La breve storia di Corradino di Svevia

The short story of Conradin of Swabia (Read English version)

Corradino di Svevia Hohenstaufen nacque il 25 marzo 1252 a Landshut in Bassa Baviera. Era figlio dell’imperatore Corrado IV e di Elisabetta di Wittelsbach. Morì decapitato a piazza Mercato in Napoli, dopo la sfortunata spedizione per la conquista del regno di Sicilia usurpato da Carlo d’Angiò.

Il padre Corrado IV era figlio di Federico II, il grande sovrano e illuminato imperatore, che aveva governato sull’Italia meridionale e che fece di Melfi la capitale dell’Impero, era nipote dell’imperatore Federico Barbarossa.

La madre era figlia del Duca Ottone II di Baviera e apparteneva alla più antica casa nobiliare tedesca Wittelsbach, la stessa, secoli dopo, di Elisabetta Imperatrice d’Austria detta Sissi.

In seguito alla morte di Corrado IV avvenuta nel 1254, Corradino rimase orfano all’età di due anni e finì al centro di una lotta tra i suoi zii per la successione ai vari titoli e possedimenti del padre.

Alla fine gli fu riconosciuto dal papa dell’epoca, Alessandro IV, il titolo di Re di Gerusalemme e Duca di Svevia, ma non gli venne riconosciuto il titolo di Re di Germania e di Re del Regno di Sicilia.

Il piccolo Corradino ebbe una istruzione abbastanza approfondita per l’epoca, sapeva leggere e scrivere inoltre conosceva abbastanza bene il latino.

Con l’adolescenza incominciò a prendere coscienza della situazione e a rendersi conto che, data per persa la corona di Re di Germania, avrebbe potuto aspirare a diventare Re del Regno di Sicilia, di cui era stato proclamato sovrano suo zio Manfredi fratello di Corrado IV, che però era stato sconfitto e ucciso nel 1266 dal francese Carlo d’Angiò nella battaglia di Benevento; il papa Clemente IV riconobbe Carlo d’Angiò come sovrano del regno di Sicilia.

Intorno a Corradino incominciò a riunirsi un gruppo di cortigiani che, memori del buon governo degli hohenstaufen in Italia, in particolare di Federico II e uniti dall’odio verso il francese Carlo d’Angiò, avrebbero voluto Corradino, persona colta e gentile, come sovrano di Sicilia.

Parte di queste persone erano stati membri del governo dello zio Manfredi, tra questi Galvano Lancia, Corrado Capece , Tommaso d’Aquino e Roberto Filangieri; ciò dimostrava la lungimiranza del giovane nobile e la sua intenzione di affidare a personalità del luogo il governo del regno.

Corradino, all’età di quindici anni, si mise al comando di un piccolo esercito di circa mille uomini e nel 1267 scese in Italia per riconquistare il Regno di Sicilia dalle mani dell’usurpatore Carlo d’Angiò; contava, strada facendo, di ottenere appoggi tra i tanti regnanti in Italia di fede ghibellina che parteggiavano per la dinastia tedesca in contrapposizione con i guelfi che parteggiavano per i francesi.

Durante il viaggio in Italia egli si fermò prima a Verona e poi a Pavia, mentre il suo esercito si incrementava man mano fino a comprendere seimila uomini. Da Pisa, dove lo colse la scomunica papale e la conseguente perdita del Regno di Gerusalemme, si diresse verso Roma attraverso la via Francigena, passando davanti a Viterbo dove si era rifugiato il Papa Clemente IV.

Il 24 luglio del 1268 entrò in Roma dove fu accolto festosamente dalla popolazione e da una parte della nobiltà romana fra cui Enrico di Castiglia, un’altra parte della nobiltà papalina, tra cui i Frangipane e i Colonna, si mantenne neutrale, il restate della nobiltà rimase fedele al Papa.

Nel frattempo, incalzato dalle rivolte che stavano scoppiando in tutto il Regno, Carlo d’Angiò dovette muovere con il suo esercito incontro a Corradino. Dalla Puglia, dove si trovava a causa della ribellione dei saraceni di Lucera, si diresse tramite la via Valeria verso Roma.

Anche Corradino alla testa di cinquemila cavalieri e di una numerosa fanteria imboccò la via Valeria per portarsi incontro a Carlo, che nel frattempo si era acquartierato a Campo Palentino vicino a Tagliacozzo in una posizione favorevole alla battaglia.

