Un napoletano al Polo Nord Umberto Nobile e la tenda rossa

A Neapolitan to the North Pole Umberto Nobile and the red tent (Read English version)

Umberto Nobile, ingegnere e costruttore aeronautico, partecipò come comandante a due spedizioni al Polo Nord, durante la seconda il suo dirigibile Italia precipitò sul pack.

Nacque a Lauro, nei dintorni di Napoli, il 21 gennaio 1885. Apparteneva a una nobile famiglia borbonica, il nonno era stato ciambellano di re Francesco II, il padre Vincenzo Nobile delle Piane, rimasto fedele ai Borboni dopo il 1860, fu privato dei titoli nobiliari; egli mantenne il solo cognome Nobile per rimarcare l’origine patrizia della famiglia.

Umberto studiò a Napoli, frequentò il liceo Giambattista Vico e si laureò in ingegneria meccanica presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Napoli nel 1908 col massimo dei voti; completò i suoi studi presso il Genio Militare Aeronautico a Roma dove si specializzò in costruzione di velivoli.

Nel 1919 fu nominato direttore dello stabilimento di Costruzioni Aeronautiche Militare dove progettò nuovi tipi di dirigibili con impalcatura semirigida. Venne chiamato negli Stati Uniti per collaborare alla costruzione del dirigibile N1, lì conobbe l’esploratore norvegese Roald Amundsen. Per i suoi meriti nel 1925 fu nominato tenente colonnello del Genio Aeronautico.

Norge_ciampino
Dirigibile Norge a Ciampino

Il 10 aprile del 1926 Umberto Nobile partì da Roma al comando del dirigibile Norge per la prima spedizione al Polo Nord. Attraversando l’Europa fece scalo a Pulham in Inghilterra, Oslo, Leningrado, giungendo il 7 maggio alle Isole Svalbard, Baia del Re (Ny Alesund), dove era stata allestita una stazione di atterraggio.

Alle Svalbard imbarcò l’esploratore norvegese Amundsen, che aveva promosso la spedizione attraverso finanziamenti del Club Aeronautico Norvegese, e l’americano di Chicago Lincoln Ellsworth.

Roald Amundsen, nato a Borge in Norvegia il 16 luglio 1872, aveva già raggiunto il Polo Sud nel 1911-1912, dove era rimasto bloccato dai ghiacci per tutto l’inverno, inoltre aveva aperto per primo la rotta di nordovest nel 1905-1906 partendo dalla Baia di Baffin e raggiungendo lo stretto di Bering a bordo della nave Gjoa.

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Roald Amundsen – Photo Ludwik Szacinski

Lincoln Ellsworth, ricco industriale, aveva partecipato alla prima spedizione di Amundsen al Polo Nord a bordo di due aerei idrovolanti. La spedizione era fallita per un guasto a uno dei due aerei; tutti i partecipanti tornarono in modo avventuroso alla base presso le isole Svalbard a bordo di un solo aereo.

L’11 maggio il dirigibile Norge prese il volo dirigendosi verso il Polo con a bordo Nobile, Amundsen, Ellsworth e un equipaggio formato da cinque italiani, sette norvegesi e uno svedese . Il 12 maggio del 1926 alle ore 1.30 (Greenwich time) sorvolarono il Polo Nord. Dopo una breve sosta sul cielo del polo proseguirono verso l’Alaska e il 14 maggio toccarono terra a Teller.

Ci furono polemiche tra Amundsen e Nobile per chi doveva prendersi il merito della spedizione. Premesso che i finanziamenti furono tutti norvegesi e americani, ottenuti per l’interessamento dell’esploratore norvegese, fu Nobile ad avere il comando della spedizione, riservando il ruolo di passeggeri ad Amundsen e a Ellsworth. Al ritorno dall’impresa artica Nobile fu promosso Maggior Generale.

Visto il successo della prima spedizione, nel 1928 il governo italiano, voglioso di intestare all’Italia fascista un ulteriore alloro, sponsorizzò una nuova spedizione scientifica per esplorare il Polo Nord.

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Dirigibile Italia a Stolp – Photo General German Archives

Per l’impresa fu allestito il dirigibile semirigido Italia al cui comando si pose di nuovo Umberto Nobile. L’equipaggio di 13 persone, compreso il comandante, era formato tutto da italiani a cui si aggiunsero poi tre scienziati: Finn Malmgren (meteorologo), Francis Behounek (campi magnetici), Aldo Pontremoli (fisico); fecero parte della spedizione anche due giornalisti, Francesco Tomaselli e Ugo Lago, il primo fu sbarcato a Baia del Re, a bordo anche la cagnetta di Nobile, Titina.

