Virgilio, il mago di Napoli

Virgilio, the magician of Naples (Read English version)

Publio Virgilio Marone, l’uomo “tranquillo”, visse a Napoli molti anni, dopo la morte fu venerato dal popolo come “santo” protettore della città. Malvisto dalla Chiesa, le sue spoglie mortali furono trasferite da Posillipo e celate in Castel dell’Ovo dai re normanni.

Egli nacque ad Andes (oggi Pietole, frazione del comune di Borgo Virgilio – Mantova) il 15 ottobre del 70 a.c.; il padre Stimicone Virgilio Marone era un proprietario terriero; la madre Polla Magio era figlia di un ricco mercante. Virgilio visse una infanzia felice nelle campagne di famiglia, studiò grammatica a Cremona, per poi proseguire gli studi di filosofia e retorica a Napoli e a Roma dove, dal 53 a.c., frequentò la scuola di eloquenza di Elpidio, avviandosi alla professione di avvocato. Alla sua prima esperienza di avvocato Virgilio, timido e riservato, non riuscì a pronunciare parola; questa esperienza negativa lo segnò per la vita.

Nel 44 a.c. venne assassinato Giulio Cesare ad opera di Bruto; a seguito di questo delitto si accese una guerra di potere tra Ottaviano e Marco Antonio contro i gli assassini di Cesare: Bruto e Cassio. Le truppe della fazione imperialista filo-cesarea guidate da Ottaviano e Marco Antonio si scontrarono con le truppe pro-repubblica condotte dal figlio adottivo di Cesare e da Cassio nella battaglia di Filippi in Macedonia nel 42 a.c., dopo due scontri avvenuti il 3 e il 23 ottobre ebbe la meglio Marco Antonio; a causa della sconfitta Bruto e Cassio si suicidarono.

A seguito della vittoria, ai veterani dell’esercito furono distribuiti degli appezzamenti di terra che vennero sottratti ai proprietari; in questa operazione di redistribuzione furono requisiti latifondi intorno a Mantova. Anche i possedimenti di Virgilio furono coinvolti nella spartizione. Virgilio in gran fretta si recò a Mantova dove il suo amico Asidio Pollione era incaricato della distribuzione dei campi ai veterani. In un primo momento riuscì ad evitare la requisizione delle sue proprietà ma, l’anno seguente, poiché gli appezzamenti già requisiti non bastarono a soddisfare tutti i veterani, si procedette anche alla distribuzione delle proprietà della famiglia di Virgilio Marone.

Questa perdita delle campagne, a cui Virgilio era particolarmente affezionato poiché vi aveva trascorso l’infanzia e la giovinezza, lo colpì profondamente tanto da decidere di trasferirsi a Napoli con la sua famiglia nel 42 a.c.

Abbandonata la professione forense, a Napoli continuò gli studi filosofici epicurei come allievo dei maestri Filodemo e Sirone. Tra il 42 e il 38 a.c. egli compose la sua prima opera, le “Bucoliche”; alcuni poemi minori precedenti chiamati “Appendix Vergiliana” nel passato furono considerati di Virgilio, oggi la maggior parte dei critici non ne riconosce la paternità Virgiliana.

Nelle “Bucoliche” composte da 10 “egloghe” il poeta parlò della vita degli allevatori di bovini; non mancarono nella stessa riferimenti autobiografici della vita del poeta nelle sue amate terre in Mantova. Nella prima “egloga” egli descrisse, tramite il racconto delle vicende del contadino Melibeo, le sue vicissitudini con la suddivisione delle terre ai veterani; nelle ultime tre “egloghe” cantò le gesta di Gallo, Pollione e Varo, amministratori della provincia Cisalpina, forse con la speranza di ingraziarseli per ottenere la restituzione delle sue proprietà.

A Napoli Virgilio incontrò Orazio e conobbe Mecenate, del quale fu spesso ospite nelle varie tenute campane di proprietà dello stesso. Egli fu presentato da Mecenate ad Augusto, che ne apprezzò le doti poetiche. Fu diverse volte ospite di Augusto a Roma.

Alcune fonti raccontano che Virgilio sollecitò, presso l’imperatore Augusto, opere civili per migliorare la vita dei Partenopei. Con il suo impulso fu costruito l’acquedotto del Serino che portava l’acqua dall’avellinese fino a Napoli, fornendo la città di una rete idrica e, continuando attraverso un traforo nella collina di Posillipo, fornendo di acqua anche la piscina Mirabilis di Bacoli.

