Ladislao and the fatal woman (Read English version)

Ladislao I re di Napoli, detto il Magnanimo, voleva unificare l’Italia nel regno di Napoli, superò indenne tante battaglie, fu ucciso da una donna fatale.

Ladislao I d’Angiò-Durazzo, che oltre al titolo di re di Napoli aveva anche i titoli di re di Sicilia, di Gerusalemme e d’Ungheria, nacque a Napoli l’11 luglio 1376, era figlio di Carlo III e Margherita di Durazzo; Carlo era cugino di secondo grado della regina Giovanna I di Napoli. Ladislao rimase orfano del padre all’età di 10 anni, fu incoronato re di Napoli sotto la reggenza della madre Margherita.

La madre non seppe governare con polso fermo e di questo approfittarono le varie fazioni in cui si divideva la nobiltà napoletana, i nobili favorevoli alla stirpe francese degli angioini chiamarono Luigi II d’Angiò, che riteneva di essere il legittimo pretendente al trono di Napoli. I francesi di Luigi II, appoggiati dalla potente famiglia Sanseverino e da Ottone di Brunswick, vennero a Napoli con un esercito e sconfissero le truppe di Margherita di Durazzo. Margherita e il figlio Ladislao si rifugiarono all’interno del Castel dell’Ovo, dove rimasero assediati dai francesi; riuscirono a fuggire fortunosamente via mare a Gaeta.

Luigi II, diventato re di Napoli, mancandogli l’appoggio di buona parte della nobiltà, fu costretto a combattere contro diversi feudatari ribelli alla sua autorità, per consolidare il suo regno.

Nel 1389 Ladislao si sposò con Costanza Chiaramonte, figlia di Manfredi, conte di Modica, il più importante feudo del regno di Trinacria (Sicilia). Manfredi in quel periodo era stato nominato vicario del re e reggeva il regno siciliano. Il matrimonio durò solo tre anni; i Chiaramonte caddero in disgrazia e Andrea Chiaramonte, parente e successore di Manfredi, fu decapitato in una piazza di Palermo; in seguito a questi avvenimenti Ladislao ripudiò Costanza.

Era la prima domenica di luglio del 1392, durante la messa solenne officiata dal vescovo di Capua, il prelato lesse l’atto di ripudio di Ladislao nei confronti della moglie, con sorpresa di tutti i presenti compresa la stessa Costanza; il ripudio era stato possibile perchè nel 1390 era stato eletto papa, con il nome di Bonifacio IX, Pietro Tomacelli, appartenente ad una nobile famiglia napoletana schierata con Ladislao, che acconsentì all’annullamento del matrimonio.

Nel 1399 il giovane re decise di riprendersi il trono di Napoli; approfittando dell’assenza di Luigi II che si trovava in Puglia per cercare di domare i baroni ribelli, Ladislao a capo del suo esercito conquistò Napoli.

Luigi comprese che contro Ladislao avrebbe avuto partita persa, quindi si ritirò in buon ordine in Francia, rinunciando al trono. Ladislao, ventitreenne, consolidò il suo potere nel regno di Napoli combattendo e sconfiggendo duramente i nobili filo-francesi, distruggendo completamente il potere della famiglia Sanseverino, eliminando fisicamente molti dei suoi esponenti che erano stati a capo del fronte favorevole a Luigi.

All’inizio del 1400, consolidato il suo potere nel regno, le mire di Ladislao si estesero a tutta la penisola italica, compreso i possedimenti papali. Fu l’antesignano con quattro secoli di anticipo di Gioacchino Murat e di Garibaldi che ebbero lo stesso obiettivo.

Mentre organizzava la sua campagna di conquiste verso il nord dell’Italia, nel 1403 Ladislao si sposò con Maria di Lusignano, figlia di Giacomo I re di Gerusalemme e di Maria di Brunsvick-Grubenhagen; Maria morì l’anno successivo senza aver avuto figli, sembra che la stessa sia precipitata “accidentalmente” dallo scalone del castello ferendosi mortalmente o, forse, sia “caduta” dagli spalti e affogata nelle sottostanti acque del porto.

Nello stesso anno Ladislao, che aveva pretese dinastiche sull’Ungheria e la Dalmazia, fu incoronato a Zara re di Ungheria. Un titolo che rimase sulla carta poiché il giovane Ladislao non prese mai possesso del regno.

Volendo consolidare il suo potere nel regno di Napoli, prima di intraprendere la campagna d’Italia, Ladislao mosse con il suo esercito contro il principato di Taranto, che non si era sottomesso. A reggere il principato era Maria d’Enghien vedova di Raimondo Orsini del Balzo. L’assedio del castello di Taranto non diede gli esiti sperati da Ladislao, prolungandosi nel tempo. Il giovane re, che aveva fretta di liquidare la pratica “Taranto”, per affrontare quella ben più impegnativa “Italia”, decise di chieder in moglie Maria Enghien, in modo da risolvere il conflitto presto e bene. Le trattative nuziali furono molto laboriose; Maria, nonostante fosse sconsigliata dai suoi sodali che non si fidavano delle promesse di Ladislao, accettò di sposarlo.