Il 15 aprile 1928 il dirigibile Italia con il suo equipaggio decollò da Milano per raggiungere la base alle Svalbard, facendo tappa a Stolp, oggi città polacca affacciata sul mar baltico, e a Vadso all’estremo nord della Norvegia; atterrò alla base di Ny Alesund (Baia del Re) il 6 maggio. A sostegno della spedizione era stata mandata la nave appoggio militare Città di Milano con al comando il capitano Giuseppe Romagna Manoja, a bordo un drappello di Alpini guidati dal capitano Gennaro Sora.

Il 23 maggio il dirigibile Italia con 16 persone imbarcate, di cui 12 di equipaggio: Nobile, Zappi, Mariano, Viglieri, Biagi, Cecioni, Trojani, Pomella, Arduino, Ciocca, Alessandrini, Caratti, i tre scienziati, il giornalista Lago più la cagnetta Titina, partì per raggiungere il Polo Nord, fare una sosta sul pack per permettere rilevamenti di dati da parte dei tre ricercatori e ritornare alle Svalbard o, in base alle condizioni metereologiche, proseguire per l’Alaska.

Il giorno successivo, il 24 maggio del 1928 alle ore 1.30 (Greenwich time), il dirigibile Italia toccò il polo Nord; a causa di una tempesta in avvicinamento non fu possibile effettuare la prevista sosta sul ghiaccio, dopo due ore, l’aeronave prese la via del ritorno.

Il mal tempo continuò e forti venti resero difficoltoso il volo di rientro alla Baia del Re. Quasi alla fine della navigazione, già in vista delle montagne delle Svalbard, a causa della tempesta e di problemi tecnici sorti lungo il tragitto, il dirigibile perse quota abbassandosi pericolosamente; alle 10,30 del 25 maggio l’Italia impattò violentemente sul ghiaccio.

Tenda Rossa
Posizione della Tenda Rossa a nord Svalbard – Google Maps

La cabina di pilotaggio si staccò dall’involucro, il quale, alleggerito, continuò la sua corsa riprendendo quota; a bordo del dirigibile rimasero sei uomini: Arduino, Ciocca, Alessandrini, Caratti, il giornalista Lago e lo scienziato Pontremoli. Di questi uomini non si seppe più nulla e nulla è stato trovato fino ad oggi, si suppone che andarono sommersi nel mare di Barents.

Sul ghiaccio si ritrovarono in nove: Nobile, ferito seriamente con fratture alle gambe e a un braccio, Zappi, Mariano, Viglieri, il marconista Biagi che aveva portato con se, abbracciandola strettamente, la radio di emergenza, Trojani, Cecioni con una gamba fratturata, gli scienziati Malmgren e Behounek, il decimo, Pomella, fu ritrovato morto poco lontano, fu rinvenuta viva e vegeta sul ghiaccio la cagnetta Titina.

Arduino, rimasto nell’involucro del dirigibile che stava riprendendo quota, rendendosi conto che lo stesso non era governabile e non sarebbe potuto tornare indietro, immediatamente gettò da uno squarcio tutto quello che poteva servire ai compagni caduti sul pack.

Gli uomini sbalzati sul ghiaccio, che erano in grado di muoversi, ritrovarono la piccola radio di supporto intatta, una sacca di emergenza con una colt e cento munizioni, una pistola lanciarazzi, un sacco a pelo e varie altre cose, ritrovarono anche la tenda che avrebbe dovuto essere utilizzata per la sosta al Polo, dimensionata per ospitare quattro persone.

I due con gli arti fratturati furono steccati con i rottami e sistemati ambedue nell’unico sacco a pelo. Fu eretta la piccola tenda dove vennero ricoverati i due feriti e gli altri durante la notte, per renderla più visibile la tenda fu dipinta di rosso con dei flaconi di anilina ritrovati fra i rottami; la radio fu attrezzata con una antenna costruita con i resti della cabina e fu in grado di trasmettere. Per tutto il pomeriggio del 25 furono trasmessi messaggi di S.O.S. sulla lunghezza d’onda della nave appoggio Città di Milano, con la speranza che gli stessi fossero captati.

