Francesco Caracciolo, Horatio Nelson and Emma Hamilton (Read English version)

Nel 1799 Caracciolo fu impiccato sull’albero della Minerva, in seguito alla condanna del tribunale che eseguì l’ordine di Nelson, sollecitato dalla sua amante Emma.

Francesco Caracciolo nacque a Napoli il 18 gennaio del 1752, il padre era Michele Caracciolo Duca di Brienza, la madre Vittoria Pescara apparteneva alla famiglia dei duchi di Calvizzano.

Si imbarcò per la prima volta a soli 14 anni, l’anno dopo, nel 1767 fu nominato alfiere di fregata. Giovanissimo proseguì con vari imbarchi facendo carriera nella marina militare napoletana.

L’ammiraglio Acton, ebbe l’incarico di ammodernare la flotta napoletana e migliorare l’addestramento degli ufficiali. Nel 1779 inviò i più giovani di essi, compreso il Caracciolo, in Inghilterra dove prestarono servizio sulla nave Malborough. Al ritorno Caracciolo fu promosso tenente di vascello, e dopo qualche anno capitano di fregata.

Nel 1795, al comando della nave Tancredi, prese parte alla spedizione anglo-napoletana cui partecipava anche Orazio Nelson al comando della nave HMS Agamemnon, impedendo alla flotta francese di prendere possesso della Corsica.

Durante i moti del 1799 Francesco Caracciolo trasportò a Palermo con la sua nave Sannite la corte reale, in convoglio con la nave di Orazio Nelson che aveva imbarcato re Ferdinando IV e sua moglie Maria Carolina.

Orazio Nelson, Visconte e Duca di Bronte, era nato a Burnham Thorpe il 29 settembre 1758; entrò in marina all’età di 12 anni; dopo varie spedizioni, tra cui una all’Artico al comando dell’ammiraglio Phipps, fu promosso tenente di vascello alla giovane età di 19 anni.

Nel 1778, promosso capitano di vascello, prese parte a missioni nelle Indie Occidentali e in Canada. Nel 1783, dopo la dichiarazione di indipendenza americana, ritornò in patria. Nel 1787, in un ulteriore viaggio nelle Indie Occidentali, sposò una donna del luogo, Francis Nisbet.

Nel 1793 prese parte con la sua nave Agamemnon all’assedio di Tolone; lo stesso anno, durante una sosta a Napoli della sua nave, conobbe Emma Hamilton, moglie dell’ambasciatore britannico locale.

Nel 1795, insieme alla flotta napoletana, impedì ai rivoluzionari francesi di sbarcare in Corsica. Due anni dopo, in un attacco alla città di Santa Cruz de Tenerife nelle Canarie, fu ferito gravemente e gli fu amputato il braccio destro.

Nel 1798, al comando della flotta britannica, inseguì Napoleone sulla rotta per l’Egitto; lo scontro con la flotta napoleonica, conosciuto come Battaglia del Nilo, avvenne nei pressi di Abukir, la flotta francese fu completamente annientata e Napoleone rimase bloccato su suolo egiziano.

Durante le sue numerose soste a Napoli Orazio divenne l’amante di Emma Hamilton; con l’aiuto della stessa entrò in amicizia con il re Ferdinando e sua moglie Maria Carolina. Nel 1799, allo scoppio dei moti a Napoli, trasferì i reali a Palermo con la sua nave.

Emma Lyon (poi coniugata Hamilton) nacque a Neston il 26 aprile del 1765; orfana a soli due mesi del padre di professione fabbro, crebbe con la madre Mary Kidd, in estrema povertà.

All’età di 15 anni ebbe una figlia da Sir Henry Featherstonhaugh, che fu chiamata Emma Carew e fu cresciuta dalla nonna. Emma Lyon si trasferì a Londra dove svolse vari lavori borderline, divenne l’amante di vari uomini dell’alta società e posò come “dea della salute” per un certo dottor James Graham.

A 19 anni conobbe Charles Greville, nipote di sir William Hamilton. Dopo aver avuto tre figli, non riconosciuti, con Charles, lo stesso la spedì dal suo anziano parente, ambasciatore presso il regno di Napoli, per liberarsene e per tener occupato il vecchio zio, sperando che non si risposasse per ottenerne l’eredità.

L’anziano ambasciatore in breve si innamorò di Emma e la sposò a Londra nel 1791; tornata a Napoli, Lady Emma Hamilton diventò famosa in tutta Europa per una sua particolare forma di arte chiamata “attitudes” che era un misto di posa, danza e recitazione, ebbe modo di frequentare la corte e diventò  molto amica della regina Maria Carolina.

Lady Hamilton conobbe Orazio Nelson, noto per le sue numerose imprese marinare; Nelson era debilitato nel fisico per numerose ferite sofferte in battaglia, Emma lo ospitò nella sua villa a Posillipo e lo curò fino a completa guarigione, sembra che il marito fosse al corrente di una sua relazione con Orazio Nelson, e che ne fosse in qualche modo consenziente.

