Joachim Murat from soldier to King (Read English version)

Gioacchino Murat, destinato a diventare prete, si arruolò soldato, fu promosso generale, sposò Carolina Bonaparte, diventò Re.

Joachim Murat-Jordy nacque a Labastide il 25 marzo 1767, era figlio di un taverniere che arrotondava i suoi guadagni amministrando i benefici ecclesiastici di un paio di chiese. Il piccolo Gioacchino fu avviato alla carriera ecclesiastica, pertanto fu mandato a studiare nel collegio di Cahors, poi al seminario di Tolosa. Qui si distinse non tanto per le sue aspirazioni religiose ma per l’amore per le belle donne, il gioco, i divertimenti.

Essendo assillato dai creditori lasciò il seminario e si arruolò nel 1787 come soldato nei Cacciatori delle Ardenne, essendo coraggioso e istruito ben presto si distinse e passò nel reggimento di Cavalleria dei Cacciatori. Nel 1789 fu espulso dai ranghi dei Cacciatori per insubordinazione e ritornò alla casa paterna.

Allo scoppio della rivoluzione si arruolò nella Guardia Costituzionale del Re Luigi XVI, corpo che aveva il compito di sorvegliare il re non ancora formalmente esautorato. Ma dopo appena un mese, conquistato dagli ideali della rivoluzione, lasciò la Guardia e andò nelle milizie rivoluzionarie, denunciando il comandante dei suoi ex commilitoni in quanto simpatizzante realista.

Divenne ufficiale degli Ussari, e poiché il suo cognome veniva associato erroneamente a una famiglia nobile con lo stesso cognome, lo cambiò in Marat, che richiamava alla memoria il famoso rivoluzionario. Però con la fine della repubblica giacobina e la caduta di Robespierre ritornò al suo vecchio cognome.

Si schierò con Napoleone conquistando in una scaramuccia 40 cannoni nei moti del 13 vendemmiaio dell’anno IV della rivoluzione. In conseguenza di ciò fu nominato dallo stesso generale di brigata nel 1796, iniziando la sua folgorante carriera militare.

Partecipò alla campagna d’Italia dove prese parte alle battaglie che portarono alla conquista della Lombardia, fu protagonista della battaglia di Valeggio sul Mincio e della battaglia di Bassano del Grappa dove sconfisse, con ripetute cariche di cavalleria l’esercito austriaco affiancato da reparti dell’esercito napoletano. A Milano, dove si era riunita la famiglia Bonaparte, conobbe Carolina, sorella minore di Napoleone, che fu subito conquistata da questo soldato di bello aspetto, con un facile eloquio, ardito in battaglia.

Murat seguì Napoleone nella sua campagna d’Egitto dove si distinse per il suo coraggio e la sua abilità di comandante, nel 1799 divenne comandante della Guardia del primo console. Egli era un grande trascinatore di uomini, era il primo a lanciarsi contro il nemico sempre seguito con fedeltà dai suoi cavalieri. Però non era dotato di una particolare abilità nella strategia militare, disse di lui il generale Savary riguardo al suo comportamento in battaglia: «… sarebbe stato meglio che egli fosse dotato di meno coraggio e di un po’ più di buon senso!».

Nel febbraio del 1800 sposò Carolina Bonaparte, facendo con questo un passo fondamentale nella propria carriera, trasformandosi da semplice militare a membro di una famiglia che in pochi anni diventò, grazie a Napoleone, la più potente d’Europa.

Nello stesso anno partecipò alla seconda campagna d’Italia come Luogotenente Generale. Occupò Vercelli e Novara e si diresse verso lo stato pontificio per scontrarsi con l’esercito napoletano. Nel 1801 firmò un armistizio col Re di Napoli e si ritirò a Firenze dove abitò con la moglie ed il suo primogenito Achille nato a gennaio. Recatosi a Milano contribuì alla nascita della Repubblica Cisalpina, poi Repubblica Italiana, alla cui presidenza era Napoleone Bonaparte. Sempre a Milano gli nacque la sua seconda figlia Letizia (1802) e poi Luciano (1803).

Tornato a Parigi, nel 1805 gli nacque l’ultima figlia Luisa. Intanto Napoleone si era fatto proclamare imperatore e pertanto tutta la famiglia godette i vantaggi di questa nomina, Murat divenne Principe dell’impero.

