Spartacus - Hermann Vogel 1882

Spartaco e la rivolta degli schiavi

Spartacus and the slave revolt (Read English version)

Nel 73 a.c. Spartaco, schiavo romano nato in Tracia nel 109 a.c, si ribellò e insieme ai suoi compagni tenne testa per tre anni alle legioni romane. Morì nel 71 a.c. durante la battaglia di Caposele, dove i suoi uomini furono definitivamente sconfitti dalle legioni di Pompeo.

Spartaco nacque in Tracia, figlio di un pastore. Altre fonti dicono che era figlio di un proprietario terriero in Campania. Caduto in miseria, si arruolò nelle milizie romane. Nell’esercito non riuscì a integrarsi anche a causa del razzismo dei suoi commilitoni. Dopo qualche tempo disertò.

Fu catturato, venendo venduto come schiavo, secondo l’uso dei militari romani. Intorno al 75 a.c., vista la sua prestanza fisica, fu destinato a diventare gladiatore nell’anfiteatro della città di Capua, dove combatteva contro leoni e altri gladiatori.

Stanco dei soprusi e della vita grama che faceva, nel 73 a.c. fuggì dall’arena di Capua con altri 70 gladiatori e si rifugiò alle falde del Vesuvio, in anfratti difficilmente accessibili. Lì Spartaco e i suoi si scontrarono con le milizie romane che avevano il compito di catturarli.

I fuggitivi erano armati di clave, spiedi, forcole e altri attrezzi da contadini, ma ebbero il sopravvento sui soldati, si impadronirono delle loro armi e elessero a loro capo Spartaco insieme a Enomao e Crixus, due gladiatori di origine galla. Da questo momento ebbe inizio la rivolta degli schiavi, la “guerra servile” più importante combattuta dai romani.

A questo primo nucleo di ribelli, rifugiati nei pressi del Vesuvio, si unirono man mano altri fuggitivi, che Spartaco provvide ad addestrare in vista delle future battaglie.

Il Senato di Roma mandò allora due questori per debellare la rivolta, Gaio Claudio Glabro e Publio Varinio, i quali strada facendo raccolsero un esercito raccogliticcio e poco addestrato di circa 3000 uomini.

Arrivati alle falde del Vesuvio circondarono l’accampamento dei ribelli. Di notte, silenziosamente, gli spartachisti aggirarono le posizioni romane. Appena giorno l’esercito romano si trovò circondato e subì una grave sconfitta in quella che fu ricordata come la Battaglia del Vesuvio. Molti miliziani furono uccisi e il resto della truppa fuggì.

Questa vittoria fece accorrere un gran numero di schiavi e plebei in aiuto di Spartaco che, con la sua bravura strategica, sconfisse anche le legioni romane che si trovavano in Campania al comando di Publio Varinio. Con le armi e i cavalli catturati agli sconfitti riuscì ad armare convenientemente il suo esercito. Publio Varinio fu costretto a mandare il questore Gaio Toranio a fare rapporto al Senato e a chiedere rinforzi.

A questo punto Spartaco si diresse verso Cuma dove svernò (73 e 72 a.c.) senza ulteriori attacchi da parte dei romani. Potè così riorganizzare il suo esercito, addestrando gli uomini e costruendo armi per la truppa.

Cominciarono a sorgere contrasti tra i ribelli. I galli e i germani, con a capo Crisso ed Enomao, volevano continuare le battaglie contro i romani mentre Spartaco era intenzionato a invadere la Calabria e la Lucania per rinforzare le sue posizioni, temendo la reazione romana. Egli era consapevole della forza delle legioni addestrate e ben inquadrate, al contrario delle legioni messe insieme frettolosamente che avevano incontrato fino ad allora. In Calabria i ribelli galli e germani si diedero a feroci razzie, nulla potendo fare Spartaco per fermarli.

Il Senato di Roma, venuto a conoscenza delle violenze che stavano subendo i cittadini della Calabria e della Lucania, decise di contrastare la rivolta utilizzando le migliori legioni dell’esercito comandate dai consoli Lucio Gellio Publicola e Gneo Cornelio Lentulo Clodiano.

Nell’estate del 72 a.c., nell’appennino tosco-emiliano, Clodiano fu sconfitto da Spartaco, che vinse anche contro il proconsole Varo, che era alla testa di un esercito di 10.000 miliziani, nei pressi dell’attuale Modena.

Mentre Spartaco e i ribelli si dirigevano verso la Lucania per riorganizzarsi e riarmarsi, il senato romano disponeva che il proconsole Marco Licinio Crasso al comando di otto legioni muovesse contro l’ex schiavo.

Saputo di Crasso, l’ex gladiatore si diresse verso la Sicilia dove erano in atto delle sommosse contadine, per unirsi ai rivoltosi rinforzando il proprio esercito. Arrivato sullo stretto, prese accordi con i pirati cilici per l’attraversamento del braccio di mare. Questi tradirono e avvertirono il governatore della Sicilia Verre.

L’esercito dei ribelli rimase bloccato nei pressi dell’Aspromonte, poiché Crasso fece erigere un muro con vallo da mare a mare attraverso l’istmo di Catanzaro, la parte più stretta della Calabria. Spartaco, resosi conto della trappola, riuscì a superare il muro in una notte di tempesta, da un lato dove era riuscito a neutralizzare i reparti romani.

Il gladiatore e il suo esercito si diressero verso il mar Adriatico con l’intenzione di attraversarlo per raggiungere la Tracia, ma furono attaccati alle spalle dalle forze di Crasso in località Petilia. Sebbene vincesse lo scontro, fu costretto a fuggire verso Brindisi poiché i suoi uomini erano stanchi per via del lungo cammino. Poi cambiò direzione e si diresse verso Metaponto in Lucania.

Nel frattempo anche Pompeo con le sue legioni si era unito a Crasso nella caccia ai ribelli, i quali, nei pressi del fiume Sele, si scontrarono con l’esercito romano. Spartaco nel 71 a.c. fu sconfitto e ucciso nella battaglia insieme a 60.000 dei suoi uomini. Altri 6.000 ribelli furono catturati.

I prigionieri furono tutti crocifissi sulla via Appia, tra Capua e Roma, mentre l’esercito di Crasso faceva ritorno vittorioso. Altri 5.000 ribelli che erano riusciti a fuggire, furono inseguiti e raggiunti dalle legioni di Pompeo e finirono tutti trucidati.

Il corpo di Spartaco non fu mai ritrovato, forse perchè reso irriconoscibile dai numerosi colpi di spada e lancia ricevuti. Comunque la leggenda, accreditata anche dalla letteratura e dai film, racconta che fu fatto prigioniero e crocifisso sulla via Appia insieme ai suoi compagni di sventura.

Spartaco, nella memoria collettiva, viene ricordato come un eroe bello e gentile, il primo e il più grande dei condottieri plebei. Fu il protagonista di molti romanzi e di molti film che raccontarono le sue gesta. Nel 1919 Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht fondarono la lega di Spartaco e perciò furono chiamati spartachisti. A Mosca la squadra di calcio ha preso nome Spartak Mosca.

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