Francesco Caracciolo durante i moti di Napoli del 1799 si trovava in Sicilia con la corte reale; chiese al re licenza di recarsi a Napoli per attendere ad alcune questioni familiari; il re gli accordò il permesso. Una volta in città, Caracciolo si schierò, come tanti altri nobili, con la neonata Repubblica Napoletana e pubblicò due ferventi proclami a favore della stessa.

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Villa Hamilton oggi – photo snap

Venne nominato capo della marina repubblicana, che però era priva di una vera flotta. Ciò nonostante riuscì ad armare alcune navi con le quali si scontrò con la marina borbonica a Procida, riuscendo a liberarla, poi ancora si scontrò a Sorrento con la nave ammiraglia borbonica Minerva del conte Thun. Partecipò dal mare alla difesa del forte di Vigliena e del Ponte della Maddalena.

Quando apparve chiaro che per la repubblica tutto era perso, Caracciolo si nascose nei suoi possedimenti di Calvizzano. Ma venne tradito da alcuni contadini che lo denunciarono. Fu catturato il 25 giugno del 1799 dal colonnello borbonico Scipione La Marra.

Il 29 giugno fu celebrato il processo a Caracciolo a bordo della nave ammiraglia inglese Foudroyant. La corte militare era presieduta dal conte Thun. Nonostante che Nelson in persona avesse richiesto la pena capitale per l’ammiraglio, la corte in un primo momento aveva stilato una sentenza che lo condannava al carcere a vita.

Il re Ferdinando e la regina Maria Carolina, che aveva in odio i rivoluzionari a causa della fine fatta da sua sorella Maria Antonietta decapitata sulla ghigliottina durante la rivoluzione francese, attraverso l’influenza che Emma Hamilton aveva sul suo amante Nelson, brigarono per ottenere la pena capitale per il Caracciolo.

L’ammiraglio Nelson costrinse il conte Thun a modificare la sentenza già scritta, in una condanna a morte mediante impiccagione, non concedendo neppure la più onorevole esecuzione mediante fucilazione, che sarebbe spettata al condannato nella sua qualità di ufficiale e nobile.

Alle 5 del pomeriggio del 29 giugno 1799 fu eseguita la sentenza, Francesco Caracciolo fu impiccato sull’albero di trinchetto della nave Minerva, il corpo fu gettato in mare all’interno del porto.

Si racconta che nei giorni seguenti il corpo del Caracciolo riaffiorasse sulla superficie del mare più volte, sempre sotto gli occhi del Nelson e dei suoi marinai; evidentemente il corpo, mal zavorrato per i piedi, era stato gettato in un posto del porto con acque poco profonde, quindi con la bassa marea affiorava la testa del cadavere sulla superficie dell’acqua.  Capitò che la testa del cadavere fosse incrociata dalla nave anche un giorno che il re e la regina si trovavano a bordo. I reali rimasero scossi da questa visione, e chiesero al cappellano militare cosa si potesse fare per far finire questa persecuzione del Caracciolo anche da morto. Il cappellano rispose: “forse vuole essere seppellito cristianamente”.

Fu ripescato ed ebbe un degno funerale, a cui parteciparono i suoi familiari e numerosi nobili. Fu infine sepolto nella chiesa di Santa Maria della Catena a Santa Lucia.

Orazio Nelson fu nominato dal re di Napoli, per riconoscenza dei servizi resi, Duca di Bronte. Ritornò in Inghilterra, si separò dalla moglie Francis Nisbet e andò a convivere con Emma insieme al marito Sir Hamilton in uno strano connubio a tre che provocò molte chiacchiere tra i circoli della buona società londinese; nel 1801 ebbe una figlia da Emma chiamata Horatia. Sir William Hamilton morì poco dopo, nel 1803.

Orazio Nelson fu nominato dall’ammiragliato inglese comandante della flotta del mediterraneo, dove bloccò con un assedio la flotta francese nel porto di Tolone per impedirle di partecipare ad un eventuale sbarco in Inghilterra. L’ultima battaglia di Nelson fu quella di Trafalgar dove nonostante le sue navi fossero in inferiorità numerica riuscì a sconfiggere i francesi. Durante la battaglia fu colpito da un fuciliere francese e morì il 21 ottobre 1805 a Capo Trafalgar.

Il suo corpo fu trasportato in Inghilterra dove ebbe gli onori che si riservano agli eroi della patria; fu tumulato nella cattedrale londinese di San Paolo, in una cassa costruita col legno della nave ammiraglia francese che aveva affondato.

Emma Hamilton, rimasta sola con la figlia nella residenza che Nelson aveva acquistato, dilapidò in poco tempo tutte le sue sostanze; fu aiutata dal fratello di Nelson e da amici, ma questo non gli evitò di finire in prigione per debiti non onorati. Per sfuggire ai suoi creditori si trasferì in Francia dove morì in miseria nel 1815.

 

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