Quello stesso anno esplose un conflitto tra la Francia da un lato e l’Austria e la Russia dall’altro. Murat fu al comando della cavalleria e dell’avanguardia dell’esercito francese nella campagna contro l’Austria.

Avanzò velocemente anticipando spesso lo stesso Napoleone.

Arrivato a Vienna il 12 novembre 1805 si accinse ad attraversare il Danubio sull’ultimo ponte ancora intatto. Poichè il ponte era minato e difeso dalle truppe austriache, per evitarne la distruzione, Murat con il suo stato maggiore, tutti vestiti in uniforme da parata, attraversò il ponte con grandi sorrisi e gridando: “armistizio, armistizio”. Gli ufficiali austriaci interdetti da tale comportamento non ebbero il coraggio di sparare sugli ufficiali. Passato il ponte, Murat e i suoi compagni attaccarono di sorpresa i soldati nemici con le sciabole. Subito l’avanguardia francese a cavallo, che fino a quel momento era rimasta celata allo sguardo nemico, irruppe a passo di carica sconfiggendo i reparti austriaci, così fu salvato l’ultimo ponte verso Vienna.

Nel 1808 Napoleone lo nominò Re di Napoli, in sostituzione del fratello Giuseppe Bonaparte che era stato destinato al regno di Spagna. A Napoli fu ben accolto dalla popolazione e dalla nobiltà locale. Immediatamente liberò con un blitz l’isola di Capri occupata dagli Inglesi. Poi concentrò la sua azione nell’ammodernamento delle strutture medioevali del regno borbonico. Costruì una nuova rete stradale: il ponte della Sanità, collegando via Toledo con il palazzo reale di Capodimonte, via Posillipo, la via di Bagnoli che collegava Napoli con il mare di Bagnoli, il porticato del Foro Gioacchino (poi piazza del Plebiscito).

Diede impulso agli scavi di Pompei ed Ercolano. Fondò il corpo degli ingegneri di Ponti e Strade (poi facoltà di ingegneria). Introdusse nel regno il Codice Napoleonico con il divorzio, ammodernò l’esercito incoraggiò gli studi scientifici e riaprì l’Accademia Pontano.

Il regno di Napoli assunse in quegli anni un aspetto moderno, la coscrizione obbligatoria dei giovani nell’esercito, che sulle prime era stata malvista, permise ai giovani delle classi più povere e disagiate di riscattarsi nell’ambito dell’esercito, organizzato in modo moderno e efficace, tanto da potersi battere valorosamente al fianco delle truppe francesi e italiane nelle guerre di Spagna e Germania. Fu sovvertito l’impianto feudale delle terre, formando un ceto medio agrario. La borghesia diventò ben presto il fulcro della modernizzazione dello stato.

Nel 1810 Murat organizzò, contro il volere di Napoleone, una spedizione militare per cacciare Ferdinando di Borbone dalla Sicilia, dove si era ritirato protetto dagli Inglesi. Fece base a Scilla dove completò la concentrazione del suo esercito prima di tentare lo sbarco a Messina. Dopo alcune scaramucce in Sicilia contro gli inglesi che erano schierati a protezione del Borbone, abbandonò il progetto di invadere l’isola.

Nel 1812 Napoleone intraprese la campagna di Russia. Gioacchino Murat, nonostante gli affari del regno, non volle mancare a fianco dell’imperatore al comando della Cavalleria imperiale e di alcuni reparti dell’esercito napoletano, lasciando la moglie Carolina e reggere il governo del regno. Dopo aver vinto la battaglia della Moscova con l’impeto dei suoi cavalieri arrivò a Mosca.

Nella successiva ritirata dell’esercito imperiale sconfitto dal “Generale Inverno”, Napoleone si avviò verso Parigi lasciando il comando al suo fido soldato Murat, che giunto a Poznan lasciò l’esercito a Eugenio di Beauharnais per riprendere il suo posto a Napoli.

Sulla via del ritorno con l’aiuto di Carolina cercò un accordo con gli austriaci, cercando di consolidare la sua posizione di re di Napoli, offrendo in cambio un trattato di alleanza tra Napoli e Vienna che venne firmato nel 1814, nel quale a Murat veniva confermato il Regno di Napoli, con l’aggiunta della Sicilia, trattato che, in un primo momento, il Congresso di Vienna ratificò.