Battaglia di Tagliacozzo (1268) - by Wikipedia: Acoma
Battaglia di Tagliacozzo (1268) – by Wikipedia: Acoma

Corradino, affiancato nel comando da Enrico di Castiglia fece una prima deviazione verso l’Aquila per permettere alla sua fanteria, che era rimasta attardata, di raggiungerlo. In un primo momento Carlo si diresse con la sua cavalleria verso l’Aquila, ma poi rinunciò e ritornò a Campo Palentino in attesa dell’avversario. Il 23 agosto del 1258 iniziò la battaglia conosciuta come Battaglia di Tagliacozzo tra l’esercito di Corradino di Svevia e l’esercito di Carlo d’Angiò.

Entrambi gli eserciti erano schierati su tre linee. Carlo per compensare la sua inferiorità numerica sistemò la sua terza linea alle spalle di una collina celata alla vista dell’esercito svevo. Inoltre, il comandante della prima linea, per ingannare gli avversari portava le insegne reali.

Nei primi scontri l’esercito di Corradino ebbe la meglio sconfiggendo le prime due linee dell’esercito angioino, non avvedendosi della terza linea che era stata mantenuta di riserva.

Pensando di aver ucciso Carlo d’Angiò per via delle insegne reali portate dal suo luogotenente, e convinti di aver vinto, i soldati dell’esercito di Corradino scesero da cavallo per iniziare il saccheggio, a questo punto la terza linea angioina attaccò e sconfisse le forze nemiche.

Corradino, che non aveva partecipato alla battaglia, riuscì a fuggire insieme a pochi suoi fidati e circa cinquecento cavalieri, la battaglia era costata la vita ad un migliaio di cavalieri.

I fuggitivi si diressero verso Roma, dove però era cambiato il clima e l’accoglienza non fu favorevole, quindi raggiunsero Anzio con l’intenzione di imbarcarsi verso Pisa. Il nobile locale, Giovanni Frangipane, un tempo alleato del nobile svevo, ma poi passato tra le fila papaline, catturò il giovane nobile e i suoi compagni e li consegnò a Carlo, che li fece rinchiudere nelle segrete del Castel dell’Ovo a Napoli.

A questo punto si dovette decidere la sorte di Corradino, che era segnata dalla volontà di Carlo d’Angiò di sopprimerlo; quindi furono convocati a Napoli insigni giuristi, e in seguito alla loro decisione, fu accusato del reato di lesa maestà in base al codice emanato da Federico II e condannato alla decapitazione insieme ai suoi compagni di sventura. Il papa, interpellato in merito sentenziò: “mors Corradini, vita Caroli; vita Corradini, mors Caroli”.

Decapitazione di Corradino - by Wikipedia: File Upload Bot (Magnus Manske)
Decapitazione di Corradino – by Wikipedia: File Upload Bot (Magnus Manske)

Il 22 ottobre 1268, all’età di sedici anni, Corradino di Svevia insieme ai suoi compagni fu giustiziato in piazza Mercato a Napoli. Prima di morire gettò un guanto alla folla, che fu raccolto da Giovanni da Procida, medico e consigliere di Federico II, in seguito promotore della rivolta in Sicilia contro gli angioini, conosciuta come rivolta dei Vespri Siciliani.

Fu sepolto in terra sconsacrata vicino a un cimitero ebraico, insieme ai suoi sventurati sodali. La madre, Elisabetta di Baviera, accorsa a Napoli per tentare di salvare il figlio in cambio di una ingente somma, arrivò quando ormai era già stato giustiziato. Ottenne la restituzione del corpo che fece sotterrare nella chiesa del Carmine, che si trova vicino Piazza Mercato dove era avvenuta la decapitazione.

330px-Corradino_Statue
Bertel Thorvaldsen: Corradino di Svevia – by Wikipedia: Maurizio Rea CC BY SA 3.0

Nel 1832 Massimiliano II di Baviera, erede della famiglia Wittelsbach, ordinò una statua da sistemare sulla tomba di Corradino nella chiesa del Carmine allo scultore danese Bertel Thorvaldsen, nel cui basamento nel 1841 ne furono rinchiuse la ossa; sulla lapide antistante la statua Corradino viene definito l’ultimo della famiglia Hohenstaufen.

Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi si misero alla ricerca dei resti per trasportarli in Germania. I monaci Carmelitani nascosero la sepoltura con un grande drappo, così riuscirono a impedirne il trafugamento.

Alcuni storici fanno risalire la tradizionale avversità dei tedeschi nei confronti dei francesi a questa vicenda, poiché i tedeschi ritennero una grave ingiustizia la condanna a morte del giovanissimo Corradino, che non fu sottoposto nemmeno ad un regolare processo.

NAPOLI AL TEMPO DI …
Episodi e personaggi della storia partenopea
di Silvano Napolitano
I post più significativi del blog inquadrati in quattro periodi della storia di Napoli
AMAZON.IT

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