Il matrimonio avvenne nella cappella del castello il 6 aprile del 1407; il principato di Taranto e i suoi feudi vassalli furono incorporati nei beni della corona. Alcune fonti dicono che Maria e i suoi figli di primo letto vissero praticamente imprigionati in Castel Nuovo a Napoli nei successivi sette anni di vita del marito, ma questo non risulta suffragato da nessun documento storico; probabilmente visse in una situazione di isolamento ma non di segregazione; certo è che Ladislao non era particolarmente innamorato di Maria, che al momento del matrimonio aveva 40 anni a fronte dei suoi 31: ancora oggi a Taranto sopravvive il detto: ” ‘u guadagne de Maria Prene”, dove Prene sta per Brienne, nome di famiglia di Maria, cioè un affare che si presenta vantaggioso ma poi si rileva una fregatura.

Map_of_Italy_Regno_di_Napoli.svg
Mappa del Regno di Napoli – 2008- Xander CC BY sa 3.0

Ladislao già nel 1405 aveva effettuato un spedizione militare nel Lazio meridionale spingendosi fino a Roma; il tentativo si era risolto con un nulla di fatto; nel 1408, dopo aver sistemato gli affari interni del regno, riprovò a conquistare i possedimenti del papa. Pose l’assedio a Roma che conquistò in breve tempo, così anche Perugia e altre città del centro Italia. Controllava Talamone, l’intera Umbria e parte delle Marche, aveva creato una formidabile testa di ponte per conquistare il resto dell’Italia.

Firenze e Pisa sentendosi in pericolo costituirono una lega, intanto Genova si era alleata con Ladislao, mentre il papa Alessandro V, che da Roma si era rifugiato a Bologna, alleata di Firenze e Pisa, proclamò Luigi II d’Angiò Re di Napoli, inducendolo a venire dalla Francia in aiuto dell’alleanza anti-Ladislao.

Nonostante l’ottimo posizionamento dell’esercito, Ladislao, che per far fronte alle necessità della guerra aveva venduto i suoi diritti sulla Dalmazia a Venezia per 100.000 ducati, dovette rinunciare a Roma e a altre città del Lazio, difese solo da piccole retroguardie delle truppe napoletane. Esse furono riconquistate dalle forze della lega Firenze-Pisa e riconsegnate al nuovo papa, che in effetti era un antipapa, Giovanni XXIII, il quale riprese possesso di Roma.

Nel 1411, poichè le forze di Ladislao nonostante le sconfitte nel Lazio continuavano ad essere temibili, Firenze e Pisa si accordarono con il re di Napoli per porre fine alle ostilità. Giovanni XXIII, lasciato solo contro Ladislao da Luigi II il quale era stato sconfitto in battaglia dall’esercito napoletano, tornando per la seconda volta in Francia con le pive nel sacco, non ebbe scelta che trovare un accordo.

Rinunciò definitivamente all’alleanza con Luigi II riconoscendo, in forza degli antichi diritti feudali del papa sul regno di Napoli, Ladislao come re di Napoli. Ladislao acconsentì alla pace, interpretandola come una necessaria sosta per poter curare gli affari del suo stato e aver tempo per riorganizzare le forze militari e mirare all’obiettivo a cui non aveva rinunciato, riunire l’Italia sotto il suo potere.

Nel 1413 si mosse di nuovo con il suo esercito, al cui comando aveva nominato il famoso capitano di ventura Angelo Tartaglia, invadendo i possedimenti papali. Roma si arrese quasi senza fare resistenza. Conquistato lo Stato della Chiesa si accinse a invadere il resto dell’Italia, occupando Firenze senza colpo ferire in base al trattato di pace che i fiorentini conclusero con Ladislao. Firenze diventò il suo nuovo trampolino di lancio verso l’Italia settentrionale.

Napoli_-_Chiesa_di_San_Giovanni_a_Carbonara12
Flickr – Napoli Chiesa di S. Giovanni a Carbonara – Armando Mancini 2010 CC BY SA 2.0

Nel 1414 Ladislao, mentre era a Firenze, fu colpito da una grave malattia; Ladislao frequentando un numero considerevole di donne aveva contratto la sifilide che improvvisamente si aggravò riducendolo in fin di vita.

Si fece trasportare a Roma per ricevere migliori cure, ma giunto in città le sue condizioni apparvero gravissime, allora fu trasportato in nave a Napoli dove sbarcò il 2 agosto. Il 6 agosto spirò in Castel Nuovo accudito dalla moglie Maria d’Enghien e dalla sorella Giovanna, che prese il suo posto sul trono, non avendo Ladislao avuto figli.

Alcune fonti storiche dicono che egli morì durante un incontro con una fanciulla, figlia di un famoso medico perugino segretamente in combutta con i fiorentini, dal quale si era recato per curare la sifilide; gli sarebbe stata offerta una bevanda di latte e miele contenente cianuro. Secondo altri la stessa vita della fanciulla fu sacrificata spalmando la sua pelle con una crema velenosa che intossicò mortalmente Ladislao.

Giovanna II di Napoli fece costruire in onore del fratello un monumento funebre all’interno della chiesa di S. Giovanni a Carbonara dove lo stesso fu tumulato. La vedova Maria d’Enghien riuscì a riottenere, dopo alterne vicende, i suoi feudi in Puglia.

 

NAPOLI AL TEMPO DI …
Episodi e personaggi della storia partenopea
di Silvano Napolitano
I post più significativi del blog inquadrati in quattro periodi della storia di Napoli
AMAZON.IT