Nel marzo del 1815 Napoleone, fuggito dall’isola d’Elba sbarcò in Francia per riprendere il trono. Gioacchino Murat non avendo fiducia degli impegni austriaci al mantenimento del suo trono, con il suo esercito attraversò lo stato pontificio arrivando a Bologna. Da lì mandò suoi ambasciatori a Vienna per confermare la sua fedeltà al trattato, ma gli austriaci gli risposero con una dichiarazione di guerra, firmando un accordo con Ferdinando I Re di Sicilia che restituiva al Borbone la sovranità su Napoli.

A questo punto Murat, lasciò Carolina ed i figli a Napoli e si recò in Francia per mettersi al fianco di Napoleone, al comando della sua cavalleria, per combatere gli eserciti dell’alleanza antinapoleonica. Ma Napoleone memore dal suo tradimento con il trattato con Vienna nel quale si schierava contro di lui, non lo volle al suo fianco e gli intimò di rimanere in Provenza. In seguito ebbe a pentirsi di tale decisione poichè averlo al suo fianco nella battaglia di Waterloo, con il suo ardire e con la presa che aveva sulla sua Cavalleria, avrebbe significato la quasi certa vittoria dei francesi sui loro avversari.

Murat fuggì dal sud della Francia e si recò in Corsica con l’intenzione di radunare una forza da sbarco per riprendere il suo regno, nel frattempo la moglie Carolina con i figli si era allontanata da Napoli, dove era tornato il Borbone, e si era rifugiata a Trieste.

Una spedizione con 250 uomini al suo comando si imbarcò da Ajaccio in sei barche il 28 settembre 1815 ma, a causa di una tempesta, e a causa del tradimento di un comandante, sbarcò a Pizzo Calabro con soli 30 uomini. Fu facilmente sopraffatto dalle forze borboniche locali e imprigionato nel castello aragonese. Ferdinando I, ansioso di liberarsi del rivale, nominò un tribunale militare alla cui testa era il generale Vito Nunziante, che condannò il prigioniero alla condanna a morte mediante fucilazione.

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Sepoltura Murat: by Wikipedia: Alfredo Ledonne 2010 CC BY SA 4.0

Gioacchino Murat fu fucilato il 13 ottobre 1815 a Pizzo Calabro. Con il suo solito coraggio rifiutò di essere bendato e chiese di comandare lui stesso il plotone di esecuzione, morì pronunciando queste ultime parole: “Sauvez ma face, visez mon coeur, feu!” (Salvate la mia faccia, mirate al mio cuore, fuoco!). Fu sotterrato in una fossa comune nella chiesa Matrice di S. Giorgio a Pizzo Calabro.

Carolina Bonaparte dopo essersi rifugiata con i figli a Trieste si trasferì in Austria dove, secondo alcune fonti, si risposò con il generale Francesco Macdonald, ex ministro del regno di Napoli, dal quale non ebbe figli, poi si trasferì a Firenze a palazzo Bonaparte. Morì nel 1839 e fu sepolta nella chiesa di Ognissanti in Firenze.

Il primogenito Achille andò a vivere negli Stati Uniti dove sposò Catherine Willis nipote di George Washington. Letizia fu sposata al marchese Guido Taddeo Pepoli ed ebbe un figlio: Gioacchino Napoleone Pepoli. Il figlio terzogenito Luciano si recò presso il fratello negli Stati Uniti dove si sposò, nel 1848 tornò in Francia, il cugino Napoleone III lo nominò senatore e gli conferì il titolo di principe. Nel 1860, quando Garibaldi con la spedizione dei Mille era alle porte di Napoli, fu offerta a Luciano Murat la corona di Napoli da parte di alcuni esponenti dell’establishment partenopeo, ma Luciano, forse consigliato anche dal cugino imperatore Napoleone III, prese tempo, e in pratica rifiutò l’incarico con una lettera che fu resa pubblica.   L’ultima figlia Luisa andò sposa al conte Giulio Rasponi dalla cui unione nacquero tre figli: Gioacchino, Achille e Letizia.

 

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