen. Per difficoltà economiche la Banca Tiberina cedette le proprietà e i terreni alla Banca d’Italia, che per facilitarne la vendita suddivise i terreni in piccoli lotti, creando una rete di strade a maglia reticolare, seguendo l’urbanesimo razionale inaugurato a Parigi da Haussmann. Iniziarono a sorgere in questi lotti piccoli villini mono e plurifamiliari destinati alla media borghesia. Furono costruite nel 1891 la funicolare di Chiaia e la funicolare di Montesanto creando un collegamento organico e veloce con il centro cittadino. Con l’apertura nel 1928 della funicolare Centrale si ebbe l’esplosione urbanistica del Vomero che è continuata fino agli anni 70 del secolo scorso, coinvolgendo anche l’adiacente quartiere Arenella.

Con la legge del Risanamento e le conseguenti mutazioni urbanistiche furono risolti i bisogni igienici più impellenti della città, essa non ebbe più a subire epidemie come quella sofferta nel 1884, ma non furono risolti i principali problemi di edilizia popolare; la parte dei quartieri bassi che non furono sventrati continuarono a essere il rifugio abitativo malsano per la popolazione più povera. Quella zona della città fu distrutta dai bombardamenti che interessarono il porto e via Marina durante la seconda guerra mondiale. Gli abitanti di quei quartieri rimasti senza casa furono trasferiti alla fine degli anni 50 a Fuorigrotta, in un nuovo quartiere di edilizia popolare chiamato Rione Traiano. Solo allora fu completato quasi del tutto il risanamento dei quartieri bassi.

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Bibliografia:

Matilde Serao, Il Ventre di Napoli
it.wikipedia.org/wiki/Risanamento_di_Napoli
Aa.Vv, Storia di Napoli, Società editrice Storia di Napoli, Napoli, 1966- 1978
Romualdo Marrone, Le strade di Napoli, Newton Compton, 2004
it.wikipedia.org/wiki/Corso_Umberto_I
Antonio La Gala, Il Vomero e l’Arenella, Ed. Guida 2002
it.wikipedia.org/wiki/Vomero
it.wikipedia.org/wiki/Stazione_di_Napoli_Centrale

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