I messaggi lanciati con la radio Ondina 33 anche nei giorni seguenti furono captati dalla Città di Milano ma non furono presi in considerazione poiché il capitano Romagna non li giudicò attendibili, convinto della morte di tutti i partecipanti alla spedizione; in questa situazione di emergenza si registrò una assoluta inerzia della nave italiana e del suo comandante, cosa che ritardò di molti giorni i soccorsi.

Il 29 maggio un orso polare si avvicinò all’accampamento, fu ucciso a colpi di Colt da Malmgren che così procurò abbondante cibo ai sopravvissuti. Il giorno seguente la deriva del ghiaccio portò Nobile e i suoi compagni in vista di un’isola a nord delle Svalbard; Mariano, Zappi e Malmgren decisero, in accordo con Nobile, di raggiungere a piedi la terraferma, Malmgren morì durante la marcia.

Umberto_Maddalena
Pilota Umberto Maddalena Medaglia d’oro al valore aeronautico

Solo il 3 giugno un radioamatore russo della città di Arcangelo captò i segnali radio lanciati dalla tenda rossa e allertò, via radio, la comunità internazionale; a questo punto scattarono i soccorsi a cura dei tanti esploratori artici: norvegesi, con Amundsen in prima linea, finlandesi, svedesi, francesi e russi. Il famoso pilota italiano Umberto Maddalena partecipò alle ricerche con l’idrovolante Savoia-Marchetti S.55 a seguito di una raccolta fondi dell’Autoclub di Milano per finanziare la spedizione; anche il pilota Pier Luigi Penzo partecipò alle ricerche con un Dornier Wal Marina 2.

Il 18 giugno, durante un volo di ricognizione, Roald Amundsen e cinque uomini dell’equipaggio si inabissarono nel mar Artico con l’aereo francese Latham 47. Lo stesso giorno il capitano degli alpini Gennaro Sora, che si trovava sulla nave Città di Milano, decise di organizzare con le slitte una spedizione di ricerca verso la parte più a nord delle isole Svalbard insieme agli esploratori Varming e Van Dogen, furono recuperati da un aereo svedese il 14 luglio.

Il 22 giugno i due idrovolanti italiani con Maddalena e Penzo più due aerei svedesi, individuati i superstiti, sganciarono viveri e rifornimenti; il giorno dopo il pilota svedese Lundborg riuscì ad atterrare nei pressi della tenda rossa. Nonostante i dinieghi di Nobile che voleva che fosse imbarcato subito Cecioni, bisognoso di cure, Lundborg si impuntò nel voler trasportare per primo il comandante, forse a causa di sollecitazioni della società assicuratrice che aveva stipulato con Nobile una polizza sulla vita di ingente importo. Trasferito Nobile e la cagnetta Titina alla Baia del Re, Lundborg riprese subito il volo per andare a soccorrere Cecioni, durante l’atterraggio sul pack l’idrovolante si capotò e il pilota rimase bloccato insieme agli altri.

Nel frattempo la nave rompighiaccio sovietica Krassin, che il 16 giugno era salpata da Leningrado, si avvicinò al luogo del disastro, il 12 luglio avvistò e prese a bordo Mariano e Zappi, lo stesso giorno alle 20 avvistò i superstiti della tenda rossa prendendoli a bordo, Lundborg era stato già soccorso il 6 luglio, da un De Havilland Moth pilotato da Schyberg che non riuscì ad effettuare altri soccorsi.

Il ritorno in patria di Nobile fu pieno di polemiche, a causa del fatto che era stato soccorso per primo, egli si dimise dall’Aeronautica Militare. Uno dei maggiori avversari di Nobile fu Italo Balbo che non aveva visto di buon occhio la spedizione del dirigibile Italia. Italo Balbo aspirava a succedere a Mussolini, ma la notorietà di Nobile, oscurando la sua figura, rendeva più difficoltosi i suoi propositi politici.

Nel 1930 Umberto Nobile andò in Unione Sovietica dove partecipò al locale programma di costruzione di dirigibili, poi si trasferì negli Stati Uniti. Alla fine della seconda guerra mondiale ritornò in Italia dove fu reintegrato nell’aeronautica e nominato generale, inoltre fu eletto all’Assemblea Costituente per il Partito Comunista.

Il generale Nobile si ritirò a vita privata dedicandosi alla scrittura di alcuni libri in cui raccontò la sua versione delle due spedizioni al Polo Nord a cui aveva partecipato. Morì a Roma il 30 luglio 1978.

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