Secondo la voce popolare, Virgilio costruì in una notte la grotta di Posillipo, che fino al medioevo fu chiamata grotta di Virgilio (anche Crypta Neapolitana), che collegava Napoli a Pozzuoli, situata tra gli odierni quartieri di Piedigrotta e di Fuorigrotta. In verità la grotta era già presente almeno un secolo prima di Virgilio. Questa grotta fu utilizzata fino al 1884, quando fu costruito il “tunnel del tram”, parallelo alla vecchia grotta, il tunnel nel 1940 fu ampliato e rinnovato (oggi è denominato “tunnel delle quattro giornate”). Il nuovo tunnel sostituì la vecchia “Crypta” nell’attraversamento della collina per raggiungere i nuovi quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli, oltre che assicurare il collegamento con Pozzuoli; all’interno del “tunnel del tram”, in corrispondenza di una fermata del mezzo pubblico denominata “Lift”, c’era un ascensore che conduceva a Posillipo, all’altezza dell’attuale Via Manzoni, soppresso dopo i lavori di ammodernamento della galleria.

La grotta di Posillipo oggi è chiusa in quanto pericolante in alcuni suoi punti, l’imbocco dal lato di Mergellina si trova all’interno del parco Vergiliano, alle spalle della chiesa di Piedigrotta. Nel parco si trova la tomba di Leopardi, i cui resti furono trasferiti dalla chiesa di S. Vitale, e la tomba di Virgilio, costruzione di ispirazione pitagorica, nella quale non sono presenti i resti del poeta, poiché furono trasferiti in epoca normanna.

All’iniziativa di Virgilio venne anche attribuita la costruzione di due enormi statue, che rappresentavano un uomo allegro e una donna triste (fausto e infausto), sistemate ai lati dell’antica porta di Forcella. Furono rimosse in occasione dell’abbattimento della stessa e trasferite nella Villa Reale (Poggioreale), andarono disperse in occasione della trasformazione della Villa nel cimitero cittadino.

Il 30 a.c. Virgilio completò il suo secondo lavoro letterario: “Le Georgiche”; esso era una raccolta di poemi in quattro libri, rappresentava una guida perfetta al lavoro agricolo. In questa opera Virgilio volle descrivere fin nei minimi particolari la vita agreste, con indicazioni minuziose sui vari aspetti dell’arboricoltura, dell’apicoltura e dell’allevamento. In ognuno dei quattro libri Virgilio affrontò anche un argomento in forma monografica: Le guerre civili, La lode della vita agreste, La peste negli animali nel Norico, La storia di Aristeo e delle sue api.

Nel 29 a.c. l’imperatore Augusto, di ritorno dalla battaglia navale di Azio, nella quale aveva sconfitto la flotta di Antonio e Cleopatra, si fermò a Napoli, ospite nella villa del poeta. Qui Virgilio gli lesse il suo ultimo componimento. Augusto ne rimase entusiasta e volle celebrare il poeta nominandolo “Vate” dell’impero romano.

Nello stesso anno Virgilio iniziò la stesura della “Eneide”, che comprendeva dodici “libri” ispirati ad Omero e ai suoi due poemi Iliade e Odissea. Egli ricalcò le linee Omeriche descrivendo la vicenda di Enea, figlio della dea Venere e di Anchise cugino Priamo, che aveva combattuto la guerra di Troia con i troiani. Il poema nella prima parte si richiamò all’Odissea descrivendo il viaggio che fece Enea, alla fine della guerra con gli Achei, da Ilio (Troia) fino alle coste laziali; nella seconda parte, ispirandosi all’Iliade, descrisse le vicende terrestri di Enea con le varie popolazioni presenti nel Lazio. Secondo Virgilio, Enea fu il capostipite della gens “Iulia”, da Ilio città nativa dell’eroe, da cui discendeva l’imperatore Augusto.

Nel 19 a.c., nonostante le sue precarie condizioni di salute, volle affrontare un lungo viaggio nelle regioni mediorientali per verificare la conformità del suo poema ai luoghi descritti in esso. Nel corso del viaggio incontrò il suo grande amico l’imperatore Augusto che, viste le sue condizioni di salute, lo pregò vivamente di tornare a Napoli per curarsi. Virgilio si aggravò durante il viaggio di ritorno per un colpo di sole e, giunto a Brindisi, morì il 21 settembre del 19 a.c.

