Il tragico amore di Maria D’Avalos per Fabrizio Carafa

The tragic love of Maria d’Avalos for Fabrizio Carafa (Read English version)

Piazza S. Domenico Maggiore a Napoli, Palazzo Sansevero, anno 1590: questa è la scena di uno dei delitti più crudeli avvenuto a Napoli.

Delitto causato da una storia d’amore tra Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa.

Maria D’Avalos, giovane e bella, apparteneva a una delle famiglie più nobili e potenti del regno, un avo di Maria, Ferrante d’Avalos, aveva sposato la famosa poetessa Vittoria Colonna, il padre Carlo era stato addirittura battezzato dall’imperatore Carlo V.
Maria d’Avalos era sposata in terze nozze con Carlo Gesualdo, Principe di Venosa. I suoi due precedenti mariti furono Federico Carafa da cui aveva avuto due figli, morto nel 1578 e Alfonso Gioeni che morì nel 1586.

Il suo terzo marito Carlo Gesualdo, da cui aveva avuto un figlio, apparteneva ad una dei più potenti casati del regno, era nipote da parte di madre di Carlo Borromeo, il futuro santo, inoltre era anche nipote di papa Pio IV.

Carlo Gesualdo, non particolarmente attraente, era addentro agli studi letterari e aveva una particolare predilezione per la musica. Suonava vari strumenti e si dilettava nel comporre brani musicali e madrigali.

Maria e Carlo vivevano in un palazzo di fronte alla chiesa di S. Domenico Maggiore, che in seguito fu abitato da Raimondo di Sangro principe di Sansevero, famoso studioso e alchimista del 700, e oggi è conosciuto come Palazzo Sansevero.

Piazza S. Domenico Maggiore - by Wikipedia: Lalupa
Piazza S. Domenico Maggiore – by Wikipedia: Lalupa

Fabrizio Carafa, Duca d’Andria, era sposato con Maria Carafa, donna molto religiosa, dedita alla famiglia, dalla quale aveva avuto quattro figli; gli sposi abitavano nel palazzo di famiglia a largo S. Marcellino.

Maria d’Avalos, bella, giovane e assetata d’amore, non poteva essere soddisfatta del marito, bruttino, studioso, musicista ma non particolarmente dotato nelle prestazioni amorose. Ella conobbe a una festa da ballo il focoso Fabrizio Carafa, poco portato alla fedeltà coniugale; era inevitabile che tra i due, ballando ballando, schioccasse una scintilla.

Di lì a poco, dopo qualche altro incontro “fortuito” in occasioni di feste, la simpatia tra i due giovani cominciò a trasformarsi in amore; infine i due combinarono un convegno amoroso, Maria finse un malore mentre passeggiava per via Chiaia, trovando accoglienza un una casa di amici che si trovava nei pressi; in quella casa l’aspettava Fabrizio.

A questo fecero seguito altri incontri, la passione e l’amore presero il sopravvento sulla iniziale prudenza dei due amanti.

Ormai erano sulla bocca di tutti, sottili allusioni nei nobili salotti e chiacchiere del popolo non facevano che raccontare l’amore di Maria con il suo prestante Fabrizio ed i loro incontri amorosi.

Questi incontri, con il passare del tempo, erano sempre più audaci e avvenivano addirittura nella camera di Maria nel palazzo di famiglia.

Era inevitabile che prima o poi il marito, Carlo Gesualdo, a causa delle chiacchiere che arrivarono anche alle sue orecchie, venisse a sospettare della tresca ma, essendo profondamente innamorato della moglie, ed essendo sicuro che la stessa lo ricambiasse nell’amore, non voleva credere a quello che gli veniva riferito.

Comunque architettò uno stratagemma per verificare se quel che si diceva fosse vero. Finse di organizzare una partita di caccia ad Agnano, dicendo alla moglie che sicuramente, a causa del prolungarsi della caccia, avrebbe trovato alloggio per la notte in una locanda vicino al bosco degli Astroni, locanda che già aveva utilizzato in passato, data la non breve distanza tra Agnano e la sua abitazione.

Il pomeriggio stabilito partì per la caccia, ma invece di recarsi nella località degli Astroni, si nascose in casa di amici, nei pressi di piazza S. Domenico Maggiore; lì attese fino a notte fonda.

Nel frattempo Maria, con la complicità della sua cameriera personale, fece entrare in casa l’amante e lo ricevette nella sua stanza, raccomandando alla cameriera di stare di guardia nella stanza attigua; la cameriera, suo malgrado, si addormentò.

Carlo Gesualdo a mezzanotte si avviò verso casa, prima di entrare si unì a lui il suo factotum, un certo Bardotti, che già era stato messo sull’avviso dal principe; i due armati di un archibugio di un’alabarda e di pugnale entrarono nel palazzo senza farsi udire, e si recarono nella stanza di Maria che fu sorpresa a letto con Fabrizio Carafa.

Il principe, accecato dalla gelosia, colpì con un colpo di archibugio l’amante della moglie che fu finito dal Bardotti a colpi di alabarda. Poi uccise la moglie a colpi di pugnale e alabarda.

Subito dopo si misero in cerca della cameriera per farle fare la stessa fine, ma lei si era prontamente nascosta sotto il letto del figlioletto del Principe dove, per non svegliare il bambino, non fu fatta una ricerca accurata, anche perchè il Bardotti nutriva una certa simpatia per la cameriera che così si salvò.

La mattina dopo intervenne la procura vicereale per le indagini del caso, dove si fece in modo da far risultare il rientro imprevisto non premeditato, ma dovuto ad un contrattempo, quindi il delitto fu catalogato come delitto d’onore, non procedendo nei confronti del principe e del suo factotum che risultò estraneo al delitto.

Nei giorni seguenti il Carlo Gesualdo fece esporre i corpi dei due uccisi nudi sullo scalone di accesso del palazzo, dove il popolo potè vedere le conseguenze dell’offesa portata al principe.

Le pressioni della nobiltà napoletana, preoccupata dello scandalo e della vendetta delle famiglie di origine dei due amanti, non già per il delitto che all’epoca era ritenuto del tutto legittimo, vista l’offesa patita, ma per il trattamento odioso fatto alle salme, fecero in modo che i corpi fossero ritirati dai rispettivi parenti per una degna sepoltura.

Castello di Gesualdo - by Wikipedia: Gopes 77
Castello di Gesualdo – by Wikipedia: Gopes 77

Carlo Gesualdo, timoroso per la vendetta che gli aveva giurato Giulio Carafa, nipote di Fabrizio, si rifugiò nel suo castello di Gesualdo nei pressi di Avellino. In seguito si risposò a Ferrara con Eleonora D’Este, donna virtuosa e appassionata di musica, da cui ebbe un figlio che morì alla tenera età di tre anni.

Il Principe coltivò la sua passione per la musica, riunendo a Gesualdo i più noti musicisti dell’epoca, ed è tuttora considerato uno dei maggiori madrigalisti della sua epoca, tanto che gli è stato intitolato il teatro Carlo Gesualdo di Avellino.

Morì nel 1615 e fu sepolto nella chiesa del Gesù Nuovo, poiché non volle essere sepolto in S. Domenico Maggiore dove riposavano i resti della sua prima moglie Maria D’Avalos.

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