Cuma e la Sibilla Cumana

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Cuma and the Sibyl of Cuma (Sibilla Cumana) (Read English version)

Cuma fu una città della Magna Grecia fondata tra 725 e il 740 a.c., dove risiedeva la Sibilla Cumana, famosa per i suoi vaticini scritti su foglie di palma e affidati al vento.

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La Magna Grecia, che comprendeva una vasta area tra l’Italia meridionale e l’Asia minore, rappresentava lo sbocco di una parte delle nuove generazioni greche che non trovavano spazio vitale nella loro terra. Era un flusso migratorio continuo teso a fondare colonie che riproducevano in piccolo la patria abbandonata; queste colonie furono denominate dagli stessi fondatori “Magna Grecia” poiché ospitavano una popolazione di gran lunga superiore alla madrepatria come numero e per gli alti livelli culturali, economici e sociali raggiunti.

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Magna Grecia in Italia Meridionale e i vari dialetti – Opera propria Dialect areas according to: Roger D. Woodard (2008), “Greek dialects”

Queste migrazioni venivano precedute da una visita dell’Ecista, capo della spedizione, al famoso oracolo di Delfi, per individuare il luogo dove fondare la nuova colonia.

Cuma fu fondata da genti originarie di Cuma Euboica e di Calcide, che erano città vicine situate sull’isola Eubea a 50 km. a nord di Atene, nonché da genti provenienti da Cuma Eolica, che si trovava sulle coste occidentali della Turchia, a sua volta colonia della Cuma Euboica.

Era situata nei pressi del lago di Averno tra gli attuali comuni di Bacoli e Pozzuoli (Campania), su una collina che da un lato era protetta da un promontorio affacciato sul mare, da altri due lati da vaste paludi oggi individuate come lago Fusaro e Nuova Colmata, che la mettevano a riparo dalle mire dei vicini.

Di fronte, sull’isola d’Ischia si trovava Pitecusa, nei pressi c’erano Dikaiarchea (Pozzuoli), Partenope e Neapolis, che erano tutte colonie fondate dai greci. Queste città erano governate, come nella madrepatria, dall’aristocrazia con una forma di governo “democratico”, ognuna di esse possedeva un proprio esercito.

Da Cuma si diffuse in Italia l’alfabeto greco che fu adottato dagli Etruschi e dai Latini. Al predominio culturale seguì un predominio militare, poiché la stessa governò sul litorale campano fino a Punta Campanella. Tra il 500 ed il 400 a.c. Vi furono diverse guerre tra i Cumani ed i loro vicini di Capua, di origine etrusca, che si risolsero tutte a favore di Cuma, tanto che i Campi Flegrei venivano considerati come “Campagna di Cuma”.

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Tempio di Apollo a Cuma – Photo Mentnafunangann CC BY SA 3.0

Solo i romani ne ebbero il sopravvento, comunque nominarono Cuma “civitas sine suffragio” e, poiché si schierò con Roma contro Annibale, fu elevata al rango di “Municipium”, adottando la lingua latina; ai cavalieri campani che avevano combattuto con Roma venne riconosciuta la cittadinanza romana e divennero residenti di Cuma. Essa fu scelta per la sua tranquillità e salubrità come luogo di villeggiatura dai ricchi romani.

A Cuma risiedeva la Sibilla Cumana che era la somma sacerdotessa del tempio di Apollo (divinità del Sole) e di Acate (divinità della Luna). Le varie sacerdotesse che si susseguivano nel tempo erano vergini dedicate al tempio e al loro dio. Il tempio di Apollo sorgeva sulla parte più alta di Cuma, ed era visibile dal mare a chilometri di distanza.

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Antro della Sibilla – Photo: Mentnafunangann CC BY SA 3.0

La Sibilla abitava in una grotta nella sottostante collina, l’ “Antro della Sibilla”, che si sviluppava con una grotta rettilinea lunga 144 metri, con volta trapezoidale, in cui erano presenti diverse aperture simmetriche. In tale grotta si aprivano delle stanze sotterranee che svolgevano il ruolo di tempio e di residenza della Sibilla; l’antro, a causa delle diverse aperture, era percorso costantemente dal vento.

Nel pavimento della grotta si aprivano delle fenditure da dove fuoriuscivano gas di natura vulcanica contenenti anidride solforosa che, aspirati intensamente dalla Sibilla, la facevano andare in trance, da questo stato di “furore” scaturivano i vaticini le cui parole venivano riportate su varie foglie di palma, le quali poi erano esposte alle violenti correnti d’aria presenti nell’Antro (perciò i vaticini erano denominati sibillini); le predizioni venivano lette e interpretate così come erano state mischiate dal vento.

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Stanza della Sibilla – Photo: Mantnafunangann CC BY SA 3.0

Virgilio nell’Eneide cita la Sibilla “Deifobe di Glauco” che guida Enea negli inferi e gli fornisce il suo vaticinio. Ovidio parlando di Enea narra che Apollo, innamorato della sibilla, chiese a Deifobe cosa desiderasse di più, lei prese un pugno di terra e gli chiese di vivere un numero di anni pari ai granelli di terra che aveva nella mano, dimenticando di chiedere anche la giovinezza eterna. Così visse e invecchiò per tanto tempo da diventare sempre più esile e minuta, diventò piccola come una cicala e fu rinchiusa in una gabbietta appesa nel tempio.

La Sibilla e i riti dedicati ad Apollo sopravvissero ancora qualche secolo dopo la cristianizzazione di Cuma avvenuta intorno al terzo secolo d.c.

Nel medioevo Cuma fu conquistata prima dai Bizantini e poi dai Longobardi e fu sottoposta al dominio del Ducato di Napoli. Seguì un lungo periodo nel quale la città decadde sotto le scorrerie dei pirati saraceni. Diventò un luogo di rifugio degli stessi, per la sua posizione strategica e per la presenza di numerose grotte dove i saraceni potevano nascondersi.

Nel 1207 i napoletani, sotto la guida di Goffredo di Montefuscolo, decisi a mettere fine alle scorrerie dei saraceni rifugiati attorno a Cuma, li affrontarono sconfiggendoli definitivamente e distruggendo la cittadina. Gli abitanti di Cuma trovarono rifugio a Giugliano, dove il vescovo trasferì le reliquie e il culto dei santi protettori Massimo e Giuliano.

Per molti anni Cuma rimase disabitata; ancora nel 1600, attraverso una incisione dell’epoca, si nota l’esistenza, in rovina, del nucleo cittadino e della cattedrale costruita dove una volta era il tempio di Apollo; durante il regno borbonico le paludi nei dintorni di Cuma vennero bonificate. Dopo la II guerra mondiale Cuma si è andata ripopolando, oggi è una frazione del comune di Bacoli.

Amedeo Maiuri, studioso di archeologia e dal 1924 sovraintendente alle antichità di Napoli e del Mezzogiorno, nel 1932 curò il recupero del sito archeologico dell’antica città di Cuma e scoprì il luogo dove si trovava l’antro della Sibilla, occultato da una frana sull’ingresso. Oggi il sito, compreso l’antro della Sibilla, è accessibile a turisti e studiosi.

La diocesi di Cuma esiste tuttora come sede vescovile titolare (cioè senza territorio ma solo come carica onorifica); stranamente il vescovo titolare attuale è Monsignor Julio Maria Elias Montoya, di nazionalità colombiana, vicario apostolico di El Beni (Colombia).

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