In punto di morte raccomandò ai suoi allievi Varo e Tucca, che lo accompagnavano nel viaggio, di distruggere il manoscritto dell’Eneide, poiché non aveva avuto il tempo di revisionarlo. Ma i discepoli lo consegnarono a Mecenate, a cui il poema era dedicato, che curò la sua diffusione.

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Tomba di Virgilio nel parco Vergiliano – Armando Mancini 2010 – CC BY SA 2.0

Il corpo di Virgilio fu trasportato a Napoli dove fu sistemato in un monumento funebre che si trovava all’imbocco della Crypta Neapolitana, nel Parco Vergiliano (da non confondere con il parco “Virgiliano” al Capo di Posillipo). Sulla tomba, una costruzione di ispirazione pitagorica, fu sistemata la scritta “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces” “Mantova mi generò, Calabria (leggi: Puglia; anticamente veniva chiamata Calabria) mi rapì, mi custodisce Partenope (Napoli), cantai pascoli, campi e Condottieri (con riferimento ai suoi tre poemi: Bucoliche, Georgiche, Eneide)”.

Il mito del poeta Virgilio si accrebbe enormemente dopo la sua morte; egli fu amato nei secoli seguenti fino a oggi dal popolo e dai letterati che si ispirarono ai suoi scritti nelle loro opere; nel medioevo fu addirittura considerato come una divinità dai napoletani che vedevano in lui il protettore della città. Silio Italico, che visse nel 1° secolo dopo Cristo, acquistò la tenuta e i beni appartenuti a Virgilio, compreso il luogo della sua sepoltura, istituendo una festività nel giorno della sua nascita alle idi di ottobre che si perpetuò per tutto il medioevo. Il popolo lo considerò anche un mago a cui era demandata la salvezza della città; una leggenda ci tramanda che Virgilio all’inizio della costruzione del Castel dell’Ovo pose un uovo a sostegno delle fondamenta dello stesso e che, in caso di rottura dell’uovo, oltre al crollo del castello, anche la città sarebbe andata distrutta.

Nel XII secolo i normanni, consapevoli della importanza identitaria di Virgilio per il popolo napoletano, sollecitati anche dalla Chiesa che vedeva nel ricordo e nella venerazione del poeta un pericoloso concorrente al suo potere, nascosero i suoi resti trasferendoli dal monumento funebre davanti alla Crypta Neapolitana, che si era trasformata in una sorta di tempio dedicato a riti in onore di Virgilio, ai sotterranei del Castel dell’Ovo, dove oggi risultano dispersi.

Nel 1370 un terremoto distrusse l’istmo che collegava il castello alla terra; velocemente si diffuse la voce dell’imminente distruzione della città come previsto dalla leggenda. La regina Giovanna, per far fronte alla paura che si stava impadronendo della popolazione, lo fece ricostruire in gran fretta, restaurando anche il castello.

Dante Alighieri, nel suo sommo poema “La Divina Commedia” elesse Virgilio come suo maestro e guida. la lingua “volgare” in cui fu scritto il suo poema, che era un linguaggio “gentile”, trovò la sua ispirazione nella raffinata scrittura latina di Virgilio. Dante, nel suo viaggio attraverso il mondo sovrannaturale, nominò il Vate come sua guida attraverso l’Inferno e il Purgatorio, sostituito poi da Beatrice nel libro del Paradiso. Il poeta napoletano Jacopo Sannazaro fu addirittura soprannominato il “Virgilio cristiano” per il suo poema pastorale “Arcadia” ispirato alle Bucoliche Virgiliane. Si ispirarono a Virgilio L’Ariosto con il suo “Orlando Furioso” e il Tasso che nella “Aminta” ripropose il tema pastorale tanto caro a Virgilio, richiamato anche nella “Gerusalemme Liberata”.

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Bibliografia:
AAVV, Enciclopedia Virgiliana, ed. Enciclopedia Italiana, 1984-1991
Annagiulia Angelone Dello Vicario, Il richiamo di Virgilio nella poesia italiana. Momenti significativi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1981.
Karl Büchner, Virgilio. Il poeta dei Romani, Brescia, Paideia, 1986. [Stuttgart, Alfred Druckenmuller, 1955].
Domenico Comparetti, Virgilio nel Medio Evo, Firenze, “La Nuova Italia” Editrice, 1943 (II edizione).
Ettore Paratore, Virgilio, Roma, Faro, 1945.                                                          https://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Virgilio_Marone
https://it.wikipedia.org/wiki/Eneide

Top photo: Virgilio tra Clio e Melpomene con l’Eneide – Museo del Bardo -Giorces 2007 – CC BY 2.5